venerdì 25 maggio 2012

In viaggio coi bambini/3 (e per ora è tutto)

Grandi verità rivelate
Siamo tornati da Disneyland, e in senso più ampio, pure dal viaggio a Parigi. Lungo weekend costellato da perniciosi ed esilaranti eventi. Come possano le due espressioni «pernicioso» ed «esilarante» stare assieme in un'unica frase, non è del tutto chiaro neanche a me.
Anti terrorismo In aeroporto, il Pupo è stato fermato sia all'andata che al ritorno ai controlli di sicurezza. Incriminato: il suo zaino di Barbapapà, all'interno del quale era nascosto il bizzarro modellino di un bob evidentemente simile a un'arma pericolosa. Ci siamo molto divertiti a lasciare che il Pupo affrontasse la trafila da solo, rispondendo serissimo alle domande dei controllori che, a loro volta, trattenevano a stento le risate: «Come ti chiami?». «Come si chiama il tuo migliore amico dell'asilo?» «Qual è il tuo preferito tra questi pupazzi?» «Chi ti ha regalato questo zaino dei Barbapapà?» «Hai preparato tu, personalmente, il tuo bagaglio?». Il Pupo era fantastico perché rispondeva concentrato, col linguino (avete presente?). Io sono intervenuta solo per le traduzioni dal francese.
Attese Un viaggio come questo lo pianifichi per mesi. A dire la verità, la Pupa sono anni che sogna di andare a Disneylànd. Peccato che poi quando arrivi un po' ti cade la mascella. Benvenuti a Disneyland Paris, ingresso al pubblico al netto delle promozioni 70 euro per adulto e 66 per bambino: scenografie brillanti, curate nel dettaglio, prati all'inglese con l'erba regolata meglio delle mie sopracciglia, mille accattivanti striscioni: «Benvenuto nel mondo delle fiabe»; «Incontra Topolino in persona»; «Qui a Disneyland la magia diventa realtà». Il che stride parecchio con il  tempo di attesa per ciascuna attrazione: sabato 19 maggio, 60 (sessanta) minuti in media, ma per alcune bisognava aspettare anche 70, 80 minuti (e per alcune, va detto, "solo" 45). Allora, cosa rispondi a tuo figlio/a quando ti chiede «Mamma, ma perché non possiamo fare nessun gioco?».
Numeri Va detto che esistono i cosiddetti "Fastpass", che funzionano come il talloncino numerato dal salumiere: ti interessa un'attrazione, ritiri lo scontrino sul quale c'è scritto a che ora potrai ripresentarti (saltando la coda). La cosa buffa è che già alle 14 venivano distribuiti scontrini per le 18 o addirittura le 19 (cinque ore dopo). E già alle 15.30 non c'erano più scontrini disponibili.
Gadget Il problema è poi che - mia impressione - tutto quello che non è attrazione (e quindi, attesa) a Disneyland, è merchandising. Ci sono negozi che vendono qualunque cosa. T shirt e vestiti da principesse, pupazzi e adesivi, costumi da supereroe, certo; ma anche pinze da ghiaccio con le manine di Topolino, orecchie di Topolino, thermos, saliere e pepiere, mestoli di Topolino. C'è pure il barbiere di Topolino, che ti fa i capelli come ai tempi del Far West.
Fish & chips Ho visto gente divertirsi, a Disneyland? Certamente sì. Famiglie infoiate che con telecamerine e smartphone facevano video e foto di qualunque cosa. O bambine con le mani piene di gadgets, vestite e truccate da fatine, che in quegli abiti ci avrebbero sicuramente dormito. Però ho visto anche gente distrutta dalla stanchezza, gente che aveva perso i figli (incredibilmente, non noi) e nel casino aveva l'aria davvero disperata, poi gente parecchio arrabbiata perché persino la coda per prendere da mangiare all'orrido e carissimo fast food era lunga più di mezz'ora.
Quello che ho scoperto alla fine Mi hanno poi spiegato che il weekend del 19 maggio, in Francia, c'era un bel ponte. Il che può spiegare una maggiore affluenza ai parchi di divertimento come Disneyland. io trovo comunque eccessivo che la struttura fosse al collasso. La cosa peggiore: a un certo punto per caso abbiamo incontrato Pippo (in carne e ossa! The real one). I bambini l'hanno guardato ipnotizzati, cercando fiduciosi di avvicinarsi a lui, per toccarlo o farsi fare una foto assieme al loro eroe. Ma lui continuava a respingerli: i Pupi, e pure gli altri bambini. Aveva una specie di bodyguard che lo aiutava a tenere a distanza la folla (di altezza media 1.30), e lui stesso prendeva i bambini di peso, spostandoli senza fatica, per farsi largo e restare il più possibile tranquillo. Poi, ogni tanto, si concedeva (per due secondi), a favore di telecamera o di macchina fotografica. I bambini lo guardavano esterrefatti. Gli adulti lo guardavano esterrefatti. Da sabato scorso, signori, la mia vita è cambiata: ho scoperto che Pippo è uno str..., e ha pure il buttafuori.
Se avete esperienze diverse (magari più positive) su Disneyland, vi prego vivamente di condividerle.

venerdì 18 maggio 2012

In viaggio con i bambini/2

Questa volta solo Pupi veri (credo)
Solo per dire che stasera torno a Parigi, però con la mia famiglia. Andiamo a Disneyland! Poi vi racconto cos'hanno combinato i miei, a partire - lo prometto - dall'aeroporto. Prenderò accurati appunti.


venerdì 11 maggio 2012

In viaggio coi bambini

Pupi finti e Pupi veri
L'altro giorno, in viaggio per lavoro, ho assistito a due scene irreali. La prima in aeroporto: un bimbo dell'età del mio, tre anni e mezzo più o meno, addestrato (o, sospetto, creato) ad hoc dalle compagnie aeree per incoraggiare i genitori a portarsi i figli in viaggio, seguiva obbediente una bionda entità da lui stesso denominata "mamma" trotterellandole dietro con tanto di zainetto sulle spalle e trolley (coordinato) armoniosamente trainato, disegnando, col sorriso sulle labbra, un ordinato slalom tra enoteche e boutique d'abbigliamento. Vi giuro che è pure passato con aria indifferente davanti, anzi praticamente dentro, un negozio di caramelle coloratissime, ginevrine arcobaleno, Ben Ten di zucchero, Spiderman fatti di spumone, Gormiti scolpiti nel cioccolato, poi si è accomodato sul nostro stesso volo senza distogliere per un secondo gli occhi dall'album per colorare che teneva appoggiato in grembo, beccandosi pure i complimenti della hostess: ma che bravo questo bambino, ha detto alla sua mamma, adesso vado a vedere se abbiamo un regalino per lui. 
Laddove un Pupo vero (il mio) si sarebbe di sicuro perso dalle sei alle otto volte nell'arco di mezz'ora, nonostante gli sguardi incrociati miei e di Mike Delfino, procurandoci il richiamo formale delle autorità aeroportuali e giudiziarie, e improvvisando poi - perché inseguito - una folle gimcana tra bottiglie di liquore che seppur Duty Free costano una fucilata, decidendo con finta inconsapevolezza di rovesciare e rompere un'accurata selezione dei vini più invecchiati e pregiati, e rubando in una manciata di secondi quante più possibile caramelle come peraltro ha già fatto, e qui mi autodenuncio, due settimane fa al Multisala Megacine di La Spezia. Facendosi infine trascinare sbavante e urlante, sotto lo sguardo di biasimo di tutti gli astanti, al posto assegnatogli sull'aereo; posto sul quale, una volta assicurato controvoglia con le cinture di sicurezza, avrebbe finito col vomitare copiosamente per la tensione, costringendo lo steward a eliminare fisicamente il sedile (ho sentito da una conoscente che è successo davvero) e a pronunciare la fatidica frase "a mai più rivederci" una volta atterrati a destinazione.
La seconda scena, in centro a Parigi, dove una mamma poco più che trentenne con i capelli raccolti in una lunga treccia impeccabile, adorabile col suo discreto tacco sette, fresca di pedicure con smalto Chanel tonalità "Blue boy", elegante eppure casual della serie "ho messo le prime cose che ho trovato aprendo l'armadio" laddove io sposo piuttosto lo stile "ho frugato nell'armadio per ore e il risultato è che, vestita così, sembro una scema mentale", codesta mamma poco più che trentenne, dicevo, veicolava senza sforzo apparente numero tre (3) bambini in età compresa tra i 5 e gli 0 anni, l'ultima dei quali dormiva beata in passeggino, mentre gli altri due, ometti, rossi di capelli in un periodo in cui i capelli rossi sono l'accessorio maschile più in voga, non si staccavano da lei un secondo mentre camminavano lungo la via; a un certo punto la signora si è girata, in mezzo a un oceano di auto ha adocchiato l'unico taxi, ha fischiato che neanche un cowboy in un film western, ha scannerizzato rapidamente la strada in cerca di un passaggio pedonale, ha fatto cenno all'auto pubblica di accostare proprio lì; in un modo che non mi è ancora chiaro ha tolto la Pupa dal passeggino e, con l'altra mano, l'ha chiuso in un clac, e poi è salita in macchina subito seguita dai suoi bambini, mentre il tassista le faceva un largo sorriso compiaciuto.
Laddove io non mi ci metto nemmeno, a dirvi cosa sarebbe successo se a fare una cosa simile ci avessi provato io, che di bambini ne ho due e non tre, a fermare un taxi. Vi accenno solo che a) avrebbe cominciato a piovere e b) al Pupo sarebbe partito il mantra istantaneo "Ho fatica, ho fatica": quando siamo in giro e c'è un'azione da compiere - tipo attraversare in fretta, o percorrere tempestivamente due metri a piedi in un una direzione predeterminata - lui, percependo il senso d'urgenza nell'adulto, si paralizza apposta, non muove più un muscolo e bisogna trasportarlo di peso.
Quando assisto a queste cose non riesco a fare a meno di chiedermi: sono una madre disastrosa? Come fanno queste mamme così diverse da me? Avrà ragione la troll che ogni tanto viene a trovarci sul blog, e dice che ho il cervello in pappa? Questi bambini sono reali? Voi, i vostri, li portate in giro senza fatica o a volte, a spasso con loro, siete costrette a fingere di non conoscerli girando la testa dall'altra parte? Come la volta (tre settimane fa) che il Pupo si è buttato in piscina con l'accappatoio e le ciabatte perché, ha spiegato, "voleva vedere se gialleggiavano".

mercoledì 2 maggio 2012

Non si può, non si può, non si può

Piscine e altri divieti. Con post scriptum finale
Già vedo i commenti dei detrattori sempre in agguato: «Colpa tua, che non ci hai fatto caso prima», o anche «Ma dove vivi? Guarda che è sempre stato così».
Tuttavia avverto l'urgenza di scrivervi su questo tema, perché mi pare che i divieti si moltiplichino in modo insopportabile. Prendiamo per esempio gli ultimi giorni in piscina:
(Bagnino): «Mi spiace, ma non si possono più lasciare le borse sulle apposite panche a bordo vasca».
(Io e altri ingenui nuotatori): «Bizzarro, essendo le apposite panche posizionate lì all'uopo da decenni - appunto».
(Bagnino): «Che volete che vi dica, l'Asl ci ha dato una multa, cioè non a noi ma a un altro impianto di Milanosport. Facciamo così: portate le borse, ma più piccole».
«Nel senso che se le portiamo più piccole l'Asl non ci fa caso?»
«Io certamente fingerò di non averle viste»
(...)
Nello spogliatoio, frattanto Mentre io e altre ingenue nuotatrici ci cambiamo - non nei loculi di cm 30x30, bui e dal pavimento bagnato, ma nel luminoso e agevole spazio comune, anch'esso munito di apposite panche, di fronte agli armadietti, arriva la nuova signora delle pulizie e mi fa: «Piccola, non ti puoi cambiare lì».
(Con la bava alla bocca tipo idrofobia) «Come, non mi posso cambiare qui?»
«È divieto. Ci si può cambiare solo nei camerini».
«Sono claustrofobica, mi viene l'ansia, sfioro l'attacco di panico».
«È divieto. È la regola».
(Altra nuotatrice): «Ma signora, siamo tutte donne, cosa le importa, che fastidio le diamo?».
«Andate a cambiarvi in bagno se siete claustrofobiche. Prendete il costume e andate in bagno».
«Sono quindici anni che veniamo a nuotare qui. Nessuno ci ha mai detto niente; in più spesso i loculi sono occupati, ce ne sono solo sei e noi siamo almeno una dozzina, vede?».
«Andate in bagno, ho detto. Le regole sono regole, piccola».
 Di nuovo a bordo vasca La settimana scorsa sono a nuotare con la Pupa, quando arriva una bagnina solerte: «La bambina non può indossare la maschera».
«Le danno fastidio gli occhi. E poi me l'ha consigliato la sua insegnante di nuoto dell'impianto XY, di metterle la maschera».
«Potrebbe farsi male, con la maschera».
 «In che senso, scusi?»
«Se si fa male noi non possiamo prenderci la responsabilità».
«Non ho mai sentito di incidenti a causa di una maschera».
«Neanch'io, ma la responsabile ci ha detto di dire così».
Ora io non so voi, ma sono un po' stufa della sfilza di insensati «non si può» con cui mi trovo quotidianamente a fare i conti. Dall'azienda alla scuola, ora anche la piscina, e non solo. Stamani al parco un vecchio rimb un signore un po' anziano mi apostrofa: «Non si può passare di qui con la bici». «Sta scherzando?». «No». «Non vede quel cartello blu laggiù, con il disegno di un pedone E di una bicicletta?». «No, non ci vedo, non ho gli occhiali. Comunque è vietato».
A volte i divieti sono mascherati da cortesi richieste e non per questo li trovo meno odiosi. Dove abito io, regno di armonia e solidarietà, qualcuno di recente ha gentilmente chiesto se i bambini possono smettere di giocare al mondo (o "campana" che dir si voglia) perché insomma, tutti quei segni coi gessetti per terra. Ho gentilmente risposto che da che mondo è mondo i bambini giocano al mondo (scusate il bisticcio).
Domanda che serve anche a consolarci un po' a vicenda: quali sono i divieti più odiosi/assurdi con cui vi trovate a fare i conti quotidianamente? Mi piacerebbe stilare una classifica dei peggiori. Come reagite quando qualcuno vi fa notare che qualcosa che volevate fare non è possibile, o all'improvviso è stata vietata, secondo voi senza nessun motivo? A me, per esempio, viene da ribellarmi e/o fregarmene.

p.s. invito le persone interessate a partecipare all'organizzazione di eventi pro raccolta abiti usati/giocattoli per scambi, baratti e cessioni a scrivermi al più presto all'indirizzo pmaraone@gmail.com




martedì 24 aprile 2012

Un appello

Poi dicono che in Italia non nascono bambini. Per forza
Domenica sono caduta in tentazione e ho tagliato la frangia alla Pupa. E pensare che da quando ho l'età della ragione il mio motto è: mai tagliare la frangia a sé stessi o ai propri figli, a meno di non essere parrucchieri professionisti. E invece questa volta l'ho fatto, perché lei insisteva: «Mamma, mi vanno i capelli negli occhi». E infatti: ho tagliato troppo, e tutto storto, e ora la Pupa ha una frangia a zig zag, lunga da due a quattro centimetri, priva di qualunque criterio. Ieri pomeriggio mi ha chiamato al telefono mia madre, che era appena andata a prenderla a scuola, per dirmi: «Complimenti, Paola. Dopo quasi sette anni, sei riuscita nell'intento di far sembrare tua figlia una demente».
Ma la cosa davvero strana è che la settimana scorsa ho messo un annuncio su Subito.it. Il testo più o meno recitava: «Regalo lettino con le sbarre in discrete condizioni, a chi se lo viene a prendere». Questo perché, come sapete, il Pupo è passato al letto normale (nel caso ve lo steste chiedendo: ebbene sì, nottetempo il disgraziato continua a migrare verso camera nostra al motto di «Mamma, io devo stale con te»).  Risultato: in mezz'ora mi hanno risposto in 20. Così ho tolto subito l'annuncio, ho detto di sì al primo in ordine di tempo, e poi mi sono sforzata di scrivere a tutti gli altri, per spiegargli che il lettino non era più disponibile.
Qui sta il brutto, perché un sacco di gente mi ha confessato di aver perso il lavoro, di essere disperata e di non sapere come fare: non dico a comprare un giocattolo al figlio, ma nemmeno i vestiti. Le mutande. I calzini. I grembiuli di scuola. Alcuni mi hanno chiesto se li aiutavo. Sto provando a farlo, organizzando raccolte tra amici e conseguenti spedizioni in vari luoghi d'Italia. Però ecco, insomma, ci sono rimasta malissimo. Perché sono convinta, è vero, che la felicità non passa attraverso il circuito monetario. Ma sentire che ci sono persone che non hanno nemmeno i soldi per prendere un paio di scarpe al proprio figlio mi sembra davvero troppo. E mi chiedo: dove ho vissuto io fin qui, con gli occhi foderati di prosciutto, per non accorgermi che eravamo a questo punto? Che in una manciata di minuti venti poveri cristi ti chiedono se per piacere, per piacere, per piacere possono avere il tuo lettino usato? La crisi ci schiaccia. Che ne pensate? Quali sono le vostre esperienze, dirette o indirette? Avete qualche idea (costruttiva), qualche strategia? Mi è venuta anche l'ideuzza di fare un pezzo su Gioia, a partire da questa storia del lettino. A proposito (e scusate se mi permetto): se avete anche voi qualcosa che marcisce in cantina o in solaio, provate a pensarci, magari, alla possibilità di regalarlo.

martedì 17 aprile 2012

In fuga


Con quei baffetti un po' così (post senza scopo se non quello di strappare un sorriso)

L'altra sera io e Mike Delfino siamo scappati di casa per una cenetta a due al ristorante. Posto carino, intimo, un po' vecchia maniera, cucina tradizionale toscana. Al tavolo accanto al nostro, da sola, era seduta una signora anziana che racchiudeva in sé le seguenti bizzare caratteristiche: sdentata, baffuta, con qualche neo peloso, le sopracciglia depilate e poi ridisegnate, vi giuro, a matita violetta.
La signora in questione ogni tanto allungava le mani verso uno degli avventori. In pratica cercava di toccare chiunque le passasse al fianco. All'inizio la gente si spaventava, poi capiva che la signora in questione non aveva intenzioni bellicose ma voleva solo attaccare bottone. «Come siete carini», ci ha detto dopo un po' che ci fissava. «È il tuo cavaliere?» fa rivolta a me, guardando Mike Delfino. «Sissignora». E lei: «In buona fede, senza malizia, che fortuna avere un cavaliere così!». «Lo dico sempre anch'io, signora». «E di che segno è questo bel giovanotto?». «Del Toro, signora». «Che bel segno il Toro. Fedele, leale, se incontra un amico dopo vent'anni lo riconosce e si ferma a salutarlo. E soprattutto...». «E soprattutto?». «Il Toro è amante del letto, cara ragazza. In tutti i sensi, ahahahah! Senza malizia, eh.»
Dopo qualche minuto di tregua in genere in concomitanza con l'arrivo dei piatti in tavola, la signora tornava all'attacco, come lo squalo dell'omonimo film.
«Io sono presidente della Federazione Internazionale di Ballo. Ho avuto per vent'anni una scuola in via Volta» (in centro a Milano, ndr) «ma adesso è chiusa per le vacanze estive». Ad aprile.
«Che bella cosa, signora. E qual è il suo ballo preferito?». «Il tango. I migliori ballerini di tango sono gli inglesi. In Inghilterra alle cinque del pomeriggio si ferma tutto e le strade si riempiono di persone che ballano il tango. Secondi classificati: Germany, i tedeschi. Terzi classificati: i russi. Gli italiani, invece, nel tango sono pietosi». «Noi due sicuramente, signora». «Non dire così, bella ragazza, vieni a iscriverti a uno dei miei corsi. Io rilascio diplomi che poi vengono vidimati dal notaio e hanno validità internazionale».
Il ballo è vita «Però devi sapere, cara ragazza, che io sono un po' razzista». «Davvero, signora? Peccato, perché allora non andiamo d'accordo». «Eh, sì. Mio marito fa il vigile, ora è fuori di pattuglia in piazza Beccaria, torna alle due di notte. A volte non vuole nemmeno mangiare per lo schifo che vede in giro. Gentaglia. Negri, giapponesi, cinesi» (passa in quel momento un cameriere cinese) «... Tu no. Tu mi piaci, muso giallo. Comunque cara ragazza, dovresti imparare il ballo. Il ballo non è un gioco, ma una cosa molto importante. Riattiva la circolazione. Il ballo è vita. E poi, con un cavaliere così... Posso sapere di che segno è? Senza malizia, eh.»
Ps l'illustrazione che vedete qui sopra l'ha fatta la mia amica Sara, di sua spontanea volontà, dopo aver letto il post.

mercoledì 11 aprile 2012

Raccontatemi tutta la verità, nient'altro che la verità

Mi è esondato il Pupo
Il Pupo sta mandando allegramente in vacca il fin qui infallibile sistema per cui in casa nostra ciascuno, di notte, dorme nel suo letto (tolti i periodi di malattia e i primi mesi di vita di entrambi i bambini). Nei giorni scorsi gli abbiamo fatto un upgrade: dal lettino con le sbarre, in cui praticamente non entrava più, alla cuccetta inferiore del lussuoso letto a castello in cui già da tempo risiede sua sorella.
Mentre prima faceva un po' di storie per andare a dormire - quattro lagne, un piantino, due o tre richiami a gran voce, poi il silenzio - adesso è una snervante altalena di infiniti su e giù dalla camera da letto al soggiorno. E ritorno.
Ma se all'andata Egli transuma verso di noi spontaneo, affrontando la discesa con disinvoltura e autonomia, al ritorno reclama a gran voce un passaggio all'ascensore umano (io, o suo padre) con una buffa espressione, retaggio del passato non lontano (= fino a ieri) in cui parlava a capocchia: «Ambis! Ambis!». Non chiedetemi perché, ma vuol dire «in braccio». Ora. Provate a tirare su venti chili di Pupo per trenta scalini cinque, sei, sette volte e poi ditemi come si sta. Io personalmente faccio un po' fatica.
C'è poi che si sveglia anche nel cuore della notte Già lo faceva prima, ma noi non andavamo, e lui in 30 secondi si riaddormentava. Invece adesso fruk fruk fruk, s'insinua silenzioso nel letto, sempre dalla mia parte. Se interrogato risponde, come in un mantra: «Ho sognato un mostlo, ho sognato un mostlo». A quel punto in genere troviamo la forza di ri-scodellarlo nella sua cuccetta, per goderci ancora qualche ora di tranquilla intimità. Ma poi, verso le sei del mattino, ormai otto volte su dieci torna da noi. Credo lo svegli la cornacchia in giardino, col suo gracchiare. «Pupo, tornatene nel tuo letto». Risposta: «Mamma, io devo stale con te». Il Pupo del resto è quello degli imperativi categorici, e delle iperboli. Se il bambino medio ogni tanto chiede una rassicurazione tipo «Mamma, mi vuoi bene?» lui ha bisogno di qualcosa di più: «Mamma, mi adoli?». Come dire: sotto lo standard della devozione assoluta, lui non scende.
Delitti e castighi Che poi, col favore delle tenebre, volano certe scoppole. Certe mappine. Io fino a poche settimane fa, per dire, avevo un naso perfetto, quasi alla francese (chi mi conosce di persona lo sa bene). Invece ora... e poi sono piena di lividi, ematomi ovunque, mi fa male l'occhio sinistro perché il Pupo, nel sonno, evidentemente crede di essere uno dei mulini a vento di Don Chisciotte. O Ben Ten. O Beibleid, che non ho ancora capito cos'è ma me lo cita di continuo (anzi se qualcuno lo sa e me lo dice, sono contenta). L'altra sera per convincerlo a restare nel suo letto dopo un'ora abbondante di su e giùgli ho detto: «Guarda, Pupo, che finirò col chiuderti a chiave in camera, se non la smetti». La Pupa è balzata dal terrore: «No mamma tipregotipregotiprego». Io, esasperata: «Ok Pupa, però dammi una mano anche tu, cerca di capirmi... Che ne so, prova a intrattenerlo, raccontagli qualcosa, così poi si addormenta». Esco e, appostata dietro la porta, la sento partire con uno dei suoi esilaranti pipponi, rivolta al fratello: «Sai che nel mondo ci sono tante spiagge? Ce ne sono al massimo 83». Che volete che vi dica? Ha funzionato.
Una curiosa eccezione L'altra mattina, improbabile ma vero, il Nano Mentale di cui siamo ostaggio non si è manifestato. Né alle sei, né alle sette, né alle otto. Io mi svegliavo ogni ora, incredula. Finalmente è comparso, alle 8.40, morbido e ancora assonnato. «Pupo, amorino, che bella dormita che hai fatto?». «Sì, mamma», mi ha detto lui dopo un sospiro. «Non ho sognato il mostlo, stavolta. Ma un cuole gigante che pel tutta la notte mi ha cantato la ninna nanna».

E voi, come siete messi a spostamenti notturni? Stamattina al telefono ho chiesto a mia madre: «Mamma, anch'io venivo nel lettone?». «Stai scherzando?» fa lei. «Quel letto, per anni, è stato un presidio permanente. Altro che bed-in di John Lennon e Yoko Ono. La norma, lì dentro, era essere in cinque: noi due, tu e i tuoi fratelli». I gemelli. Quelli con metà cervello a testa, ma questa è un'altra storia.