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| Da sin: Pupo, Laccio (in basso), Mike D., io, Pupa |
Tanto per cambiare La scuola del Pupo, 4 anni e mezzo suonati, mi chiama ogni due per tre per avvisarmi di un fatto: mio figlio si è fatto la pipì addosso mentre giocava. Stamattina, puntuale, driin, «Ciao Paola, sono Marina, il Pupo si è sporcato di nuovo, sai, facendo la pipì».
«Ah. Nel senso che se l'è fatta addosso?».
«Stavolta no. Era in bagno. Mi ha spiegato: "Ho armato il cannone, ho puntato, ma non sono riuscito a centrare il bersaglio". Il problema è che abbiamo esaurito i suoi cambi, e anche quelli del compagno di armadietto. Puoi venire a portargli qualcosa?»
«Però ci metto mezz'ora. Come fate nel frattempo?»
«Abbiamo trovato un cambio provvisorio. Ma fai in fretta, è da femmina».
Regressioni e avanzamenti Ultimamente si verifica dunque questo curioso evento: il Pupo, in teoria educato all'utilizzo del gabinetto ormai da un paio d'anni, si diletta a farsela addosso. O se anche non si diletta, di certo non se ne preoccupa.
«Pupo, mi spieghi perché lo fai?»
«Pelché sto giocando e mi dimentico».
«Non puoi fare uno sforzo per stare più attento?»
«Quando sono in gialdino licoldalsi è impossibile. Quando sono in bagno, a volte, mi metto a chiacchielale con qualcuno e sbaglio mila».
Il Pupo dunque: peggiora nella minzione, migliora nel disegno (sopra, un esempio della sua più recente espressione artistica) e, soprattutto, dice cose interessanti. Tipo:
«Mi piace il fleddo, ma non l'acqua fledda. Mi piace il fleddo su cui puoi stalci sopla: la neve, il ghiaccio, il vento (?), la bufela (?), il cono, la gelatina e l'acciaio. Hai capito??».
Se doni qualcosa a qualcuno La Pupa dal canto suo cresce lieve, limitandosi ad attraversare qualche crisi di assestamento. Essendo ancora molto Pupa, scoppia a piangere all'improvviso quando è contrariata. Anche lei è un cielo d'Irlanda. Di recente un suo pensierino, mi ha raccontato la maestra, ha fatto il giro della scuola: «Sono generosa perché ho saputo che se doni qualcosa a qualcuno poi rischi che ti torni indietro raddoppiata».
Dietro una porta un po' d'amore La cosa bella della Pupa è che non ha pregiudizi. Le piacciono tutti. Per dire, solo di un bambino in classe con lei una volta le ho sentito dire, «Somiglia un po' a una damigiana» (in effetti). Poi ha aggiunto: «Però è adorabile». Anche suo fratello è come lei: i suoi compagni sono tutti «bravi e buoni». Sabato al Salone del Libro di Torino ho avuto il piacere di intervistare Lilian Thuram, proprio lui, l'ex calciatore, che ha scritto un libro contro il razzismo e giustamente mi diceva: «Razzisti non si nasce, si diventa. È una questione culturale». Bella persona e non privo di cervello, a differenza di una delle mamme che frequentano la nostra scuola. Di mestiere catechista, di recente ha detto a una mia amica:
«Allora, sei capitata nella classe fortunata».
E lei, senza capire: «Sì, in effetti mi trovo benissimo».
(Catechista): «Bene. Non vi è sparito ancora nulla?»
(Mia amica): «???»
«Be', so che avete in classe lo zingarello, Fabio. Non ha rubato nemmeno un astuccio, possibile?»
Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti Purtroppo non ho assistito personalmente al dialogo riportato sopra. Domenica mattina, tornando dal Salone, ho risposto male a un tassista, fino a farmi tremare la voce, per molto meno (aveva fatto un timido accenno alla difficoltà di inserire i bimbi al nido perché "gli extracomunitari ci passano davanti"). Mi arrabbio ancora molto per queste cose. Ho chiesto alla collega che era con me: «Secondo te ho esagerato?». Lei: «No. Però eri borderline». Allora volevo chiedervi, ma sono l'unica a reagire così?







