mercoledì 11 novembre 2009

Mamme lavoratrici

Oggi il Pupo compie un anno, e ieri io non l'ho neanche visto

Ieri misteriosamente il Pupo - anche detto Pulce, Folpis, Crocchetta, Bagigio: è ora che vi sveli alcuni dei suoi soprannomi - si è svegliato una sola volta alle 6.45 e poi, travasato con il sistema dei vasi comunicanti in dieci secondi il contenuto del biberon nel suo stomaco, ha ripreso a dormire. Un'ora dopo sono uscita a portare la Pupa - anche detta Pulce, Cito, il Vecchio, Maestro, Lady, Topina, Bagigia - all'asilo. Il Pupo dormiva ancora.
Ieri sera avevo appuntamento nel solito notissimo e lussuosissimo hotel del centro di Milano per un'intervista con Mariah Carey alle 19, che è già un orario surreale per chiunque abbia famiglia. In più, siccome Mariah ha sentito l'improvviso e insopprimibile bisogno di
a) mangiare una caprese suddivisa in bocconi di un micron di spessore
b) rifarsi il trucco 16/18 volte
c) andare in bagno facendo il gesto della "v" con la mano e miagolando "baaaathroom"

e altre amenità che non siamo riusciti a capire tanto bene, quando è arrivato il mio turno di intervistarla erano le 21.30. Sono tornata a casa alle 22, invero abbastanza soddisfatta dell'intervista in cui Mariah mi ha confidato che "l'angelo imperfetto" cui fa riferimento il titolo del suo ultimo album è lei stessa, e molte altre cose che presto scriverò in un articolo compreso il fatto che il suo cane fa il bagno nell'acqua minerale. Ma (a questo punto ci vuole un ma) ero a pezzi per la stanchezza, e pure un po' depressa perché i bambini ovviamente dormivano e insomma ieri non li ho visti quasi per niente. Alla Pupa, già grandicella, è stato spiegato che ero fuori per lavoro, e quindi nessun problema. Ma il Pupo?
Mike Delfino mi ha raccontato che al momento di andare a letto continuava a guardarsi attorno cercando di capire se sarei spuntata da qualche angolo della sua stanza, tipo da sotto il cavallo a dondolo, dal materasso del suo lettino, dai dinosauri-adesivi appesi alle pareti. Poi finalmente si è tranquillizzato, Mike ha spento la luce, gli ha dato quattro baci e gli ha detto la stessa frase che gli dico io tutte le sere tirandogli su la coperta, prima di uscire dalla stanza: "Adesso, amore, fai la nanna col tuo coniglietto".
II Pupo è rimasto un istante in silenzio. Poi nella quiete della casa ormai buia, con gli occhietti ancora aperti, ha guardato il suo papà e gli ha detto, rassegnato e cristallino: "Mamma".

Stamattina si è svegliato tutto eccitato. Era molto contento di vedere i dinosauri, e anche me. Gli ho fatto gli auguri per il suo primo compleanno. Stasera per fortuna torno a casa presto, anche perché durante la festa di domenica le foto in cui lui soffia sulla candelina non sono venute, e così mi tocca comprare un'altra torta e riallestire l'intero set.

giovedì 5 novembre 2009

Bilancio d'autunno con bambini

Mentre nessuno di noi ancora si è ammalato
Già mentre scrivo queste righe sento che succederà presto. Spero soltanto che non sia prima di domenica, giorno in cui il Pupo festeggia il suo primo compleanno. In realtà siamo un po' in anticipo (la data giusta è l'11 novembre, mercoledì) e sì, lo so che sarebbe meglio, per ragioni scaramantiche, fare la festa il weekend successivo, ma diversi esponenti della famiglia Mao-Bau sono impossibilitati a presenziare e dunque eccoci qua. A un passo dal baratro, ovvero dal giorno in cui il fatellino non avrà più "zero anni", ma uno.
Piccolo bilancio provvisorio fin qui: il Pupo pesa come un bambino di 18 mesi ed è alto come un bambino di due. Sembra molto più grande della sua età e quindi vagamente ritardato. Sulla scheda della dottoressa ziaBubu compaiono le notazioni: "comprensione ottima" e "primi bisillabi". Che la sua comprensione sia ottima si evince dal fatto che capisce perfettamente quando gli si dice "Ora metti giù il solvente per unghie", "Non buttare nel bidet il rotolo fradicio di carta igienica" e "Vieni via da lì che se no la sorellina ti tira una centra". In casi simili fa un mezzo sorriso, interrompe per un attimo quel che stava facendo, ti dà l'illusione di ascoltare e, dopo pochi secondi, ricomincia i suoi loschi traffici. Tra le occupazioni principali del Pupo, oltre a quelle già citate, ci sono: staccare la spina dell'aspirapolvere acceso; arrampicarsi su poltrone e divani posti in mezzo al grande living della casa-cantiere per gettarsi senza preavviso oltre lo schienale; riempirsi la bocca di biscotto, fingere di volerlo inghiottire e poi sputare il blob sul copriletto appena cambiato; azzannare all'improvviso, tipo squalo, l'aspiratore nasale o la mascherina dell'aerosol procurando loro danni permanenti; tirare velocissimamente la lingua fuori e dentro dalla bocca producendo una cantilena tipo "alallah, lallah, lala, allah", come un muezzin ubriaco. Sono questi i "primi bisillabi" della scheda della dottoressa.
La Pupa nel frattempo tiene orgogliosamente botta. A quattro anni e mezzo è alta e pesa come una bambina di quattro anni e mezzo. E' molto vanitosa (da me non ha preso), pretende smalto madreperla e "luccicante" per capelli. Al lato frivolo accosta attitudini da scienziato-naturalista: sul suo bellissimo letto, che è come questo qui, appende a rotazione a testa in giù tutti i suoi personaggi, Pisney e non, perché adesso è nella fase "tutti, al mondo, sono pipistrelli". La sua migliore amica si chiama Olivia, la sua maestra preferita Ester, e riempie pagine di cuori colorati e dei loro nomi ripetuti all'infinito. In questo momento si identifica con Lady Oscar - all'asilo ascoltano di continuo una vecchia cassetta con la colonna sonora del cartone animato - e sogna, un giorno, di castigare i "tre briganti con spada e con lancia" che tendono l'agguato a Sua Maestà. Oggi in bagno, a seguito di una misteriosa colluttazione, ho trovato il Pupo sdraiato per terra sulle piastrelle, lo sguardo rivolto al soffitto, immobile. Non piangeva, non diceva niente. Pur conoscendolo molto bene anche a me è venuto il dubbio che fosse vagamente ritardato. Ho chiesto alla Pupa, che lo scrutava dall'alto, cosa fosse successo. Mi ha detto: "E' caduto ma gli ho fatto scudo col mio corpo. Mi sono buttata anch'io per difenderlo. Non l'ho spinto io, mamma. Quando ha battuto la testa l'ho rassicurato. Qualcuno voleva obliterarlo, ma tipromètto che non ci è riuscito". Le ho risposto, "Per fortuna, Lady Oscar. Ma tu, se tornano gli obliteratori, colpiscili col fioretto".

domenica 25 ottobre 2009

Prima di avere figli

Una volta, a Londra, nella mia vita precedente

Non ve l'ho mai detto, ma nella mia vita precedente mi è capitato di frequentare delle rockstar. Dieci anni fa uno di loro mi ospitava a Londra, e una sera mi ha portato in con sé in un locale semibuio di Chelsea. Niente di trasgressivo, anzi: i presenti sedevano tutti attorno a un tavolo con l'aria depressa, sorseggiando roba triste come succhi di mango o ananas. All'epoca i "rehab" per la disintossicazione non erano tanto di moda, ma gli Alcolisti Anonimi esistevano eccome: il mio amico ne faceva parte, ed ecco perché siamo finiti lì.
Il mio amico mi ha presentato il tizio che mi sedeva accanto. "Paola, Nick. Nick, this is Paola", "Nice to meet you", eccetera. Dopo i convenevoli il tizio se ne è rimasto lì in un angolo, pallido e ingobbito, a biascicare frasi di circostanza a voce bassa. E io nella penombra a pensare che era orribilmente noioso, e a pregare che arrivasse qualcuno a salvarmi, finché il mio amico, quello che mi ospitava, mi ha chiesto: "Ma Paola, Nick è famoso anche da voi in Italia?" e in quel momento, folgorazione, mi sono data dell'idiota. Gli ho parlato per un'ora e non ho capito che era Nick Cave.

In tutti questi anni mi è capitato di ripensare, ridendo, alla mia stoltezza. Poi l'altra mattina ho incontrato di nuovo Nick Cave, che non vedevo da allora. Era di passaggio a Milano per un concerto e un reading, e l'ho intervistato per tre quarti d'ora nelle viscere ovattate di un hotel di lusso. Ha scritto un libro molto bello (La morte di Bunny Munro), e abbiamo parlato a lungo di quello, e poi dei bambini - il protagonista del suo romanzo ha 9 anni - e poi anche dei figli, miei e suoi. Proprio quella mattina, la Pupa mi aveva dipinto le mani di stelle, cuori e soli color fuzzia. "Those homemade tattoos are very nice", mi ha detto Nick. L'ho ringraziato da parte della Pupa, poi tra me e me ho considerato che avevo cambiato idea su di lui, e che non è orribilmente noioso, anzi. Ho considerato anche che le cose in un locale semibuio di Chelsea sembrano diverse da quello che sono in realtà, e poi che avere dei bambini ti cambia la prospettiva; io per esempio a volte provo nostalgia per quei tristi succhi di mango e per ciò che rappresentavano, e chissà se anche Nick Cave.

mercoledì 21 ottobre 2009

Dialoghi mattutini

Mi dispiace, devo andare

"Buongiorno, Pupa. Ti ho portato il lattino. Hai fatto una bella nanna?"
"Sì, ho sognato che andavamo a Treviso a casa di Bau" (Mike Delfino) "e c'era nonna Giunilde, anche detta Mamma di Bau, e lo zio Enrico, anche detto Enrì, e Giàina, anche detta sorella di Bau. La casa di Treviso mi fa andare giù con la testa".
"E cosa facevamo a Treviso?"
"Andaviamo tutto il tempo in altalena e se pioveva stavamo in casa e saltaviamo dal divano al tavolo".
"Che bello. Chissà com'era contenta la Mamma di Bau. E c'era anche il fratellino?"
"Sì, ma era un lemure di Madadascar e si chiamava Mortino".
"Lo menavi anche nel sogno?"
"No, però gli faceviamo tutto il tempo CiccioPernacchia. E lui rideva come Pippo: gosh, gosh, gosh".
"Mi sembra un sogno bellissimo. Speriamo che quello della prossima notte sia altrettanto bello".
"Sì, ma io vado a dormire dalla Nonna Mao, quindi lo racconto a lei".
"Ah, vai a dormire dalla Nonna Mao?"
"Sì, mi sono già messa d'accordo. Ci resto DUE giorni" (facendo il segno di "tre" con le dita della mano).
"Ah cavoli, Pupa, ci resti tanto tempo. Ma sei sicura che la Nonna Mao lo sa? Perché vedi, io non lo sapevo".
"Sì, Mamma Mao, l'ho già avvisata."
"Ah. Che bambina indipendente. E non sentirai la mia mancanza?"
"Eh, stavolta no. Qualche volta anche i bambini devono andare lontani dalle loro mamme. E poi, anche la casa della Nonna Mao mi fa andare giù con la testa. Adesso scusami, ma devo fare un fiume di pipì".

venerdì 16 ottobre 2009

Bambini e primi freddi

Anche gli scaldasalviette hanno un cuore

Tutte le sere prima di crollare priva di sensi penso con una punta di rammarico che avrei dovuto/voluto aggiornare il blog e che un'altra giornata è passata. Ieri sera l'ho pensato più intensamente del solito e ho giurato a me stessa, al pupazzo di Barbottina e alla Pupa addormentata che oggi avrei posto rimedio alla cosa, ed eccomi qua - peraltro con nuovo, inaspettato materiale.
Ieri sera Mike Delfino era via per lavoro. Va in trasferta più o meno due volte all'anno e ogni volta succede qualcosa. Non pensiate che non partiamo preparati: per l'occasione arruoliamo la Nonna Mao, che viene a dormire nel letto della Pupa (che è come questo qua). Il Pupo, poveretto, resta da solo nella sua stanza e io mi infilo la Pupa nel lettone. Piace a lei ma soprattutto a me posarle la mano, durante la notte, sul minuscolo e morbido fianco e mantenere il contatto più a lungo possibile.
Peccato che ieri si siano verificati due problemi:
1) il riscaldamento nella casa-cantiere non è partito.
La palazzina è nuova di pacca, ci sono i pannelli solari e un sistema fichissimo, autonomo, di nuova generazione, efficace, efficiente, dai consumi ridotti. Coi primi freddi ho invocato a gran voce il volonteroso Riccardo, l'Idraulico del Cantiere, che è rimasto da noi fino alle otto e mezza di sera, poi si è dichiarato soddisfatto: "Ciao, signora, ci vediamo domani". "Grazie Riccardo, gentilissimo. Allora è tutto a posto?". "Sì, non ti preoccupare". "Ma perché lo scaldasalviette del bagno arancione pompa come un dannato nonostante io abbia abbassato il termostato?". "Perché non se n'è ancora accorto". "Ma chi? Lo scaldasalviette?". "Sissignora, che ti credi. Pure loro ci mettono un po' a capire le cose".
Alle undici, poco prima di andare a letto, ho realizzato che lo scaldasalviette era ancora rovente. Roventi pure le mattonelle del bagno arancione. Nel resto della casa tutto taceva (per una volta, bambini compresi).
Durante una delle numerose sveglie notturne (cfr. punto 2) ho realizzato che anche nel bagno blu, quello del piano di sopra, sembrava di stare in una sauna. A spanne ho calcolato che tra toilette di sopra e di sotto solo un diciassettesimo della casa era riscaldato, e mi son detta: buttasse male, metterò i bambini a dormire nella vasca.

2) La Pupa si è ammalata! Stavo giusto considerando che quest'anno, all'asilo, non aveva ancora preso neanche il raffr... e ieri sera, ecciù. Arcisorbole, ho pensato, con tutto l'Oscillococcinum che ingurgitiamo spero almeno che guarisca in fretta. Ma la notte scorsa mi ha preso a botte tutto il tempo, girandosi e rigirandosi come un involtino nel letto durante il suo agitatissimo sonno. Pim! Pum! Patapàm! Stamattina mi sono alzata pesta, e non era solo stanchezza. "Pupa, oggi niente asilo. Sei malata". "Evviva!". "Però non devi menare il fratellino". "No, mamma, lo tempesto di baci". "Ok. Non troppo, però, che hai il raffreddore". "Sì, ma non ti preoccupare. Con i muscoli che ho, ce la faccio lo stesso. Tipromètto che non mi stanco, di baciarlo".
Quando il Pupo ha starnutito la prima volta stavo uscendo per venire al lavoro. Non mi sono voltata.

martedì 6 ottobre 2009

Non ci posso credere!

Ristampano il mio libro!
Scusate per l'abuso di punti esclamativi, di solito non ne uso, ma questa volta mi sembravano azzeccati. Mi hanno appena comunicato che ristampano il mio libro! Sono felicissima! E' una notizia meravigliosa! Evviva! Per l'occasione, eccovi il testo di una canzoncina che piace molto al Pupo:
"Battiam battiam le mani/ Arriva il direttore, battiam battiam le mani/ All'uomo di valore, gettiamo tulipani/ E un mazzolin di fior, cantiamo tutti in coro, evviva evviva/ ed un topino d'oro doniamo al vincitor".
In realtà l'originale (si tratta di un brano di Gino Latilla, del 1954) recita "Ed unacoppa d'oro doniamo al direttor", ma la Pupa ha voluto modificare il testo per il suo fatellino. Purtroppo su internet non ho trovato link per farvene sentire l'audio, ma spero che alcuni di voi la conoscano: è una canzoncina che mette sempre di buon umore sia i Pupi che i genitori, e che canterò di qui a sera, per festeggiare! Evviva, evviva, e grazie a tutti per il sostegno!

mercoledì 30 settembre 2009

Uscire la sera quando si hanno dei figli

Non è un paese per vecchi
(Sorella di Mike Delfino, anche detta Giàina): "Ma allora tu e Mike Delfino giovedì volete andarci, al cinema, oppure no? Aspettavo una tua telefonata di conferma ieri sera ma poi non ti ho più sentito. Se vi serve vi faccio da baby sitter, altrimenti esco con un'amica che avevo conosciuto nel 2003. Insomma, muoviti a farmelo sapere".
(Io): "Sì, scusa Giàina, è vero, dovevo chiamarti, poi ieri sera sono crollata alle dieci, anche perché i vicini-amici della casa-cantiere mi hanno offerto sette milligrammi di rum della nota marca Pampero. E siccome, pensa un po', proprio dal 2003 non bevo superalcolici, mi sono anche vagamente ubriacata".
(Giàina): "Tra te e Mike Delfino mi fate ridere, entrambi alle 22 crollate... Vabbe', riderò meno quando sarà il mio turno, comunque facciamo così: alle 19.30 circa sono lì, mangiamo qualcosa e poi voi ve ne andate e io me ne sto".

La mia prima reazione è: evviva, finalmente un'occasione per uscire (escluso il viaggio a Parigi, l'ultima volta era stata il 20 agosto), poi il mio cervellino iperattivo inanella le seguenti considerazioni:
1) non facciamo in tempo ad andare al cinema al primo spettacolo, e il secondo inizia alle 22.30. La domanda è, come si fa a restare svegli fino a mezzanotte passata? Voi ci riuscite? Se sì, che sostanze assumete per restare in piedi il giorno dopo?
2) in effetti Mike Delfino vorrebbe portarmi a vedere "Drag me to hell", davanti al quale immagino sia difficile cadere vittima di un colpo di sonno. La domanda in questo caso è, ma se guardo un horror fino a tarda ora, una volta tornata a casa come farò ad addormentarmi? Voi ci riuscite? Specifico che sono un tipo estremamente suggestionabile (l'anno scorso ho visto "Riflessi di paura", poi per mesi ho evitato di guardarmi allo specchio perché ero sicura che prima o poi ne sarebbe uscita una creatura diabolica; ancora oggi non sono del tutto tranquilla). 

Mentre rifletto su queste difficoltà, ecco arrivare una mail di Giàina:
"Però ora che ci penso, sai che ho avuto quella crisi d'asma, se è una cosa virale non vorrei attaccare qualcosa ai Pupi, anche se comunque sono dotata di mascherina. O mi tengo a 1,5 metri di distanza da loro oppure la indosso, che dici?"

Dico che sono felicissima dei miei bambini ma che a volte, anche se so che è un'utopia, vorrei poter uscire senza programmarlo con otto settimane d'anticipo e senza incastrare orribilmente orari e persone in funzione di quel che devo fare. 
Che poi per un motivo o per l'altro, che sia la pandemia di suina o un semplice fatto di logistica estremamente sconveniente, finisce sempre che mi lascio sopraffare dalla stanchezza. Così rinuncio e resto nel cortile della casa-cantiere, tra betoniere e carriole, a fare quattro parole con i vicini-amici anch'essi orribilmente incastrati dai figli. Una volta su due, per giunta, nella penombra tendo a impantanarmi nel cemento fresco, azione cui preludono le imprecazioni degli operai la mattina dopo: "Ma  chi c***z* è lo scemo che ha camminato ancora qui sopra?", esclamano i galantuomini nel chiarore dell'alba del nuovo giorno.