mercoledì 18 novembre 2009

Venire al mondo (con il cesareo)

Quando sei nato

(Ah che meraviglia, che supremo godimento avere un'amica ancora solo virtuale che ogni tanto mi regala quel che scrive. Eccolo. Grazie, Irene)

Quando sei nato eri tutto bianco e ti stropicciavi gli occhietti.
L'anestesista che mi stava accanto mi aveva detto: "Ecco, signora, adesso sta uscendo il sederino". Io avevo iniziato a tremare e poi a battere i denti. Quando ti ho visto ho sentito scendere qualche lacrima e ti ho detto: "Ciao". Ho chiesto: "Perché non piange?", e il medico mi ha detto: "Signora, stava dormendo".
Poi ti hanno lavato e quando sei tornato, in braccio all'ostetrica, allora sì che piangevi. Ti ho detto: "Non piangere" e volevo toccarti ma ero legata al lettino della sala operatoria e con una sensazione di impotenza ho cercato di accarezzarti con il naso ma non ci sono riuscita.
Mentre mi ricucivano ti hanno portato via, per scaldarti e farti tutti i controlli di rito.
Poi mi hanno portato fuori, in una stanza dove c'era Massimo con una bella felpa calda e rassicurante come il suo viso, mentre io ancora tremavo. Lo hanno chiamato, dopo poco è tornato tenendo tutto impacciato una coperta, con dentro te.
Ero sdraiata e potevo muovere solo le braccia. Ti hanno poggiato sulla mia pancia e hai cominciato a muoverti come un ragnetto.
Così è iniziata la nostra splendida, faticosa avventura.

martedì 17 novembre 2009

Bambini untori e allarmi antincendio

Il giorno che il Pupo ha premuto un bottone, e

Lo scorso weekend è stato abbastanza animato. Premessa: giovedì la Pupa si è ammalata. Prima ha "gomitato, gomitato, gomitato", poi si è trascinata fino a casa dall'asilo e ha cominciato a spargere virus. I virus sono rimasti silenti per un po'. Venerdì pomeriggio suo fratello si è sdraiatosopra di lei. I due sacripanti trovavano la cosa molto divertente e si sbavavano addosso a vicenda per la felicità.
Nelle ore successive il virus, abbandonato il corpicino della Pupa, non ha dato alcun segno di sé.
Così venerdì sera siamo partiti per Treviso, per andare a trovare la mamma di Mike Delfino.
Ora, attenzione al susseguirsi cronologico degli eventi: sabato a pranzo io e Mike Delfino da soli ci siamo diretti alla Biennale di Venezia.
Cinque minuti prima che uscissimo il Pupo ha gomitato mezzo piatto di pappa, ma siccome poi ha ripreso a mangiare senza batter ciglio abbiamo ignorato l'episodio e con voluta superficialità siamo partiti. Tornati, a sera, felici per esserci bevuti anche un paio di spriz lungo la strada, abbiamo appreso dalla mamma di Mike Delfino che il Pupo aveva "gomitato, gomitato, gomitato" tutto il pomeriggio, e che insomma si era proprio preso il dannato virus da sua sorella.
Domenica mattina Mike Delfino dormiva. La mamma di Mike Delfino era uscita. All'improvviso un campanello si è messo a suonare. Non capivo cosa fosse (avrei scoperto dopo che si trattava di uno di quei campanelli con cordicella da tirare quando si è sotto la doccia, oppure a letto, e ci si sente male; il villano si era incastrato tra federe e cuscini e aveva cominciato a spernacchiare, prrrrrrr, fastidioso e irritante).
Così sono andata davanti al pannello del sistema antifurto domestico per studiarlo - mi son detta, magari è questo.
Naturalmente avevo il Pupo in braccio. Con riflesso fulmineo, sebbene avesse passato il pomeriggio precedente a gomitare, il brigante ha premuto uno dei bottoni del pannello. Sul display è comparsa una scritta: "Avete 29 secondi per inserire il vostro pin e disattivare l'allarme". Mi sono sentita come in uno di quei film in cui sta per scoppiare una bomba che distruggerà il mondo. Però, a differenza degli eroi del cinematografo, non sono riuscita a impedire che... buum! Altro che campanello fastidioso. Mille sirene diverse hanno cominciato a suonare. Il Pupo era stordito, io lo guardavo in cagnesco. Mike Delfino è sceso al piano terra e mi ha detto: "Che modo carino di svegliare una persona, grazie!". Ho guardato in cagnesco pure lui e gli ho detto: "Orsù, bando alle ciance, e procurati il pin!".
La mamma di Mike (custode del Sacro Pin) non rispondeva, era a messa. La sorella di Mike neppure. Grazie al cielo abbiamo beccato suo fratello, anche detto Zio Enrì, durante unbuen retiro romantico dalle parti di Trapani. Il sant'uomo ha risposto snocciolando cifre, le abbiamo inserite e la casa è tornata nel silenzio. Poi abbiamo chiamato i carabinieri. "Buongiorno, siamo noi, volevamo avvisare che l'allarme l'abbiamo fatto partire per sbaglio, perciò non vi preoccupate". "Non vi preoccupate voi. Non ci è arrivata nessuna segnalazione, perciò non ci stavamo preoccupando". "Ah, bòn, ciò", ha detto Mike Delfino ricordandosi di essere in Veneto.
Poi la sera siamo rientrati a Milano e la mamma di Mike ci ha scritto un sms in cui diceva che aveva cominciato a gomitare pure lei. Purtroppo niente febbre, perciò non è suina - almeno ci saremmo tolti il pensiero. Ieri ho incontrato un vicino-amico della casa cantiere e mi ha detto che il virus gomitone aveva colpito anche lui. "Ma come, non ci siamo nemmeno visti". "Sì invece. Venerdì pomeriggio sono venuto a salutare i bambini per dieci minuti, non ti ricordi?". Oh, yes.

mercoledì 11 novembre 2009

Mamme lavoratrici

Oggi il Pupo compie un anno, e ieri io non l'ho neanche visto

Ieri misteriosamente il Pupo - anche detto Pulce, Folpis, Crocchetta, Bagigio: è ora che vi sveli alcuni dei suoi soprannomi - si è svegliato una sola volta alle 6.45 e poi, travasato con il sistema dei vasi comunicanti in dieci secondi il contenuto del biberon nel suo stomaco, ha ripreso a dormire. Un'ora dopo sono uscita a portare la Pupa - anche detta Pulce, Cito, il Vecchio, Maestro, Lady, Topina, Bagigia - all'asilo. Il Pupo dormiva ancora.
Ieri sera avevo appuntamento nel solito notissimo e lussuosissimo hotel del centro di Milano per un'intervista con Mariah Carey alle 19, che è già un orario surreale per chiunque abbia famiglia. In più, siccome Mariah ha sentito l'improvviso e insopprimibile bisogno di
a) mangiare una caprese suddivisa in bocconi di un micron di spessore
b) rifarsi il trucco 16/18 volte
c) andare in bagno facendo il gesto della "v" con la mano e miagolando "baaaathroom"

e altre amenità che non siamo riusciti a capire tanto bene, quando è arrivato il mio turno di intervistarla erano le 21.30. Sono tornata a casa alle 22, invero abbastanza soddisfatta dell'intervista in cui Mariah mi ha confidato che "l'angelo imperfetto" cui fa riferimento il titolo del suo ultimo album è lei stessa, e molte altre cose che presto scriverò in un articolo compreso il fatto che il suo cane fa il bagno nell'acqua minerale. Ma (a questo punto ci vuole un ma) ero a pezzi per la stanchezza, e pure un po' depressa perché i bambini ovviamente dormivano e insomma ieri non li ho visti quasi per niente. Alla Pupa, già grandicella, è stato spiegato che ero fuori per lavoro, e quindi nessun problema. Ma il Pupo?
Mike Delfino mi ha raccontato che al momento di andare a letto continuava a guardarsi attorno cercando di capire se sarei spuntata da qualche angolo della sua stanza, tipo da sotto il cavallo a dondolo, dal materasso del suo lettino, dai dinosauri-adesivi appesi alle pareti. Poi finalmente si è tranquillizzato, Mike ha spento la luce, gli ha dato quattro baci e gli ha detto la stessa frase che gli dico io tutte le sere tirandogli su la coperta, prima di uscire dalla stanza: "Adesso, amore, fai la nanna col tuo coniglietto".
II Pupo è rimasto un istante in silenzio. Poi nella quiete della casa ormai buia, con gli occhietti ancora aperti, ha guardato il suo papà e gli ha detto, rassegnato e cristallino: "Mamma".

Stamattina si è svegliato tutto eccitato. Era molto contento di vedere i dinosauri, e anche me. Gli ho fatto gli auguri per il suo primo compleanno. Stasera per fortuna torno a casa presto, anche perché durante la festa di domenica le foto in cui lui soffia sulla candelina non sono venute, e così mi tocca comprare un'altra torta e riallestire l'intero set.

giovedì 5 novembre 2009

Bilancio d'autunno con bambini

Mentre nessuno di noi ancora si è ammalato
Già mentre scrivo queste righe sento che succederà presto. Spero soltanto che non sia prima di domenica, giorno in cui il Pupo festeggia il suo primo compleanno. In realtà siamo un po' in anticipo (la data giusta è l'11 novembre, mercoledì) e sì, lo so che sarebbe meglio, per ragioni scaramantiche, fare la festa il weekend successivo, ma diversi esponenti della famiglia Mao-Bau sono impossibilitati a presenziare e dunque eccoci qua. A un passo dal baratro, ovvero dal giorno in cui il fatellino non avrà più "zero anni", ma uno.
Piccolo bilancio provvisorio fin qui: il Pupo pesa come un bambino di 18 mesi ed è alto come un bambino di due. Sembra molto più grande della sua età e quindi vagamente ritardato. Sulla scheda della dottoressa ziaBubu compaiono le notazioni: "comprensione ottima" e "primi bisillabi". Che la sua comprensione sia ottima si evince dal fatto che capisce perfettamente quando gli si dice "Ora metti giù il solvente per unghie", "Non buttare nel bidet il rotolo fradicio di carta igienica" e "Vieni via da lì che se no la sorellina ti tira una centra". In casi simili fa un mezzo sorriso, interrompe per un attimo quel che stava facendo, ti dà l'illusione di ascoltare e, dopo pochi secondi, ricomincia i suoi loschi traffici. Tra le occupazioni principali del Pupo, oltre a quelle già citate, ci sono: staccare la spina dell'aspirapolvere acceso; arrampicarsi su poltrone e divani posti in mezzo al grande living della casa-cantiere per gettarsi senza preavviso oltre lo schienale; riempirsi la bocca di biscotto, fingere di volerlo inghiottire e poi sputare il blob sul copriletto appena cambiato; azzannare all'improvviso, tipo squalo, l'aspiratore nasale o la mascherina dell'aerosol procurando loro danni permanenti; tirare velocissimamente la lingua fuori e dentro dalla bocca producendo una cantilena tipo "alallah, lallah, lala, allah", come un muezzin ubriaco. Sono questi i "primi bisillabi" della scheda della dottoressa.
La Pupa nel frattempo tiene orgogliosamente botta. A quattro anni e mezzo è alta e pesa come una bambina di quattro anni e mezzo. E' molto vanitosa (da me non ha preso), pretende smalto madreperla e "luccicante" per capelli. Al lato frivolo accosta attitudini da scienziato-naturalista: sul suo bellissimo letto, che è come questo qui, appende a rotazione a testa in giù tutti i suoi personaggi, Pisney e non, perché adesso è nella fase "tutti, al mondo, sono pipistrelli". La sua migliore amica si chiama Olivia, la sua maestra preferita Ester, e riempie pagine di cuori colorati e dei loro nomi ripetuti all'infinito. In questo momento si identifica con Lady Oscar - all'asilo ascoltano di continuo una vecchia cassetta con la colonna sonora del cartone animato - e sogna, un giorno, di castigare i "tre briganti con spada e con lancia" che tendono l'agguato a Sua Maestà. Oggi in bagno, a seguito di una misteriosa colluttazione, ho trovato il Pupo sdraiato per terra sulle piastrelle, lo sguardo rivolto al soffitto, immobile. Non piangeva, non diceva niente. Pur conoscendolo molto bene anche a me è venuto il dubbio che fosse vagamente ritardato. Ho chiesto alla Pupa, che lo scrutava dall'alto, cosa fosse successo. Mi ha detto: "E' caduto ma gli ho fatto scudo col mio corpo. Mi sono buttata anch'io per difenderlo. Non l'ho spinto io, mamma. Quando ha battuto la testa l'ho rassicurato. Qualcuno voleva obliterarlo, ma tipromètto che non ci è riuscito". Le ho risposto, "Per fortuna, Lady Oscar. Ma tu, se tornano gli obliteratori, colpiscili col fioretto".

domenica 25 ottobre 2009

Prima di avere figli

Una volta, a Londra, nella mia vita precedente

Non ve l'ho mai detto, ma nella mia vita precedente mi è capitato di frequentare delle rockstar. Dieci anni fa uno di loro mi ospitava a Londra, e una sera mi ha portato in con sé in un locale semibuio di Chelsea. Niente di trasgressivo, anzi: i presenti sedevano tutti attorno a un tavolo con l'aria depressa, sorseggiando roba triste come succhi di mango o ananas. All'epoca i "rehab" per la disintossicazione non erano tanto di moda, ma gli Alcolisti Anonimi esistevano eccome: il mio amico ne faceva parte, ed ecco perché siamo finiti lì.
Il mio amico mi ha presentato il tizio che mi sedeva accanto. "Paola, Nick. Nick, this is Paola", "Nice to meet you", eccetera. Dopo i convenevoli il tizio se ne è rimasto lì in un angolo, pallido e ingobbito, a biascicare frasi di circostanza a voce bassa. E io nella penombra a pensare che era orribilmente noioso, e a pregare che arrivasse qualcuno a salvarmi, finché il mio amico, quello che mi ospitava, mi ha chiesto: "Ma Paola, Nick è famoso anche da voi in Italia?" e in quel momento, folgorazione, mi sono data dell'idiota. Gli ho parlato per un'ora e non ho capito che era Nick Cave.

In tutti questi anni mi è capitato di ripensare, ridendo, alla mia stoltezza. Poi l'altra mattina ho incontrato di nuovo Nick Cave, che non vedevo da allora. Era di passaggio a Milano per un concerto e un reading, e l'ho intervistato per tre quarti d'ora nelle viscere ovattate di un hotel di lusso. Ha scritto un libro molto bello (La morte di Bunny Munro), e abbiamo parlato a lungo di quello, e poi dei bambini - il protagonista del suo romanzo ha 9 anni - e poi anche dei figli, miei e suoi. Proprio quella mattina, la Pupa mi aveva dipinto le mani di stelle, cuori e soli color fuzzia. "Those homemade tattoos are very nice", mi ha detto Nick. L'ho ringraziato da parte della Pupa, poi tra me e me ho considerato che avevo cambiato idea su di lui, e che non è orribilmente noioso, anzi. Ho considerato anche che le cose in un locale semibuio di Chelsea sembrano diverse da quello che sono in realtà, e poi che avere dei bambini ti cambia la prospettiva; io per esempio a volte provo nostalgia per quei tristi succhi di mango e per ciò che rappresentavano, e chissà se anche Nick Cave.

mercoledì 21 ottobre 2009

Dialoghi mattutini

Mi dispiace, devo andare

"Buongiorno, Pupa. Ti ho portato il lattino. Hai fatto una bella nanna?"
"Sì, ho sognato che andavamo a Treviso a casa di Bau" (Mike Delfino) "e c'era nonna Giunilde, anche detta Mamma di Bau, e lo zio Enrico, anche detto Enrì, e Giàina, anche detta sorella di Bau. La casa di Treviso mi fa andare giù con la testa".
"E cosa facevamo a Treviso?"
"Andaviamo tutto il tempo in altalena e se pioveva stavamo in casa e saltaviamo dal divano al tavolo".
"Che bello. Chissà com'era contenta la Mamma di Bau. E c'era anche il fratellino?"
"Sì, ma era un lemure di Madadascar e si chiamava Mortino".
"Lo menavi anche nel sogno?"
"No, però gli faceviamo tutto il tempo CiccioPernacchia. E lui rideva come Pippo: gosh, gosh, gosh".
"Mi sembra un sogno bellissimo. Speriamo che quello della prossima notte sia altrettanto bello".
"Sì, ma io vado a dormire dalla Nonna Mao, quindi lo racconto a lei".
"Ah, vai a dormire dalla Nonna Mao?"
"Sì, mi sono già messa d'accordo. Ci resto DUE giorni" (facendo il segno di "tre" con le dita della mano).
"Ah cavoli, Pupa, ci resti tanto tempo. Ma sei sicura che la Nonna Mao lo sa? Perché vedi, io non lo sapevo".
"Sì, Mamma Mao, l'ho già avvisata."
"Ah. Che bambina indipendente. E non sentirai la mia mancanza?"
"Eh, stavolta no. Qualche volta anche i bambini devono andare lontani dalle loro mamme. E poi, anche la casa della Nonna Mao mi fa andare giù con la testa. Adesso scusami, ma devo fare un fiume di pipì".

venerdì 16 ottobre 2009

Bambini e primi freddi

Anche gli scaldasalviette hanno un cuore

Tutte le sere prima di crollare priva di sensi penso con una punta di rammarico che avrei dovuto/voluto aggiornare il blog e che un'altra giornata è passata. Ieri sera l'ho pensato più intensamente del solito e ho giurato a me stessa, al pupazzo di Barbottina e alla Pupa addormentata che oggi avrei posto rimedio alla cosa, ed eccomi qua - peraltro con nuovo, inaspettato materiale.
Ieri sera Mike Delfino era via per lavoro. Va in trasferta più o meno due volte all'anno e ogni volta succede qualcosa. Non pensiate che non partiamo preparati: per l'occasione arruoliamo la Nonna Mao, che viene a dormire nel letto della Pupa (che è come questo qua). Il Pupo, poveretto, resta da solo nella sua stanza e io mi infilo la Pupa nel lettone. Piace a lei ma soprattutto a me posarle la mano, durante la notte, sul minuscolo e morbido fianco e mantenere il contatto più a lungo possibile.
Peccato che ieri si siano verificati due problemi:
1) il riscaldamento nella casa-cantiere non è partito.
La palazzina è nuova di pacca, ci sono i pannelli solari e un sistema fichissimo, autonomo, di nuova generazione, efficace, efficiente, dai consumi ridotti. Coi primi freddi ho invocato a gran voce il volonteroso Riccardo, l'Idraulico del Cantiere, che è rimasto da noi fino alle otto e mezza di sera, poi si è dichiarato soddisfatto: "Ciao, signora, ci vediamo domani". "Grazie Riccardo, gentilissimo. Allora è tutto a posto?". "Sì, non ti preoccupare". "Ma perché lo scaldasalviette del bagno arancione pompa come un dannato nonostante io abbia abbassato il termostato?". "Perché non se n'è ancora accorto". "Ma chi? Lo scaldasalviette?". "Sissignora, che ti credi. Pure loro ci mettono un po' a capire le cose".
Alle undici, poco prima di andare a letto, ho realizzato che lo scaldasalviette era ancora rovente. Roventi pure le mattonelle del bagno arancione. Nel resto della casa tutto taceva (per una volta, bambini compresi).
Durante una delle numerose sveglie notturne (cfr. punto 2) ho realizzato che anche nel bagno blu, quello del piano di sopra, sembrava di stare in una sauna. A spanne ho calcolato che tra toilette di sopra e di sotto solo un diciassettesimo della casa era riscaldato, e mi son detta: buttasse male, metterò i bambini a dormire nella vasca.

2) La Pupa si è ammalata! Stavo giusto considerando che quest'anno, all'asilo, non aveva ancora preso neanche il raffr... e ieri sera, ecciù. Arcisorbole, ho pensato, con tutto l'Oscillococcinum che ingurgitiamo spero almeno che guarisca in fretta. Ma la notte scorsa mi ha preso a botte tutto il tempo, girandosi e rigirandosi come un involtino nel letto durante il suo agitatissimo sonno. Pim! Pum! Patapàm! Stamattina mi sono alzata pesta, e non era solo stanchezza. "Pupa, oggi niente asilo. Sei malata". "Evviva!". "Però non devi menare il fratellino". "No, mamma, lo tempesto di baci". "Ok. Non troppo, però, che hai il raffreddore". "Sì, ma non ti preoccupare. Con i muscoli che ho, ce la faccio lo stesso. Tipromètto che non mi stanco, di baciarlo".
Quando il Pupo ha starnutito la prima volta stavo uscendo per venire al lavoro. Non mi sono voltata.