Ho traslocato su erounabravamamma.it

Vi aspetto!

venerdì 8 aprile 2011

Occasioni (con concorso!)

Dice: "Hai voglia di spendere soldi non tuoi per una buona causa?"
Qualche settimana fa mi scrive una tipa carina di eBay: "Abbiamo pensato di scegliere te e altre tre blogger per un'iniziativa benefica. Noi vi diamo un budget - per la precisione 250 euri a cranio - e voi li spendete per arredare una stanza".
"Una stanza di che? Il mio fidanzato è nel settore, abbiamo già abbastanza benefici, grazie."
"Nonnò, qui ti parlo della stanza dei pupi di una casa-famiglia. Si chiama Dammi la manina, sta dalle parti di Milano. Noi ci mettiamo i soldi, voi fate un'esperienza d'acquisto su eBay, poi se vi fa piacere la descrivete sui vostri illustrissimi blog".
"Ok - sai che di solito non faccio queste cose, ma per i pupi di Dammi la manina sì. Che poi, ho guardato la presentazione e mi è subito venuto un sussulto. Confesso inoltre di trovare estremamente divertenti le esperienze d'acquisto su eBay."

Credo di essere stata abbastanza brava: il mio compito era occuparmi dell'angolo "studio" e ho preso tavolino, seggioline colorate, una lavagna con pallottoliere che quando il venditore ha saputo dove sarebbe andata a finire non ha voluto un centesimo (!) e, fichissimo, ce l'ha regalata, e poi un botto di pennarelli, tempere, gessetti, quaderni, libri, album da disegno... Ora aspetto che un corriere passi a ritirarli per consegnarli ai pupi. Vado un po' off topic: voi ci avete mai provato a digitare "infanzia" su eBay, come chiave di ricerca?
Io sì.
Ecco un piccolo elenco di cose che ho notato:
- impazzano i cuscini da allattamento. Per me una delle invenzioni più inutili della storia, assieme al phon per orecchie (esiste davvero) e al cono gelato a motore (ruota su se stesso per evitarvi la fatica di girarlo a mano per leccarlo).
- impazzano anche i box "come nuovo". Vedi sopra. Siete mai riuscite a tenerci i vostri figli? Io il Pupo, una volta, per 30 secondi.
- C'è tutta una sezione "nostalgia balilla", che mette in asta a carissimo prezzo francobolli del ventennio fascista raffiguranti neonati e lattanti (se li tengano).
- Amarcord: i Giochi del Commodore 64 "originali e come nuovi" (se non ve li ricordate siete troppo giovani per leggere questo blog), e l'enciclopedia per ragazzi "I Quindici", proposta da almeno otto venditori diversi.
- Libri: l'imperdibile "La mia infanzia" di Massimo Gorki, del 1921, casa editrice L'Avanti!. L'altrettanto imperdibile "Atlante della dentizione nell'infanzia", in vendita a soli 28,50 euro. E poi, l'oscuro "la mia infanzia criminale". Istigazione a delinquere per minori di 6 anni.
- I misteriosi "tre biberon con dosatòr", più un altro "biberon con tettarèll". Il venditore avrà fatto l'equazione: biberon-dosator-tettarell. Sennò bisognerebbe chiamarli biberoni (scusate, il mio senso dell'umorismo sta peggiorando).
- Lo stesso negozio eBay mette in vendita due cavalli a dondolo con identica descrizione: "Cavallo prima infanzia primi passi". Uno costa 54 euro, uno 83 (quello da 54 dev'essere zoppo).
- Se vostro figlio è un tipo raffinato e schifa il vasino, con 250 euro potete acquistare un vero cessetto supplementare "con scarico a pavimento". Un microwater aggiuntivo che volendo potete piazzare in mezzo al soggiorno.
- L'annuncio più bello del mondo è quello che mette in vendita un piccolo tavolo da giardino con panche. C'è una foto che lo illustra, con i soliti bambini angelici seduti al tavolo composti e ben pettinati. Il venditore ha specificato: "Oggetto come nella foto, ma senza bambini".

Ok. Ora, chi mi fa un altro elenco di cose divertenti trovate su eBay (non solo nell'area infanzia) vince un Quaquerello. Ne bastano cinque, su dai, non è un grande sforzo. Il giallo pupazzo vi attende.




lunedì 4 aprile 2011

Parigi è sempre Parigi

Io, che sono una che ama le sorprese
Il giorno del mio compleanno mi sento dire da Mike Delfino: "E come regalo, quest'anno... un bel viaggio! Però la meta non te la dico. È una sorpresa!"
(Io): "Da soli o con i Pupi?"
(Mike): "Da soli, da soli. Ho già pensato a tutto io, tranquilla. Partiamo sabato sera e lunedì mattina sarai già di ritorno in ufficio, senza perdere neanche un'ora di lavoro".
(...)
La mattina dopo chiamo mia madre (=la Baby Sitter straordinaria): "Mamma, ti ha detto Mike che partiamo, vero?". "No, non ne so nulla. Quando?". "Sabato sera, e stiamo via fino a lunedì... pensavo te l'avesse chiesto". "No, ma non ti preoccupare. Io posso tenerne anche cinque, di bambini. Io ho fatto tre figli, sai? E una eri tu. Poi sono arrivati i gemelli. Ti assicuro che non è stato faci...". "Sì, me l'hai già raccontato". "E tua nonna mica vi teneva. Tutto da sola, ho fatto. Altro che viaggi...". "Grazie, mamma". "Figurati. Non c'è di che".
(...)
La sera dopo, a letto, prima di addormentarci: "Ah, sono proprio contenta di partire. E poi mi piacciono le sorprese". E Mike: "Sì. Poi anche se ci siamo già stati, Parigi è sempre belliss...". "Vuoi dirmi che andiamo a Parigi?". "Mavvà. L'ho fatto per depistarti". "Depistarmi da cosa? Io non avevo nessuna idea". "Appunto: da niente. Volevo depistarti dal nulla". "Non sei molto bravo a mentire, lo sai?". "Tu pensa quello che vuoi. Se vuoi credere che andiamo a Parigi, libera di farlo".
(...)
Venerdì mattina: "Mamma, allora è tutto a posto? Partiamo domani sera". "Cooosa? Paola tu devi essere completamente rimbambita. Non mi hai detto niente! Dove andate? E i bambini, chi ve li tiene?". "In teoria non dovrei saperlo, ma credo a Parigi, anche se ci siamo già stati. E i bambini, se ti ricordi...". "Parigi è sempre Parigi. Parigi val bene una messa. Andate a mangiare il piede di maiale nell'omonimo ristorante, però in francese, di Les Halles. Comunque non mi avevi detto niente". "Non sono sicura che andremo a Parigi. E guarda che te l'avevo detto. Non ti ricordi?". "Come faccio a ricordarmelo, se non me l'hai detto? In ogni caso non c'è problema. Posso tenerne anche cinque, di bambini. Sai, in fondo ho fatto tre figli..."
(...)
Sabato pomeriggio, ore 16.30: "Stella, metti in borsa il costume da bagno. Dove andiamo noi, serve il costume da bagno". "Bugiardo. Secondo te a Parigi lo troviamo, il mercato delle pulci?". "Non rispondo a domande trabocchetto. Infila in borsa quel costume".
(...)
Sabato, ore 19.30, davanti al cartellone delle partenze di Orio al Serio:
PARIS BEAUVAIS - ORE 20.30 - GATE 16.
"Sei contenta, Stella?"
(...)
Ore 22.30, all'aeroporto di Paris Beauvais, signorina francese gentile: "Per arrivare in città ora dovete prendere un bus. Sono 80 chilometri, ci vuole circa un'ora e mezza fino a Porte Maillot, poi da lì chiamerete un taxi fino all'albergo. Al ritorno dovete essere alla stazione dei bus tre ore e un quarto prima: il vostro volo è alle 8.30 di lunedì mattina, quindi presentatevi puntuali alle 5.15."
Be', che dire. Abbiamo passato a Parigi una dozzina di ore meravigliose.


P.S.
1. Stanotte non ho chiuso occhio per l'ansia: mi succede sempre quando so che devo svegliarmi all'alba (sarei MOLTO curiosa di sapere se succede anche a voi).
2. Sul taxi che ci portava alla stazione degli autobus, Mike Delfino ha blandamente litigato con l'autista che giocava a poker (Texas Hold'Em) sul telefonino mentre guidava. Mike Delfino quando dorme poco perde il senso della misura. Diventa divertente e, assieme, logorroico. "Io sono un padre, sa? Un padre di due bambini. Magari è padre anche lei. Così sta mettendo a repentaglio la nostra sicurezza. Io pago per questo servizio, sa? E pretendo che lei stia attento mentre guida, non che giochi a uno stupido giochino. No, non mi importa nulla se perde la partita...". Poi abbiamo preso l'orrido bus, e alla fine siamo arrivati a Beauvais con due ore di anticipo sulla partenza dell'aereo. In più, l'aereo era in ritardo di 40 minuti.
A un certo punto un tizio mi è passato davanti in coda al check-in. Gli ho detto: "Embè?". E lui, con tono molto french-snob: "Che problema c'è? Cos'hai, paura di restare a terra?". Ma vi pare? Per punirlo gli ho starnutito a sua insaputa sulla giacca. Mike mi ha visto: "Ma dovevi proprio fare una schifezza simile?". "È già tanto che l'abbia lasciato vivo". Quando non dormo mi innervosisco facilmente.
3. Dopo l'atterraggio ho chiamato mia mamma. "Tutto bene?". "Ieri tuo figlio ha voluto fare otto giri in giostra, poi quando ho cercato di convincerlo a tornare a casa ha pianto e ha fatto un sacco di scene. Comunque tutto a posto. Certo, per me è stato un po' stancante. Sai, alla mia età...". (...)
4. Alle 13.15 mi hanno telefonato dall'asilo del Pupo: "Ciao Paola, sono la maestra Alice, nontipreoccupareilPupostabene. Ti chiamo perché stamattina l'ha lasciato qui la nonna, ma poi nessuno è venuto a prenderlo. Ne sai qualcosa?". Io chiamo subito la tata peruviana, a casa: "Mamacita, ma oggi non ci vai, a ritirare il Pupo?". "Oh MadredeDiòs. Pensava que era venuto con voi alla Francia. Desculpe". "Nessun problema. Ora però vai all'asilo, eh? Grazie. Sai com'è."



lunedì 28 marzo 2011

Ricorrenze

Oggi è il mio compleanno. Auguri
Me li faccio da sola, che quest'anno sento di averne particolarmente bisogno: gli strascichi connessi all'incidente occorso a Mike Delfino se possibile peggiorano (ma non voglio tediarvi). È presto per dire che scorgiamo la luce in fondo al tunnel, perciò vi posto un piccolo bilancio provvisorio:
- Ho passato metà notte insonne, a pensare all'incidente
- Nella metà notte in cui dormivo, ho sognato di essere lì lì per partorire il terzo figlio/a. Mi piazzavano in un'area dismessa dell'ospedale ("Signora, tanto ormai lei sa come cavarsela"). Invocavo la mia amica anestesista al grido di Stavolta non me la fate!, ma avevo dimenticato di fare la visita preliminare per l'epidurale. Lei arrivava lo stesso e zac! mi cacciava un ago nella schiena, immantinente. Seguivano chiacchiere da bar, senza dolori (ma voi siete riuscite a farla, l'epidurale?)
- Stamani sono arrivata in ritardo in entrambi gli asili.
- Sono rimasta imbottigliata due volte dietro il camion della spazzatura (che, come tutti sanno, va a 3,5 km/h).
- Ho fatto la spesa all'Essebrutta per un festino che darò stasera (niente di losco. Panini al latte, succhi di frutta e via. Se ci scappa un calice di Prosecco sarà una grande trasgressione). Ho fatto cadere una torta tipo "Mimosa" prima di pagarla. Buon per me, peggio per quelli dell'Essebrutta che hanno alzato un sopracciglio ma non hanno osato rimproverarmi apertamente.
- Ho fatto una piega orribile da un parrucchiere scadente di fronte a dove lavoro. Mi ha preso 21 euro e sembro Woodstock, quello dei Peanuts, però un po' depresso.
- Continua a chiamarmi il vicedir. per farmi scrivere notizie bizzarre come: Rocco Ritchie, il figlio decenne di Madonna, si è dato alla breakdance.

lunedì 21 marzo 2011

Una giornata "pétol"

Onore e gloria al nostro stimatissimo Presidente Napolitano, ma

Varcando stamani la soglia del consultorio pediatrico (aka centro vaccinale) con Pupa frignante al seguito, vengo accolta dal seguente commento:
(Infermiera): "Signora pensavamo di non vederla più! Sono le 9.45, l'appuntamento era alle 9".
(Io, tentando di mantenere un tono calmo): "Ma lei lo sa che cosa c'è là fuori?"
(Lei, garrula): "Ah sì sì lo so! È il Presidente Napolitano al Palazzo della Regione. Pensi che prima c'erano anche gli elicotteri. Pensavamo fosse scoppiata la guerra".
(Dottoressa, affacciandosi alla porta dell'ambulatorio): "Bentrovate! Vieni amore che ti faccio la punturina".
Questa dottoressa, che un tempo era la nostra pediatra - poi l'ho cambiata - è una delle donne meno spontanee del mondo. "Vieni tesoro, come sei bella, come sei cresciuta. Ti prometto che non ti faccio male", dice, e la Pupa già strumpallazza come una pallapazza contro le pareti del laboratorio, per evitare la siringa. "Ora se voi mi aiutate, in due la teniamo, l'altra le spara l'ago nella coscia", cambia tono la dottoressa nel giro di 30 secondi. "Non c'è bambino che io non sia riuscita a vaccinare", sbuffa tenendo la Pupa schiacciata a pancia in giù sul lettino. Lei si dimena e scalcia come un cavallo, l'infermiera fa del suo meglio per tenerle fermi i piedi, io dal davanti cerco di consolarla. Pic! Come recitava quella famosa pubblicità, è questione di un attimo e tutto finisce.
Uscite da lì, ci avviamo all'asilo. Siamo in ritardo di un'ora e mezza e mia madre mi ha appena comunicato di essersi dimenticata di avvisarli. Poco cambia: presso le bidelle godiamo già di considerazione scarsissima, la nostra reputazione non può certo peggiorare.

Mentre, in ritardo di due ore, vado verso il lavoro non sono troppo depressa. In fondo è già un miracolo che sia arrivata fin qui: giovedì scorso Mike Delfino è stato centrato in auto da un demente che ha attraversato l'incrocio col rosso pieno e poi ha avuto il coraggio di spiegare "Mi sono confuso con il verde pedonale". La nostra macchina è distrutta e giriamo sulle auto che i vicini ci prestano a rotazione - non è poi così male se non fosse che mi devo ricordare chi inserisce sempre il freno a mano, chi ha la freccia sinistra che non funziona, chi la macchina a metano, chi quel fastidioso "bip bip" per segnalare che hai già percorso 50 centimetri senza allacciare la cintura.
Il povero Mike invece ha il collo bloccato dal colpo di frusta e, per sovrannumero, ogni tanto delira. "Gatto! Gatto!" Mi ha bisbigliato in tono complice alle 4 della scorsa notte. "Nini! Che c'è?" ho fatto un balzo io. "Dobbiamo fare tre o quattro buchi nei muri, non di più". "Ah". "Stai tranquilla, non si vedranno neanche". "Già".
In queste ore difficili, almeno il Pupo che parla è una delizia. La ragazza alla pari spesso gli dice "You're so special", e lui ripete diligente: "Pétol". Ogni tanto si capisce che vuol fare un annuncio, allora viene lì col ditino puntato, ti guarda negli occhi e poi esclama: "Unomento!" (=un momento).
A proposito. Forse non ci crederete, ma unomento fa mi ha chiamato mio padre per dirmi che è stato centrato in auto da un demente (sì, anche lui); ha il ginocchio ammaccato ed è finito all'ospedale. Il demente in questione ha cercato di giustificarsi dicendo "Mi sono distratto per colpa di un tizio che mi ha tagliato la strada".
Strategie anti-jella sono di qui in poi benaccette. E se credete nel karma e in quelle cose lì, provate a spiegarmi che significa questo.


martedì 15 marzo 2011

Lettone sì, lettone no (ep.1)

Lasciate che i pargoli vengano a voi

Ricevo da un frequentatore di questo blog (Papongi) e volentieri pubblico:


«Il lettone...
ormai per noi è condivisione. È la nostra agorà.

Esempio classico: Domenica mattina ore 6.27
tum, tum, tum, puff!!!!!!
Little Miss Sunshine arriva nel nostro letto con la sua piccola corte dei miracoli composta da: pupazzo piccolo di Hello Kitty (conosciuto anche come "Kitty vomito" perché durante i momenti di difficoltà è quello che viene sempre sommerso...), pupazzo medio Hello Kitty, coniglietto di stoffa, peluche enorme Nemo, e questa è solo la formazione base.


Ore 6.32

LMS dopo essersi piazzata nel mezzo insieme alla sua ciurma (separando me e sua madre come Mosè con le acque del Mar Rosso), comincia a interagire con i pupazzi...

vd. rimproverarli perché non vogliono dormire, consolarli perché stanno male, o mandarli in esplorazione sotto il piumone.


Ore 6.45

la madre di LMS comincia dare i primi segni di insofferenza e iniziano le minacce.


Ore 6.47

LMS si paralizza come gli opossum dell'Era Glaciale quando c'è un pericolo.


Ore 6.51

LMS ricomincia il suo show, farcendolo con un "Mammina ti voglio bene", giusto per ingraziarsi il pubblico, suscitando ovviamente apprezzamenti diffusi.


Ore 6.59

Ormai il sonno è un dolce ricordo. Siamo nel clou dello spettacolo: monologhi, interrogazioni e canti vari.


Ore 7.03

LMS manifesta un certo appetito...

Capita l'antifona, padre coraggio raccoglie tutte le forze e dice: "Forza cucciolo, andiamo, che ti preparo la colazione". Tutto ciò per la gioia del pubblico restante (la madre), che può godersi gli ultimi scampoli di sonno di una domenica mattina.»


Che dire? Intanto onore e gloria a Papongi che si sacrifica per il sonno di sua moglie (donne: quanti tra i vostri compagni/mariti lo fanno?). E poi: voi come siete messe/i sullo specifico tema "lettone"?



martedì 8 marzo 2011

10 cose che mi danno gioia

Sono (tanto per cambiare) giorni difficili, e
Ieri stavo andando a Roma a intervistare Noa. Più o meno a Firenze, mi squilla il telefono.
"Buongiorno, è l'asilo".
"Oh, no".
"Eh, sì".
"Ancora?"
"Due volte. Liquida".
"Ora cerco qualcuno che la venga a prendere".
"Grazie, signora, arrivederci".

Da un mese a questa parte la Pupa, dopo un attacco acuto di virus gomitillo, non è più la stessa. Tra nausea e mal di pancia, continua a stare male. Abbiamo provato a tenerla a dieta, a sospenderle il latte, l'abbiamo imbottita di fermenti&probiotici. Ieri è tornata all'asilo dopo due settimane di assenza e l'hanno rispedita a casa poco dopo. Oggi ci abbiamo riprovato ma Mike Delfino è arrivato in ritardo di 5 minuti e la classe della Pupa non c'era.
(Bidella sadica) "I bambini oggi sono in gita, sono partiti presto".
(Mike Delfino) "Gita? Quale gita?"
(Bidella) "Eheheh, se voi non state attenti non è colpa nostra".
(Mike) "Ma no, è che la bambina stava male, le notti in bianco, noi non sapevamo, non abbiamo letto..."
(...)

Quando Mike mi ha chiamato per raccontarmi il nostro clamoroso fallimento mi è venuta la nausea. Domani per fortuna abbiamo appuntamento dalla pediatra privata (vedere quello della mutua è complicatissimo, ma ci tornerò sopra), che spero ci dia qualche consiglio valido anche per il mio stomaco.
Ciò detto, raccolgo volentieri l'invito di altre mamme blogger che oggi, 8 marzo, hanno deciso per la festa della donna di pubblicare in contemporanea un elenco delle "10 cose che vale la pena di vivere". Però attenzione: non voglio fare la lista delle prime 10 in assoluto. Diciamo: 10 tra le cose per cui vale la pena di vivere. E non in ordine.
1. Un certo dentifricio "con il classico gusto salino" (avete presente?)
2. I popcorn fatti in casa, con molto sale.
3. Bree, una delle protagoniste di Casalinghe Disperate, per me vera fonte di ispirazione.
4. I Pupi quando per la stanchezza diventano molli e si abbandonano, lasciandosi finalmente stropicciare e baciare.
5. L'oroscopo di Brezsny su l'Internazionale.
6. Le rondini che nidificano sotto il davanzale della cucina nella mia casa in collina.
7. Il camino acceso e le toffolette (o marshmallows) arrostite.
8. Le acciughe, specie a Barcellona o Monterosso.
9. Avere la pelle che sa di sale dopo un lungo bagno al mare.
10. Un concerto dei Mumford&Sons.

Bene, che dirvi? Aspetto ansiosamente i vostri elenchi.

giovedì 3 marzo 2011

Non c'è montagna più alta di quella che non scalerò

Non c'è scommessa più persa di quella che non giocherò
Da sabato scorso i Pupi sono al mare, anzi in collina (vedi foto, che però risale all'estate scorsa) con i nonni. Tutte le mattine chiamo mia madre per avere notizie:
"Mamma, hanno chiesto di noi?"
"Macchè. Nix. Nada. Neanche una parola".
"Dormono? Mangiano? Si divertono?"
"Oggi veramente ha nevicato e sono un po' meosi, per il resto non hanno un problema al mondo. Tuo figlio non vuole più il pannolino, se lo strappa di dosso infastidito, come fosse un panno imbevuto di cherosene".
"Mi passeresti la Pupa?"
"Ci provo. Sai che non le piace il telefono, ieri ha attaccato subito. Dai vieni amore, vieni a salutare la mamm..."
Clic.
Mi intenerisce parecchio pensare che i miei figli in qualche modo si fingano già grandi e indipendenti. Mi fa sorridere il fatto che non chiedano di me, che non vogliano nemmeno salutarmi al telefono - anche se poi so che quando torneranno a casa, sabato, mi offriranno inermi il collo morbido perché possa respirarne a lungo le pieghe.
Mi piace pensare al Pupo che si strappa il pannolino e osserva pensoso la neve. E alla Pupa, che per molti versi dice ancora cose "da piccola": edentico, tricioperatoro, anatuga (lattuga). Io mi guardo bene dal correggerla. E ho un sussulto ogni volta che è lei a farlo da sola, crescendo: ogni volta che un sollecoto diventa solletico, un cincio lascia il posto al cinque, una stella filata si trasforma in filante. Un giorno una mia conoscente mi ha detto: "Sono così contenta che mia figlia sia già grande, che non si metta più le dita nel naso, che abbia preso la patente, che non sia più necessario imboccarla, o prenderla in braccio quando cade e si sbuccia un ginocchio". Ho pensato: questa signora si è persa dei pezzi per strada. E c'è poco, purtroppo, che si possa fare a riguardo.