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venerdì 19 marzo 2010

Mamma che ridereeeee

Scriviamo assieme uno spettacolo teatrale?
Ve lo chiedo senza girarci troppo attorno.
Siccome un po' ormai vi conosco, e

so se che se leggete questo blog siete molto spiritose (e spiritosi), e inoltre:
- quasi certamente avete un figlio (o più)
- o un nipotino
- oppure occasionalmente, diovibenedica, avete fatto da babysitter ai miei pupi
- o comunque, insomma, quando vedete in giro un bambino non urlate per il raccapriccio,

se vi va, come spero, di partecipare, potete sbizzarrirvi con aneddoti inerenti ai temi che di volta in volta vi proporrò, e che ruotano tutti attorno alla maternità.
Funziona come con i normali commenti: voi li lasciate e io li raccolgo.
Col tempo vi svelerò nuovi dettagli sullo spettacolo: per ora posso dirvi che si terrà a maggio, sarà interpretato da un'attrice comica brava, simpatica e mamma di cui mannaggia ancora non ci hanno detto il nome, e che è un'iniziativa di The talking village (il banner che da settimane ho inserito sulla mia home page vi porta al sito). Per ogni dubbio, per scoprire la lista dei 10 blog che partecipano, oppure se siete blogger a vostra volta e volete dare il vostro contributo, andate a sbirciare Mamma che ridere.
Ah! Fino al 7 aprile, in tutti i post che hanno la manina rosa, lasciare un commento premia: il nostro sponsor è la Huggies, e ogni settimana i 15 aneddoti più divertenti ricevono uno sbadaluffo di pannolini a casa (a proposito: se non avete un account registrato, ricordatevi di lasciare un indirizzo mail in fondo al commento, per contattarvi se vincete).
Chi partecipa e non ha figli può usare i pannolini per imballare oggetti fragili o anche come confezione regalo di un anello di fidanzamento (so che è surreale ma il mio l'ho ricevuto proprio così, avvolto in un elegante Newborn. Però non era un Huggies. Mi scusi, signor sponsor) (Oddio, non si sarà mica offeso) (Uhm. Dev'essere della Vergine. Tipi un pochino permalosi).

Bene. E ora, visto che sono in ritardo perché ho impiegato 29 ore a capire come incollare il banner con la manina rosa, direi che possiamo anche partire.
Nelle prossime ore vi fornirò lo spunto per il primo tema. Ma sentitevi libere di proporre aneddoti anche extra-lista! Vale tutto, e sarei davvero felice se qualcuno dei commenti partiti da qui finisse sul palco di un teatro.
P.S. La Pupa dice spessissimo "Esterodàzzino". Il primo che indovina cos'è vince un bicchiere di vino rosso. Niente pannolini però.


10 commenti:

  1. ci provo: uno pterodattilo? (credo che sia una roba tipo uccello preistorico...)

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  2. cavolo, brava. hai vinto. sei di milano?

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  3. No, purtroppo! Sono di Lucca... non è che prima o poi fai un salto in Toscana? (PS: lavoro anch'io con le parole, forse è per questo che ci ho azzeccato)

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  4. Io sinceramente non avrei mai indovinato!
    però partecipo volentieri alla missione-teatro, se riesco a uscire dalla depressione del mobbing,appunto.

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  5. teatro: idea fantastica, ci sto!!
    anche la fornitura di pannolini è ottima cosa, quisicaca che è una meraviglia..mio papà teorizzava, per una guerra non violenta, le bombe-cacca..ecco, potrei fare l'armatore.
    a proposito di neologismi: il mio n1 offende il n2 dicendogli "sei un FILETTANTE"!! a me fa tanto bricoleur..
    mentre ha un sapore rodariano lo "statuaggio"..tatuare statue?
    mivanci@libero.it

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  6. Ciao!!! Sono contenta di essere capitata nel tuo blog tramite Mammacheridere.
    E per queste iniziative, anche da lontano, io ci sono sempre...
    COmunque senti...io a pterodattilo che non so nemmeno pronunciarlo non ci sarei mai arrivata...
    peccato, un bicchiere di vino l'avrei proprio gradito!
    a presto!!!

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  7. Ciao! Ho provato a cliccare sul tuo link di MammaCheRidere nel post...ma credo tu abbia errato il collegamento :) O forse sono io che sono negata...

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  8. scusa ma non mi è molto chiar, posto qui il link del testo e la mia mail? Faccio così, poi nel caso torno con calma e cerco di capire meglio... ora ho una scricci urlante di 3 mesi che si diverte a modulare i suoi NGHé in tutte le tonalità! :(
    http://bastaunsoffiodivento.blogspot.com/2010/03/cronaca-di-una-notte-come-tante.html

    inkripta@libero.it

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  9. Silvia Manzani6 aprile 2010 10:26

    Ti mando questo per il concorso huggies


    Sabato scorso, ora di pranzo. Squilla il cellulare: “Ciao Silvia, l’ho appena saputo, non è ancora ufficiale ma lunedì le scuole sono chiuse”. Dall’altro capo del telefono c’è una mia amica che fa la maestra in un nido. Se me lo dice lei, significa che è vero. Lo dico a lui: “No, vedrai che non sarà così”. Ottimismo inutile. Riempio la pancia, rimandando ogni decisione alla fase digestiva. Poi mi connetto a internet, sito del Comune di Ravenna. Tra le notizie di copertina campeggia: “Lunedì 21 dicembre scuole chiuse a causa della neve”. Panico. E adesso?

    Io a casa non posso rimanere, lui nemmeno. Rapido giro di telefonate per capire se qualche nonno può prendere un giorno di ferie: impossibile. A ridosso di Natale ulteriori giorni off sono proibitivi. E proibiti. Si passa a setacciare le opzioni meno probabili. Nell’ordine:

    - bisnonna uno: a casa nostra non se la sente di venire causa gelo. Tenere la pargola sette ore a casa sua? Non è il caso. L’ultima volta per un’ora e mezza è andata in tilt, senza contare che non l’ha mai addormentata in vita sua (e l’addormentamento è il più delicato dei riti).

    - zia: ha un pargolo di un mese, ingolfarla è davvero una mossa azzardata. Ma c’è un però: ad aiutarla ogni giorno arriva la nonna, che per noi è la bisnonna 2. Controindicazioni: non conosce bene la pargola e parla solo in pugliese stretto. Il binomio di parenti, però, potrebbe funzionare. Ma solo per la mattinata. Anche stavolta l’addormentamento lo vedo male, senza contare che il neonato potrebbe disturbare a più riprese il sonno della cuginetta. Affare fatto. Non è il massimo della vita ma per cinque ore è un modo accettabile per tamponare l’emergenza.

    Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

    Alle otto sono fuori con pargola in braccio, borsa mia e borsa piena di giocattoli per consentirle di ammazzare il tempo. Infilo la chiave nella serratura della macchina. Niente. Al primo colpo non entra, al secondo nemmeno, al terzo neppure. Provo con l’altro sportello (ne ho solo due). Nada de nada. Tirando i muscoli del braccio eroicamente tiro fuori da una delle borse una bottiglia di plastica che ho sapientemente riempito di acqua bollente. Ma il tentativo idrico non sortisce effetto. Provo a mantenere la calma, lascio la pargola in piedi sulla strada, immobile nel gelo che la circonda e provo a chiamare soccorsi. Vedi: mio padre. Tu-tu-tu ma non risponde. Riprovo con l’acqua, i pugni, la forza e la chiave come per miracolo entra. Saliamo. Poi esco di nuovo per inondare il vetro di acqua calda. Ovviamente il ghiaccio si riforma subito ma almeno lo strato è più sottile di prima. Peccato che, appena metto in moto, mi ricordo che i tergicristalli sono rotti (da venerdì). Non vedo un tubo e addirittura i finestrini non danno segno di vita.

    Guido a naso fino a casa delle baby sitter. Arriviamo illese.

    Appena entriamo la pargola mi si attacca alle ginocchia e inizia a battere i piedi. Nella sua testa la sua coscienze recita: “Mamma mi hai fregato, questo non è l’asilo”.

    Risultato:

    mia figlia è arrabbiata con me (a 16 mesi ci si arrabbia come a trent’anni)

    arrivare dalla zia è stata un’odissea, come lo sarebbe stato raggiungere il nido

    ho dovuto chiedere di andare a casa prima dal lavoro

    Per me il danno non è tanto la neve, quanto questa ordinanza anti-neve.



    silviamanzani@email.it
    eventuale taglia pannolini: 12 chili

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  10. Silvia Manzani6 aprile 2010 10:27

    e questo

    La Fiat ha lanciato una campagna per la sicurezza dei bambini in auto. Basta andare in una concessionaria per trovare informazioni e materiali sul tema. Lodevole, per carità. Nella reclame si dice che spesso i pargoli “viaggiano in auto non allacciati correttamente o addirittura liberi”. E si aggiunge: “Spesso dimentichiamo che piccoli e semplici gesti quotidiani possono permettere a noi e ai nostri cari di viaggiare in auto in sicurezza”.

    Ma fino a che non ci si passa, non si può davvero capire quanto sia complicata la questione. Cominciamo dai primi vagiti. Il neonato in genere sale a bordo in due modi. Il primo è nella sua fiammante carrozzina (o meglio, nella parte di sopra, che viene staccata dal telaio e che è meglio detta navicella). Per essere a norma, bisogna avere due appositi ganci che vanno a loro volta fatti combaciare con le cinture di sicurezza del sedile posteriore. Peccato che non tutte le carrozzine li abbiano in dotazione. Vanno comprati a parte. E se non volete ogni volta staccare i ganci dall’auto, dovete averne qualche copia, per l’auto di papà o dei nonni.

    L’altra modalità è l’ormai arcinoto “ovetto”. Quest’ultimo può essere posizionato nel sedile anteriore a fianco di quello del conducente solo ad air bag disattivato. E con le spalle al volante. Peccato che molte auto abbiano l’air bag di default. Non si disattiva. E il bebè finisce per forza nel sedile posteriore. Di nuovo, con le spalle rivolte al volante. Di modo che voi, anche se vi voltate, anche se usate lo specchietto retrovisore, non lo vedete.

    Quando il bimbo supera i nove chili (se è affamato succede ben presto), l’ovetto non va più bene (figurarsi la carrozzina): ci vuole il seggiolino per l’auto vero e proprio, quello che resta fisso sul sedile dietro. E si ripete un copione già letto: fino a tot chili (dipende dalle marche) il bambino deve stare rivolto con il viso al baule. In caso di tamponamento, infatti, il collo non ne risente, recitano le istruzioni. Di nuovo non potete vedere il bambino.

    Quando finalmente il seggiolino e il pargolo possono guardare avanti anziché indietro, è il macello. Vostro figlio, immobile e legato, non ci vuole più stare. E mentre siete ormai laureate in Scienze del seggiolino per l’auto, escogitate mille maniere per farlo stare buono: nell’ordine pupazzi, sonagli, librini, biscotti, biberon di camomilla, auricolare del cellulare, chiavi di casa. Siete voi, questa volta, a rischiare di sbattere la testa contro il parabrezza.



    silviamanzani@email.it
    taglia pannolini: 12 chili

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