Ho traslocato su erounabravamamma.it

Vi aspetto!

venerdì 11 novembre 2011

Scuola: primo colloquio

Gli ittici si comportano bene, mia figlia a quanto pare, non sempre
A casa, nell'acquario, mi pare ci sia ormai un certo equilibrio. I pesci chiamati Sofia e Mosè sono grassi proprio come i gatti di mia madre (che si chiamano anch'essi Sofia e Mosè). Il pesce cieco è piccolo perché mangia meno degli altri, però sopravvive. Uno dei sei è particolarmente molesto, dà piccoli colpi con le labbra - avranno le labbra, i pesci? - agli altri con l'unico scopo di dare fastidio, ma al momento non si segnalano incidenti di rilievo.
A scuola, primo colloquio con gli insegnanti: mia figlia è stata benevolmente declassata da "bambina straordinaria", come appariva nei primissimi giorni, a "bambina positiva". A inficiare la valutazione non già il rendimento scolastico, che come dimostrano i voti è perfetto, quanto il comportamento.
(Maestra Rosanna) "Signora, sua figlia è simpaticissima, si prodiga con tutti, sta bene con i maschi e con le femmine, coi cinesi e con gli arabi..."
(Io) "Però?"
(Lei) "Però cosa?"
(Io) "A una tale sequenza di elogi di solito segue la mazzata".
(Lei) "Nooo, è che..."
(Io) "Coraggio".
(Lei) "Ok. A proprio voler sottolineare una cosa, c'è che non sta mai zitta".
"Ah".
"A me piacciono le bambine chiacchierone, non mi fraintenda. È che lei parte a macchinetta e ha sempre una storia da raccontare su tutto, perciò a volte mi diventa difficile occuparmi degli altri 18 bambini".
"Beh..."
"Poi ha sempre mille iniziative".
"Carino, no?"
"Sì. Diciamo che non riesce a finire un'attività, e subito ne vuol cominciare un'altra. Funziona così: di solito raduna un manipolo di seguaci, cinque o sei bambini disposti a seguire le sue orme, e li coinvolge".
"Una trascinatrice".
"Per esempio ieri all'intervallo si è messa in testa che doveva creare un calendario. Con tutti i giorni e i mesi dell'anno. Si è messa a frantumare il maestro Enzo chiedendogli di continuo: 'Ma dopo febbraio cosa c'è? Quanti mesi ha gennaio? Dopo il sabato viene la domenica?', cose così".
"Riesco a immaginare la scena".
"I suoi schiavi, cioè, i suoi scribi si erano presi un mese a testa ed erano chini sui fogli a riempirli di numeri del Demonio, ha presente? Tutti scritti al contrario e infarciti di strani simboli. Ma dopo un po'... sua figlia..."
"Non mi tenga sulle spine. Che ha fatto?"
"Si è rotta le scatole, ha mollato tutto ed è andata a fare un puzzle. E i discepoli erano lì smarriti, in attesa di istruzioni".
"Capisco".
"Poi dopo l'intervallo la vedo con la testa accasciata sul banco. 'Pupa', le dico, 'ora che c'è?'. E lei mi risponde: 'sono distrutta. Quel calendario mi ha ucciso'."
P.S. Oggi, invece, il Pupo compie 3 anni.

lunedì 7 novembre 2011

Ma come fa a far tutto?

Settimana in salita
In effetti il libro mi era piaciuto un sacco, mentre il film con Sarah Jessica Parker non l'ho ancora visto, e voi? Comunque, mai come in questi giorni mi sento affine alla protagonista - descrizione in sintesi: madre incasinata di due nani piccoli, donna si fa per dire in carriera, fatica bestiale a conciliare lavoro e famiglia. Venerdì 11.11.11 è il terzo compleanno del Pupo ed esattamente quel giorno io parto per un viaggio di lavoro irrimandabile a Londra, per tornare a Milano domenica mattina, in tempo per la sua festa che si terrà al pomeriggio.
In questo momento la madre di tutte le domande è: e se ci fosse qualche problema con l'aereo? Mi si affollano in testa scenari apocalittici, tipo
1. A causa di uno sciopero a singhiozzo dei controllori di volo riesco finalmente ad atterrare a Orio al Serio, dopo 6 scali, solo alle 21.40 di domenica sera. Mike Delfino non riesce a perdonarmi e non mi viene nemmeno a prendere. Vittima dei sensi di colpa, ricomincio a fumare, mi mangio le unghie fino all'osso e prendo in lacrime l'orrido e lentissimo shuttle che, a mezzanotte, mi ricondurrà finalmente a casa, dove nel frattempo Mike Delfino ha cambiato la serratura. Dormo in garage.
2. Non chiudo occhio per tutta la notte tra sabato e domenica per il terrore di non sentire la sveglia. Verso mattina, esausta, cado addormentata e in effetti non sento la sveglia. Perdo l'aereo. Vedi scenario 1.
3. L'aereo ha un guasto. Mentre precipitiamo, mi assale la fulminea ma schiacciante consapevolezza che la festa di mio figlio andrà comunque a carte quarantotto.
4. (Un po' meno grave) L'aereo è in ritardo ma riesco ad essere a casa per le 18. In aeroporto mi hanno perso il bagaglio con il classico orsetto Paddington, costosissimo regalo last minute per il Pupo che comunque non l'avrebbe degnato di uno sguardo. Mio figlio ha già soffiato sulle candeline, appena mi vede si mette a piangere. A Mike Delfino nel frattempo la situazione è sfuggita di mano: i bambini hanno spalmato tutti i muri di cioccolato, infilato muffins sotto i cuscini del divano e Didò nel bidet, alcuni minorenni bevono alcolici, altri succhiano con la cannuccia l'acqua della vasca dei pesci. Mia suocera, che per il lieto evento ha appositamente affrontato il lungo viaggio da Treviso, ha due sparachiodi al posto degli occhi e mi appiccica al muro appena entro. Nelle foto del compleanno, io non compaio.

A tutto ciò aggiungete che, in ordine sparso: a) mi si è rotta la macchina b) oggi c'è lo sciopero dei mezzi c) piove, governo ladro, non solo fuori ma anche in casa, da un lucernario d) ho dimenticato di dare da mangiare ai pesci e) i genitori dei compagni di classe di mia figlia faticano a darmi i 10 euro che, in qualità di rappresentante di classe, sto cercando di raccogliere per l'assicurazione infortuni f) devo ancora comprare i vaccini per l'antinfluenzale che i Pupi faranno domani g) Mike Delfino va ad Amsterdam e sta via tre giorni h) ieri sera ho visto un film dell'orrore, poi ho lasciato per sbaglio la luce accesa in una camera, poi mi sono convinta che la casa fosse infestata e ho coinvolto Mike Delfino in improbabili esplorazioni notturne in cerca di Poltergeist.
In questo momento, a ben pensarci, quel che più mi preoccupa sono i pesci.

mercoledì 2 novembre 2011

Invertiamo la rotta

Ecco il ritratto della fiducia
Bene, credo sia la prima volta (e magari sarà anche l'ultima) che scrivo due volte in un giorno. Però il post precedente è troppo triste, così ho pensato di distrarmi/vi un po' con una foto del Pupo su un trattore. Il Pupo va pazzo per escavatori, ruspe, e altri aggeggi agricolo/industriali. Quando siamo per strada è tutto un enfatico declamare: "Uàdda! Una luspa, una betoniela, un tlattole". Ieri siamo andati in gita al lago d'Orta e sul ciglio di una strada c'era questo, e... hop! lui ci è balzato sopra. La sua espressione è quanto di più vicino al concetto di felicità mi venga in mente in questo momento. Mi ha fatto ridere anche la Pupa: siamo andati a vedere una casina di sassi, due stanze più cucina senza riscaldamento in mezzo ai boschi, che ci piacerebbe prendere in affitto per qualche weekend primaverile o estivo di fuga dalla città. Lei a un certo punto è scoppiata a piangere come un bebé (e ha sei anni e mezzo). Piangeva rumorosamente, senza spiegare perché. Dopo un po' sono riuscita a calmarla e le ho chiesto: "Pupa, ma che cos'hai?". Lei mi ha risposto: "Ma perché cambiamo casa, così, senza avvertimento? Dove andrò a scuola? E poi: qui farà sempre così freddo?". Che tenerezza.

Nell'acquario c'è un pesce cieco

Vorrei dirne di cose, se qualcuno dall'altra parte ascoltasse
Da settimane non parlo con mio fratello. Mio fratello ha una gemella, cioè mia sorella, con cui invece per fortuna parlo - e che a sua volta non gli parla. Al momento quel che hanno in comune è, direi, una certa quantità di patrimonio genetico e l'iscrizione al Registro Nazionale dei Gemelli, roba per cui l'Istituto Superiore della Sanità chiede periodicamente a entrambi di sputare in una provetta e di mandarla a un certo indirizzo per studiare le ramificazioni della saliva - affrancatura a carico del destinatario.
Mio fratello voi non lo conoscete, ma in famiglia è universalmente noto per la erre moscia e per i ravioli fatti a mano a Natale - eredità raccolta dalla nonna pugliese che quando è mancata gli ha lasciato lo stampo e quella scomoda macchinetta da agganciare a un lato di un tavolone tutto infarinato.
È anche noto, uhm, vediamo... perché novanta su cento salta le feste di compleanno dei miei figli. Perché se non lo chiami tu puoi anche crepare, mentre aspetti una sua telefonata. Perché è fondamentalmente un nichilista e il massimo del buonumore per lui è dire "Bof, è un periodo bigio, che vuoi farci". Una volta suonava musica balcanica in un gruppo ma poi si è stufato e allora non lo fa più.
Ogni tanto mio fratello viene a casa mia. Succede quando lo invito tre, quattro volte di fila: ecco che il suo nichilismo s'incrina e allora dice ok, passo, perché quella sera lì alle 21 ho un impegno proprio in zona tua e allora posso stare da te diciamo dalle 19.50 alle 20.55. Cose così.
Mio fratello, il nichilista, è anche un tipo buonissimo. Si commuove per niente. Quando mia nonna moriva lui l'ha accudita cullandola come fosse sua figlia. Ora, è successo che un nostro amico si è rotto il femore cadendo in moto. Stamani sono passata a portargli una brioche e il giornale e mi ha detto: "Tuo fratello mi chiama spessissimo e viene a trovarmi appena può. Prima invece, quando non stavo male, non rispondeva neanche al telefono". Cosa vuol dire questo? Forse che, per esserci, deve avvertire un senso d'urgenza?
(Sempre il mio amico del femore rotto mi ha fatto ridere: "Quando mi han ricoverato in ospedale spiegandomi che dovevo essere operato, ho chiesto subito due cose: 1) potrò ancora avere figli e 2) mi dareste della morfina?". E poi ha aggiunto: "Mentre mi operavano ero sveglio, sotto anestesia spinale, e sentivo tutto. Nessun dolore, però i colpi sì, e poi tutto quel ravanare. Mi sembrava di essere un letto Ikea quando viene montato").
Tornando a mio fratello, invece. Ci siamo scritti un paio di mail di recente, poi più nulla. Gli ho fatto qualche precisa domanda ma non mi ha più risposto. So da mia madre che parte venerdì per il Brasile e quindi anche quest'anno salta il compleanno del Pupo. Quand'eravamo piccoli era un bambino affettuosissimo e mi chiamava "Paolincia". Ogni tanto guardo i miei figli giocare e mi viene una fitta allo stomaco perché penso che magari, quando saranno grandi, uno di loro si comporterà come mio fratello e l'altro starà male come un cane. Al momento nulla mi rende più triste di questo, nemmeno il pesce cieco che abita il mio acquario assieme agli altri cinque ed è più piccolo e più magro di tutti perché poverino non vede il cibo, e si becca solo le briciole.

Post scriptum (martedì 3 novembre, mattina). Mio fratello mi ha chiamato ieri sera, probabilmente sfinito da mia madre. Forse - ma non posso giurarci - di sua iniziativa.

venerdì 28 ottobre 2011

Le cose, in effetti, vanno sempre peggio

Gli uomini sono un po' ruvidi, ma il punto non è solo questo
Da una settimana circa la scuola materna del Pupo annuncia la "possibilità di uno sciopero" per oggi. Ieri pomeriggio chiamo per avere aggiornamenti:
"Sono la mamma di un Pupo. Mi dice se domani lo mando a scuola o no?"
"Non lo sappiamo ancora".
"In che senso, scusi?"
"Bisogna vedere. Suo figlio in che classe è?"
"Nella classe arancione."
"Classe arancione, classe arancione, mi faccia controllare..." (rumori in sottofondo)
(Dopo tre minuti) "Mi spiace, non sappiamo ancora. Deve chiamare domattina alle otto e mezza e glielo diciamo".
"Allora io secondo lei, tipo, dico qui al lavoro che forse vengo, forse no? Forse mi prendo le ferie, forse no?"
"Eh, in effetti. Non ha qualcuno che anche avvisato all'ultimo può venire a prendersi cura del Pupo?"
"Guardi, migliaia di persone che fanno la fila davanti a casa mia per occuparsene".
(Lei, non cogliendo l'ironia) "Vede? Allora non c'è problema".

Stamattina alle 8.35, dopo decine di tentativi (ovviamente era sempre occupato) riusciamo a telefonare scoprendo che la scuola è aperta. Complice l'incendio di un camion nei pressi di casa nostra - non è male come scusa, se ci pensate: sono in ritardo perché si è incendiato un camion - arriviamo alle 9.21. Io, che proseguirò il percorso verso il lavoro con Mike Delfino, resto fuori ad aspettare in macchina. Lui porta dentro il bambino, poi esce e mi fa:
"Ho messo la maestra al suo posto".
"In che senso, scusa?"
"Mi ha fatto gli occhiacci perché ero in ritardo di un minuto e io le ho detto che non era mattina da fare occhiacci, e che i loro modi sono vergognosi. Che nulla togliendo al sacrosanto diritto dello sciopero, dirlo così all'ultimo è un'infamia".
"Urca."
"Perché urca?"
"Uhm, niente. E lei cos'ha detto?"
"Ha detto 'non commento', poi ha aggiunto: 'mi piacerebbe che aveste rispetto per chi accoglie i vostri figli e se ne prende cura con amore'."
"E tu?"
"Ehm... ho detto che mi pare che il rispetto ci sia".
"Sì però quella parola, infamia, usata per i picciotti di mafia..."
"In effetti le tremava un po' il labbro. Mi ha detto 'Guardi che sono mamma anch'io', e io: 'peggio mi sento'.".
"Devi considerare che in fondo loro hanno in mano i nostri bambini".
"Maddai, cosa vuoi che faccia? Che si metta a menare il Pupo perché ce l'ha con me?"
"No, però..."
"Però cosa?"
"Io se fossi al posto suo non riuscirei a essere tanto armoniosa e carina con il bimbo, un istante dopo che suo padre mi ha svergognato davanti a venti nani. E poi, davvero, infamia..."
"Ho esagerato?"
"Eh."

Tre ore dopo Mike Delfino mi manda il seguente sms: "Chiamato maestra per scusarmi. Mi ha fatto mille moine, era tutta giuggiolona. Mi ha spiegato che con i tagli continui alla scuola le cose vanno sempre peggio, e che loro si sentono meno che un numero. Credo proprio che sia innamorata di me".
Ora, teoria dell'innamorata delusa a parte, l'episodio è istruttivo. Le cose, a scuola, vanno sempre peggio. Alle elementari della Pupa per esempio la segretaria - bravissima - non riceve lo stipendio da quattro mesi. Il Ministero sostiene che, poiché lei è un'ex insegnante, non stia svolgendo il suo ruolo: vogliono riassorbirla e spostarla non si sa dove. Lei ribatte che lì c'è tanto da fare e che ormai è segretaria da dieci anni. Loro per ripicca non la pagano, e comunque la segreteria chiuderà: per qualunque esigenza, ci hanno spiegato, andremo nella scuola gemella. A tre chilometri di distanza. La maestra della Pupa l'altro giorno mi si avvicina circospetta e mi bisbiglia: "Signora, quando esaurisco la mia quota fotocopie posso chiederle se me ne fa qualcuna in ufficio?". Nel frattempo, avrete letto sui giornali che la scuola privata della moglie di Bossi ha ricevuto 800.000 euro di finanziamenti.

sabato 22 ottobre 2011

La vita è un codice a barre

Pongo e altri animali
Il Pupo è troppo piccolo per trapanarmi il cervello con domande insistenti tipo "Mamma, andiamo in edicola a prendere gli Sciocchibenz?" o "Mamma, mi hai portato un regalo?". Però l'altroieri mi fa: "Mamma, vorresti il Pongo".
Piccola parentesi: il Pupo ha qualche difficoltà nella coniugazione dei verbi e nell'uso dei pronomi, proprio come i vostri bambini bilingue con la differenza che non è bilingue. Per esempio dice: "Non gli piace" al posto di "Non mi piace", come Napoleone. E "vorresti" al posto di "vorrei".
Quindi, tradotto: il Pupo vuole il Pongo. Vagamente commossa - era la sua prima richiesta in assoluto - mi fiondo nella cartoleria di zona, gestita da due ottantenni che finora non mi erano mai parsi troppo strani. Ma stamattina si sono scatenati.
(Io): "Buongiorno, vorrei del Pongo".
Il Lui della coppia tira fuori il Didò. "Quanto ne vuole, signora?"
"Veramente volevo il Pongo. Sa, quello che non secca se lo lasci aperto più di cinque minuti".
Lei: "Ma come non secca! Nella vita tutto secca, signora! Pure il Pongo".
"Vabbe', se lo dice lei. Comunque quello là dietro sarebbe perfetto".
Lui, tirando fuori una confezione da VENTI mattonelle arancioni di Pongo tutte uguali: "Ecco signora, pronti!"
"No, intendevo quelle mattonelle singole, di colori diversi, da 45 centesimi l'una".
Interviene lei, piccata: "Signora io gliele dò, ma non potrei dargliele".
"In che senso, scusi?"
"Ho fatto un favore ai ragazzi che me le han chieste e ho aperto le confezioni, ma sfuse non potrei venderle. Le prenda, che poi le faccio sparire. Queste sono le ultime che vedrà in vita sua. In altri posti non le trova".
"Bene, allora la ringrazio".
"No, lei non mi deve ringraziare per nulla. Facciamo finta di niente che se ci beccano qui fioccano le multe. Tutto deve avere un codice a barre, sa? Nella vita tutto, ormai, è un codice a barre. Che poi vengono a farmi i controlli. Anzi: son già venuti e mi han pure multato. E non le dico che multa! Io rischio grosso, sa? A venderle questo Pongo".
Nel frattempo me l'aveva già impacchettato e mi aveva pure battuto lo scontrino. Io me lo sono infilata in borsa sentendomi colpevole manco avessi comprato una cassa di whisky durante il Proibizionismo.
"Scusi, non lo sapevo. Vabbe' comunque ormai l'ho messo in borsa, stia tranquilla, per questa volta andrà tutto bene".
"Quelli sono capaci di sbirciarla dalla vetrina. Ormai l'hanno visto, che ha il Pongo."
"Vuole che glielo restituisca?"
"A me? No. Macchè. La parola data è data, quello che è fatto è fatto, indietro non si torna. Lei comunque prenda lo scontrino."
"Ah certo, lo faccio sempre".
"Brava. Un giorno un bambino ha comprato delle figurine e volevano dargli 300 euro di multa perché aveva lasciato lo scontrino sul bancone. Ha dovuto insistere, mio marito: non multatelo che noi siamo sempre in regola, questo bambino è un poverocristo, lasciatelo perdere."
"Ma davvero?"
"Che fa, non mi crede? Mi ridia il Pongo."
"..."
"No scherzo, ormai se lo tiene. Sono due euro e settanta, se la ferma qualcuno noi non ci conosciamo".
"D'accordo. Grazie ancora per l'atto coraggioso".
"Di niente, di niente. No perché sa, a noi ci controllano di continuo. E una volta è l'Esastri, e una volta è la ".
"La ?"
"Sì, quella dell'Europa. Vengono a vedere se i giochi hanno le viti al posto giusto, se la fotocopiatrice ha le viti. Tutto deve avere le viti, ormai".
Stava per partire con un altro flusso di coscienza, ma in quel momento è entrato un altro cliente e io sono uscita circospetta, con le mie sei mattonelline di Pongo ben strette sottobraccio.

mercoledì 19 ottobre 2011

Le cinque domande di Erounabravamamma

A volte penso che abbiamo ancora margini di miglioramento
1. Puoi affermare con certezza che tuo figlio di quasi tre anni sia una mente criminale, la sera che al posto di usare il vasino o il water decide all'improvviso di fare pipì in un secchiello da spiaggia, e poi - guardandoti con l'angelico sorriso stampato in faccia - cerca di svuotarlo nel bidet mancandolo?
2. Quando è lecito/opportuno cominciare a correggere gli strafalcioni dei propri bambini? Ieri io e il Pupo siamo rimasti a casa da soli, lui con la finta tosse e io altrimenti indisposta. Frequentandolo per qualche ora di fila mi sono goduta appieno alcune sue perle, tra cui "Mamma, mi aiuti a togliere i mantaloni?" (ha detto proprio così. Mantaloni. Non era una "p" pronunciata male) e "Mamma, mi passi quel quinguino?" riferendosi peraltro a un buffo pupazzo che ha poco a che vedere con i graziosi bipedi dell'Artico (o Antartico? Vabbe'). Del resto la Pupa, sei anni e mezzo, non infila un congiuntivo manco per caso e dice ancora "carta egenica", edentico al posto di identico, quaqque al posto di qualche. Che tenerezza.
3. Da madre, devi preoccuparti se torni a casa e trovi tuo figlio (maschio), classe 2008, non solo in tutù rosa e calzamaglia lilla - vedi foto - ma anche concentratissimo a seguire le istruzioni della sorella maggiore di lui di tre anni, la quale per due ore lo costringe a svariati e sfiancanti esercizi posturali e soprattutto pretende che lui impari alla perfezione il punta-fez ("punta-flex")?
4. Devi preoccuparti/2 se scopri che alla materna di tuo figlio la maestra accoglie i bimbi in un'aula in penombra e li tiene seduti, in silenzio, su un tappeto di tre metri per tre per una mezz'ora buona prima di cominciare qualsivoglia attività?
5. Quando i miei figli, da grandi, leggeranno questo blog, mi odieranno?
Seguono altre domande. Le vostre quali sono?