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lunedì 17 maggio 2010

Che bello, il cacaìtto maìno

Ci sono cose che dovremmo scrivere, prima che il tempo se le porti via

La mia amica Luana mi ha fatto venire in mente una cosa. Lei, che ha un bimbo di sei anni, un giorno era appena uscita dalla doccia quando lui le ha detto: "Mamma, che belle sisette!" (loro sono di Roma). E lei, intenerita: "Grazie! Come sei gentile". Lui: "Ma guarda, e hanno pure il nasino!". Lei: "Sì, anche se non è più alla francese".
Spero che mi abbiate seguito fin qui, perché lo scambio secondo me merita molto (se poi Luana si arrabbia perché l'ho pubblicato, lo censuro all'istante). Ed è ancora una volta rivelatore di tutte le battute che i nostri figli si inventano: comicità di altissimo livello, gratuita e terapeutica.
Mentre, in anteprima assoluta, vi mostro una chiara immagine dei Pupi intenti ad architettare una delle loro porcatine, vorrei condividere con voi alcune perle linguistiche della Pupa - l'unica minorenne in grado di parlare, al momento, in casa nostra - e vi invito a partecipare, se vi va, con le graziose vaccate che dicono i vostri figli. Altrimenti poi ce le dimentichiamo, e sarebbe un peccato.
* La Pupa, che per molti versi si esprime come il linguista Tullio De Mauro, fa degli scivoloni improvvisi quando meno te l'aspetti. Per esempio sbaglia tutte le prime persone plurali degli imperfetti, in modo piuttosto creativo: "Eraviamo", "Andaviamo", fino all'elaborato "Stavaviamo" (per "Stavamo"). C'è un che di lussurioso nel modo in cui pronuncia i verbi.
* "Clessiva" al posto di "Clessidra"
* "Erbivoli", "Carnivoli" (dei dinosauri)
* "Eglaciale" al posto di "Era glaciale"
* "Tricioperàtoro" e "Esterodazzino" (quest'ultimo ve l'avevo già detto)
* "Mamma, hai fatto la multa?" quando mi metto una di quelle maschere per il contorno occhi che si lasciano seccare nottetempo e si eliminano lavandole la mattina. "Fare la multa" (alias "la muta", come i serpenti) è una delle cose che affascinano di più la Pupa, che poi pretende e ottiene di togliermi la "vecchia pelle" con le sue manine a pinza.
Poi mi verrà in mente altro ma per ora mi fermo qui, e vi passo la palla.

martedì 11 maggio 2010

Garbati Wafer - parte seconda e ultima

A grande richiesta, e poi cambiamo argomento

Riassumo qui i"wafer" (espressione coniata da Nanna, che ringrazio) più rappresentativi dell'ultima tornata. Vi ringrazio anche, tutte, per i commenti sempre intelligenti e quasi sempre garbati (anche se alcune birichine usano un linguaggio un po' colorito), poi voglio tornare a scrivervi un po' dei Pupi. A proposito: oggi Limonazio compie un anno e mezzo. Per festeggiare, ha trascorso buona parte della mattina cercando di mangiare la terra dei vasi.
Dunque, dicevamo:
"Vaff"...
* alle amiche che non ti invitano più, ma anche a quelle che continuano a invitarti insistentemente, non capendo perché tu non te la senti di fare le 5 del mattino di giovedì, e poi dicono in giro che non sei più la stessa, e che forse hai una depressione post parto, e che non ti fai mai sentire nonostante loro cerchino in tutti i modi di starti vicine.
* ai padri che non hanno capito che il figlio è anche loro al 50 percento, e considerano l'occuparsene occasionalmente una magnanima concessione. E alle nonne e alle suocere che lo incoraggiano facendolo sentire Usama (o anche Obama) ogni volta che cambia un pannolino.
a quelli che "No, di figli non ne ho. Però ho appena preso un cane... e credo che sia più o meno lo stesso!". Variante con animali: “Non sarai mica una che si fa condizionare dai bambini, vero?”. “E da chi se no, dal gatto?”
* alle mamme vip: la Marcuzzi, che anni fa disse di essere ritornata in super-forma dopo il parto "per merito di mio figlio che non sta mai fermo". A quelle con stuoli di tate che dicono, “Il mio bambino? Be', praticamente lo cresco da sola”. Alla Carfagna, senza nessun motivo specifico. Alla Gelmini, non solo per le sue dichiarazioni post-parto, ma anche per i tagli alla scuola (tanto a lei che importa? I suoi figli andranno alla privata).
* alle esperte in litanie tipo “Poverina, ha le manine gelate” e “Oddio, ma la porti in giro con i piedini nudi?”. (unica risposta possibile: “Lo so, si toglie le calze. Che devo fare per evitarlo, tassellargliele?”).
* ai datori di lavoro maschi: che quando vai a fare il colloquio per un nuovo impiego (quello che avevi prima l'hai perso perché sei rimasta incinta) e specifichi che hai un figlio e che non sei disposta a stare al lavoro "sine orario", ti dicono: non si preoccupi, ci siamo passati tutti... con l'aria comprensiva e di chi capisce esattamente cosa significa. Peccato che i figli non li hanno certamente cresciuti loro, ma le mogli, e quindi non hanno la minima idea di cosa significhi. La riprova ce l'hai la prima volta che chiami dicendo che non vai perché la pupa ha la febbre a 40, e il commento è “Ah, queste mamme” (strategia da adottare: la volta successiva ho detto che ero IO, quella con la febbre a 40). Alle datrici di lavoro femmine che magari i figli li hanno anche avuti ma poi si sono dimenticate tutto.
* ai Comuni che tagliano i posti negli asili nido, alle rette altissime nonostante gli stipendi stiano a zero (o quasi), mentre in Germania per un mese di nido si pagano 50 euro.
a quelli che ti chiedono “A quando il secondo?” come se fosse scontato che una possa/riesca ad averne altri. A quelli che dopo il terzo ti dicono “Ora basta, però, vero?” come se dovessero allattarli/sfamarli/occuparsene loro.
* a quelli che quando sei incinta ti dicono “ma che bella pancia, a che settimana sei, ventottesima?” e quando tu rispondi “No, trentaseiesima” gli cade la mascella e fanno, “Ah. Ma non è un po' piccola?” e tu di lì al parto continui a fare incubi in cui partorisci un nano o una Polly Pocket.
* alla pediatra che, alla prima visita in ospedale a 4 giorni dal parto (e non 7 come di solito) mi ha detto gelida: il bambino non è cresciuto. Se non prende xx grammi tra 7 giorni prenderemo provvedimenti. Punto. Senza darmi spiegazioni né soluzioni e scatenando all'istante una cascata di lacrime (provvedimenti? Che provvedimenti? L'affidamento? Il carcere?) che ricorderò come il big bang del mio post partum. Per la cronaca: l'astuta pediatra aveva sbagliato il calcolo del peso, era convinta che fossimo già al settimo giorno dalla nascita... ora che ci ripenso merita un altro vaff!
* un vaff amorevole a mio padre che è andato a prendere mio figlio Tito all'asilo perché io non potevo e mi ha portato il suo primo "lavoretto" per la festa della mamma! Un'emozione che non vi dico: un vasetto di vetro, bellissimo, con dentro paletta e cucchiaio di legno. In allegato un bigliettino: "per te mamma, tanti auguri. FABRIZIO". Fabrizio?! Fabrizio??!!?
* a tutti quelli che ti dicono: "sei di nuovo incinta?". "No, str***o/a. Mi è rimasta la panza"."Be', devi fare gli addominali". “Ma vaff!”
* alla nonna del parco che sgrida i figli altrui perché corrono e urlano e monopolizza le giostre. A chi non vuole che i bambini salgano dallo scivolo al contrario. A chi dice orripilato “Bleah! Non toccare questo. È cacca” qualunque cosa prendano in mano. Infatti stamani, a Limonazio, io più correttamente segnalavo: “Non mangiare questo. È terra”.

martedì 4 maggio 2010

Garbati "vaff"

E ora qualcosa di completamente diverso

A grande richiesta, un post sui "vaff" e sui !*§&%$!! che vorremmo tirare a chi, per un motivo o per l'altro, infastidisce noi mamme.

"Vaff" a...
* Gisele Bundchen, a detta sua tornata più magra di prima a soli quattro mesi dal parto, sostiene di non aver provato grandi dolori durante il travaglio perché... troppo emozionata all'idea di vedere suo figlio. A nostra parziale consolazione: Gisele sarà anche in forma smagliante ma, come mostrano chiaramente le foto di Vanity Fair che l'ha intervistata, è pure un po'... smagliata. Ahahahah!
* Mariastella Gelmini, che dopo aver dato seri scossoni al sistema-scuola ora tenta di distruggere l'autostima delle donne comuni sostenendo che ogni mamma, come lei, dovrebbe tornare al lavoro a pochi giorni dal parto. Non accanitevi contro di lei perché ci penserà la sorte a punirla, come mostra la storia di... (vedi sotto)
* ... Rachida Dati, ex ministra francese poi caduta in disgrazia. Destò scalpore, poco più di un anno fa, per esser tornata in Parlamento a cinque giorni dalla nascita della Pupa (e dal cesareo), per giunta indossando un tacco 5.
* La mitica Elisabettona Gregoraci, invero già colpita dal fato: pur avendo messo al mondo il delfino di Briatore, è bella gonfia come tutte le neomamme.
* Briatore medesimo, che sei anni fa ha avuto una bimba da Heidi Klum e non ha voluto saperne nulla. Per fortuna, Heidi Klum è una tipa in gamba e ha poi sposato un uomo-roccia come Seal, ora papà a tutti gli effetti della piccola. A proposito di facce di gesso: a voi, negli ultimi mesi, non facevano uno strano effetto le interviste a Briatore che diceva "Sarò un padre fantastico"? Briatore, ma !*§&%$!!
* Tutti quelli che ti chiedono "Come va" e poi, quando gli riassumi in 2 parole il tuo fine settimana tra congiuntivite, febbre, cacca ecc. ecc., ti guardano con sufficienza e poi dicono "Eh cara, ci siamo passati tutti". Ma allora cosa me lo domandi a fare?
* Quelli senza figli che se per avventura ti capita di dirgli che sei stanco rispondono: "Ah, guarda, non ho dormito nulla neanch'io; sai, ho fatto le cinque l'altra sera e avevo bevuto un po' troppo"
* Quelli (con o senza figli) che passano il tempo a dirti: "Ti limiti troppo, è il bambino che deve adattarsi alle tue esigenze e non tu alle sue; non esci più... dovresti dedicare del tempo a te stessa"
* Le colleghe che ti rubano la scrivania e quando rientri ti dicono "Se ti interessava tanto il tuo ruolo dovevi portarti il pc in maternità". Certo, e magari lo tenevo anche in equilibrio sulla testa mentre con una mano cambiavo il bambino, con l'altra reggevo la tetta mentre lo allattavo e, per ritrovare la linea perduta, saltellavo la corda canticchiando spensierata dopo una nottataccia di sveglie continue tra rigurgiti e pianti strazianti
* Quelli che per strada non si fanno i fatti loro, come la sconosciuta senza il minimo tatto che ti suggerisce di mettere alla bambina una cuffietta per tenere le orecchie a posto e vuole spingerti subito all'interno di un negozio di ortopedia
* Chi non capisce che un bimbo può anche essere stanco e si stupisce se piange quando lo prende in braccio e ce lo vuol tenere per forza; chi non si fa più sentire e non ti invita più perché "tanto col pargolo non puoi uscire"; chi è convinto che "allora se dorme la notte per te è una passeggiata"; e anche a chi dice "Ah bene, ora è tranquillo, ma fa sempre in tempo a cambiare: vedrai che con i dentini avrai problemi".

Grazie a tutte le collaboratrici: Didò, Marina, Micol, Typing Mummy, Francesca, Jane, C., Claudia, Chiara & le altre... e vi prego, andate avanti, perché mi diverto un sacco. Tra l'altro trovo che questo blog sia frequentato da persone molto intelligenti e con un grande senso dell'umorismo. Ve l'avevo già detto?

domenica 2 maggio 2010

Essere mamma è rock

Ci sono delle volte in cui dici: e io che credevo, e invece

L'altro giorno ero a Roma, a intervistare Elisa, e mentre mi raccontava del suo travaglio di quaranta ore e del metodo, ehm, bizzarro di alcune ostetriche per incoraggiarla ("Qui non tira aria di parto" e "Non sei abbastanza combattiva") un emisfero del mio cervello era solidale con lei, l'altro - quello razionale - rifletteva su una cosa: i dolori del parto sono uguali per tutte. A meno di non essere in America, dove il 99% delle vip (ma anche molte donne normali) fanno il cesareo, qui da noi quella deliziosa esperienza extraterrestre ti tocca comunque, che tu abbia vinto Sanremo o che lavori in un call center.
Sempre Elisa (se vi fa piacere troverete l'intervista su Gioia, il 6 maggio) mi ha fornito inconsapevolmente un altro spunto di riflessione: chi dice - e sono ancora tanti, ne abbiamo parlato anche su questo blog, per esempio qui - che una mamma farebbe meglio a starsene a casa a occuparsi dei bambini si sbaglia di grosso. Lei per esempio, avendo partorito in squisita contemporanea un disco e una bambina, a sei mesi dalla doppia nascita ora è in tour.
Con la pupa al seguito. "Certo, andiamo più lenti, ma facciamo le cose bene, anche meglio di prima: è un ottimo passo indietro per tutti." A immaginarsi la sua band che mette da parte birra e sigarette per tentare le prime pappe e cullare, a turno, la neonata viene da un po' da sorridere, ma in fondo, perché no? Basta avere alcune accortezze. Per esempio, come mi ha detto Elisa, "Non allattarla dopo un concerto, altrimenti le passo l'adrenalina e non dorme più".
P.S. Prometto di tornare a scrivere presto, perché vi devo raccontare di come il Pupo è stato ribattezzato Limonazio.

martedì 20 aprile 2010

Appello per le vincitrici dei pannolini

Cercasi Jane e Engi disperatamente
Care Jane e Engi, siete risultate vincitrici del concorso Huggies e non troviamo i vostri indirizzi mail. Potete scrivermi in privato per comunicarmeli? grazie!
Paola

giovedì 15 aprile 2010

Madri temporaneamente single

Ci sono certe fasce orarie critiche, ma a ben pensarci anche divertenti

Il mio amico Paolo definisce "ora del lupo" quell'infausto intervallo temporale che più o meno va dalle 18 alle 20,30. Chi non ha figli cerca di superare la faticosa fascia oraria con l'aiuto di qualche mojito, chi ce li ha è inchiodato: i bambini sono stanchi e nervosi, sfamarlilavarlimetterlialetto è un'impresa, spesso si è solE (i fidanzati e i mariti hanno sempre qualche buon motivo per rientrare più tardi). La mia amica Annalisa Corbo, che mi ha dato il permesso di pubblicare questo bel post (l'ho solo un po' riassunto), ben descrive quel che succede:
«Protagonisti sono i bambini esagitati che abitano a casa mia, meglio conosciuti come i miei figli: Tito "piedi di Simba", 4 anni, e Anita "Ovasoda piedi di Porco", 2 anni, di recente nota anche come Memole dolce Memole.
Premessa:
La vita di una mamma nel tardo pomeriggio è scandita da rigidissime scadenze orarie che se non sono rispettate generano caos. Per esempio, dalle 18.30 alle 19.00 la mamma deve tendenzialmente essere lasciata in pace perché deve cucinare e se viene pronto oltre le 19, i nani cominciano a "diventare molli" e non si riescono più a issare sul seggiolone.

Il "diventare molli" è una sorta di crisi ipoglicemica che prende principalmente il grande.
Se provi a prenderlo in braccio è un corpo molle privo di scheletro.
Se lo tiri su per un braccino, rischi di staccarglielo o di fare effetto uomo gomma.
Sarebbe d'uopo un'armaturina radiocomandata rigida che fungesse da esoscheletro tipo ragno meccanico, in questi casi.
Famosissima, infatti, è la frase di Tito: "Mooommooo, sono molle, non posso lavarmi le mani" La vocale "A" nella parola "mamma" quando i muscoli facciali del maschio sono fuori uso non riesce ad essere articolata.
"Mooommooo, sono molle, non posso fare la pipì. Mooommooo sono molle, non posso sedermi sulla sedia... mooommooo sono molle, non posso parlare... Moommooo sono molle, mi cade la testaaa...".

A volte i nani, appena si parte con la cucinanza, giocano ai piedi della mamma. E va bene.

Altre volte l'aiuto principale in questi casi è la TV con un bel dvd.

Ore 18.25 Scelti i corti Pixar.
Fico, sono perfettamente in tempo, sono una grande.
"Ragazzi! Prima di iniziare a vedere i cartoni, si fa pipì e ci si lava le manine! Così appena finiscono, si corre di filato a tavola se no poi diventate molli. Ok?".
Tito, che per i Corti Pixar si venderebbe sua madre, cioè me, si fionda con spirito agonistico in bagno. Piscia, lava le mani ed è pronto per i cartoni.

Ore 18.28 Anita dice, da donnina: "No mamma, la pipì non ccappa, io lavo le manine e batta".
Che fai, la obblighi? Certo che no. "Va bene amore mio... quanto sei grande! quanto sei giudiziosa! Lava le manine e vai a vedere i tuoi cartoni".

Ore 18.28 Lavandosi le mani, Anita infila deliberatamente la testa sotto il getto d'acqua fredda del bidet.
"Anita, ma cosa fai?" Memole ride. Con la testa sgocciolante. E corre. Corre per tutta la casa.
"Ova soda! Torna qui, stai ferma, vieni qui, Ova vieni qui!".
Anita arriva piagnucolando ma non vuole farsi prendere: "Mamma sono bagnata. Anche la baggiana! Anche i piedini!"
Se n'è accorta.

Ore 18.35 Ova Soda, dopo un rocambolesco inseguimento durante il quale ha sbidoneggiato 2 volte rischiando di cadere rovinosamente nelle pozze da lei stessa lasciate, è ora nuda, felice, avvolta in un asciugamano gigante, tenuta sollevata da terra appoggiata alle mie ossa del bacino, di lato. Con l'altro braccio cerco il telecomando del dvd che Tito, nel frattempo, ha spento.

Ore 18.45 Tito, nel tentativo di usare il dvd e di azionare i cartoni, ha fatto cadere il telecomando e le pile sono schizzate via. Anche il coperchio delle pile non c'è più. Cerca, ricerca (il mio pavimento è verde scuro variegato effetto tomba, perfettamente mimetico).
"Mooommooo mooommooo alloLa! I CaLtoni!"
"Tito, amore, non possiamo maneggiare il dvd se non trovo il telecomando, capisci (essere inferiore, maschio idiota)?"
"Mooommooo ma peLché non inizia?"
E Anita da sotto l'ascella: "Mamma mamma? I cartoni?"
"Mooommooo mooommooo non inizia!"
Lo trovo. Dio c'è. Trovo la pila mancante, il telecomando, trovo tutto.

Ore 18.55 Asciugo i capelli a Ova, la rivesto (a questo punto con un pigiamino che la rende ancora più Memole), cerco di metterle le calze ai piedi anche se so che i piedi di Porco amano stare nudi, possibilmente su un pavimento sporco.

Ore 18.55 Ova è davanti ai cartoni. La crisi ipoglicemica che rende inutilizzabili e privi di scheletro i nani comincia a dare i primi segnali. Io, per evitare ulteriori bagni di sangue, vado in giro ad asciugare le pozze d'acqua della palude della mia casa-tomba con straccio e spazzolone.

Ore 19.05 La mia fissazione per gli orari comincia a farmi provare un certo disagio. Sto per mettere l'acqua nella pentola e... "Mama! mi sono picciata addosso!".
Quando mai? Quando mai la femmina si piscia addosso? Non succede mai. Oggi sì, oggi che inizio a cucinare alle 19, Anita, che non ha voluto pisciare prima, ora se l'è fatta addosso.
Sul divano c'è una pozza. E lei piagnucola, ancora una volta: "Mama! sono bagnata".

Ore 19.15 Anita ha su un pigiamino nuovo e delle mutandine da mangiarsela. I vestiti sporchi di piscia sono nella vasca da bagno. E' l'ora del divano. Prendo la spugna, la bagno, la gratto sul sapone di marsiglia e via! Come insegna Amal (la colf della mia mamma).
(da leggere con accento nord africano concitato di una pazza): "Quando materasso sporco di pipì, bagna spugna, passala su sapone, vai su macchia e picchia materasso forrrte forrrte
TATATATATATATATATATATATATA
TATATATATATATATA!
Così, vedi?
TATTAATTAATATATATTATAATATTAATTATATATATATATATA
Così la pipì sale su ed esce"
Amal è un genio della pulizia. Io no. Il divano è zuppo di acqua, sapone di marsiglia, non riesco a risciacquarlo... puzza di pipì di Ovasoda (che odora vagamente di uova di storione marce).
Ma dov'è Cristiano, mio marito? Dov'è? Mi ha detto che doveva rientrare alle 7, dov'è?

Ore 19.35 DRRRIIIIIINN. Nome sul telefono: Cri. Rispondo: "Codi, sono stato presissim...."
"Vaffan". Clic.

Ore 19.40 Metto su l'acqua della pasta. Rinuncio all'idea di cucinare il secondo ed esco i tattici piselli, almeno un po' di proteine le assumono.
Nel frattempo i Corti Pixar hanno già fatto due giri e la scena che mi si presenta quando vado a chiamare i nani di là e la seguente: tutti e due sono sul tappeto, la bocca semi spalancata, gli occhi vitrei fissi sul ciclo del menu del dvd ormai terminato da 10 minuti.
Sembra un film dell'orrore.
La mollezza è arrivata e li ha rapiti!
Le braccia sono abbandonate lungo il corpicino di entrambi e i piedi di porco sembrano quasi piedi normali. Non hanno più tonicità.
"Bambini, è... ehm... quasi pronto! (in realtà manca ancora almeno un quarto d'ora)."
Silenzio.
"Ragazzi, allora, conto fino a 3 se non vi muovete e spegnete quella TV poi arrivo e..."
Tito: "mooommooo... sono molleeee..."

Ore 20.00
CLIC
CLIC
Entra il capofamiglia.
"Ah, ma non avete ancora mangiato?"
"CristiOOOnoooo, sono moooolle sono moooolle..."»

giovedì 8 aprile 2010

Incidenti domestici con bambini, uomini e chiavi

Ma il Pupo ci è o ci fa?
Siamo curiosamente vittime della maledizione delle chiavi. Tutto è cominciato la scorsa settimana. Sono tornata a casa un tardo pomeriggio dal lavoro, e ho trovato mia mamma più pallida e affranta del solito. "Che è successo?". "Ma, niente". "No dai, dimmi". "Dai vabbe', l'importante è che sia andato tutto a finir bene". "?". "Oggi il Pupo si è chiuso in casa". "Come, chiuso in casa?". "Ero uscita per un attimo nel patio e ho sentito la porta sbattere alle mie spalle. Era il Pupo, con quel corpaccione è riuscito a spingerla". "E allora?". "Allora il problema è che ha girato il nottolino".
Dunque. Questo ragazzino che ancora non parla (ma fa benissimo l'imitazione dei rutti) a 17 mesi scarsi è riuscito a capire che doveva ruotare il nottolino per chiudersi ermeticamente in casa. "Poi è venuto dietro la porta a vetri e mi faceva ciao, ciao, con la manina, tutto soddisfatto". "E tu?". "Niente, credevo di morire. Le chiavi ovviamente le avevo lasciate dentro - del resto come potevo pensare che in 6 secondi facesse una cosa simile - e mi sono messa a urlare. Sono arrivati tre uomini della casa-cantiere, attirati dalle mie grida. Un po' lo blandivo, 'Dai, amore della nonna, adesso però apri', un po' mi partiva l'embolo e urlavo: 'Sceeemo! Apri! Non fare l'idiota!'. Ti rendi conto - sigh - l'ho chiamato scemo. Sono una nonna degenere". "Ma che degenere, io avrei sfondato il vetro blindato a testate". "Infatti anche uno degli uomini aveva avuto quest'idea. Voleva prendere una delle mazze che usano in cantiere per spaccarlo". "E poi?". "Poi il cretino - cioè, tuo figlio - è tornato alla porta, ha girato di nuovo il nottolino e scroc, scroc, scroc: l'ha aperta di nuovo. Si è anche applaudito da solo".
(...)
L'altra sera invece l'eroico Mike Delfino era fuori per lavoro fino a tarda notte. Ore 1.30, quando ormai ero scivolata nel coma depassé: "Driiiin, driiin". Il mio telefonino che suona. Con un infarto in corso ho risposto, "Bleurgh?". "Scusa, stella, ho dimenticato le chiavi". Sono scesa a tentoni nel buio senza capire nemmeno dove fossi. A due gradini dalla fine mi sono accorta di averli mancati. I gradini, appunto. Ho messo un piede in fallo, sono caduta, anche nell'oscurità più totale ho realizzato di essermi fatta male alla caviglia sinistra. Ho invocato i santi a me più cari, saltellando sulla gamba destra sono arrivata alla porta, ho aperto a Mike con la bava alla bocca, però mantenendo un dignitoso silenzio. "Perché sali le scale a cagnolino, stella?". "Perché mi sono rotta un piede", ho bofonchiato. Poi un po' per il male, un po' per la rabbia non sono riuscita a riaddormentarmi per ore.
(...)
Ieri mattina mi sono attardata in casa per qualche faccenda domestica imprescindibile tipo riordinare i disegni della Pupa e metterci date e titoli. "Il supermercato di Topolino", circa marzo 2009. "Topolino e la carta da buttare". "Il cane che non voleva caccare". "La casa di Minnie e tutti i pompieri di Topolinia" (questo vagamente porno). "La carta da buttare/2" (il sequel del precedente). "Topolino fa inciampotto al mare". "Barbapapà va in campagna con quegli assi dei suoi figli". E via dicendo. I disegni della Pupa sono molto divertenti.
Poi sono andata al cassetto delle chiavi per cercare quella della macchina. Ebbene Mike Delfino se l'era portata via per sbaglio. Inoltre ha perso la copia e anziché rifarla ha finto di dimenticarsene per mesi. Ovviamente ero in ritardo al lavoro, e coi mezzi ci metto una vita; in più avevo un appuntamento a pranzo che ho dovuto rimandare, e non ho potuto nemmeno fare la spesa. Mi è venuto da piangere, ero stanchissima per la notte insonne e la caviglia pulsava. Ho chiamato Mike Delfino e gli ho detto senza urlare quelle quattro cose che pensavo di lui. La giornata è stata un disastro ma la sera, ragazzi, che bel mazzo di rose a gambo lungo mi ha portato.