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mercoledì 10 dicembre 2014

Ricorrenze

«E tu chi sei?» domandò il Bruco. […] Intimidita, Alice rispose: «Io – a questo punto quasi non lo so più, signore – o meglio, so chi ero stamattina quando mi sono alzata, ma da allora credo di essere cambiata più di una volta».

Tomorrow's gaining speed on you Stamani è arrivata in camera nostra la Pupa, morbida e stropicciata di sonno. «Sono le 8.08, mamma, lo sai?» ha pigolato con i segni del lenzuolo in faccia. Diciassette minuti dopo, maledicendo la sveglia che non era suonata, ho trascinato fuori casa i due ratti maggiori. Io sotto il cappotto indossavo un pile quasi nero, dei jeans macchiati, i fantasmini al posto delle calze. «Siamo arrivati giusti giusti», ha trillato il Pupo con la sua esse da Jovanotti alle 8.39, entrando disinvolto a scuola dal cancello della vergogna. «Non proprio, Pupo», gli ho urlato firmando il registro dei ritardi davanti agli occhi giudicanti della commessa, ma lui era già scomparso in fondo al corridoio.
And love, love will be my strongest weapon Dopo aver lasciato i ratti maggiori, sono tornata a casa in tempo per guardare la Piccolissima cominciare la sua giornata. Assieme a Mike Delfino ho aperto la porta della sua stanza che era inondata di sole, proprio come il giorno in cui è nata. Lei se ne stava sdraiata nel lettino sveglia, tranquilla. Si era messa il ciuccio in bocca da sola, e si guardava le mani. Poi ci ha visto e ha sorriso. 
Make it all okay Pensavo di recente che negli ultimi mesi la Piccolissima ha triplicato il suo peso, ed è cresciuta in altezza di 30 centimetri. Cose che nella vita non le succederanno più. Poi pensavo che ha molti capelli, quasi solo in cima alla testa: sembra un misto tra Fonzie e Rihanna. E poi: cammina, ma solo attaccata ai muri. Scivola insomma felice e prudente lungo la vita, cercando di continuo un punto d'appoggio. Passa tanti minuti ad attaccare e staccare magneti dal frigo: speriamo tutti che, a differenza dei ratti maggiori, sia una persona contemplativa. Mangia volentieri zuppa di cipolla, sogliola, lenticchie. Dice «Am, am» quando qualcosa le piace molto, fa un chiaro «Prrr» quando non gradisce più. Strappa di continuo i peli al cane, poi gli infila la manina in bocca come farebbe un circense mettendo la testa tra le fauci di un leone. Lui resta immobile e si lascia strappare le tonsille mentre scuote perplesso la coda, spennellandole il volto. 
Not again, not today Una volta quand'ero incintissima della Pupa, dieci anni fa, nel backstage del concerto dei R.E.M., ho avuto la fortuna di incontrare Michael Stipe. Lui mi ha posato una mano con le dita piene di cerotti bianchi - gli servivano per non farsi male mentre suonava - sul pancione. L'ha lasciata un po' lì. Era calda. Poi mi ha fissato e mi ha detto: «Have a good delivery».  Mentre l'avevo davanti ho pensato, come sarebbe bello essere sempre guardata così da un uomo.
Forgiveness is the only hope I hold La Piccolissima nel frattempo chiama «mamma» le piastrelle della cucina, i suoi giochi, il padre, i fratelli. Io per ora sono il suo mondo. Da due giorni ha la febbre e il naso che cola, ma non lo sa. Questa settimana non andrà all'asilo, ma non lo sa. Dipende da me, da noi, in tutto; però non sa neanche questo. Stasera dopo cena le abbiamo messo davanti una torta con la sua prima candelina. L'ha guardata con scarso interesse, era stanca, aveva la febbre. Poi ha tentato un sorriso. Oggi il mio amore piccolissimo e grandissimo compie un anno, e nemmeno se lo immagina.

Soundtrack C'è in effetti un bellissimo album dei R.E.M. del 2004, si intitola Around the sun. Ascoltatelo tutto per piacere, specie The final straw. Poi pensate a Michael Stipe su quel palco, con i cerotti bianchi attorno alle dita.


martedì 29 dicembre 2009

I Pupi a Golume Zero

Ora che il capodanno si avvicina, siamo inseguiti dalle muffe

Altro che Natale: la vita nella casa-cantiere ci regala sorprese ogni giorno. Il nostro problema attuale sono i cosiddetti "ponti termici": una massa d'aria calda (proveniente dal basso, cioè dal riscaldamento a pavimento) che si scontra con una massa d'aria fredda (proveniente dall'alto, cioè dai giganteschi lucernari nelle camere in mansarda). Per un problema di isolamento degli infissi, nelle stanze si forma una cappa di condensa e umidità che nemmeno al bagno turco, con la differenza che questa è gelida, e sulle pareti è tutto un fiorire di muffe.
Io e Mike Delfino ormai giriamo per casa armati di spugnette intrise di candeggina: la muffa genera muffa e va tolta al più presto, come la gramigna, in attesa che ai primi di gennaio il nostro esimio costruttore risolva definitivamente la questione. Col tempo stiamo diventando degli esperti. Per esempio: sapevate che la muffa rosa è la più facile da eliminare? E comunque, sin dal principio ha una sfumatura più gradevole di quella nero-verdastra.
I bambini seguono le nostre attività con interesse scarso o nullo. La Pupa una volta ha commentato le nostre imprese coniando ad hoc l'espressione colloquiale "Qui ci vuole coraggio e gesso".
Il Pupo ha cercato in un paio di occasioni di inghiottire i cristalli di sale degli inutili deumidificatori a vaschetta che abbiamo piazzato qua e là come trappole per topi.
Posto che va sempre guardato a vista, sta facendo grandi progressi nella crescita e nell'autonomia. Spesso, essendo fermamente convinto che si tratti di un telefono, impugna il telecomando e portandoselo all'orecchio esclama: "Nenna! Nenna!", che è il suo modo di dire "Nonna".
Ogni mattina appena sveglio, dopo i due biberon di latte e biscotti (= 500 ml.) che si ciuccia, corre alla porta-finestra affacciata sul giardino per salutare gli operai. Se i disgraziati non gli prestano la dovuta attenzione lui si offende e li insulta nell'unico modo che conosce: agitando minaccioso la manina urla "Lelalelalela!" che credo voglia dire "Peste vi colga". Per il resto il suo vocabolario resta limitato. Come ho già scritto chiama tutti "Mamma", con l'eccezione di "Babba" (= sorellina) e "Lalalelale-pa" ( =lampadina), e schifa qualunque altra forma di espressione verbale: niente versi degli animali, niente "Papà", persino un evergreen come "Pappa" è messo al bando.
Mi sono convinta che la responsabilità sia della tata peruviana, anche detta Mamacita, che lo intrattiene in spagnolo dalle nove alle sedici, e si sa che i pupi bilingue parlano più tardi degli altri. A intermittenza mi viene in mente la figlia di certi miei amici che a dodici mesi spaccati batteva le manine esclamando "Ta-ia, Ta-ia", per incitare l'Italia che giocava ai Mondiali, ma per lo più me ne frego e mi godo i Pupi, che siano parlanti o muti.
L'altro giorno poi ho provato a guardarli senza audio, ovvero mentre ascoltavo la musica in cuffia. E' un esperimento che vi consiglio perché fa proprio un bell'effetto, specie scegliendo la giusta colonna sonora (provate con la canzone della Coca Cola: vorrei cantare insieme a voi in magica armonia eccetera). I bambini a Golume Zero sono meravigliosi: eliminati gli strilli, ogni loro gesto sembra delicato e pieno di senso, i loro passi si fanno simili a una danza. Una mamma romantica può anche commuoversi. E infatti ero lì tutta lacrimella e amorosa quando, a un certo punto, il Pupo si è tirato addosso tutto l'albero di Natale. Ma lasciate che ve lo dica: ero stordita come dopo una dose eccessiva di Prozac, il sorriso fisso e gli occhi sintonizzati al bello, e anziché schizzare a soccorrerlo sono rimasta immobile, calma, fino all'arrivo di Mike Delfino. Tanti auguri a tutti!

lunedì 14 dicembre 2009

Mamme e papà crescono

Noi genitori siamo sottoposti a stimoli continui
Si sente dire che i bambini di oggi sono sottoposti a stimoli continui. Ma secondo me a volte i più bombardati siamo noi genitori. Questo mese di dicembre è una vera corsa a ostacoli, per svariati motivi.
1. I bambini alternano malattie a rotazione. La Pupa è curiosamente astenica, soprattutto nei giorni feriali; pallida, lamenta "brividi alle braccia" e "male al centro della lingua" la mattina prima di uscire di casa, e continua a ripetere che tornerebbe a letto volentieri. Il Pupo, ancora incapace di strategie tanto elaborate, si è fatto venire (davvero) la congiuntivite e ha gli occhi cisposi da vecchio. Del resto già prima sembrava un anziano, per via del modo di camminare, gambe traballone e braccia rigide, e di un certo cardigan a scacchi acquistato da me e da suo padre col 70 percento di sconto da H&M's.
2. La Pupa conia vocaboli nuovi, non sempre di immediata comprensione. Io non glieli correggo perché mi fanno tenerezza e perché capire quel che dice è un esercizio di prevenzione dell'Alzheimer, più efficace delle parole crociate senza schema della Settimana Enigmistica. L'ultimo termine in ordine di apparizione è stato "sterodàzzilo", termine un po' criptico che diventa però limpido appena contestualizzato in mezzo agli amici brontosauri. Il Pupo, per converso, non dice niente. Chiama tutti "mamma", compreso Mike Delfino, le due tate ed Emilio, l'uomo tuttofare della casa-cantiere.
3. Nella casa-cantiere abbiamo trascorso parte della domenica pomeriggio dedicandoci a un laboratorio di decorazioni di Natale. Una di quelle cose che non avrei mai fatto se non avessi avuto figli. Nella stanza in cui ci siamo riuniti c'era un nugolo di bambini vocianti, tutti intenti a spalmarsi vinavil tra i capelli, a farsi male con le forbici a punta tonda e a infrangere sotto i piedi delicate palline di plastica trasparente. Un discreto casino, e a un certo punto Mike Delfino mi ha lasciato anche il Pupo, il più piccolo del gruppo, che ha deflagrato come una bomba atomica. Tra le sue attività del pomeriggio: buttarsi oltre lo schienale di un divano credendo che dall'altra parte ci fosse un altro divano (falso), tentare di infilare alberelli glitter delle dimensioni di un centimetro nello scarico del bidet (parzialmente riuscito), mangiare palline di polistirolo (fermato a un pelo dall'ingestione), leccare colla Pritt come fosse burro cacao (missione compiuta). Un massacro, anche se alla fine le decorazioni son venute bene. Alla fine del pomeriggio ho desiderato infilare per qualche istante la testa nel water per rinfrescarmi un po'.