Non è un Paese normale
(Ieri, alla scuola materna del Pupo, la maestra): «Allora, cara mamma del Pupo, domani se nevica forse non veniamo».
(Io): «Ma in che senso, forse non venite? E se la scuola è chiusa, io che faccio? Mica posso chiamare al lavoro per dire "Scusate, visto che nevica me ne sto a casa"».
«Sai, il Grande Problema è che molte colleghe sono di Fuorimilano, e da lì se nevica è Veramente Molto Difficile raggiungere La Città. Del resto, considera pure che io l'anno scorso ci ho messo 26 ore ad arrivare a scuola: 26 ore per percorrere due chilometri».
«Ma scusa, la festa di Natale in programma per domani? E i bambini vestiti da angioletti, le decorazioni preparate con il pepe misto in grani e la cannella, i pandori, i coccòrn?»
«Eeeh, la festa di Natale... la festa di Natale magari la spostiamo a gennaio. Guarda, tu fai così: domattina se nevica chiami la scuola, e senti se siamo aperti. Però la festa in ogni caso te la escludo. Te la escludo perché è un vero caos, molte colleghe sono di Fuorimilano... insomma, hai capito.»
«...»
E così stamattina ci siamo armati di natalizia pazienza E abbiamo cominciato a chiamare a intervalli regolari la scuola del Pupo.
Ore 8.00: «Materna XY, buongiorno?»
«Vorremmo sapere se siete aperti.»
«Veramente non ci hanno ancora detto niente. Le educatrici non sono arrivate e la funzionaria non c'è. Provi a richiamare tra un po'».
Ore 8.15 (dopo svariati tentativi, perché il telefono era sempre occupato): «Materna XY, buongiorno?»
«Vorremmo sapere se siete aperti».
«Veramente non ci hanno ancora detto niente. Sono arrivate solo due educatrici e la funzionaria sta cercando di capire. Provi a richiamare tra un po'».
Ore 8.25: «Materna XY, buongiorno?»
«Vorremmo sapere se siete aperti».
«Veramente
non ci hanno ancora detto niente...»
«Mi faccia indovinare: provo a richiamare tra un po'?»
Ore 8.34, aka il verdetto «Vorremmo sapere se siete aperti».
«Abbiamo organizzato una classe, sì, ma abbiamo disposizione di accogliere solo i bambini del prescuola. Il suo lo frequenta?»
«Certo che sì! Posso portarlo?»
«Sì ma deve arrivare entro le 8.45, orario limite del prescuola».
«Non ce la farò mai, c'è neve ovunque, siamo a piedi, non siamo così vicini».
«Se non altro ci provi».
(Ore 8.51, io e Mike Delfino, con Pupo in spalla e infarto in corso) «È permesso?»
«Niente da fare. Abbiamo organizzato una classe, sì, ma abbiamo disposizione di accogliere solo i bambini del prescuola. L'orario limite è scaduto».
«Ma voi ci avete dato il permesso di venire solo alle 8.34! Non avevamo il tempo fisico di arrivare prima!».
È seguito dibattito Al termine del quale, dopo aver parlato con la segretaria della funzionaria, tutte le educatrici (tre) presenti, le commesse, lo spazzino che buttava il sale sul marciapiede, altre mamme, alle ore 9.16 la responsabile scolastica ha pronunciato la seguente frase:
«Signora, abbiamo mandato indietro altri genitori. Lei ha ragione, siamo stati noi a darle il permesso di venire solo alle 8.34. Però se lei abita troppo lontano per essere qui in 11 minuti non è neanche colpa mia.»
«Ma lo capisce che è un paradosso?»
«Perfettamente».
«E dunque, visto che ho ragione e questo è un paradosso, il Pupo può fermarsi?»
«Ho dovuto mandare via altri genitori».
«Non voglio passare davanti a nessuno, solo ricordarle che è stata lei a dirmi di venire».
«Ha ragione, però ho avuto delle disposizioni».
«Ma come fa a dirmi contemporaneamente che ho ragione e che devo andarmene?».
«Ha ragione».
«Aaagh! Ho ragione in che senso? Lascio il Pupo oppure no?»
(Voltandosi dall'altra parte, a capo chino) «Ok, lo lasci».
Ho traslocato su erounabravamamma.it
Vi aspetto!
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venerdì 14 dicembre 2012
lunedì 7 novembre 2011
Ma come fa a far tutto?
Settimana in salita
In effetti il libro mi era piaciuto un sacco, mentre il film con Sarah Jessica Parker non l'ho ancora visto, e voi? Comunque, mai come in questi giorni mi sento affine alla protagonista - descrizione in sintesi: madre incasinata di due nani piccoli, donna si fa per dire in carriera, fatica bestiale a conciliare lavoro e famiglia. Venerdì 11.11.11 è il terzo compleanno del Pupo ed esattamente quel giorno io parto per un viaggio di lavoro irrimandabile a Londra, per tornare a Milano domenica mattina, in tempo per la sua festa che si terrà al pomeriggio.
In questo momento la madre di tutte le domande è: e se ci fosse qualche problema con l'aereo? Mi si affollano in testa scenari apocalittici, tipo
1. A causa di uno sciopero a singhiozzo dei controllori di volo riesco finalmente ad atterrare a Orio al Serio, dopo 6 scali, solo alle 21.40 di domenica sera. Mike Delfino non riesce a perdonarmi e non mi viene nemmeno a prendere. Vittima dei sensi di colpa, ricomincio a fumare, mi mangio le unghie fino all'osso e prendo in lacrime l'orrido e lentissimo shuttle che, a mezzanotte, mi ricondurrà finalmente a casa, dove nel frattempo Mike Delfino ha cambiato la serratura. Dormo in garage.
2. Non chiudo occhio per tutta la notte tra sabato e domenica per il terrore di non sentire la sveglia. Verso mattina, esausta, cado addormentata e in effetti non sento la sveglia. Perdo l'aereo. Vedi scenario 1.
3. L'aereo ha un guasto. Mentre precipitiamo, mi assale la fulminea ma schiacciante consapevolezza che la festa di mio figlio andrà comunque a carte quarantotto.
4. (Un po' meno grave) L'aereo è in ritardo ma riesco ad essere a casa per le 18. In aeroporto mi hanno perso il bagaglio con il classico orsetto Paddington, costosissimo regalo last minute per il Pupo che comunque non l'avrebbe degnato di uno sguardo. Mio figlio ha già soffiato sulle candeline, appena mi vede si mette a piangere. A Mike Delfino nel frattempo la situazione è sfuggita di mano: i bambini hanno spalmato tutti i muri di cioccolato, infilato muffins sotto i cuscini del divano e Didò nel bidet, alcuni minorenni bevono alcolici, altri succhiano con la cannuccia l'acqua della vasca dei pesci. Mia suocera, che per il lieto evento ha appositamente affrontato il lungo viaggio da Treviso, ha due sparachiodi al posto degli occhi e mi appiccica al muro appena entro. Nelle foto del compleanno, io non compaio.
A tutto ciò aggiungete che, in ordine sparso: a) mi si è rotta la macchina b) oggi c'è lo sciopero dei mezzi c) piove, governo ladro, non solo fuori ma anche in casa, da un lucernario d) ho dimenticato di dare da mangiare ai pesci e) i genitori dei compagni di classe di mia figlia faticano a darmi i 10 euro che, in qualità di rappresentante di classe, sto cercando di raccogliere per l'assicurazione infortuni f) devo ancora comprare i vaccini per l'antinfluenzale che i Pupi faranno domani g) Mike Delfino va ad Amsterdam e sta via tre giorni h) ieri sera ho visto un film dell'orrore, poi ho lasciato per sbaglio la luce accesa in una camera, poi mi sono convinta che la casa fosse infestata e ho coinvolto Mike Delfino in improbabili esplorazioni notturne in cerca di Poltergeist.
In questo momento, a ben pensarci, quel che più mi preoccupa sono i pesci.
In effetti il libro mi era piaciuto un sacco, mentre il film con Sarah Jessica Parker non l'ho ancora visto, e voi? Comunque, mai come in questi giorni mi sento affine alla protagonista - descrizione in sintesi: madre incasinata di due nani piccoli, donna si fa per dire in carriera, fatica bestiale a conciliare lavoro e famiglia. Venerdì 11.11.11 è il terzo compleanno del Pupo ed esattamente quel giorno io parto per un viaggio di lavoro irrimandabile a Londra, per tornare a Milano domenica mattina, in tempo per la sua festa che si terrà al pomeriggio.
In questo momento la madre di tutte le domande è: e se ci fosse qualche problema con l'aereo? Mi si affollano in testa scenari apocalittici, tipo
1. A causa di uno sciopero a singhiozzo dei controllori di volo riesco finalmente ad atterrare a Orio al Serio, dopo 6 scali, solo alle 21.40 di domenica sera. Mike Delfino non riesce a perdonarmi e non mi viene nemmeno a prendere. Vittima dei sensi di colpa, ricomincio a fumare, mi mangio le unghie fino all'osso e prendo in lacrime l'orrido e lentissimo shuttle che, a mezzanotte, mi ricondurrà finalmente a casa, dove nel frattempo Mike Delfino ha cambiato la serratura. Dormo in garage.
2. Non chiudo occhio per tutta la notte tra sabato e domenica per il terrore di non sentire la sveglia. Verso mattina, esausta, cado addormentata e in effetti non sento la sveglia. Perdo l'aereo. Vedi scenario 1.
3. L'aereo ha un guasto. Mentre precipitiamo, mi assale la fulminea ma schiacciante consapevolezza che la festa di mio figlio andrà comunque a carte quarantotto.
4. (Un po' meno grave) L'aereo è in ritardo ma riesco ad essere a casa per le 18. In aeroporto mi hanno perso il bagaglio con il classico orsetto Paddington, costosissimo regalo last minute per il Pupo che comunque non l'avrebbe degnato di uno sguardo. Mio figlio ha già soffiato sulle candeline, appena mi vede si mette a piangere. A Mike Delfino nel frattempo la situazione è sfuggita di mano: i bambini hanno spalmato tutti i muri di cioccolato, infilato muffins sotto i cuscini del divano e Didò nel bidet, alcuni minorenni bevono alcolici, altri succhiano con la cannuccia l'acqua della vasca dei pesci. Mia suocera, che per il lieto evento ha appositamente affrontato il lungo viaggio da Treviso, ha due sparachiodi al posto degli occhi e mi appiccica al muro appena entro. Nelle foto del compleanno, io non compaio.
A tutto ciò aggiungete che, in ordine sparso: a) mi si è rotta la macchina b) oggi c'è lo sciopero dei mezzi c) piove, governo ladro, non solo fuori ma anche in casa, da un lucernario d) ho dimenticato di dare da mangiare ai pesci e) i genitori dei compagni di classe di mia figlia faticano a darmi i 10 euro che, in qualità di rappresentante di classe, sto cercando di raccogliere per l'assicurazione infortuni f) devo ancora comprare i vaccini per l'antinfluenzale che i Pupi faranno domani g) Mike Delfino va ad Amsterdam e sta via tre giorni h) ieri sera ho visto un film dell'orrore, poi ho lasciato per sbaglio la luce accesa in una camera, poi mi sono convinta che la casa fosse infestata e ho coinvolto Mike Delfino in improbabili esplorazioni notturne in cerca di Poltergeist.
In questo momento, a ben pensarci, quel che più mi preoccupa sono i pesci.
venerdì 28 ottobre 2011
Le cose, in effetti, vanno sempre peggio
Gli uomini sono un po' ruvidi, ma il punto non è solo questo
Da una settimana circa la scuola materna del Pupo annuncia la "possibilità di uno sciopero" per oggi. Ieri pomeriggio chiamo per avere aggiornamenti:
"Sono la mamma di un Pupo. Mi dice se domani lo mando a scuola o no?"
"Non lo sappiamo ancora".
"In che senso, scusi?"
"Bisogna vedere. Suo figlio in che classe è?"
"Nella classe arancione."
"Classe arancione, classe arancione, mi faccia controllare..." (rumori in sottofondo)
(Dopo tre minuti) "Mi spiace, non sappiamo ancora. Deve chiamare domattina alle otto e mezza e glielo diciamo".
"Allora io secondo lei, tipo, dico qui al lavoro che forse vengo, forse no? Forse mi prendo le ferie, forse no?"
"Eh, in effetti. Non ha qualcuno che anche avvisato all'ultimo può venire a prendersi cura del Pupo?"
"Guardi, migliaia di persone che fanno la fila davanti a casa mia per occuparsene".
(Lei, non cogliendo l'ironia) "Vede? Allora non c'è problema".
Stamattina alle 8.35, dopo decine di tentativi (ovviamente era sempre occupato) riusciamo a telefonare scoprendo che la scuola è aperta. Complice l'incendio di un camion nei pressi di casa nostra - non è male come scusa, se ci pensate: sono in ritardo perché si è incendiato un camion - arriviamo alle 9.21. Io, che proseguirò il percorso verso il lavoro con Mike Delfino, resto fuori ad aspettare in macchina. Lui porta dentro il bambino, poi esce e mi fa:
"Ho messo la maestra al suo posto".
"In che senso, scusa?"
"Mi ha fatto gli occhiacci perché ero in ritardo di un minuto e io le ho detto che non era mattina da fare occhiacci, e che i loro modi sono vergognosi. Che nulla togliendo al sacrosanto diritto dello sciopero, dirlo così all'ultimo è un'infamia".
"Urca."
"Perché urca?"
"Uhm, niente. E lei cos'ha detto?"
"Ha detto 'non commento', poi ha aggiunto: 'mi piacerebbe che aveste rispetto per chi accoglie i vostri figli e se ne prende cura con amore'."
"E tu?"
"Ehm... ho detto che mi pare che il rispetto ci sia".
"Sì però quella parola, infamia, usata per i picciotti di mafia..."
"In effetti le tremava un po' il labbro. Mi ha detto 'Guardi che sono mamma anch'io', e io: 'peggio mi sento'.".
"Devi considerare che in fondo loro hanno in mano i nostri bambini".
"Maddai, cosa vuoi che faccia? Che si metta a menare il Pupo perché ce l'ha con me?"
"No, però..."
"Però cosa?"
"Io se fossi al posto suo non riuscirei a essere tanto armoniosa e carina con il bimbo, un istante dopo che suo padre mi ha svergognato davanti a venti nani. E poi, davvero, infamia..."
"Ho esagerato?"
"Eh."
Tre ore dopo Mike Delfino mi manda il seguente sms: "Chiamato maestra per scusarmi. Mi ha fatto mille moine, era tutta giuggiolona. Mi ha spiegato che con i tagli continui alla scuola le cose vanno sempre peggio, e che loro si sentono meno che un numero. Credo proprio che sia innamorata di me".
Ora, teoria dell'innamorata delusa a parte, l'episodio è istruttivo. Le cose, a scuola, vanno sempre peggio. Alle elementari della Pupa per esempio la segretaria - bravissima - non riceve lo stipendio da quattro mesi. Il Ministero sostiene che, poiché lei è un'ex insegnante, non stia svolgendo il suo ruolo: vogliono riassorbirla e spostarla non si sa dove. Lei ribatte che lì c'è tanto da fare e che ormai è segretaria da dieci anni. Loro per ripicca non la pagano, e comunque la segreteria chiuderà: per qualunque esigenza, ci hanno spiegato, andremo nella scuola gemella. A tre chilometri di distanza. La maestra della Pupa l'altro giorno mi si avvicina circospetta e mi bisbiglia: "Signora, quando esaurisco la mia quota fotocopie posso chiederle se me ne fa qualcuna in ufficio?". Nel frattempo, avrete letto sui giornali che la scuola privata della moglie di Bossi ha ricevuto 800.000 euro di finanziamenti.
Da una settimana circa la scuola materna del Pupo annuncia la "possibilità di uno sciopero" per oggi. Ieri pomeriggio chiamo per avere aggiornamenti:
"Sono la mamma di un Pupo. Mi dice se domani lo mando a scuola o no?"
"Non lo sappiamo ancora".
"In che senso, scusi?"
"Bisogna vedere. Suo figlio in che classe è?"
"Nella classe arancione."
"Classe arancione, classe arancione, mi faccia controllare..." (rumori in sottofondo)
(Dopo tre minuti) "Mi spiace, non sappiamo ancora. Deve chiamare domattina alle otto e mezza e glielo diciamo".
"Allora io secondo lei, tipo, dico qui al lavoro che forse vengo, forse no? Forse mi prendo le ferie, forse no?"
"Eh, in effetti. Non ha qualcuno che anche avvisato all'ultimo può venire a prendersi cura del Pupo?"
"Guardi, migliaia di persone che fanno la fila davanti a casa mia per occuparsene".
(Lei, non cogliendo l'ironia) "Vede? Allora non c'è problema".
Stamattina alle 8.35, dopo decine di tentativi (ovviamente era sempre occupato) riusciamo a telefonare scoprendo che la scuola è aperta. Complice l'incendio di un camion nei pressi di casa nostra - non è male come scusa, se ci pensate: sono in ritardo perché si è incendiato un camion - arriviamo alle 9.21. Io, che proseguirò il percorso verso il lavoro con Mike Delfino, resto fuori ad aspettare in macchina. Lui porta dentro il bambino, poi esce e mi fa:
"Ho messo la maestra al suo posto".
"In che senso, scusa?"
"Mi ha fatto gli occhiacci perché ero in ritardo di un minuto e io le ho detto che non era mattina da fare occhiacci, e che i loro modi sono vergognosi. Che nulla togliendo al sacrosanto diritto dello sciopero, dirlo così all'ultimo è un'infamia".
"Urca."
"Perché urca?"
"Uhm, niente. E lei cos'ha detto?"
"Ha detto 'non commento', poi ha aggiunto: 'mi piacerebbe che aveste rispetto per chi accoglie i vostri figli e se ne prende cura con amore'."
"E tu?"
"Ehm... ho detto che mi pare che il rispetto ci sia".
"Sì però quella parola, infamia, usata per i picciotti di mafia..."
"In effetti le tremava un po' il labbro. Mi ha detto 'Guardi che sono mamma anch'io', e io: 'peggio mi sento'.".
"Devi considerare che in fondo loro hanno in mano i nostri bambini".
"Maddai, cosa vuoi che faccia? Che si metta a menare il Pupo perché ce l'ha con me?"
"No, però..."
"Però cosa?"
"Io se fossi al posto suo non riuscirei a essere tanto armoniosa e carina con il bimbo, un istante dopo che suo padre mi ha svergognato davanti a venti nani. E poi, davvero, infamia..."
"Ho esagerato?"
"Eh."
Tre ore dopo Mike Delfino mi manda il seguente sms: "Chiamato maestra per scusarmi. Mi ha fatto mille moine, era tutta giuggiolona. Mi ha spiegato che con i tagli continui alla scuola le cose vanno sempre peggio, e che loro si sentono meno che un numero. Credo proprio che sia innamorata di me".
Ora, teoria dell'innamorata delusa a parte, l'episodio è istruttivo. Le cose, a scuola, vanno sempre peggio. Alle elementari della Pupa per esempio la segretaria - bravissima - non riceve lo stipendio da quattro mesi. Il Ministero sostiene che, poiché lei è un'ex insegnante, non stia svolgendo il suo ruolo: vogliono riassorbirla e spostarla non si sa dove. Lei ribatte che lì c'è tanto da fare e che ormai è segretaria da dieci anni. Loro per ripicca non la pagano, e comunque la segreteria chiuderà: per qualunque esigenza, ci hanno spiegato, andremo nella scuola gemella. A tre chilometri di distanza. La maestra della Pupa l'altro giorno mi si avvicina circospetta e mi bisbiglia: "Signora, quando esaurisco la mia quota fotocopie posso chiederle se me ne fa qualcuna in ufficio?". Nel frattempo, avrete letto sui giornali che la scuola privata della moglie di Bossi ha ricevuto 800.000 euro di finanziamenti.
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