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giovedì 18 settembre 2014

Inserimenti. E sogni

La variante Slocovich
Quel che più temevo è infine accaduto. Nella mia già estremamente complessa scacchiera di incastri familiari si è inserita la temuta variante Slocovich, Stefano Slocovich essendo un mio adorabile oltreché, a detta di alcune persone, gnocc intelligente vicino di casa. A esser precisi è il mio vicino più vicino: il suo soggiorno-cucina è situato esattamente dietro il mio letto, dunque diciamo che quando prepara le uova strapazzate e io sto dormendo in genere sogno di essere dal parrucchiere, al lavatesta.
Chissà se mi pensi Quando non sogno di essere dal parrucchiere sogno di tornare piccola. Vorrei che qualcuno si prendesse cura di me, mi portasse in braccio, mi carezzasse la schiena fermandosi appena sopra il coccige per un grattino affettuoso.
Questo purtroppo non accade. Accade invece che di notte, a corrente alternata rispetto ai risvegli della Piccolissima, io abbia sentito ultimamente sinistri rumori provenire da casa Slocovich. Tonfi, misteriosi fruscii, rumori sordi. Come se qualcuno stesse facendo un trasloco, trascinando corpi inanimati o entrambe le cose assieme.
Se non ti addormenti Ho scritto perciò a S.S. alle 6 e 17 di ieri mattina una breve mail che aveva come oggetto «Voglio dormire». Poiché egli è notoriamente una persona squisita mi ha risposto quasi subito spiegandomi che, lavorando nel cinema, gli capita di dover essere sul set nottetempo. E questo già lo sapevo. Però nelle scorse notti insomma, gli dispiace tanto ma gli è successo di dover fare avanti indietro più volte, e certo ha sbagliato a tirare su e giù più volte le rumorose tende a rullo, e certo si era dimenticato che una porta blindata sbattuta alle 3.09 ha un impatto diverso da quello della stessa porta sbattuta all'orario palindromo delle 9.03, e non intendeva essere molesto ma insomma, a ripensarci gli è anche venuto in mente che a un certo punto «il gatto in effetti si è messo a correre e nel correre deve aver rovesciato alcuni sgabelli». Quest'ultima notazione mi ha fatto molto ridere.
E quante pecore conti Alla mia fatica solita si aggiunge insomma la scarsità assoluta di sonno. Anche dando per scontato che S.S. smetta di scagliare gatti contro gli sgabelli, la Piccolissima ha cominciato il nido e di notte pretende di ciucciare ogni ora come se avesse due giorni di vita, mi si dice «per rinsaldare il rapporto con la madre». Se poi anziché allattarla tento di riaddormentarla col ciuccio sbatte le braccia tipo pale di mulino a vento e poi soffia a volume altissimo,  fffff! fffff!, per rendere evidente il suo disappunto.
Chissà se mi cerchi Sto nel frattempo completando l'inserimento più lungo della storia: l'orario della Piccolissima viene prolungato di quindici minuti al giorno, mi si dice «perché il progresso, seppur lento, sia costante e stabile». E così nelle ultime settimane ho trascorso intere giornate a portare e prendere bambini a scuola, giacché, in tre che sono, le loro entrate e uscite avvengono a sei orari diversi.
Se mi vuoi lì vicino In concomitanza con la variante Slocovich è però avvenuta una cosa emozionante. Ricorderete, perché vi ho fracass tenuto informati, che il Pupo durante l'ultimo anno si è svegliato dalle tre alle cinque volte per notte - chiamandoci di continuo e portandoci vicini all'esaurimento - e ha dormito perennemente avvinghiato a sua sorella maggiore. «Ho paura di E.T.» era la sua frase ricorrente. Ed era evidente eccome, che avesse delle preoccupazioni.
Ebbene, dal primo giorno di prima elementare ha cominciato una nuova vita. Mi sono commossa l'altra notte vedendolo sdraiato nel suo letto, l'aria serena, abbandonato e immobile come dev'essere un bambino che dorme, distante mezzo metro dalla Pupa. Da una settimana a questa parte non ci chiama più. «La mia maestra è bravissima», mi ha detto oggi tornato da scuola, e ha sorriso. Allora ho pensato che è proprio vero che le cose, tutte, fanno paura quando sono lontane. Poi ci arrivi vicino e scopri che puoi girarci attorno. O scalarle fino in cima a un passo che è solo il tuo, e finalmente scendere, con sollievo, dall'altra parte.

Soundtrack: Chissà se mi pensi (ma quant'era bella questa canzone?)

giovedì 7 novembre 2013

Settimana 35

L'unica via di comunicazione è il pianto
Mentre la Pupa piccolissima è ben piazzata con la sua testina in basso, quasi pronta al decollo, io lo sono un po' meno. Da una settimana ho smesso di lavorare (nella foto, festa di arrivederci in redazione, con ghirlanda luminosa sul pancione) e in teoria avrei più tempo per fare tutto, ma il grave handicap della mancanza di sonno mi stordisce.
Di giorno il Pupo, che lunedì compie 5 anni, è un tenero batuffolo; di notte un bambino di Satana che sfugge a ogni controllo. L'ansia per l'Arrivo della Sorellina, da lui verbalizzata in modo piuttosto diretto («Mamma, ho sognato che avevi nella pancia un bebé di nome George come Curious George, era molto arrabbiato con me») trova sfogo nelle paure di mostri acquattati nel buio in ogni angolo di casa.
Confronto, confronto, confronto Io e Mike Delfino ci scervelliamo tra noi e, all'esterno, condividiamo il problema urbi et orbi. Anche i trasportatori della DHL e la primaria di Ostetricia dell'Ospedale Sacco sono a conoscenza del problema: nostro figlio non dorme. Mike Delfino per la stanchezza degenera e lancia minacce destinate a restare inevase: «Lo chiudo in camera sua e butto la chiave, lo faccio dormire in giardino, chiamo la polizia», io tengo botta con dispendiose e inutili alternative tipo Fiori di Bach. Stanotte è andata un po' meglio del solito: preliminarmente col Pupo abbiamo costruito una trappola per E.T., il suo principale nemico, con un campanello, un nastro, delle «puntite» (puntine) una trombetta e una biglia «per farlo scivolare dalle scale». Poi abbiamo disseminato tutto il piano di sopra di abat-jour e lucine anti-mostri, sembrava un camposanto ma mi sono ben guardata dal dirglielo.
The Call La prima chiamata è arrivata alle due di notte, un po' in ritardo sulla consueta tabella. La Pupa dormiva fuori casa e io sono andata a parlamentare col Pupo. Dopo 44 minuti di trattative («No, non vieni nel lettone. Ce la puoi fare da solo. Ognuno dorme nel suo letto. No, non ti posso fare mille coccole. Sì, cento sì, ma mille no. Se dormi ti regalo una... no, facciamo cinque macchinine nuove») lui, sfinito quanto me, mi ha chiesto: «Ma non potresti dormire almeno in questa stanza, nel letto della sorellina?». «Ti basterebbe a tranquillizzarti?». «Sì, mi basterebbe. Mi basta non essere in camera da solo». «Ma perché allora quando c'è la sorellina fai tanti capricci?». «Perché a volte il mio cervello non funziona».
Domani è un altro giorno E così abbiamo ronfato sereni fino alle otto del mattino. Naturalmente non posso prevedere come si evolverà la situazione e comincio a preoccuparmi un po': cosa succede se entro in travaglio dopo una notte insonne? Come al solito, accetto volentieri consigli e un po' mi rammarico perché, in tutto ciò, la mia attenzione nei confronti della Pupa piccolissima è ai minimi storici. Ogni tanto mi ricordo di lei perché mi prende a calci, stanotte deve averlo fatto con forza inconsueta perché mi sono svegliata sognando che all'improvviso fosse diventata podalica. Nelle ore diurne, in compenso, i Pupi sono amabili: giocano tantissimo a «scuola», Pupa insegnante e Pupo + compagni immaginari allievi, e poi con la pista dei treni, scagliando con forza vagoni di legno contro improvvisi ostacoli. «C'è un gorgoglio di auto da questa parte», sento commentare la Pupa. Credo voglia dire «ingorgo», ma mi godo la quiete e mi guardo bene dal correggerla.



giovedì 12 settembre 2013

Primo giorno

I matti, senza la patente per camminare
Se c'è una cosa che vorrei fare nella vita è intervistare Francesco De Gregori. L'ho incontrato a Roma di recente e mi ha colpito: era molto alto e con le spalle molto dritte, ben più di quanto mi aspettassi (entrambe le cose).
Quesiti esistenziali Qui sul blog come avrete capito fatico a venirci, ho il tempo orribilmente rosicchiato, fatemi un po' il tifo che ne ho tanto bisogno. Il Pupo è tornato a scuola e con nostra somma gioia la Maestra Cattiva di cui ho già parlato in passato è emigrata verso altri lidi, io nel frattempo mi sento scema per averci messo tanto (=mesi) a capire che lui, con lei, proprio non stava bene; mi ci è voluto che cominciasse a mordere e picchiare sua sorella, che avesse incubi notturni ricorrenti, che si facesse la pipì addosso anche di giorno, come un bimbo di due anni quando invece ne aveva quattro e mezzo. Domanda: come si contrasta il senso di colpa? Voi ci riuscite? Vi viene naturale o è una competenza che avete sviluppato negli anni?
Il favoloso mondo della Pupa La Pupa invece adora la scuola e la scuola adora lei. Salvo rari capricci, abita come Amélie un pianeta incantato e benevolo. Ieri, per dire, sul passante ferroviario (una specie di treno urbano che c'è a Milano) ha descritto a un cieco tutto quel che vedeva. E a chiudere gli occhi, nelle sue parole riuscivi a sentirci i colori. Prendetevi un minuto e 20 secondi per riguardarvi la scena. È totalmente priva di malizie, ieri molto matter-of-factly ha spiegato a suo fratello che tentava per dispetto di strapparle le mutande: «Se teniamo il popis» (=l'organo genitale femminile, ndr) «così nascosto e protetto, sarà perché è importante, non credi?».
Quando si correva per rabbia o per amore (cit. De Gregori & mamma Pellona). Se davvero c'è una correlazione tra la vita endouterina e quella fuori dal grembo materno, la Piccolissima è destinata a esser vispa. Per esempio, quando ritiene che stia dormendo troppo profondamente mi sveglia a calci. Ma poiché di recente ho visto un agghiacciante horror in cui alle 3.07 di ogni notte succedevano le cose più turpi, se mi sveglio in mezzo al buio non ho neanche il coraggio di guardare che ore sono (e se fossero proprio le 3.07?) perciò non saprei dirvi quanto dormo e quanto sto sveglia. Da insonne, come tutti, mi faccio mille domande. Chi mi presterà la carrozzina? Quella volta, dalla pedicure cinese, avrò preso l'epatite C? È possibile, per una madre in cova, influenzare con la forza del pensiero il carattere del bambino? Sull'argomento, qui in redazione è sorto un dibattito a cui vi invito a partecipare. Se aveste la bacchetta magica e poteste scegliere, preferireste una figlia geniale ma "solo" mediamente carina, oppure vorreste che il Cielo le desse in dono intelligenza nella norma e sfacciata bellezza?

venerdì 2 novembre 2012

Sì, viaggiare (in macchina con i Pupi, e altre storie)

Mio figlio non fa domande. Mio figlio afferma
(Pupo, dal sedile posteriore, durante un lento e pigro viaggio in auto): «Mamma, lo sai che io ho tlentamila amici di Facebook.»
«Davvero, Pupo? Beato te. Ma tu lo sai cos'è Facebook?»
(...)
(Ancora il Pupo, un minuto dopo): «Mamma, lo sai che dentlo di me vive una pelsona che ha cinquantamila anni. Si chiama Ludovica e fa la maestla. Anzi: faceva la maestla».
(Pupa, gesticolando furiosamente, dal sedile a fianco al suo): «Mannò, Totone. Non esistono persone di cinquantamila anni. Il massimo è 114 anni».
(Pupo): «Ah.»
(...)
(Pupo, cinque minuti dopo): «Dio è il papà di tutti noi».
(Io): «Te l'hanno insegnato a religione?»
(Pupo, riflessivo): «Mamma, lo sai che Gesù è vivo in mezzo a noi».
Mio figlio non ha più voglia di andare a letto 
Da bebé, il Pupo era uno spettacolo. Pochissimo capriccioso, dolcissimo e molto autonomo. Fin dai primi mesi di vita s'innervosiva se cullato: piuttosto, si addormentava volentieri da solo, ciucciandosi il dito o strofinandosi con un lenzuolino. A un anno, poggiato nel lettino alle ore 20, mi faceva un gran sorriso e poi «ciao-ciao» con la manina, piegava il capino di lato e alle 20.01 dormiva.
Progressivamente la situazione è peggiorata. Da qualche settimana le procedure per metterlo a letto sono diventate uno sfinimento. Può volerci anche un'ora, durante la quale lui si alza mille volte perché non trova «quella specie di bibe con l'acqua» (=la bottiglietta di plastica con la chiusura di sicurezza), «la copeltina pel fale le mie cose» (=ravanarsi un po'), «il mio Ma» (=il suo pupazzo preferito). Oppure vuole un bacio, le coccole, ancora qualche bacio, o ancora all'improvviso reclama «un adulto che scacci i giganti di fango che sono compalsi a fianco del mio letto» (il Pupo ha una proprietà di linguaggio straordinaria e usa benissimo i congiuntivi. La pronuncia delle parole, in compenso, fa schifo).
Minacciato da me e Mike Delfino, esausti e frustrati dopo lunghi quanto vani tentativi, il Pupo si trasfigura e tenta la carta dell'aggressione volgare. «Bàfanculo!». «Pupo, la misura è colma. Ora finisci in castigo. Dove l'hai imparata questa parola orribile?». «Me l'ha insegnata Lolenzo Jovanotti».
Jovanotti, peraltro, a casa mia è un mito
L'unico a cui non piace è Mike Delfino: da quando gli ho confidato che io, a 18 anni, sognavo di sposarlo ne è orribilmente geloso. Ma noialtri, noialtri lo adoriamo. Il Jova è l'amico immaginario del Pupo (vedi sopra) e soprattutto l'idolo della Pupa, che vuole sempre ascoltarlo. L'altro giorno in macchina abbiamo messo su Quando sarò vecchio, canzone bellissima ma che contiene un paio di espressioni forti tipo c****oni e c**o.
(Pupa, aka Madre Teresa di Calcutta, gli occhioni sgranati): «Mamma, perché Jovanotti dice queste parole?»
(Io): «Perché è un adulto. Ed è un artista. Dunque gli è permesso usarle, ma solo ogni tanto».
(Pupa, trasognata): «Anch'io voglio essere un adulto artista».
(Pupo, che fino a quel momento sembrava dormisse): «Bàfanculo!»
Errori che continuo a ripetere
In chiusura, un piccolo elenco di errori che continuo a ripetere.
1. Comprare e ri-comprare il preparato per budino. Attualmente in dispensa ne ho sei, di marche e gusti vari (1 creme caramel, 3 vaniglia, 2 cioccolato). Tutte le volte che vado al supermercato, davanti allo scaffale mi domando: «Ce l'avrò? Forse è meglio che per sicurezza lo riprenda, casomai nel weekend mi venisse voglia di farlo». Poi apro lo sportello della dispensa e vedo tutto quel bendiddìo inutilizzato, e mi mordo le mani.
2. Trattare con sciatteria oggetti che meriterebbero cura. Per esempio, quando compro un indumento nuovo poi tendo a strappare le etichette fastidiose con impazienza. Risultato: lo buco o lo rovino, ogni volta imprecando e dicendo a me stessa che non devo farlo più. L'altroieri è toccato a un bel maglioncino lilla, la settimana scorsa a un paio di slip che temo siano irrecuperabili.
3. Trattare con sciatteria oggetti che meriterebbero cura/2. Nel disimballare, dopo il trasloco dell'azienda per cui lavoro, i miei oggetti personali ho tranciato in due con le forbici le cuffiette che usavo per ascoltare la musica. 
4. Trattare con sciatteria oggetti che meriterebbero cura/3. La sera, guardando un film davanti alla tv con Mike Delfino, poggio un calice di vino di fianco al divano. Faccio cadere (e rompo), urtandolo inavvertitamente, almeno un bicchiere a settimana. L'altra notte ho sognato che compravo 42 calici nuovi e spendevo 84 euro più le tasse (?). Numeri forse da giocare al lotto.
Se vorrete condividere con me strategie per velocizzare l'addormentamento del Pupo oppure, per farmi sentire meno sola, confidarmi uno degli errori che continuate a ripetere (avrete anche voi qualche scheletro nell'armadio - spero), soyez le bienvenu.



giovedì 4 ottobre 2012

Oh, giorno davvero mirabile

Va detto: le sorprese arrivano quando meno te l'aspetti
Di questi tempi ho letto o sentito casualmente molte dichiarazioni di donne - mamme, blogger, professioniste, casalinghe, giovani, diversamente giovani - che più o meno dicono: «D'ora in poi, lo giuro, mi riprendo i miei spazi. Quelli là (figli, mariti, fidanzati, colleghi, comunque maschi) hanno finito di sfruttarmi. Perché io adesso faccio un passo indietro, vado alle terme in pausa pranzo, al cinema da sola, dal parrucchiere a farmi lo shatoush anche se c'è la crisi. Col cavolo che mi infilo all'Esselunga all'ora di punta a far la spesa per tutti. Ci vadano loro, all'Esselunga, se vogliono mangiare».
Dichiarazioni pericolose Dire certe cose ad alta voce può essere controproducente. Personalmente sono convinta che valga la pensa di agire in silenzio, senza troppe esternazioni. Prendete per esempio l'altra notte: pur essendo momentaneamente tornato in salute (vedi, ehm, il post precedente) il Pupo non rinuncia ai proclami notturni.
(Ore 2.15) «Il lazzo, il lazzo! Non tlovo più il mio lazzo».
Volete sapere cos'ho fatto in risposta al suo urlo belluino, peraltro ignorando cosa fosse il lazzo?
Ho messo in atto la tecnica della tanatosi (poi non dite che non vi insegno parole nuove). La tanatosi è una strategia utilizzata da insetti e piccoli animali - di solito coleotteri e rettili - che comporta l'irrigidimento totale del corpo: in una situazione di minaccia o pericolo si simula uno stato di morte per evitare di essere catturati dal predatore. Perciò ho paralizzato ogni muscolo del corpo, ho rallentato il respiro tipo Houdini quando si faceva rinchiudere in una cassa sott'acqua, e sono rimasta immobile, ad attendere.
Dopo mezzo minuto di urla Mike Delfino è risorto dall'abituale stato comatoso in cui versa e, rilevata l'assenza di segni vitali da parte mia, ha arrancato borbottando fino alla stanza del Pupo, soccorrendolo con prontezza ed efficacia. La mattina dopo la sua faccia sembrava presa dalla Guernica di Picasso, un occhio che gioca a biliardo e l'altro che tiene i punti.
(Io): «Che cos'era, poi, il lazzo?»
(Mike, sbadigliando): «Il biberon che usa per bere l'acqua. Vai a capire. Certo è interessante la metafora del razzo...»
A volte però gli uomini sanno essere molto utili. E fare cortesie inattese Specie se artigiani, tecnici, esperti di settore. Ieri sono andata nel negozio di una grande catena specializzata per acquistare una nuova lavatrice. Individuato il modello, mi sono rivolta all'addetto del reparto, per prenotare la consegna.
(Lui, come colto da momentanea emiparesi): «Vng k:n me»
(Io): «Eh?»
(Lui, bisbigliando): «Venga con me. Qui non posso parlare». 
Ci spostiamo di qualche metro, lui si appoggia a un'asciugatrice con aria finto-casual e mi dice: «Asptt a kmpr:r qsta lvtrc».
(Io): «Eeeeh?»
(Lui). «Sttk:st».
(Io): «Mi scusi ma non la seguo)
(Lui, sussurrando): «Questa da lunedì prossimo verrà venduta sottocosto. Da 319, lei la paga 239. Se aspetta 5 giorni risparmia 80 euro».
(Io, stupefatta): «Beh... che dire, grazie. Sono senza parole. Lei è stato gentilissimo». 
Tecniche di sopravvivenza A questo punto sarei molto curiosa di sapere da voi due cose, 1. Qual è l'ultima cortesia inattesa che vi hanno fatto e 2. Quali sono - se ne avete - le vostre tecniche di sopravvivenza nei momenti più duri, tipo quando il Pupo chiama alle 2.15 di notte. 
 
 

martedì 17 luglio 2012

Bambini e incubi notturni

Con contorno di cani, e non solo
«Porco cazzo», una voce squillante squarcia l'oscurità. Dove sono? Chi sta parlando? Che ora è? Ho un lato del corpo tutto sudato e l'altro gelido. Mi muovo con cautela, a tentoni. Cioè, muovo la parte sinistra del corpo; la destra ha perso sensibilità, soprattutto il braccio. Cerco una superficie solida contro cui sbatterlo per rianimarlo. Ecco. È un muro. E questa... è la testa di mia figlia, che dorme parzialmente a cavalcioni su di me, come se fossi un pupazzo o un cuscino. Provo a sfilarmi senza svegliarla. Borbotta.
«Porco cazzo», ripete la voce squillante da un punto imprecisato della stanza. «Porco cazzo, mi sono di nuovo magnato la maglietta». Esse e zeta sibilanti, svarioni lessicali. Sorrido. Può essere solo il Pupo.
Era una notte buia e tempestosa quando, poche ore fa, mi sono trasferita qui a dormire. Siamo nella casa di vacanza, nelle colline dell'entroterra ligure, dove i Pupi risiedono assieme ai nonni dall'inizio di luglio. Una fidata baby sitter li accompagna al mare e al pomeriggio, dopo il pisolino, li porta in gita in mezzo ai boschi. «Abbiamo visto i cavalli, le tacchinelle, un pulcino, un ragno velenoso e i vermi pallottola». «Pupi, ma non è pericoloso?». «No, mamma, la baby sitter conosce tutte le strade. Sai che ha ventuno anni meno di te?». «Sì, Pupa, me l'hai già detto la settimana scorsa».
Andiamoci assieme, allora, ho proposto io, che vengo qui da quando avevo l'età della baby sitter e in questi boschi non ci sono mai stata. Ho messo ai Pupi i sandali giusti (io no. Io avevo le infradito, ma pazienza) e siamo partiti. Quattro, cinque, sei curve, il bosco a tratti si stringe sopra di noi un po' come succede nel mago di Oz. Da lontano, l'abbaiare dei cani. «Pupa, avete incontrato dei cani le altre volte?». «Sì, ma sono in gabbia». L'abbaiare si fa più vicino. Dietro una curva spunta un botolo, l'aria incerta. Ringhia. Sembra arrabbiato. Le manine dei Pupi mi stringono forte. Poi ecco un altro cane, appena più grande del primo. Anche lui abbaia. I Pupi sbiellano.
Fatico per non mettermi a correre mentre giro i tacchi trascinandomi dietro i Pupi. «Torniamo a casa». Loro piangono per lo spavento, dopo qualche metro il Pupo mi salta letteralmente in braccio e mi stringe fortissimo. Il cuore gli batte all'impazzata. Che tenerezza. Tento di mantenere un contegno mentre li rassicuro: «Bambini, quei cani erano più spaventati di voi. Non ci avrebbero fatto nulla». «E allora perché abbaiavano?» chiede la Pupa, analitica. «E infatti io li ho cacciati col bastone pecché io sono Ben Ten!» aggiunge il Pupo, smargiasso e mistificatore. «No Pupo, tu non hai cacciato nessuno. Hai pianto dalla paura e ti sei messo a urlare».
Più tardi, verso l'una di notte, il Pupo strilla. Ha un incubo. C'entrano i cani. Lo calmo, lo coccolo e poi decido di restare nella stanza in cui dormono lui (nel lettino) e sua sorella (in un letto matrimoniale). Ecco spiegato il fatto che il mattino successivo sono un po' sudata e un po' gelida: la Pupa mi ha rubato il lenzuolo e contemporaneamente si è messa a dormirmi addosso. Quanto al Pupo, dorme ancora con il pannolino e stanotte agitandosi deve aver fatto troppa pipì. E questo spiega la maglietta magnata. E il porco cazzo? Trattengo le risate, devo sapere. «Pupo, dove hai imparato questa curiosa nonché inopportuna espressione? A casa certamente no». «A scuola, mamma». «Ma non ci vai da un mese». «Però me la sono ricordata. Sono stato bravo, mamma?».

P.s. Cerco conforto. Anche i bambini di vostra conoscenza dicono parolacce? Fanno incubi? Se la fanno sotto alla vista dei cani? Voi come reagite?



mercoledì 11 aprile 2012

Raccontatemi tutta la verità, nient'altro che la verità

Mi è esondato il Pupo
Il Pupo sta mandando allegramente in vacca il fin qui infallibile sistema per cui in casa nostra ciascuno, di notte, dorme nel suo letto (tolti i periodi di malattia e i primi mesi di vita di entrambi i bambini). Nei giorni scorsi gli abbiamo fatto un upgrade: dal lettino con le sbarre, in cui praticamente non entrava più, alla cuccetta inferiore del lussuoso letto a castello in cui già da tempo risiede sua sorella.
Mentre prima faceva un po' di storie per andare a dormire - quattro lagne, un piantino, due o tre richiami a gran voce, poi il silenzio - adesso è una snervante altalena di infiniti su e giù dalla camera da letto al soggiorno. E ritorno.
Ma se all'andata Egli transuma verso di noi spontaneo, affrontando la discesa con disinvoltura e autonomia, al ritorno reclama a gran voce un passaggio all'ascensore umano (io, o suo padre) con una buffa espressione, retaggio del passato non lontano (= fino a ieri) in cui parlava a capocchia: «Ambis! Ambis!». Non chiedetemi perché, ma vuol dire «in braccio». Ora. Provate a tirare su venti chili di Pupo per trenta scalini cinque, sei, sette volte e poi ditemi come si sta. Io personalmente faccio un po' fatica.
C'è poi che si sveglia anche nel cuore della notte Già lo faceva prima, ma noi non andavamo, e lui in 30 secondi si riaddormentava. Invece adesso fruk fruk fruk, s'insinua silenzioso nel letto, sempre dalla mia parte. Se interrogato risponde, come in un mantra: «Ho sognato un mostlo, ho sognato un mostlo». A quel punto in genere troviamo la forza di ri-scodellarlo nella sua cuccetta, per goderci ancora qualche ora di tranquilla intimità. Ma poi, verso le sei del mattino, ormai otto volte su dieci torna da noi. Credo lo svegli la cornacchia in giardino, col suo gracchiare. «Pupo, tornatene nel tuo letto». Risposta: «Mamma, io devo stale con te». Il Pupo del resto è quello degli imperativi categorici, e delle iperboli. Se il bambino medio ogni tanto chiede una rassicurazione tipo «Mamma, mi vuoi bene?» lui ha bisogno di qualcosa di più: «Mamma, mi adoli?». Come dire: sotto lo standard della devozione assoluta, lui non scende.
Delitti e castighi Che poi, col favore delle tenebre, volano certe scoppole. Certe mappine. Io fino a poche settimane fa, per dire, avevo un naso perfetto, quasi alla francese (chi mi conosce di persona lo sa bene). Invece ora... e poi sono piena di lividi, ematomi ovunque, mi fa male l'occhio sinistro perché il Pupo, nel sonno, evidentemente crede di essere uno dei mulini a vento di Don Chisciotte. O Ben Ten. O Beibleid, che non ho ancora capito cos'è ma me lo cita di continuo (anzi se qualcuno lo sa e me lo dice, sono contenta). L'altra sera per convincerlo a restare nel suo letto dopo un'ora abbondante di su e giùgli ho detto: «Guarda, Pupo, che finirò col chiuderti a chiave in camera, se non la smetti». La Pupa è balzata dal terrore: «No mamma tipregotipregotiprego». Io, esasperata: «Ok Pupa, però dammi una mano anche tu, cerca di capirmi... Che ne so, prova a intrattenerlo, raccontagli qualcosa, così poi si addormenta». Esco e, appostata dietro la porta, la sento partire con uno dei suoi esilaranti pipponi, rivolta al fratello: «Sai che nel mondo ci sono tante spiagge? Ce ne sono al massimo 83». Che volete che vi dica? Ha funzionato.
Una curiosa eccezione L'altra mattina, improbabile ma vero, il Nano Mentale di cui siamo ostaggio non si è manifestato. Né alle sei, né alle sette, né alle otto. Io mi svegliavo ogni ora, incredula. Finalmente è comparso, alle 8.40, morbido e ancora assonnato. «Pupo, amorino, che bella dormita che hai fatto?». «Sì, mamma», mi ha detto lui dopo un sospiro. «Non ho sognato il mostlo, stavolta. Ma un cuole gigante che pel tutta la notte mi ha cantato la ninna nanna».

E voi, come siete messi a spostamenti notturni? Stamattina al telefono ho chiesto a mia madre: «Mamma, anch'io venivo nel lettone?». «Stai scherzando?» fa lei. «Quel letto, per anni, è stato un presidio permanente. Altro che bed-in di John Lennon e Yoko Ono. La norma, lì dentro, era essere in cinque: noi due, tu e i tuoi fratelli». I gemelli. Quelli con metà cervello a testa, ma questa è un'altra storia.

mercoledì 14 marzo 2012

Outing

Sono Beta e fiera di esserlo
Mi scrive la lettrice Anonimo: «Ho letto su Io Donna che gli uomini Alfa preferiscono le donne Beta, cioè predisposte alla maternità e con un lavoro part-time. Sono rimasta basita. Allora io sono una donna Beta, cioe di seconda classe, perché ho deciso di mettere su famiglia e tagliare l'orario di lavoro? Dovevo decidere diversamente per essere considerata una donna Alfa? Tu che ne pensi cara Paola, ti senti Beta per avere fatto figli?». Cara Anonimo, io credo ci sia un fraintendimento di fondo: Beta non è peggio di Alfa. L'anno scorso ho intervistato lo scrittore Cristopher Moore che sul tema ha una posizione molto interessante: «Mentre i maschi Alfa sono spesso dotati di attributi di superiorità fisica (taglia, forza, velocità, aspetto piacevole, attributi che il processo evolutivo seleziona tra gli esemplari più forti nel corso di milioni di anni) e si prendono praticamente tutte le ragazze, il gene del maschio Beta è riuscito a sopravvivere non andando incontro alle avversità e superandole, bensì anticipandole per poi evitarle. Pertanto, quando i maschi Alfa andavano a caccia di mastodonti, i Beta già capivano che attaccare un bestione lanuginoso con un bastone appuntito poteva avere risvolti negativi, e così rimanevano nell'accampamento a consolare le vedove in lutto. Quando gli altri andavano alla conquista delle tribù confinanti, a inanellare gesta eroiche e a catturare teste, loro riuscivano a prevedere che, in caso di vittoria, l'afflusso di schiave femmine avrebbe prodotto un surplus di donne sole, abbandonate per esemplari più giovani conquistati in battaglia, a cui non restava che conservare le teste sotto sale e archiviare le innumerevoli imprese coraggiose. Tra queste, alcune avrebbero trovato consolazione tra le braccia di qualunque maschio Beta abbastanza intelligente da sopravvivere. In caso di sconfitta, beh, si ripeteva la faccenda delle vedove. Il maschio Beta è raramente l'esemplare più forte o più veloce ma, essendo in grado di prevedere il pericolo, è numericamente superiore. Il mondo è guidato da maschi Alfa, ma se funzio­na è solo grazie alla capacità riproduttiva del maschio Beta».
Se siete arrivati a leggere fin qua e, come spero, vi siete divertiti, sappiate anche che Cristopher Moore mi ha confidato quanto segue:
1. Su 50 persone Beta ce n'è una Alfa
2. Berlusconi è Alfa, Obama è Beta
3. I Beta, un giorno, senza alcun dubbio domineranno il mondo.
Perciò, cara Anonimo, dobbiamo andare fieri/e della nostra Betitudine.
Lo stalker in piscina e le notti insonni Non vedo il tizio, ormai, da dieci giorni almeno. L'ho incrociato una volta con Pellons
ma è arrivato tardissimo e non sono riuscita a farmi molestare. Da un lato è un bene perché a Mike Delfino prudevano le mani e quando s'innervosisce diventa faticosetto. In ogni caso, come sempre, vi terrò aggiornati. Invece: miracolosamente l'altra notte si è svegliato il Pupo e a quanto pare io stavo attraversando quei cinque minuti della mia vita onirica in cui sogno Brad Pitt, perché sono riuscita a restare addormentata e a percepire solo il vago movimento di Mike Delfino che imprecando in veneto si ri-tuffava sul letto dopo essere andato ad accudirlo. In compenso, al mattino il Pupo in questione ha preso la bruttissima abitudine di infilarsi nel nostro letto attorno alle 6.34, incuneando il suo corpicino caldo tra noi genitori dei quali, indovinate un po', uno si riaddormenta subito, l'altra resta sveglia a fissare il soffitto.
Bugie Domanda importante: dicono bugie, i vostri Pupi? Se sì, voi che fate? Perdonate o scoraggiate? La Pupa è la persona più sincera che io conosca, il Pupo l'opposto. Ieri è tornato dalla scuola materna con una banana - intera, con la buccia - spiaccicata nella tasca dei pantaloni. «E questa come ci è finita qui, Pupetto amoroso?». «Ci è andata da fola», mente lui spudorato, sorridendoti con l'occhio che incanta. Lo abbracci, lo baci, lui finge di lamentarsi: «Non fono mica il tuo pupaffo». Poi ride di nuovo, e corre già via.

mercoledì 7 marzo 2012

Quante storie per un piccolo ritardo

L'arte di accarezzare i piccioni
Se ancora non l'avete letto, non posso che consigliarvi l'ultimo romanzo di Fred Vargas, La cavalcata dei morti. Classificato come "poliziesco" in realtà è un romanzo che trascende i confini di genere, con una serie di digressioni surreali e adorabili. A un certo punto un padre, a proposito del figlio 28enne appena entrato nella sua vita - nel senso che, prima, non sapeva nemmeno che fosse nato - fa la seguente riflessione: «In una cosa era bravo, per lo meno. Bravo ad accarezzare i piccioni: anche banali, sporchi e brutti come quello» (il riferimento è un piccione trovato per strada con le zampine legate, ndr).
Amore e altre catastrofi Nonostante le perplessità di Papàmamma (che ritiene questa storia barbosa) qualcuno mi ha addirittura scritto in privato per chiedermi aggiornamenti sullo stalker ormai noto come «Il Tizio della Piscina». Calma, ragazzi, calma! Il fatto è che per il momento non c'è nessuna novità. Per fortuna, dice la parte privata di me; purtroppo, dice la narratrice che freme all'idea di raccontarvi ogni benché minimo sviluppo. Il Tizio della Piscina secondo me è morto o era malato, perché le ultime tre volte che sono andata a nuotare non l'ho visto. Peccato: il mio collega mi aveva accompagnato bello carico, con l'intento di menarlo, e invece ha dovuto soprassedere, limitandosi a sfogare il testosterone prendendo a schiaffi l'acqua con qualche vasca a delfino. Ma domani ci torno e, se lo ribecco, state sicuri che ve lo dico subito.
Una cosa orribile L'altra mattina sentiamo una risatina soffocata. Non c'è un modo carino per dirvelo, perciò ve lo dico e basta. Il Pupo ha rubato dal piano della cucina, dov'era appoggiata, la vaschetta piena a metà di cubetti di ghiaccio - l'altra metà essendo appena stata usata dal padre, aka Mike Delfino, per farsi un caffè shakerato. Poi l'ha messa per terra davanti a sé, ci si è inginocchiato davanti - il Pupo, non Mike Delfino - e deliberatamente, coscienziosamente, ha pisciato (uso questo termine perché l'azione nefanda lo merita) in ciascuno degli scomparti liberi. Credo che se non l'avessimo fermato avrebbe anche tentato di mettere la vaschetta in freezer, per vedere se riusciva a ghiacciare la pipì. Poi sua sorella si è girata, l'ha visto e angelica ha commentato: «Che carino il fratellino, vedete? Ha colorato i ghiaccetti con l'acquerello». Non abbiamo avuto cuore di dirle la verità, ma abbiamo pensato: questa è un'anima bella, nella vita si farà fregare dal primo che passa.
Il Pupo invece si è trovato irresistibile e ha continuato a ridere per un bel po'. Notare che non ne ha versata a terra neanche una goccia: quando si dice la precisione.
Stanotte, invece Da troppo tempo, almeno una settimana, dormivamo sonni tranquilli. Poi stanotte, a un'ora X che non ho nemmeno verificato - mi viene l'ansia doppia, se guardo l'orologio - abbiamo sentito un urlo belluino. Non mi sono svegliata subito, anzi sognavo che qualcuno stava costringendo la Pupa a inghiottire una biscia, pensate un po'. Invece era "solo" lei che urlava perché, nel letto, si era appena gomitata addosso. Mike Delfino mi raggiunge mentre presto i primi soccorsi e mi dice: «Hai bisogno che ti porti qualcosa, da sotto?». Gli faccio: «Un rotolo di scottex, per favore».
Ha borbottato qualcosa ed è sceso. Forse non ci crederete, ma è tornato di sopra con:
- Una paletta
- Un catino di plastica con un buco molto grande sul fondo
- Un sottovaso verde, diametro 22 cm.
- Un guanto di gomma (mano sinistra)
- Neanche l'ombra dello scottex.
Persino nella malattia, la Pupa ha riso. L'ho rassicurata: «Non ti preoccupare, i maschi di notte non capiscono niente». Il Mike si è lamentato dicendo che lo sottovaluto, poi si è chinato a frugare sotto il lettino del Pupo, che in tutto ciò dormiva beato. «Cosa fai, Mike, accarezzi il parquet?». «Sto cercando le lenzuola pulite», mi ha risposto lui, tra il confuso e lo stizzito. Per terra, sotto un lettino, accanto a una tartaruga gigante di peluche. Non nella cassapanca di legno dove, da almeno quattro anni, persino i pesci rossi sanno che le teniamo.
PS Stamani, interrogato, Mike Delfino non ha saputo dare spiegazioni convincenti sul suo comportamento. Ma anche i vostri compagni (o compagne, se siete maschi) danno il meglio di sé durante la notte? Si aspettano aneddoti e solidarietà.

mercoledì 8 febbraio 2012

Concorso, concorso!

Questa è un po' sottile, ma spero apprezzerete
L'altro giorno parlavo con la maestra della Pupa.
(Lei) «Lunedì prossimo consegniamo le pagelle».
(Io) «Faremo anche un colloquio?»
«Ma che colloquio. Cosa vuole che le dica? Sua figlia non ha nessun problema, a meno di non considerare tale la sua attitudine a ridurre gli altri bambini in stato di schiavitù. L'altro giorno le ho cambiato banco, perché nel giro di qualche settimana aveva trasformato Yu Qing nella sua serva personale. Ora le ho messo accanto Pian Pian, speriamo che almeno lei resista. I bambini cinesi sono tosti, ma sua figlia è ancora più tosta».
«Capisco. Pensi che ieri sono tornata a casa, e ho trovato il Pupo nel centro della stanza, le mani sui fianchi, che fissava il vuoto».
«E questo cosa c'entra, scusi?»
«La Pupa tutti i pomeriggi s'improvvisa maestra e gli fa lezione. Lui è da solo, ovviamente, però è costretto a interpretare il ruolo di tanti alunni diversi. Lei fa l'appello e lui è obbligato a rispondere a tutti i nomi. E ieri, mi ha spiegato la Pupa, suo fratello era lì, immobile, perché lei gli aveva detto di stare in fila».
«In fila? Da solo?»
«È proprio questo il punto. L'ha messo in fila con se stesso, capisce? Nella sua diabolicità, lo trovo geniale».
Le (ri)nascite del Pupo Di recente il Pupo ama farsi covare. Prende la sua copertina verde acqua, ci si sdraia sotto e poi coinvolge chiunque passi di lì: «Mamma, mi covi? Papà, mi covi?». Si fa covare anche da semisconosciuti, tipo il tecnico della caldaia o il postino. Poiché è un bambino estremamente accattivante, nessuno si sottrae: così casa nostra è tutto un fiorire di adulti semiaccovacciati sopra un fagotto semovente. La gestazione dura pochi secondi, dopo di che il Pupo sbuca felice dal suo riparo e ricomincia a giocare come se nulla fosse. In alternativa (ma questo lo fa solo con me) s'infila sotto il maglione, slargandolo orribilmente, poi finge di uscirmi dalla pancia. È una cosa romantica ma anche un po' impegnativa: ieri per esempio è voluto nascere undici volte, e non sapevamo come farlo smettere.
Incubi Stanotte, un buontempone ci ha suonato il citofono alle 2.30 spaccate. Prego che gli si congeli per sempre il dito che ha usato per schiacciare il tasto "3". Il problema è che poi sono rimasta sveglia a pensare all'adorato maestro della Pupa, che purtroppo ha una malattia seria. In qualità di rappresentante di classe ho dovuto annunciarlo agli altri genitori. Una mi fa: «E la ginnastica? Il maestro faceva anche ginnastica con i bambini, sarà in grado la supplente di tenere la lezione al posto suo? Ormai è finito l'anno, quei bambini non vedono la palestra da settimane». Mi è caduta la mascella e mi sono ridotta a balbettare che in fondo siamo solo a febbraio e a giugno manca ancora un bel po'. Avrei invece dovuto dirle «Brutta demente», un po' come alla tipa che sabato pomeriggio, alla conferenza dell'astrofisica più famosa d'Italia ha borbottato roteando gli occhi: «Ma come, devo fare la tessera Arci anche per vedere la Margherita Ark?».
Concorsi Siamo 500 follower! Anzi, 501 in questo momento. Ne sono felice, vi ringrazio e voglio festeggiare. Mi sono scervellata per ore chiedendomi cosa proporvi, e cosa offrire al vincitore. Alla fine, poiché è un periodo faticoso, ho deciso che:
vince chi pubblica l'aneddoto più divertente sul proprio figlio/i. Punto.
Premio: un mio libro a vostra scelta e un abbonamento a una rivista (a mia scelta). Se passate da Milano e vi fa piacere, ve lo consegno di persona e vi offro pure un caffè. E chi mi aiuta a scegliere il vincitore? Qui viene il bello: una giuria composta da altre tre persone (oltre a me) che estrarrò tra quanti avranno commentato questo post. E cosa vincono i giurati in cambio del loro impegno? Un altro libro. Ricordatevi, se non siete registrati su blogspot e quindi non siete raggiungibili, di lasciare nel commento una mail e/o di mandarmela in privato. Per rispondere c'è tempo fino a lunedì. E sì, è anche possibile postare (separatamente) più di un aneddoto. Come si dice... buon divertimento!

giovedì 19 gennaio 2012

Vita difficile, felicità a tratti

Lassù c'è del misticismo
Sono tornata viva dal Tirolo austriaco: due giorni di trasferta extreme in compagnia del signore che compare nella foto sotto. Vorrei postarvi anche alcune immagini che ritraggono me impegnata nell'eroica impresa di salvarlo da un insidioso lago di neve, ma Settimio, il fotografo, non me le ha ancora girate. Ci siamo divertiti come liceali in gita anche se fisicamente è stato un massacro: viaggiavamo attorno ai 2000 metri e meno 20 gradi di temperatura (e no, non sto esagerando), Tiziano ha preso l'elicottero per la prima volta in vita sua con risultati non brillanti, noi abbiamo sbagliato funivia e rischiavamo di finire come quei ragazzi del film horror che è uscito da poco: sospesi per sempre tra due montagne. Il reportage completo di viaggio su Gioia, tra un paio di numeri.







In mia assenza, i Pupi:
- hanno cercato di sposarsi. La Pupa si era costruita un velo con il pluriball e se l'era fissato sui capelli con lo scotch (grande dolore nel toglierlo). Il Pupo aveva per testimone l'inseparabile ratto gigante di peluche che chiama "Ma", lei una bambola stracciona chiamata Paolona, "quella che ha paura di tutto, persino dei suoi capelli". Ma Mike Delfino si è divertito a fare il don Rodrigo: "Questo matrimonio non s'ha da fare", ripeteva birichino ai Pupi. "Pecché, papà?" (il Pupo, contrito). "Perché è notte". La Pupa, insistendo: "Come mai non possiamo sposarci?". "Perché siete troppo bassi. E tu, Pupo, non hai nemmeno le mutande".
- hanno fatto i nostalgici. La Pupa iniziava le frasi in tono sognante: "Stasera, visto che siamo in pochi...". Il Pupo faceva il piagnucolino al telefono: "Mamma, quando tonni? Pemmè non tonni" (tiè!). Poi sussurrava a suo padre parole romantiche: "Papà, pecché i baci sono trasparenti?". Due giorni dopo sono arrivata a casa di notte, felice, stanca come (quasi) mai in vita mia. Ho provato a svegliare la Pupa spargendole addosso una gran quantità di baci, ma lei è rimasta ferma. Sulle labbra aveva un sorriso appena accennato, sopra il suo letto una girandola di pupazzi immobili, tutti insieme a sognare il mio ritorno.

giovedì 5 gennaio 2012

Reportage da Berlino/1

Notti insonni in Tedeschia
Auguri! E scusate la lunga vacanza. Prima di accendere il computer ho pensato: chissà mai che qualcuno mi solleciti, visto che da tanto non pubblico niente. Ed ecco, puntuale, il commento di Daniela al post precedente ("perché, perché, perché non scrivi più spesso?"). Messaggio ricevuto.
È che siamo appena tornati da Berlino, dove ho trascorso giorni di totale distacco dal mondo della tecnologia - so che alcuni di voi mi credono ventenne, ma devo confessarvi che non sono una nativa digitale. Ora però vi posto la prima puntata del mio reportage di viaggio.
Lì vive un mio caro amico, che dirige un mensile di musica elettronica. Come direbbero i Pupi: wow, fico. In più Berlino è una città meravigliosa, e il mio amico molto ospitale. Ci ha lasciato la stanza di suo figlio, in cui noi quattro italianos, tutti assieme, abbiamo finalmente sperimentato il cosleeping.
Piccolo bilancio del cosleeping: fallimento totale.
Prima sera, ovvero a Capodanno: fuori la città è un delirio di botti, io e Mike Delfino a dormire alle 23.10 su materasso finto-matrimoniale, il Pupo al mio fianco su un divano in leggera pendenza, la Pupa autoesiliatasi nell'angolo opposto della stanza su un materassino da palestra alto 1 centimetro e mezzo, come una piccola fiammiferaia.
La Pupa tossisce a intervalli regolari di 30 secondi, come l'antifurto di un'auto che qualche scimunito ha dimenticato inserito prima di partire per le vacanze. Il Pupo mi rotola addosso 15 minuti secchi dopo che io e Mike ci siamo coricati, come un sacco di sabbia mi atterra prono sullo sterno senza nemmeno svegliarsi, provocandomi una lievissima sensazione di oppressione al petto/infarto in corso. Con molta fatica contro-rotolo i 18 chili di Pupo inerte su, su, su per il divano in leggera pendenza.
Propongo a Mike Delfino di scambiarsi di posto con me previa contropartita in denaro di 22 euro, ovvero tutto il denaro contante che ho in tasca. Rifiuta.
Ore 1.15: seconda rotolata del Pupo, che mi sfascia tre costole. Emetto lo sfiato stanco di un animale morente. Lui non si sveglia nemmeno adesso: dormirebbe volentieri così, stavolta di schiena, con una manina puntata contro il mio fegato e l'altra nella bocca di Mike. Che per questo motivo, eroico, pronuncia la seguente frase: "Dormo io sul divano in leggera pendenza, ci starò comodissimo", lasciando me e il Pupo sul finto materasso matrimoniale, e la Pupa a tossire nel suo angolo. Troveremo Mike Delfino piegato in tre parti, al mattino, a maledire la leggera pendenza e la sua (di lui, Mike) altezza eccessiva, che pur rendendolo molto attraente lo penalizza un po' quando si tratta di dormire su un divano lungo 1,60.
Nelle due sere successive lo schema si ripete con variazioni sul tema: tipo che il Pupo vaga per tutta la stanza pregandoci di alzarci e andare a giocare anche se sono le tre di notte, oppure apre la porta senza dir nulla e lo troviamo riverso e dormiente sul pavimento della cucina; mentre Mike Delfino, mal sopportando la tosse della Pupa, ogni tanto si alza senza preavviso e va a dormire in soggiorno, su un divano senza pendenza e pure un po' più lungo dell'altro, ma con curiose intercapedini tra i cuscini che a sua detta gli provocano alcune ernie. Apprendiamo anche che il mio amico tedesco, a sua volta stremato dalla tosse del figlio di un anno, ha tentato a) il suicidio e b) svariate incursioni in soggiorno, ma trovandoci Mike Delfino che russava è tornato indietro scornato.
Le ultime due notti, colpo di genio: mettiamo il Pupo a dormire in un box convincendolo che è un lettino. Lui accetta a patto di poterlo riempire di vaccate tipo personaggi, cuscini, copertine extra, un biberon, qualche carillon, una torcia a led multicolore. Alla fine sembra la camera da letto di Moira Orfei. Il Pupo non può più vagare, il che è un bel sollievo per tutti, ma in compenso ogni tanto si tira a sedere e, con voce cristallina ma in realtà dormendo, fa affermazioni ontologicamente ineccepibili: "Qui dommo. Qui bevo. Quetto è il mio cuscino. Io abito qui. Io, sono io". La Pupa, spostata di forza dal suo angolo buio al divano in leggera pendenza, sospira rassegnata cercando di non rotolarmi addosso e, ogni tanto, proprio quando stiamo per prendere sonno, ancora tossisce.


lunedì 26 settembre 2011

I pesci non chiudono gli occhi

Possibile che nessuno mi sente?
Il Pupo con la zeppola è uno spasso. Lui direbbe "uno spasso". Parla in modo così buffo che arrabbiarsi con lui è impossibile (almeno, per me). In questo periodo la sera fa un po' di capricci per andare a letto: gloriosa conquista dei suoi (quasi) tre anni, visto che fino ad ora spedirlo a dormire è sempre stato facilissimo.
Diciamo che ti lavora ai fianchi con l'obiettivo di prenderti per sfinimento. In questo, e lo dico con una certa fierezza, ha preso da me. Dopo i classici riti dentini lavati-favola della buonanotte-bacini bacini, all'inizio tenta un approccio suadente, il tipico cinguettio con variazioni sul tema "Mi fai le coccole?", facilmente ignorabile. Poi, immerso nella quiete e nella penombra della sua stanzetta, comincia ad affastellare improbabili lamenti. Un suo pezzo forte sono "i mostri del giardino", tra cui un temibile galletto ruspante che verrebbe a trovarlo tutte le notti. Io e Mike Delfino, che nel frattempo siamo svenuti sul divano due (2!) piani più sotto - ok, sì, lo so, qualcuno dirà hai voluto la casa grande, ora non rompere i c... - finché è possibile tendiamo a fingere di non sentirlo. Normalmente a quel punto entra in casa, come in una sit-com, uno dei vicini della casa-cantiere: "Ma scusate, voi non lo sentite mica, il Pupo?". "Chi, noi? Noooo". "È lì che strilla e vi chiama come un disperato, poveretto". "Aaah. Ma vedrai che adesso smette". "Avrà qualcosa". "No, non avrà niente". "Volete che vada io?". Di solito a questo punto io e Mike alziamo gli occhi al cielo.
(Nel frattempo, da sopra, a 80 decibel) "Mamma! Sono io!". "Papà, mamma! Mi fate le coccole?". (Rivolto a Mike Delfino). "Daniele! Daniele Lorenzon! Sono tuo figlio!". E per finire: "Possibile che nessuno mi sente?". A quest'ultimo richiamo, ieri sera, non ho saputo resistere. Sono salita e l'ho trovato con uno strofinaccio (!) in mano, seduto nel lettino: "Mamma, hai dimenticato qui il tuo pigiama".
Ora, io dico: va bene che mi vesto un po' ad minchiam, ma indossare uno strofinaccio al posto del pigiama è eccessivo perfino per me.
In tutto ciò resta un mistero come la Pupa, nella stanza accanto, non si svegli. Ma di lei vi scriverò presto, e per ora vi saluto.

giovedì 26 maggio 2011

"Rimetta a posto la candela" - con concorso!

Vita con il Pupo (e con i suoi proclami)
Prima di tutto, se già non l'avete presente, andate a (ri)guardarvi questo video che dura un minuto appena e mette sempre di buon umore.

Fatto? Bene. Dovete sapere che il Pupo parla così. Allo stesso modo. A volte mi chiedo se non sia Gene Wilder. Lui non sussurra: declama. Non parlotta: annuncia. Non bisbiglia: recita. Il mondo è il suo palcoscenico, e lui è l'attore protagonista di uno spettacolo non stop. Tra le sue frasi più popolari (sempre con il tono di "rimetta a posto la candela"):
- "Nuota e fai nuotare Pigiapia". Ripete lo slogan, da lui opportunamente modificato (indovinate cosa dice l'originale), da quando lo scorso weekend siamo andati in gita con la classe della Pupa sul Lago Maggiore. I coetanei della Pupa, ormai quasi 6enni e scafati, usavano il Pupo come mascotte, indottrinandolo su svariati temi tra cui la politica, i Gormiti, l'importanza degli origami (singolare: "origamo") nella vita quotidiana, il divertimento estremo rappresentato dal fare i gargarismi col blob di latte+plasmon della prima colazione.
- "Sono Lomano e questo è il mio Lolsino!". "Sono Romano e questo è il mio orsino". Origine ignota.
- "Il mio letto è magnato! Mi selve un fazzoletto! Poltatemi un fazzoletto! Gov'è il cocò? Sono il dottole! Plendi lo piloppo pella tosse! Gov'è il mio pibama? Gove sono le ponniche?" (= formiche). Frasi, queste ultime, declamate con voce stentorea in momenti casuali nel corso della notte.

Quali sono le frasi più buffe dette (o declamate) in questo periodo dai vostri figli? La più divertente vince questo bel libro della mia amica Bismama.

Ps. Sapete che non faccio mai questo genere di segnalazioni, però oggi (a Milano. Domani nel resto d'Italia) su Gioia esce la mia intervista a Jovanotti. Se la leggete e mi dite che ne pensate sarò contenta!

sabato 16 aprile 2011

Colpi di tosse

Sul filo di lana, hanno vinto loro
Ebbene amici, stavolta ero proprio molto indecisa e anche per questo ho esitato un po' a pubblicare il risultato dell'ultimo concorso. Ma alla fine... la vincitrice del Quaquerello è Greta, che ha digitato su eBay la parola "utile" ottenendo questo elenco:

1)MANOVELLA AVVOLGI CORDA PER CHITARRA, la cui descrizione recita "accessorio SEMPRE UTILE che non ha bisogno di spiegazioni". Certo, ne ho sempre uno in borsa, insieme ai fazzoletti di carta.
2)VECCHIO ROBOT VINTAGE BAXINGER, fa parte della trilogia di Bryger e Sasuranger, UTILE per ricambi. Chi di voi non ne ha uno a casa cui sostituire una lama rotante o un razzo missile?
3)CENTRO TAVOLA ANTICO, UTILE PER IMPREZIOSIRE UNA VETRINA DI ANTIQUARIATO... ma la cosa migliore è la descrizione: "in vetro d'epoca, con greca satinata, impreziosita da fiori di oro zecchino (credo). Sicuramente il tempo le ha fatto perdere parte del dorato" ... sarà quello! "il tutto come ritrovato in una vecchia soffitta di famiglia".
È veramente repellente, ma antico e proprio utile, per 9,90 euro è vostro!
4 LA TOSSE È UTILE. COLPI DI TOSSE Antologia letteraria legata alla tosse con pagine di Conrad, Chandler, Kafka, Catullo etc. Usato ma in ottime condizioni.
5)POGGIA PIEDE A VENTOSA MULTIUSO PER DOCCIA, UTILE PER LA DEPILAZIONE DI GAMBA E PIEDE. Multiuso? scorro l'annuncio e trovo 2 foto: una è quella di apertura dell'annuncio con un piede smaltato poggiato e una mano con rasoio, l'altra è una foto hard con lei aggrappata al bocchettone della doccia, lui dietro, e il piede poggiato, effettivamente, sul supporto in pvc a ventosa.

Devo ammettere che
a) Girandola Precaria ha vinto il premio della critica e
b) a farmi propendere per Greta è stata un'esperienza personale. Ebbene sì. È tutta la settimana che i Pupi hanno la tosse e siamo tornati a svegliarci anche sette, otto volte per notte; cioè io, visto che Mike Delfino quando dorme è perso nell'Iperuranio; se non mi sparo è solo perché penso al titolo del libro segnalato da Greta ("La tosse è utile") e mi dico vabbè, tutto ha un senso nella vita, evidentemente anche l'insonnia.
Riguardo al tema "malattia", va detto che Pupo e Pupa già vanno manifetando chiaramente la differenza di genere. Mentre la Pupa tende a chiudersi nel suo dolore, con dignitoso riserbo, e a badare a se stessa affinando col crescere dell'età il lato ipocondriaco tipico di noi donne ("Mamma, è normale da 5 anni avere la tosse?"), il Pupo ogni volta che gli cola il naso sembra che gli sia passato addosso un trattore, e nelle ore notturne s'accresce la sua tendenza al dramma. Due giorni fa, ore 00.30, io ero nel primo sonno:
"Bluaaaaargh! Bleck! Buuorf!"
E poi.
"Maaaaaaaammmmaaaaa!"
Corro - come al solito sbattendo contro tutti gli stipiti - in camera sua e lo trovo seduto sul letto, singhiozzante e piangente. "Maaaammma! Il mio letto è Magnato!"
"Oh popo, oh amorino, ma cos'hai fatto hai gomitato per la tosse?"
"IL MIO LETTO È MAAAGNATO!"
"Sì amore me l'hai detto, adesso andiamo in bagno e la mamma ti lava, bevi un po' d'acqua e cambiamo le lenzuola, non urlare che svegli la sorelli..."
(Pupa, in tono rassegnato): "Mamma, la prossima volta che coso fa così io vengo in camera vostra e ci dormite voi, con lui."
(Io, raccogliendo il Pupo e il gòmito): "Amoroso, ora vieni che la mamma ti cambia. Vieni vieni vie...". "Bluaaargh! Bleck" Buoorf! MI ACCENDI LA LUCE!"
"E che ti cambia, se anche vedi quel che vomiti? Ma poi, da quando hai imparato a parlare così bene?"
"IL MIO LETTO È MAAAGNATO!".
(Io, strabica per la stanchezza e con una macchia di vomito sulla maglietta blu che porta la scritta 'Maraone 11', residuo di quando giocavo a calcetto al liceo) "Questo l'avevo capito. Ora però andiamo in bagno, vieni amore".
Finalmente in bagno bagno, il Pupo è un Jackson Pollock di bave, rigurgiti e altre cose schifose che non vi sto a descrivere troppo. Cerco di spogliarlo tenendolo in piedi davanti al bidet. Lui si china verso il bidet, tossisce e ci rivomita. Poi, ripensamento, si volta a destra verso la vasca: un bel vomito sulle paperelle e in ogni singolo poro della spugna di mare naturale vegetale pagata una sassata. Poi mi guarda con l'aria improvvisamente calma, si pulisce la bocca con la mano destra e se la passa tra i capelli. Penso se avessi una sigaretta ora, la fumerei. Il tempo di chiedermi e ora che faccio, lo metto sotto la doccia nel cuore della notte, lo ributto a letto nel suo vomito e fingo indifferenza, vado a vivere a Kuala Lumpur, lui dà un ultimo colpo di tosse e mi vomita sui piedi. Il contrasto tra lo smalto rosso e i residui di cibo è davvero qualcosa. A quel punto come un mantra mi ripeto mentalmente la tosse è utile, la tosse è utile, la tosse è utile e decido: questo Quaquerello deve vincerlo Greta.


martedì 15 marzo 2011

Lettone sì, lettone no (ep.1)

Lasciate che i pargoli vengano a voi

Ricevo da un frequentatore di questo blog (Papongi) e volentieri pubblico:


«Il lettone...
ormai per noi è condivisione. È la nostra agorà.

Esempio classico: Domenica mattina ore 6.27
tum, tum, tum, puff!!!!!!
Little Miss Sunshine arriva nel nostro letto con la sua piccola corte dei miracoli composta da: pupazzo piccolo di Hello Kitty (conosciuto anche come "Kitty vomito" perché durante i momenti di difficoltà è quello che viene sempre sommerso...), pupazzo medio Hello Kitty, coniglietto di stoffa, peluche enorme Nemo, e questa è solo la formazione base.


Ore 6.32

LMS dopo essersi piazzata nel mezzo insieme alla sua ciurma (separando me e sua madre come Mosè con le acque del Mar Rosso), comincia a interagire con i pupazzi...

vd. rimproverarli perché non vogliono dormire, consolarli perché stanno male, o mandarli in esplorazione sotto il piumone.


Ore 6.45

la madre di LMS comincia dare i primi segni di insofferenza e iniziano le minacce.


Ore 6.47

LMS si paralizza come gli opossum dell'Era Glaciale quando c'è un pericolo.


Ore 6.51

LMS ricomincia il suo show, farcendolo con un "Mammina ti voglio bene", giusto per ingraziarsi il pubblico, suscitando ovviamente apprezzamenti diffusi.


Ore 6.59

Ormai il sonno è un dolce ricordo. Siamo nel clou dello spettacolo: monologhi, interrogazioni e canti vari.


Ore 7.03

LMS manifesta un certo appetito...

Capita l'antifona, padre coraggio raccoglie tutte le forze e dice: "Forza cucciolo, andiamo, che ti preparo la colazione". Tutto ciò per la gioia del pubblico restante (la madre), che può godersi gli ultimi scampoli di sonno di una domenica mattina.»


Che dire? Intanto onore e gloria a Papongi che si sacrifica per il sonno di sua moglie (donne: quanti tra i vostri compagni/mariti lo fanno?). E poi: voi come siete messe/i sullo specifico tema "lettone"?



giovedì 17 febbraio 2011

Piccolo intermezzo ludico

Chi l'avrebbe detto, che saremmo diventati nonni così presto
(Il Pupo, una sera mentre lo metto a letto, con aria estremamente seria, corrugando le sopracciglia e battendosi il petto): "Yödo".
(Io, incuriosita): "E chi sarebbe Yödo, Pupo bello?"
"I-yo".
"Proprio tu, amorino? Vuoi dire che è il tuo nuovo nome?"
"Ssì" (entrambi i miei figli hanno la "esse" di Jovanotti).
"E quel micro-Cicciobello nudo che tieni in mano chi è?"
"Bimbo. Iyo-papà".
"Ah, tu sei suo padre? Bravo. E la madre chi è?"
"Yöda".
"Ovvero?"
"Ci-to".
"Ah, la sorellina? Bravi bambini, così piccoli e già diventate genitori. Mi raccomando non fargli prender freddo".
"Noh. Tu patata. Cocò, paù-ah?".
"Amorino, a) non sono una patata e b) il galletto di cui ultimamente dici di aver paura non c'è. Te lo prometto. Ora però fai la nanna, che è tardi. Ciao amore, ciao".
(Esco dalla stanza. Il tempo di chiudere la porta, e arriva il richiamo): "Nönna?"
(Io, tornando dentro):"Topino, la nonna non c'è, è a casa sua a quest'ora".
"Noh. Ci-to: Yöda, mamma. Iyo: Yödo, papà. Tu: nönna. Papà: nönno."
(Io, sgusciando fuori dalla stanza e richiudendo la porta): "Ah. Ineccepibile. Se tu e la sorellina siete i genitori, noi siamo i nonni".
(Pupo, da dietro la porta, in loop per alcuni minuti): "Bimbo: bimbo. Tu: nönna. Papà: nönno. Ci-to: Yöda, mamma. Iyo: Yödo, papà. Bimbo..."

mercoledì 9 febbraio 2011

Notti insonni

Col Pupo ci sentivamo sicuri del fatto nostro, e invece
Prima di tutto due piccoli aggiornamenti: 1. a destra, fotina di Mamma Maila con pupo e pupazzo (sono i vincitori dell'ultimo Quaquerello che però purtroppo non canta più - ma a loro, dice Mamma M, piace lo stesso). 2. l'inchiesta "Sono incinta - come lo dico al capo" è al momento in stand by, quindi grazie mille a tutte per le numerose adesioni, ma al momento non serve più... conservo i vostri indirizzi per il futuro, che non si sa mai.
Terzo aggiornamento un po' più corposo: il Pupo, che per due anni e due mesi ha sempre dormito senza difficoltà, da due notti ha cominciato a pazziare. So che chi ha bambini insonni da sempre metterebbe la firma per essere al posto mio, però... è una cosa talmente inaspettata da lasciarci sconcertati - oltre che assonnati - e soprattutto non sappiamo come regolarci. Vi riporto lo schema della scorsa notte:
(Ore 2.30): "Uaaargh. Mamma. Mamma. Mamma. Bau?" ("Bau" è Mike Delfino, ndr).
Noi facciamo finta di niente. Conosciamo il Pupo: più provi a calmarlo, più si stizzisce, meglio lasciare che si riaddormenti da solo. Ma stavolta lui va avanti, e avanti, e avanti, fino a che...
(Io, zombielike, ore 2.40 - almeno credo, entrando in camera sua): "Amore. Amorino. Fai la nanna, cosa c'è? Perché non fai la nanna?"
(Pupo): "Ogno. Agno".
(Io): "Hai fatto un brutto sogno? C'era un ragno? Ma non ti preoccupare amorino, ora dormi, è passato, smack smack pciù tivogliobeneciaoamore).
(Ore 3): "Uaaargh. Cuccu! Cuccu!".
(Mike Delfino): "Ha perso il ciuccio".
(Io): "Mblurgh, be', sì, e che facciamo?"
(Mike): "Non fare come ieri che lo lasci piangere e poi lo trovo fradicio. Aveva il maglione fradicio di lacrime, gliel'ho dovuto togliere per quanto era bagnato, vuoi farlo morire di polmonite quel bambino".
(Io): "Sei stato davvero squisito, grazie per avergli salvato la vita, peccato che poi alle 3 l'hai portato al piano di sotto e hai cominciato a fargli il latte pensando che fosse mattina. È chiaro che ora non dorme: si è convinto che di notte qui si balla".
(Mike): "Non è colpa mia se ho guardato fuori e ho visto la luce. Mi sono sbagliato, va bene? Comunque la prossima volta me li metto io, i tappi nelle orecchie. E prendo quelle droghe che ti spari ogni sera, così vediamo".
(Io): "Non sono droghe, è melatonina. E non metterla giù tanto dura, che è una vita che mi alzo la notte nonostante i tappi".
(Pupo): "Uaaargh. Pla! Pla!"
(Mike): "Ora vuole l'acqua, avrà sete, o mal di gola".
(Io, dopo aver sbattuto nel solito stipite): "Amorino, fai la nanna che se no svegli la sorellina. Tieni il bibe con un po' d'acqua. Tieni lo sciroppo per la tosse. Tieni un cuccu, anzi aspetta, te ne metto nel letto diciannove".
(Ore 3.40, avete presente quando hai appena ricominciato a dormire e stai sognando una cosa bella? Io stavo sognando un chiringuito sulla spiaggia, ve lo giuro) "Uaaargh. Mamma. MAMMAAAAAAH!"
(Io, avvertendo il senso d'urgenza nella voce del Pupo): "Amorino ti prego dorm... ma dove sei? Oddio! Fermo!"
Il Pupo ha scavalcato il lettino e si è arrampicato non so assolutamente come su un armadietto alto circa 150 centimetri, vicino al lettino stesso ma non adiacente; e proprio sopra quell'armadietto l'ho trovato, accovacciato come un ranocchio e comprensibilmente spaventato.
Che ha fatto? Come è stato possibile? Ha volato nel sonno? So solo che, spaventata a mia volta, me lo sono a malincuore portata nel lettone pensando "Damn. Questo qui ora non me lo tolgo più fino ai 18 anni", ma lui anziché dormire ha cominciato a lavorare suo padre ai fianchi con spiritose provocazioni, sussurrandogli in tono accattivante "Bujo", "Nüdo", "Mejo" e altre paroline dolci. Perciò, dopo estenuante trattativa siamo riusciti a convincerlo, attorno alle 4.15, a tornare nel suo lettino. Dove è rimasto, bontà sua, fino alle 8.
Stamani ovviamente era tutto meoso ("meoso" è una parola che abbiamo inventato, o almeno credo - vuol dire "noiosetto, un po' inverso") per la stanchezza. Con l'intento di chiarirgli le idee ho cominciato a dirgli:
"Pupo, ripeti con me. Di notte si fa la..."
E lui: "Lotta!"
(Non sapevo neanche che conoscesse il significato della parola)
(Ogni suggerimento è bene accetto per mantenere, di qui in poi, il Pupo sulla retta via)
(Aiuto!)

giovedì 20 gennaio 2011

Gomitare gomitare, voglio solo gomitare

Avete presente quando la vita va più veloce di voi, e

Non riesco a tener dietro ai vostri spassosi commenti sulla presenza del Quaq. in casa Sarkozy per via dei numerosi imprevisti che di continuo mi tradiscono. Dunque mi chiedo, e vi chiedo: ma perché, proprio quest'anno che ci siamo tutti vaccinati contro l'influenza stagionale + H1N1, la sorte ci condanna a raccattare tutti i virus alternativi in circolazione? Voglio dire: è una punizione, forse siamo stati troppo presuntuosi nel ritenere che non ci saremmo ammalati?
L'altra sera, mentre partecipo a un meeting (aaah, che modo fico per dirlo) con i miei amici-vicini, mi squilla il telefono. È Mike Delfino. Superato il primo iniziale istante di fanciullesco stupore ("che c*@§o mi telefona a fare, visto che sono a 10 metri da casa?") rispondo.
"Gattòso" (il mio nuovo soprannome, ndr), "puoi venire in qua?" mi sibila Mike con aria da cospiratore.
30 secondi dopo apro la porta di casa e trovo la Pupa sdraiata sul divano al piano di sotto, avvolta in una coperta. Mike, al suo capezzale, le tiene la mano e mormora sconnesse parole di conforto. Nei suoi capelli d'angelo si stagliano inconfondibili tracce di... gòmito - sapete cosa intendo.
"Oh, nouououoh, Pupa. Sei stata male?"
(lei, piagnucolando) "Mamma, la mia amica Olivia ha paura di morire".
"E questa da dove ti viene?"
"Anch'io ho paura di morire".
"Amore, è solo un po' di gòmito. Adesso vedrai che ti pass..."
"Bluaaaargh!" (segue svomitazzata a spruzzo, di possente gittata. Converrete con me: è il peggior tipo).

Abbiamo passato, come è ovvio, una notte infame - e insonne: come non se ne vedevano da tempo. Mike ha dormito nel letto della Pupa, in stanza con il Pupo. È una soluzione che adottiamo quando qualcuno di noi, a rotazione, è malato.
"Vado in camera di contenimento", mi dice con aria rassegnata. Al mattino dopo il report è sempre infausto. "Il mio compagno di stanza fa casino", mi spiega ogni volta. A quanto pare - io non ho mai provato l'ebbrezza di dormire con lui - il Pupo ogni notte fa ad alta voce il reboot delle parole imparate fin lì. È come se installasse degli aggiornamenti sul pc. A intervalli regolari salta su: "Coccò, pla, mammà, papà, bujo, nudo, piò-piò, maa, baa". È ancora molto basic ma dobbiamo riconoscere che il numero dei vocaboli segue un trend di crescita costante. Entro il quarto trimestre 2011 gli analisti attendono la comparsa della parola "ciao".
A me, in compenso, con la Pupa è andata peggio. Ho cambiato federe e lenzuola 4 o 5 volte. Per quanto foderassi il posto-letto della piccola con asciugamani e telini, lei è sempre riuscita a gòmitare altrove. Anche addosso a me. Dormiva 20 minuti, poi si svegliava di soprassalto e "Bluaargh!", con conseguenti urla disperate. A un certo punto, a mezzanotte circa, ho dovuto farle la doccia (!). Quando non gomitava, mi interrogava. "Mamma, che giorno è oggi?". "Il 18... credo". "Anche tu sei stata male il 18 d'inverno?". "See". "Mamma, l'inverno è quasi finito?". "Pupa, dormi, percaritàdiddio". "Anche tu da 5 anni e mezzo sei stata male e hai gomitato?". "See. Ora dormi". E così via.
Proprio mentre meditavo di portarla al pronto soccorso, verso le 4, ha finalmente preso sonno. E io con lei, se non fosse che la mattina dopo... avevo già mal di stomaco. Per farvela breve il virus gomitillo, da noi ribattezzato Fast and furious, ha colpito nell'ordine la Pupa, me, Mike, il Pupo, la ragazza alla pari appena arrivata dall'Estonia, e stanotte... i miei genitori, accorsi nel frattempo per darci manforte. C'è di buono che dura un giorno, massimo un giorno e mezzo - il che non impedisce agli amici e parenti più scafati di trattarti come un monatto: ieri per 4 secondi netti è stata da noi la sorella di Mike Delfino, ma indossava una sciarpa-scafandro e ripeteva ossessivamente "Statemi lontano, statemi lontano, statemi lontano".
P.S. Alcuni di voi mi chiedono, anche in privato, come va con la nuova ragazza alla pari. Nome di battesimo Monika, dal Pupo ribattezzata "Anca" proprio come la parte del corpo, per ora sembra carina, a parte il fatto che ha contratto il virus e che al momento parla solo inglese. Va detto che la Pupa, sempre disponibile e amabile, ci aiuta molto con le traduzioni. Per esempio "Put the money" diventa "Puzza mani", e altre cose che presto vi dirò.
P.P.S. Mi hanno invitato, per sabato 22, alla trasmissione con Marco Pesatori su Radio2: si chiama Astrologica, va in onda dalle 17 alle 18, in questa puntata si parlerà di mamme&segni zodiacali. Mi farebbe tanto piacere se l'ascoltaste (poi, naturalmente, vi racconterò com'è andata).

giovedì 11 novembre 2010

Buon compleanno, Pupo

Il gattino piccolo compie 2 anni, e

Per festeggiare degnamente, stamani all'alba (6.50 - non so quale sia il vostro concetto di "alba", ma comunque credo che ci capiamo) era in piedi. Oggi sarebbe toccato a Mike Delfino alzarsi (facciamo a turno per non stramazzare), ma al primo "Mammaaaaaaaa!" del pulcino caramellato mi ha svegliato carezzandomi la schiena e bofonchiando "Gfffs, porfmssare tu?"
(Io, togliendomi dalle orecchie i tappi di cera con cui tento invano, nottetempo, di isolarmi dal mondo): "Eh?Chec'è?Cosac'è?Oddio"
(Mike): "Gatto, per piacere, ti puoi alzare tu? Mi gioco il bonus".
Mike Delfino è convinto che viviamo in un Bingo.
Ora, io lo so che quando dice "Mi gioco il bonus" in realtà intende: "Ti prego, alzati tu questa mattina, anche se toccherebbe a me. Usami questa cortesia, proprio come io faccio con te nei giorni in cui quella stanca sei tu. In tali casi, luce dei miei occhi, non faticherai a ricordare che sono pronto a sollevarti amorevolmente, prodigo come sono di buoni sentimenti nei tuoi confronti, dalle tue incombenze. E mi offro volontario per qualsivoglia compito, compreso il levarmi da questo letto tiepido alle prime luci del mattino, per concedere a te, che sei la mia preponderante ragione di vita, una manciata di preziosi minuti di riposo in più".
Però stamattina ero un po' seccata, perché ieri sera sono andata a letto tardi, dopo una riunione di cohousing (che è il posto in cui vivo) e stanotte Mike è andato due volte in Stella Marina.
È da un po' che voglio raccontarvi della posizione della Stella Marina. Significa dormire supini, con gli arti estesi: gambe divaricate, braccia verso l'alto (sopra la testa) o di lato (in faccia a me). Come potete vedere da questo sito, chi assume nel sonno questa posizione è una persona serena, sicura di sé. Sono felice che Mike lo sia, soprattutto negli ultimi tempi: prima tendeva a dormire sul fianco - come fa la gente normale, diciamocelo. La Stella Marina, posizione degli eccentrici soddisfatti della propria vita, è una posizione rispettabile ma purtroppo aumenta la predisposizione a russare.
E così è. Mike diventa una segheria. Se non mi sveglia con una manata in faccia, mi trapana le orecchie al punto che mi sveglio nonostante i tappi. Stanotte poi era ostinato: cercavo di farlo rotolare sul fianco e lui restava fermo come un piombo, fisso, inchiodato al materasso. Ho dovuto spingere come una dannata per girarlo.
Secondo la credenza popolare, alcune donne usavano cucire una pallina da tennis nel retro del pigiama o della maglietta indossata dai mariti per dormire, in modo che se per sbaglio nel sonno questi si voltavano sulla schiena, trovandosi subito scomodi, tornavano immediatamente sul fianco. Mi sembra una roba perversa e cattivella, però.
In un film che mi ha fatto molto ridere (Un marito di troppo. Sarà nelle sale tra una settimana esatta) una donna indiana dice a un'amica: "Io per farlo smetterle gli dò un colpo secco con la mano, di taglio").
Io per ora non ho soluzioni. La Stella Marina a raccontarla di giorno mi diverte molto, ma di notte la detesto. In ogni caso oggi il Pupo piccolo ha effettivamente compiuto due anni e stasera lo festeggiamo rovinandolo di baci.

(Nella foto, io guardo con espressione demente/adorante il Pupo, qualche mese fa, a Minitalia)