Ho traslocato su erounabravamamma.it

Vi aspetto!

Visualizzazione post con etichetta Vita nella casa-cantiere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vita nella casa-cantiere. Mostra tutti i post

venerdì 29 agosto 2014

Bentornati!

Il  più grande problema sono le piastrelle
Ero scomparsa inghiottita dai bambini, dalle vacanze e dai lavori di ristrutturazione di casa, che come da copione ci stanno uccidendo. Rientrati a Milano stiamo cambiando la cucina ma preferisco non entrare nel dettaglio. Quel che posso dire è che da sempre la mia nemesi sono le piastrelle. Due case fa, per esempio, l'impresa cui mi ero affidata mi ha mandato un piastrellista pazzo che lavorava prendendo a mazzate e spesso spaccando gli eleganti rettangoli 7,5x15 che avevo scelto per rivestire una parete.
There's just enough of you in me È perciò quel periodo dell'anno in cui ci si veste di fretta, al buio, indossando calzini spaiati e correndo alla cieca a rispondere al citofono. Gli artigiani si svegliano all'alba, il capo dell'impresa prima di tutti, alle cinque, e giungono da noi ogni mattina un po' prima della mattina precedente. Vado dunque come sempre sbattendo negli angoli e mi procuro lividi sospetti, in odor di violenza domestica. Ora in particolare mi fa male il naso ma non ricordo dove esattamente sono andata a picchiarlo.
I heard that you were drunk and mean Le piastrelle a questo giro amano rendersi irreperibili. Le stiamo inseguendo per tutto il Nord Italia. Sono come i cerchi nel grano: qualcuno dice di averle avvistate, poi vai a verificare e scopri che in realtà non ci sono. Ieri finalmente nella campagna piacentina abbiamo trovato quelle da pavimento: le vecchie cementine esagonali di un tempo, bianche rosse e grigie, recuperate una a una, con pazienza, da un signore con una storia bellissima che vi racconterò un'altra volta.
Staring down the brilliant dream Per la parete della cucina i preventivi cambiano di continuo, come una tovaglia che qualcuno ti sfili all'improvviso da sotto i piatti, proprio mentre sei seduto a mangiare. «Ma mi aveva detto 100 in tutto». «Signora, è ubriaca? Intendevo 100 al metro quadro». Il capolavoro è un tizio che si è offeso perché alla fine le piastrelle da pavimento le abbiamo prese nel piacentino e non da lui. «Io quelle da parete ce le avrei, qui pronte in casa. Ma, ecco, ho deciso che non ve le dò più».
For me to have this sympathy I Pupi grandi sono ancora in vacanza: con i lavori in casa abbiamo preferito tenerli lontani. Staziona invece al nostro fianco la Piccolissima, giunta al ragguardevole traguardo di otto mesi e mezzo, che si sveglia da settimane tre/quattro volte per notte (saranno i denti? Se avete opinioni confortanti vi prego di condividerle). Diciamo allora che la mancanza di sonno mi ha fatto perdere un po' di lucidità. Ieri per esempio al momento di pagare ho avuto qualche defaillance con la moglie del trovatore di cementine.
(Io) «Allora per la fattura poi ci sentiamo. Intanto mi segno il suo nome. Lei è la signora...»
(Lei) «Carmen».
(Io, davanti a Mike Delfino che non credeva alle sue orecchie) «Carne?»
(Lei, esterrefatta) «Ehm... no... Carmen».
Shame on you A voi i lavori in casa creano stress o tutto sommato tenete botta? A me, nonostante la polvere e la fatica e le sveglie all'alba e le piastrelle introvabili, gli artigiani mettono sempre di buonumore. Poi li rispetto perché lavorano sudati e ricoperti di polvere, imprecando costantemente, senza nessun motivo. La bestemmia è diciamo il loro rosario. Sono anche multilingue: «Ma va caca n'du campanaru». «Mannaia la materia». «Ma vafangul tu, mammt, patrita, sorita, e tutt a razz toj» erano le perle del capo dell'impresa, calabrese. Un operaio sudamericano ripeteva scuotendo la testa: «Andate a lavar el culo». Il piastrellista ucraino invece aveva imparato a bestemmiare in italiano, però con un curioso accento: «Porki, porki, porki». Ometto le volgarità più stratosferiche.

Soundtrack Sono le Indigo Girls, ragazze spettinate e selvagge come me e la Piccolissima in questi giorni. Vi metterei i link ma devo andare a congedare il piastrellista, porki.



giovedì 5 giugno 2014

Alla vigilia di un viaggio (con bambini)

Mai indossare calze di collant subito prima di un viaggio
Ore 21.02 «Mamma, ti sei fatta male o ti sei solo spaventata?» mi ha chiesto l'altra sera il Pupo, osservandomi accasciata, immobile ai piedi dei due gradini che, in casa nostra, separano la cosidetta «stanza segreta» (un ripostiglio che contiene soprattutto giochi, nda) dalla zona soppalco.
In effetti ci ho messo qualche istante a rispondere, stringendo i denti e piangendo in silenzio mentre davo a me stessa dell'idiota.
Rewind. Ore 21.01 Stavo per l'appunto uscendo dalla stanza segreta, quando, avendo ai piedi due sottili calzini di collant, sono scivolata e caduta, andando a sbattere sul parquet prima con entrambe le ginocchia - sulle quali ora si stagliano ben visibili i due lividi di riferimento - e immediatamente dopo, per par condicio, con entrambi i polsi, nell'istintivo quanto inutile gesto che il 98% della popolazione mondiale compie per proteggersi il volto e la testa in caso di capitomboli. «Idiota idiota idiota», mi sono ripetuta 15/16.000 volte.
Perciò ho esitato Soffermandomi qualche istante a valutare i danni prima di rispondere al Pupo. Per fortuna ho presto capito di non essermi fatta (quasi) niente. Del resto è solo da una settimana che sono senza gesso: sarebbe stato paradossale rompermi subito un altro osso. Qualcuno nei commenti a questo blog mi aveva parlato del senso di liberazione che si prova quando, dopo aver perso per un mese l'uso di un arto (nel mio caso, il braccio destro) all'improvviso lo si riacquista. In effetti, a me la liberazione l'hanno fatta proprio sudare.
Una mattina di fine maggio, all'ospedale Galeazzi Mi sono presentata garrula e speranzosa all'accettazione, con 55 minuti d'anticipo rispetto al mio appuntamento.
(Io, 54 minuti dopo, al banco informazioni) «Mi scusi, secondo quanto c'è scritto qua tra un minuto sarei attesa in sala raggi. Ma pur essendo arrivata presto, allo sportello ho ancora ventordici persone davanti, è mai possibile? Come faccio adesso?»
(Addetta) «Abbia pazienza, è che l'età media dei pazienti è un po' alta, gli anziani fanno fatica in sede di accettazione. Non si preoccupi, non la rimandano a casa con il gesso».
(27 minuti dopo, finalmente all'accettazione, dopo aver pagato il ticket) «Benissimo cara, ora attenda che chiamino il suo numero. Quando sentirà il suo numero vada in fondo a questo corridoio a destra, al presidio infermieri, e mostri queste carte. Sapranno indirizzarla».
How soon is now? 14 minuti dopo, con 45 minuti di ritardo rispetto al mio appuntamento, mi sono consegnata spontaneamente al presidio infermieri.
(Infermiera brusca) «Abbiamo chiamato il suo numero?»
«Sì».
«È sicura?»
(Senza esitazione) «Sì».
«Uhm... strano, qui non risulta. Vabbe' vabbe' dia qua. Ok, mi faccia vedere... Bene, deve andare al primo piano e chiedere della dottoressa R».
«È lei che mi farà la lastra?»
«No. La dottoressa R deve solo firmare e timbrare questo foglio. Poi con il foglio lei andrà al piano -1, in sala raggi».
«Ah».
Officina ortopedica Di fronte agli occhi del visitatore, al primo piano, si staglia la scritta della speranza: «Officina ortopedica». Vien da pensare che qui si crei, si ripari, si rimonti con grazia ciò che è stato smontato. Però in corridoio, di fronte allo studio della dottoressa Romanò, ci sono sei sette persone in attesa. «Scusate, voi state aspettando...». La risposta è un coro all'unisono: «La dottoressa R. Però sta  v i s i t a n d o».
«Potrei secondo voi velocemente intrufolarmi, farle firmare codesto foglio e nello spazio di 30 secondi togliere il disturbo?»
È come se gli occhi dei pazienti in attesa fossero campioni di nuoto sincronizzato. S'alzano al cielo perfettamente coordinati, poi uno bofonchia: «Mmmm ooocchei, se proprio deve».
Le sudate carte Qualche minuto dopo vittoriosa fuggo verso il piano -1. Prendo l'ascensore sbagliato, finisco davanti alla sala operatoria, fingo indifferenza, salto sull'ascensore giusto, ed eccomi finalmente in sala raggi.
(Infermiere brusco): «Qui manca un foglio».
«Quale foglio?»
«La fotocopia di quest'altro».
«Eh».
«Senza la fotocopia non può fare i raggi. Dovevano fargliela in accettazione».
«Sì, ma non me l'hanno fatta».
«Adesso è un problema».
(Io, paziente) «Vuole che torni su? Magari rifaccio la coda, poi tra un 75/90 minuti ci vediamo qui con la fotocopia».
(Voltandosi verso una fotocopiatrice già accesa): «Ooocchei, gliela faccio io». 
Sicura di non essere incinta? 30 minuti dopo, in sala raggi. La radiologa è un tipo ansioso e mi chiede quattro/sei volte se sono sicura di non essere in gravidanza. Le dico che sto allattando una neonata e lei mi snocciola le decine di casi di sue conoscenti rimaste incinte dopo una settimana dal parto. Le dico un po' secca che, a parte questo, non deve preoccuparsi: non c'è nessuna possibilità che io sia incinta. «Ooocchei, la mia era solo una domanda». Fortunatamente la lastra va bene. «E adesso cosa faccio?»
«Torni al primo piano, dalla dottoressa R. È lei che toglie i gessi».
Un po' penso a uno scherzo, un po' mi viene da piangere. L'ascensore non funziona. Salgo a piedi, lentamente: piano terra, primo piano. Per fortuna davanti a me, all'officina ortopedica, non c'è più nessuno. I pazienti in attesa si sono come dissolti. Mi cade l'occhio su una finestra che qualcuno ha lasciata aperta e penso che si siano tutti buttati di sotto, per l'esasperazione.
I bet you look good on a dance floor Busso, ma nessuno risponde. Riprovo a bussare, poi entro. La dottoressa R è al telefono: sta parlando con qualcuno dell'organizzazione di una festa. È seccata perché un amico comune porta sempre vino scadente. Ormai ho perso ogni ritegno, le agito il gesso davanti al naso per farmi notare. L'assalto olfattivo funziona: dopo meno di un minuto chiude la telefonata. Per scalpellarmi via il gesso chiama uno specializzando, che si gode il delicato bouquet floreale emanato dal mio braccio dopo un mese di costrizione ma mi usa la gentilezza di fingere indifferenza. Una volta libera corro in bagno. Stranamente il dispenser non è rotto e contiene anche il sapone, così mi prendo il lusso di passare 10 minuti d'orologio a strofinarmi e sciacquarmi.
Esco dall'ospedale con due ore di ritardo, la Piccolissima a casa avrà certamente fame, il braccio è debole e lo sento strano: però sono di buonumore, pazienza, tutto passerà. Nelle ore immediatamente successive stringo mani, tocco persone e batto cinque come neanche Matteo Renzi in visita nelle scuole, carezzo bambini, firmo documenti, mi lavo i denti, scolo la pasta, taglio la carne, mi faccio pure giocosamente mordere la mano da Laccio («il cane che ti rompe un braccio» ©).
Good vibrations Pensieri sparsi nelle notti che seguono:
1. È proprio vero. Quando vieni privato di qualcosa, la gioia che provi nel tornarne in possesso è indescrivibile.
2. È proprio vero. I meccanismi secondo i quali funziona, in Italia, la sanità sono spesso farraginosi, inutilmente faticosi (avete aneddoti in merito? Se sì, mi divertirebbe molto leggerli).
3. È proprio vero: alla vigilia di un viaggio bisognerebbe più che mai stare attenti a non finire in pericolo. Domattina se il cielo ci assiste partiamo per una settimana di mare. Non devo non devo non devo indossare più i collant, non devo scivolare. Non devo rompermi un altro polso.
4. (ultimo) È proprio vero: mi riduco sempre all'ultimo momento. Ore 15.56: devo fare le valigie, un poco di spesa, partecipare a una festa di bambini, portare a scuola i regali per le maestre, istruire il vicepadre di Laccio,  un amico che starà a casa nostra con lui durante la nostra settimana di vacanza, sul da farsi.
Voi ci riuscite, a organizzarvi in anticipo? Se sì: come? Quali sono i segreti? Io non ne sono mai stata capace. E così, in queste ore, un'ansia sottile mi pervade. Però senza gesso la vita mi sorride. Ho due braccia. La lavanda nel mio patio è sfacciatamente in fiore. Ooocchei, lo dico: sono felice.

Soundtrack: Rewind
How soon is now?
I bet you look good on a dance floor
Good vibrations




martedì 19 marzo 2013

Cani e padroni di cani

Quel che si dice un acquisto d'impulso
Venerdì mattina, in un pigro automatismo, ho inoltrato a Mike Delfino un'email ricevuta dalla mia collega Sara. Diceva il testo, più o meno: «Regalo cuccioli di golden retriever. È urgente: se non trovano un padrone, i cuccioli verranno abbattuti la prossima settimana». Seguiva foto strappalacrime di meravigliosi cagnolini, che fissavano l'obbiettivo con l'inequivocabile espressione «Adottami-adottami».
Cinque minuti dopo Mi ha chiamato Mike Delfino, insolitamente sospiroso.
(Io): «Che c'è, Mike?»
(Lui): «Eeeh... è cheeeeh... i caaani...»
«Non mi starai dicendo che ne vuoi uno, vero?»
«Ma cosa succede se nessuno li prende? E se li uccidono?»
«Figurati se li uccidono, qualcun altro li adotterà».
«E se ne prendessimo uno da portare stasera a Treviso, a mia madre, come regalo di compleanno?»
«Non sarebbe meglio una borsetta o un profumo? Che cosa facciamo, poi, se non lo vuole?»
«Ma figurati se non lo vuole. Lei è sempre andata pazza per i cani. Se vuoi fare felice mia madre, regalale un cane».
Bufale In Rete, si sa, girano tante bufale. L'email sui golden retriever era una di queste - a quanto pare circola dal 2002, tipo una catena di Sant'Antonio. Mike Delfino, da sospiroso che era, è diventato sospirosissimo.
(Io): «E adesso cos'hai?»
(Lui): «Mi ero quasi abituato all'idea di un cane. Adesso provo a googlare "Regalo cucciolo a Milano"».
In 30 secondi di ricerche sono venute fuori centinaia di risultati.
«E se prendessimo questo? Dice: "Regalo per problemi familiari incrocio tra pastore tedesco e cane corso, microchippato e vaccinato, quattro mesi».
«Mi sembra tagliandatissimo. Ma quanto cresce?»
«Ah, boh. Qui dice che il cane corso da adulto pesa 50 chili».
«Perfetto».
Una reazione tiepida E così, alle 19 di un gelido venerdì sera, Mike Delfino è andato a ritirare il cane.
«Appena mi ha visto mi è saltato addosso, mi ha fatto un sacco di feste, quelli con cui viveva non li ha neanche degnati di uno sguardo», ha detto poco dopo, entrando in casa e rovesciandoci addosso un adorabile batuffolo di pelo (invero, il pelo è raso. Ma l'espressione "batuffolo di pelo" ha sempre il suo perché). I bambini l'hanno amato da subito: nella foto sopra vedete la Pupa impegnata a contorcersi dal ridere. La macchia sfocata sulla destra, invece, è il Pupo che fa un balletto per la gioia.
A Treviso, tre ore più tardi, nel vedere il cane la mamma di Mike Delfino si è emozionata come se le avessimo messo in mano un libro di statistica. Zero.
Siamo tornati a Milano Domenica sera, col nostro nuovo, inatteso canino nel bagagliaio. Appena messo piede in casa, Egli ha eletto a sua cuccia la rossa poltrona Sacco di Zanotta, peraltro un grande classico del design. Ora non la molla più e tende a ringhiare se gli dici di scendere. «Lo vedi? È molto intelligente, una bestia di gran gusto», ha commentato Mike Delfino.
Ora. Io non ho mai avuto cani. Sono sicura che siamo in grado di farlo sopravvivere, ma di qui al diventare dei padroni esperti ce ne corre. Stamattina Mike Delfino mi ha tempestato di telefonate (ma io ero in riunione e non me ne sono accorta) tra le 9.30 e le 10, lasciandomi anche un sacco di messaggi disperati: «Quando arriva Malù?» (la nostra tata, ndr). «Ma si può sapere perché Malù è in ritardo?». Un'ora dopo, finalmente, l'ho richiamato.
«Ma si può sapere perché eri così preoccupato per Malù? È stato male il Pupo?».
(Lui, con tono stizzito) «Secondo te con chi lo lasciavo, il cane? Secondo te esco e lui resta in casa da solo, poverino?»
(Io, ridendo come una pazza) «Ma non è un bambino! Gli animali possono anche badare a se stessi per un po'».
«Sicura?»
Stasera alle 18.30 viene da noi un'addestratrice, per il primo di una serie di cinque incontri. Diciamo che non vedo l'ora. Il mio obiettivo principale sarebbe insegnare al cane come fare la pipì fuori e non dentro casa, per esempio (accetto consigli).



venerdì 2 novembre 2012

Sì, viaggiare (in macchina con i Pupi, e altre storie)

Mio figlio non fa domande. Mio figlio afferma
(Pupo, dal sedile posteriore, durante un lento e pigro viaggio in auto): «Mamma, lo sai che io ho tlentamila amici di Facebook.»
«Davvero, Pupo? Beato te. Ma tu lo sai cos'è Facebook?»
(...)
(Ancora il Pupo, un minuto dopo): «Mamma, lo sai che dentlo di me vive una pelsona che ha cinquantamila anni. Si chiama Ludovica e fa la maestla. Anzi: faceva la maestla».
(Pupa, gesticolando furiosamente, dal sedile a fianco al suo): «Mannò, Totone. Non esistono persone di cinquantamila anni. Il massimo è 114 anni».
(Pupo): «Ah.»
(...)
(Pupo, cinque minuti dopo): «Dio è il papà di tutti noi».
(Io): «Te l'hanno insegnato a religione?»
(Pupo, riflessivo): «Mamma, lo sai che Gesù è vivo in mezzo a noi».
Mio figlio non ha più voglia di andare a letto 
Da bebé, il Pupo era uno spettacolo. Pochissimo capriccioso, dolcissimo e molto autonomo. Fin dai primi mesi di vita s'innervosiva se cullato: piuttosto, si addormentava volentieri da solo, ciucciandosi il dito o strofinandosi con un lenzuolino. A un anno, poggiato nel lettino alle ore 20, mi faceva un gran sorriso e poi «ciao-ciao» con la manina, piegava il capino di lato e alle 20.01 dormiva.
Progressivamente la situazione è peggiorata. Da qualche settimana le procedure per metterlo a letto sono diventate uno sfinimento. Può volerci anche un'ora, durante la quale lui si alza mille volte perché non trova «quella specie di bibe con l'acqua» (=la bottiglietta di plastica con la chiusura di sicurezza), «la copeltina pel fale le mie cose» (=ravanarsi un po'), «il mio Ma» (=il suo pupazzo preferito). Oppure vuole un bacio, le coccole, ancora qualche bacio, o ancora all'improvviso reclama «un adulto che scacci i giganti di fango che sono compalsi a fianco del mio letto» (il Pupo ha una proprietà di linguaggio straordinaria e usa benissimo i congiuntivi. La pronuncia delle parole, in compenso, fa schifo).
Minacciato da me e Mike Delfino, esausti e frustrati dopo lunghi quanto vani tentativi, il Pupo si trasfigura e tenta la carta dell'aggressione volgare. «Bàfanculo!». «Pupo, la misura è colma. Ora finisci in castigo. Dove l'hai imparata questa parola orribile?». «Me l'ha insegnata Lolenzo Jovanotti».
Jovanotti, peraltro, a casa mia è un mito
L'unico a cui non piace è Mike Delfino: da quando gli ho confidato che io, a 18 anni, sognavo di sposarlo ne è orribilmente geloso. Ma noialtri, noialtri lo adoriamo. Il Jova è l'amico immaginario del Pupo (vedi sopra) e soprattutto l'idolo della Pupa, che vuole sempre ascoltarlo. L'altro giorno in macchina abbiamo messo su Quando sarò vecchio, canzone bellissima ma che contiene un paio di espressioni forti tipo c****oni e c**o.
(Pupa, aka Madre Teresa di Calcutta, gli occhioni sgranati): «Mamma, perché Jovanotti dice queste parole?»
(Io): «Perché è un adulto. Ed è un artista. Dunque gli è permesso usarle, ma solo ogni tanto».
(Pupa, trasognata): «Anch'io voglio essere un adulto artista».
(Pupo, che fino a quel momento sembrava dormisse): «Bàfanculo!»
Errori che continuo a ripetere
In chiusura, un piccolo elenco di errori che continuo a ripetere.
1. Comprare e ri-comprare il preparato per budino. Attualmente in dispensa ne ho sei, di marche e gusti vari (1 creme caramel, 3 vaniglia, 2 cioccolato). Tutte le volte che vado al supermercato, davanti allo scaffale mi domando: «Ce l'avrò? Forse è meglio che per sicurezza lo riprenda, casomai nel weekend mi venisse voglia di farlo». Poi apro lo sportello della dispensa e vedo tutto quel bendiddìo inutilizzato, e mi mordo le mani.
2. Trattare con sciatteria oggetti che meriterebbero cura. Per esempio, quando compro un indumento nuovo poi tendo a strappare le etichette fastidiose con impazienza. Risultato: lo buco o lo rovino, ogni volta imprecando e dicendo a me stessa che non devo farlo più. L'altroieri è toccato a un bel maglioncino lilla, la settimana scorsa a un paio di slip che temo siano irrecuperabili.
3. Trattare con sciatteria oggetti che meriterebbero cura/2. Nel disimballare, dopo il trasloco dell'azienda per cui lavoro, i miei oggetti personali ho tranciato in due con le forbici le cuffiette che usavo per ascoltare la musica. 
4. Trattare con sciatteria oggetti che meriterebbero cura/3. La sera, guardando un film davanti alla tv con Mike Delfino, poggio un calice di vino di fianco al divano. Faccio cadere (e rompo), urtandolo inavvertitamente, almeno un bicchiere a settimana. L'altra notte ho sognato che compravo 42 calici nuovi e spendevo 84 euro più le tasse (?). Numeri forse da giocare al lotto.
Se vorrete condividere con me strategie per velocizzare l'addormentamento del Pupo oppure, per farmi sentire meno sola, confidarmi uno degli errori che continuate a ripetere (avrete anche voi qualche scheletro nell'armadio - spero), soyez le bienvenu.



mercoledì 2 maggio 2012

Non si può, non si può, non si può

Piscine e altri divieti. Con post scriptum finale
Già vedo i commenti dei detrattori sempre in agguato: «Colpa tua, che non ci hai fatto caso prima», o anche «Ma dove vivi? Guarda che è sempre stato così».
Tuttavia avverto l'urgenza di scrivervi su questo tema, perché mi pare che i divieti si moltiplichino in modo insopportabile. Prendiamo per esempio gli ultimi giorni in piscina:
(Bagnino): «Mi spiace, ma non si possono più lasciare le borse sulle apposite panche a bordo vasca».
(Io e altri ingenui nuotatori): «Bizzarro, essendo le apposite panche posizionate lì all'uopo da decenni - appunto».
(Bagnino): «Che volete che vi dica, l'Asl ci ha dato una multa, cioè non a noi ma a un altro impianto di Milanosport. Facciamo così: portate le borse, ma più piccole».
«Nel senso che se le portiamo più piccole l'Asl non ci fa caso?»
«Io certamente fingerò di non averle viste»
(...)
Nello spogliatoio, frattanto Mentre io e altre ingenue nuotatrici ci cambiamo - non nei loculi di cm 30x30, bui e dal pavimento bagnato, ma nel luminoso e agevole spazio comune, anch'esso munito di apposite panche, di fronte agli armadietti, arriva la nuova signora delle pulizie e mi fa: «Piccola, non ti puoi cambiare lì».
(Con la bava alla bocca tipo idrofobia) «Come, non mi posso cambiare qui?»
«È divieto. Ci si può cambiare solo nei camerini».
«Sono claustrofobica, mi viene l'ansia, sfioro l'attacco di panico».
«È divieto. È la regola».
(Altra nuotatrice): «Ma signora, siamo tutte donne, cosa le importa, che fastidio le diamo?».
«Andate a cambiarvi in bagno se siete claustrofobiche. Prendete il costume e andate in bagno».
«Sono quindici anni che veniamo a nuotare qui. Nessuno ci ha mai detto niente; in più spesso i loculi sono occupati, ce ne sono solo sei e noi siamo almeno una dozzina, vede?».
«Andate in bagno, ho detto. Le regole sono regole, piccola».
 Di nuovo a bordo vasca La settimana scorsa sono a nuotare con la Pupa, quando arriva una bagnina solerte: «La bambina non può indossare la maschera».
«Le danno fastidio gli occhi. E poi me l'ha consigliato la sua insegnante di nuoto dell'impianto XY, di metterle la maschera».
«Potrebbe farsi male, con la maschera».
 «In che senso, scusi?»
«Se si fa male noi non possiamo prenderci la responsabilità».
«Non ho mai sentito di incidenti a causa di una maschera».
«Neanch'io, ma la responsabile ci ha detto di dire così».
Ora io non so voi, ma sono un po' stufa della sfilza di insensati «non si può» con cui mi trovo quotidianamente a fare i conti. Dall'azienda alla scuola, ora anche la piscina, e non solo. Stamani al parco un vecchio rimb un signore un po' anziano mi apostrofa: «Non si può passare di qui con la bici». «Sta scherzando?». «No». «Non vede quel cartello blu laggiù, con il disegno di un pedone E di una bicicletta?». «No, non ci vedo, non ho gli occhiali. Comunque è vietato».
A volte i divieti sono mascherati da cortesi richieste e non per questo li trovo meno odiosi. Dove abito io, regno di armonia e solidarietà, qualcuno di recente ha gentilmente chiesto se i bambini possono smettere di giocare al mondo (o "campana" che dir si voglia) perché insomma, tutti quei segni coi gessetti per terra. Ho gentilmente risposto che da che mondo è mondo i bambini giocano al mondo (scusate il bisticcio).
Domanda che serve anche a consolarci un po' a vicenda: quali sono i divieti più odiosi/assurdi con cui vi trovate a fare i conti quotidianamente? Mi piacerebbe stilare una classifica dei peggiori. Come reagite quando qualcuno vi fa notare che qualcosa che volevate fare non è possibile, o all'improvviso è stata vietata, secondo voi senza nessun motivo? A me, per esempio, viene da ribellarmi e/o fregarmene.

p.s. invito le persone interessate a partecipare all'organizzazione di eventi pro raccolta abiti usati/giocattoli per scambi, baratti e cessioni a scrivermi al più presto all'indirizzo pmaraone@gmail.com




martedì 13 dicembre 2011

Una vita senza cervello

A volte, cioè spesso, confondo persino il nome dei Pupi
"Maraons, hai il cappello al contrario, ti si vede l'etichetta" (collega). "Maraone, se dimentica il badge un altro giorno non la faccio più entrare in azienda" (custode della Hearst). "Mamma del Pupo, di chi sono queste chiavi della macchina? Cerchiamo di non fare come l'altra volta che poi un bambino se le mette in tasca e le troviamo nel suo letto all'ora della nanna" (bidella). "Paola, come fai a vivere senza cervello?" (madre).
Questo nasce come un post di servizio per insegnare a me stessa- e possibilmente pure a voi - come fare a non dimenticare più le cose. Ho appena finito di leggere un libro che in questo senso è estremamente motivante: si intitola Checklist, l'autore è un chirurgo illuminato che mi piace moltissimo. In breve Atul Gawande - si chiama così - spiega che "per fare andare meglio le cose" la condizione necessaria e sufficiente è quella di fare liste attente e meditate di tutti gli impegni/obiettivi/procedure da adottare durante lo svolgimento degli incarichi quotidiani. Secondo Gawande le liste sono fon-da-men-ta-li anche per evitare disastri aerei ed errori che, in sala operatoria, portano alla morte del paziente.
A me, per esempio, basterebbe ricordare dove ho messo le fotocopie che dovevo fare per la classe della Pupa. Ho appena finito di scrivere un messaggio alla maestra dicendo che mi cospargo il capo di cenere e che di solito non perdo le cose. Le ho scritto: "Mi dia per punizione da fare cinquecento fotocopie in ogni formato possibile, anche a colori".
Poi ieri ho perso una medicina che dovevo prendere assolutamente e ho dovuto discutere con il farmacista che non voleva ridarmela uguale perché la ricetta era già timbrata. La settimana scorsa non so più dove ho cacciato il carnet dei biglietti, sono salita sul tram senza (prima volta in un anno) e ovviamente ho preso la multa. Sono solo 51,50 euro se pago entro 60 giorni, ma probabilmente dimenticherò di farlo.
Nel ponte dell'Immacolata siamo stati a Venezia con i Pupi, grazie allo scambio casa. Siamo finiti nell'appartamento delizioso di una famiglia deliziosa che nel frattempo è venuta a Milano a stare a casa nostra. Ha funzionato tutto benissimo, tranne che quando siamo tornati sul fondo dell'acquario c'erano due dita di cibo decomposto, e i pesci erano torpidi e quasi immobili per l'indigestione. Altro piccolo dettaglio è che io ho dimenticato di lasciare le chiavi di questa famiglia sotto lo zerbino - come mi avevano chiesto - e le ho date invece alla proprietaria di un locale lì vicino, da cui le avevo recuperate all'arrivo. Peccato che quando poi loro sono arrivati a casa il locale fosse chiuso.
Venezia con i bambini è meravigliosa e massacrante. Temevamo che il Pupo, vista la sua vivacità, finisse "a canale". Si è invece limitato a cadere in una fontana nell'elegante negozio Olivetti di piazza San Marco, un bene del FAI. La signora all'ingresso ci aveva avvertito: "Ah, sapeste quanti bambini sono finiti lì dentro!" (mentre lo diceva ho pensato: ma taci un po', menasfiga). Per una volta, tra l'altro, il Pupo non è neanche caduto apposta facendo il giullare. Si era semplicemente distratto ascoltando rapito l'audioguida (la intravedete nella foto) che spiegava nel dettaglio come il grande progettista Carlo Scarpa avesse immaginato spazi, luci, marmi e legni di altissima qualità architettonica. Per un bambino di tre anni, evidentemente un racconto irresistibile.
PS vi sarei molto grata se mi raccontaste le vostre strategie per non dimenticare. Oppure qualche aneddoto consolante/solidale su cose che avete dimenticato.

lunedì 7 novembre 2011

Ma come fa a far tutto?

Settimana in salita
In effetti il libro mi era piaciuto un sacco, mentre il film con Sarah Jessica Parker non l'ho ancora visto, e voi? Comunque, mai come in questi giorni mi sento affine alla protagonista - descrizione in sintesi: madre incasinata di due nani piccoli, donna si fa per dire in carriera, fatica bestiale a conciliare lavoro e famiglia. Venerdì 11.11.11 è il terzo compleanno del Pupo ed esattamente quel giorno io parto per un viaggio di lavoro irrimandabile a Londra, per tornare a Milano domenica mattina, in tempo per la sua festa che si terrà al pomeriggio.
In questo momento la madre di tutte le domande è: e se ci fosse qualche problema con l'aereo? Mi si affollano in testa scenari apocalittici, tipo
1. A causa di uno sciopero a singhiozzo dei controllori di volo riesco finalmente ad atterrare a Orio al Serio, dopo 6 scali, solo alle 21.40 di domenica sera. Mike Delfino non riesce a perdonarmi e non mi viene nemmeno a prendere. Vittima dei sensi di colpa, ricomincio a fumare, mi mangio le unghie fino all'osso e prendo in lacrime l'orrido e lentissimo shuttle che, a mezzanotte, mi ricondurrà finalmente a casa, dove nel frattempo Mike Delfino ha cambiato la serratura. Dormo in garage.
2. Non chiudo occhio per tutta la notte tra sabato e domenica per il terrore di non sentire la sveglia. Verso mattina, esausta, cado addormentata e in effetti non sento la sveglia. Perdo l'aereo. Vedi scenario 1.
3. L'aereo ha un guasto. Mentre precipitiamo, mi assale la fulminea ma schiacciante consapevolezza che la festa di mio figlio andrà comunque a carte quarantotto.
4. (Un po' meno grave) L'aereo è in ritardo ma riesco ad essere a casa per le 18. In aeroporto mi hanno perso il bagaglio con il classico orsetto Paddington, costosissimo regalo last minute per il Pupo che comunque non l'avrebbe degnato di uno sguardo. Mio figlio ha già soffiato sulle candeline, appena mi vede si mette a piangere. A Mike Delfino nel frattempo la situazione è sfuggita di mano: i bambini hanno spalmato tutti i muri di cioccolato, infilato muffins sotto i cuscini del divano e Didò nel bidet, alcuni minorenni bevono alcolici, altri succhiano con la cannuccia l'acqua della vasca dei pesci. Mia suocera, che per il lieto evento ha appositamente affrontato il lungo viaggio da Treviso, ha due sparachiodi al posto degli occhi e mi appiccica al muro appena entro. Nelle foto del compleanno, io non compaio.

A tutto ciò aggiungete che, in ordine sparso: a) mi si è rotta la macchina b) oggi c'è lo sciopero dei mezzi c) piove, governo ladro, non solo fuori ma anche in casa, da un lucernario d) ho dimenticato di dare da mangiare ai pesci e) i genitori dei compagni di classe di mia figlia faticano a darmi i 10 euro che, in qualità di rappresentante di classe, sto cercando di raccogliere per l'assicurazione infortuni f) devo ancora comprare i vaccini per l'antinfluenzale che i Pupi faranno domani g) Mike Delfino va ad Amsterdam e sta via tre giorni h) ieri sera ho visto un film dell'orrore, poi ho lasciato per sbaglio la luce accesa in una camera, poi mi sono convinta che la casa fosse infestata e ho coinvolto Mike Delfino in improbabili esplorazioni notturne in cerca di Poltergeist.
In questo momento, a ben pensarci, quel che più mi preoccupa sono i pesci.

giovedì 29 settembre 2011

I pesci non chiudono gli occhi/2

E nemmeno il Pupo, a quanto pare
Sono lì che ascolto
distrattamente la Pupa e la sua amichetta Ginevra cinguettare allegramente sotto la doccia dopo un bagno in piscina. "Quando vedi il sangue non ti devi spaventare", dice la Pupa. "È segno che sei cresciuta, non è una cosa brutta. È solo l'inizio di una nuova, grande avventura". Gulp! Mi si stringe lo stomaco. Ma come, già parlano di quella cosa? È vero che secondo le ultime ricerche la pubertà è sempre più precoce, ma 6 anni mi sembra un po' troppo precoce. E poi, chi gliel'ha spiegata questa storia alla Pupa? Mi risultava fosse cosa da mamme, ed essendo io la mamma... Sospiro e scuoto la testa, quando sento Ginevra: "Ma da te è venuta la fatina o il topolino?". E la Pupa: "Al primo dentino è venuta la fatina e mi ha portato due monete, non una. E al secondo invece è venuto il topolino e mi ha portato un soldo di carta! Comunque ti prometto che di sangue ne esce pochissimo, solo qualche goccia all'inizio".
Fiuuu.
Il Pupo, invece, non è nel suo periodo migliore. Dopo una settimana di scuola materna gli è subito venuta l'otite, con contorno di raffreddore (che ci ha subito attaccato) e tosse.
Colto dallo sconforto, mentre la tata - aka Mamacita - era voltata dall'altra parte, ha afferrato e rovesciato un'intera confezione di cibo per pesci (in scaglie) nell'acquario. Pare incredibile ma Mamacita,
per paura che la sgridassimo, non ci ha detto nulla. Siamo tornati a casa la sera e abbiamo trovato i quattro pesci rossi tutti gonfi, imbolsiti e quasi immobili. L'acqua sembrava melma di stagno. Pieno di spirito d'iniziativa (=dopo mie preghiere miste a minacce) Mike Delfino li ha tirati fuori uno a uno e li ha parcheggiati temporaneamente nel lavandino della cucina. Poi, ancorché vagamente irritato (=imprecando in dialetto veneto stretto) ha svuotato tutto il contenuto dell'acquario. In parte il guano è finito sulle mie rose, che guardacaso ero appena riuscita a far guarire dagli afidi. Io comunque, senza perdere il sorriso (=rivolgendogli insulti pesanti però a bassissima voce, in modo che non mi sentisse) ho pulito la vasca e l'ho riempita di nuovo, poi ci ho ripiazzato quei disgraziati dei pesci.
Nel dubbio, siccome li stavo già curando per una batteriosi, gli ho sbriciolato in acqua una compressa di Bactrim. (A proposito, sapete come si fa a sbriciolare il Bactrim? Nel tempo ho acquisito una tecnica quasi perfetta). Tornando ai pesci e - finalmente - al titolo di questo post che è anche un bel romanzo di Erri De Luca, indovinate un po': quel giorno e per tutto il giorno successivo sono andati di corpo come se avessero fatto l'idrocolonterapia, ma ora sono in forma perfetta. Lindi e luccicanti fuori, e pure dentro.

lunedì 26 settembre 2011

I pesci non chiudono gli occhi

Possibile che nessuno mi sente?
Il Pupo con la zeppola è uno spasso. Lui direbbe "uno spasso". Parla in modo così buffo che arrabbiarsi con lui è impossibile (almeno, per me). In questo periodo la sera fa un po' di capricci per andare a letto: gloriosa conquista dei suoi (quasi) tre anni, visto che fino ad ora spedirlo a dormire è sempre stato facilissimo.
Diciamo che ti lavora ai fianchi con l'obiettivo di prenderti per sfinimento. In questo, e lo dico con una certa fierezza, ha preso da me. Dopo i classici riti dentini lavati-favola della buonanotte-bacini bacini, all'inizio tenta un approccio suadente, il tipico cinguettio con variazioni sul tema "Mi fai le coccole?", facilmente ignorabile. Poi, immerso nella quiete e nella penombra della sua stanzetta, comincia ad affastellare improbabili lamenti. Un suo pezzo forte sono "i mostri del giardino", tra cui un temibile galletto ruspante che verrebbe a trovarlo tutte le notti. Io e Mike Delfino, che nel frattempo siamo svenuti sul divano due (2!) piani più sotto - ok, sì, lo so, qualcuno dirà hai voluto la casa grande, ora non rompere i c... - finché è possibile tendiamo a fingere di non sentirlo. Normalmente a quel punto entra in casa, come in una sit-com, uno dei vicini della casa-cantiere: "Ma scusate, voi non lo sentite mica, il Pupo?". "Chi, noi? Noooo". "È lì che strilla e vi chiama come un disperato, poveretto". "Aaah. Ma vedrai che adesso smette". "Avrà qualcosa". "No, non avrà niente". "Volete che vada io?". Di solito a questo punto io e Mike alziamo gli occhi al cielo.
(Nel frattempo, da sopra, a 80 decibel) "Mamma! Sono io!". "Papà, mamma! Mi fate le coccole?". (Rivolto a Mike Delfino). "Daniele! Daniele Lorenzon! Sono tuo figlio!". E per finire: "Possibile che nessuno mi sente?". A quest'ultimo richiamo, ieri sera, non ho saputo resistere. Sono salita e l'ho trovato con uno strofinaccio (!) in mano, seduto nel lettino: "Mamma, hai dimenticato qui il tuo pigiama".
Ora, io dico: va bene che mi vesto un po' ad minchiam, ma indossare uno strofinaccio al posto del pigiama è eccessivo perfino per me.
In tutto ciò resta un mistero come la Pupa, nella stanza accanto, non si svegli. Ma di lei vi scriverò presto, e per ora vi saluto.

martedì 30 agosto 2011

Mangiare i vermi fa male?

Post non adatto per palati sensibili, poi non dite che non vi avevo avvisato
Siamo tornati. Sono tornati. Prima noi, poi loro: io e Mike a Milano dal 16 agosto, a scomporre e ricomporre casa, comprare e spostare divani usati, appendere i quadri da mesi impilati nello sgabuzzino, dare i famigerati "ritocchi del bianco" che poi lo sappiamo tutti come vanno a finire queste cose (devi ridipingere mezza parete).
I Pupi invece sono qui da domenica. Come regalo di benvenuto abbiamo allestito per loro un acquario, un serissimo catafalco che porta 80 litri d'acqua. Dentro ci abbiamo messo due pesci-pilota: della serie, visto che siamo dei novellini, potrebbe succedere che qualcosa non funziona e il filtro diventa melma o la pompa fa cortocircuito o li nutriamo troppo ed esplodono come le povere anatre cibate a forza per ottenere il foie-gras. Così abbiam comprato due pesci rossi comuni e anche un po' disgraziatelli: uno sembrava che l'avessero preso a schiaffi sulle scaglie per quant'era storto e screziato di strie rossastre, mentre l'altro, minuscolo, se ne stava timidissimo sempre in un angolo; li abbiamo pagati 1,50 euro cadauno e li abbiam battezzati Sofia e Mosè, che è poi lo stesso identico nome dei gatti di mia madre.
Così ora attorno alla nostra famiglia gravitano due coppie di Sofia e Mosè. E potrebbe pure essere che un giorno per sbaglio Sofia e Mosè mangino Sofia e Mosè, ma speriamo di no, perché nel frattempo i due pesciolini si sono ben ambientati, son vispi e vivaci, l'acqua è limpida, la dose di cibo giusta, e i bambini estasiati continuano a dire con le loro effe alla Jovanotti che in fondo è meravigliofo avere un acquario.
In effetti è facile perdersi dietro ai pesci. L'altra sera abbiamo pure messo le sedie davanti all'acquario e siamo rimasti lì a guardarli per un po', come fossimo al cinema, chiedendoci soprattutto:
- Ma come diavolo dormono i pesci? In piedi come i cavalli? È una cosa che qualcuno di voi sa?
Poi ho anche un'altra domanda:
- Mangiare i vermi (della frutta, delle noci) fa male?
Due sere fa abbiamo avuto ospite una mia amica che ha sposato un americano e ha un figlio di tre anni e mezzo il quale a fine cena si è messo ad aprir noci con il Pupo. Poiché le noci risalivano allo scorso inverno si è scoperto che dentro c'erano quei piccoli vermini bianchi, che razzolavano tutti allegri tra il guscio e il gheriglio (questa parola mi piace molto ma è difficile trovare l'occasione giusta per usarla, ne approfitto).
(Amichetto): "Look! Un verme teeny-weeny".
(Pupo): "Uaddàate! Un bemme tiniuini, che bello, adesso me lo mangio, gnam! Buono!". E via! Si è mangiato almeno tre vermi in un secondo, e poi si è applaudito da solo.

P.S. Micol, non posso scrivere le parolacce sul mio blog. Ma tu, se vuoi, nei commenti sì.


martedì 17 maggio 2011

La ragazza alla pari francese e le grandi domande della vita

That don't impress me much
Vi ricordate quella bella canzone di Shania Twain? Era il 1998: lei, superfica e leopardata, persa nel bel mezzo del deserto, scartava con eleganza uno stuolo di maschi Alfa desiderosi di trarla in salvo e contestualmente concupirla: «Saresti uno scienziato della Nasa? Non mi impressiona molto». «E così, sei Brad Pitt? Non mi impressiona molto». Grandissima. Se non l'avete in mente andate a risentirla, è un bell'aiutino per l'autostima e il Girl Power in generale, nonché il mio mantra quando sfighe di una certa magnitudo mi travolgono. Tipo venerdì scorso: torno a casa stremata dopo una settimana vi giuro pazzesca e come se non bastasse trovo la ragazza alla pari francese in lacrime.
La ragazza alla pari francese - che segue alla estone, che seguiva alla tedesca, che seguiva all'olandese - è stata con noi solo dieci giorni. Da me battezzata affettuosamente, a sua insaputa, "pagnotta" per una certa naturale tendenza all'inchiattimento, sin dall'inizio aveva mostrato dei buchi piuttosto rilevanti nel sistema operativo. «It's not possibòl to talk to the kids in Englìsh», diceva con il fastidioso accento dei francesi determinati a non defrancesizzarsi neanche dopo vent'anni di permanenza all'estero. «Cara grazia che il Pupo capisce l'italiano», ho provato più volte a spiegarle con pazienza. (Di qui in poi, per vostra comodità di lettura, tradurrò anche le sue frasi).
(Pagnotta, giorno 2): «Com'è che i tuoi figli, se vedono la nonna, smettono di prestarmi attenzione e corrono da lei?».
(Io): «Con i bambini ci vuole un po' di tempo. Pensa che persino noi genitori ci abbiamo messo mesi a definire una relazione loro. Figurati tu in pochi giorni».
(Pagnotta, giorno 4): «Non mi sento a mio agio. Questo lavoro è troppo difficile. I bambini non mi ubbidiscono. Perché i bambini non ubbidiscono?»
(Io, giorno 6): «A proposito, potresti cambiare il pannolino al Pupo, quando fa la cacca? Da cinque giorni torno a casa e lo trovo sporco».
(Pagn): «Cacca? Pupo? Pannolino?»
(Io, giorno 7): «Ti secca pulire il lavandino del bagno quando metti il fondotinta? Sembra che sia lì lì per staccarsi dai tubi e andare in discoteca».

Lei, in lacrime, giorno 10: «È successa una cosa assurda. Tua madre mi ha detto una parolaccia davanti ai bambini».
That don't impress me much, ho pensato. «Quale parolaccia sarebbe, cara?»
Lei: «T..ia. Sniff, sob, sigh».
«Ma pensa, è curioso. Per quale motivo te l'avrebbe detta?»
«Ehm... non so. Non c'era assolutamente nessun motivo, l'ha detta e basta».
«Di fronte ai bambini».
«Sì! Infatti anche loro ci sono rimasti male, per l'assurdità della cosa. It's not possibòl, it's not possibòl».
«Strano. Bizzarro. Buffo. Non è che stai cercando una scusa per andartene, vero?»
«Macchè, no. Mi ha proprio detto quella cosa lì, non è una scusa. È che qui, capisci, insultata e offesa... devo proprio andarmene».
«Ok. Dunque riassumendo mia madre ti ha detto t..ia davanti ai bambini senza nessun motivo».
«Esatto».
«Sicura? In tutti questi anni ho pensato che mia madre fosse una persona gentile e di buon senso, invece grazie a te apprendo che è una pazza, un mostro, che si diverte a insultare le ragazze straniere senza ragione? L'accendiamo?»
«L'accendiamo».

E così, anche la pagnotta se n'è andata.

(Non c'entra niente con la ragazza alla pari, ma la grande domanda della vita è: fare un coming out politico in questo momento storico farebbe aumentare, diminuire o restare uguale il numero dei lettori di questo blog?).


martedì 1 febbraio 2011

Il cervello delle mamme

Credevate che con la maternità diventasse un avogado, e invece
A quanto pare, certi miti sono fatti per essere sfatati. Io che pensavo per esempio di aver perso una bella fetta della mia memoria con la maternità, sbagliavo. Sembra sia una condizione solo transitoria: potete legittimamente sentirvi sciroccatine e svampitelle nel periodo in cui la vostra panza è smaccatamente simile a un'anguria, ma pochi mesi dopo il parto tornerete come nuove. Anzi meglio.
Lo dice un libro scritto con il cuore (oltre che con il cervello, ahahah) da Katherine Ellison, giornalista e mamma di due pupi, che ha lavorato anni per documentarsi sul tema. Non mi dilungo troppo, ma se siete curiose Il cervello delle mamme ha anche una pagina Facebook che trovate qui.
Vi dirò che a tratti, per esempio quando come l'altra sera ho messo il dentifricio in frigorifero, o quando ho infilato al Pupo due calze sullo stesso piede lasciando l'altro nudo, continuo ad avere dei dubbi. Mi è chiaro che dobbiamo arrenderci al progredire della scienza e alle nuove, prodigiose teorie, ma sarei tuttavia lieta di conoscere le vostre defaillance verbali e comportamentali attribuibili, secondo voi, alla maternità.
A proposito di Pupo e di nudità, ieri sera i due tamarri stavano facendo il bagno (=tuffandosi ripetutamente per ingollare acqua saponata calda e sputarsela addosso) mentre io chiacchieravo amabilmente a pochi centimetri di distanza (= facendo a mia volta la doccia, però da vestita) con la mia amica-vicina Micaela. Trovo che sia molto bello condividere di tanto in tanto queste esperienze formative, intime e significative del rapporto madre-bambino con qualche altro adulto, e per fortuna la vita nella casa-cantiere ce lo permette. Ebbene, eravamo lì a chiederci come si preparino le melanzane e i peperoni sottaceto (se qualcuna, possibilmente di origine pugliese, ha la ricetta è pregata di mandarmela) quando abbiamo sentito il Pupo urlare:
"Lello! Lello! Lello!".
Mi sono girata, ho visto la sua espressione estremamente preoccupata, ho abbassato gli occhi e... ho visto che sua sorella gli si era appesa con la manina al bagigio! Bontà bambina, ho esclamato. Per fortuna il peso del corpo della sventurata, immersa nell'acqua, era evidentemente scarso o nullo. Altrimenti altro che "Lello!" avrebbe urlato, il Pupo.
Domanda. Ma voi, che cosa avreste fatto al posto mio? No, perché io ho preso la Pupa per i capelli, le ho sibilato un secco "Ma sei scema?" e l'ho teletrasportata all'istante dall'altra parte della vasca. Non avevo mai reagito così, e in seguito ho pure riflettuto sul mio comportamento - conclusione provvisoria: diseducativo, ma istintivo. D'altro canto i tamarri, nel giro di zero secondi, hanno dimenticato l'incidente e hanno ripreso allegri a sputazzarsi addosso.

mercoledì 26 gennaio 2011

Giorni difficili

In ginocchio da te
La mia vita continua a essere costellata di imprevisti e piccoli incidenti. L'altroieri portavo il Pupo all'asilo, per esempio.
Poiché è un vero tamarro però convinto di essere un principe, egli, 2 anni per 15 chili di peso, non è disponibile a posare le sue eleganti scarpette sul marciapiede. Nooo. Si corre solo in casa, al massimo al parco. Il passeggino, poi, è un'invenzione idiota, da non considerare nemmeno, perciò non resta che un'alternativa: farsi trasportare da un adulto, se necessario anche per chilometri (vi ho già detto che dopo la nascita del Pupo ho cambiato taglia di magliette perché mi sono cresciute le spalle? Dalla S alla M, sì, forse ve l'ho detto).
Ebbene, mentre camminavo con il Pupo in braccio ho visto che in fondo alla via, proprio di fronte a me, sbucava uno dei miei vicini di casa-cantiere. "Guarda amore, c'è Dario! Lo vedi laggiù, che ci viene incontro?". "Allà?". "Sì amore, quello è Dario". "Anka". "No, non è Monica. Non lo riconosci? È Dario! Da-rio. Ciao, Dario". "No, Bubu". (...)
La conversazione con il Pupo era tanto interessante, ed ero talmente concentrata sull'arrivo del famigerato vicino, che non ho guardato dove mettevo i piedi e... sono scivolata in una pozza ghiacciata. Sono caduta letteralmente in ginocchio, proprio di fronte a Dario. Mi sono sfasciata i pantaloni - e pure il ginocchio - però ho salvato il Pupo. In quell'istante esatto ho pensato: ora sì che sembro demente.
Naturalmente ho finto di non essermi fatta niente ("Figurati, Dario, mi piace ogni tanto inginocchiarmi davanti ai miei vicini tenendo il bambino in braccio, per strada, alle 9 del mattino") e sono ripartita zoppicando in direzione dell'asilo. Il Pupo, in stato di choc, continuava a ripetere "ua", "aduta", "ozza" ("bua", "caduta", "pozza") alle maestre. Anche con loro ho finto che non mi facesse per niente male. Arrivata al lavoro sono andata in bagno e ho visto che perlamiseria, sanguinavo un bel po'.
Mentre lottavo per trattenere le lacrime mi è venuto il seguente pensiero: perché queste cose mi succedono di continuo? Per esempio, ho le gambe piene di lividi perché ogni sera vado a sbattere contro un mobile basso abbastanza nuovo - saranno tre mesi che l'abbiamo, e anche tre mesi che ci finisco contro ("Ma che cav°? Ma chi ha messo qui questo coso?").
Un altro esempio: ieri a pranzo ho incontrato un papà milanese con cui spero di lavorare a un progetto. Ci siamo conosciuti tramite il blog e ieri l'ho visto per la prima volta. Mentre seduta a tavola gli spiegavo tutta entusiasta quel che ho in mente ("E qui, e lì, e devi sapere che") ho tirato una manata al bicchiere che avevo davanti. Ettolitri d'acqua gasata fredda sul suo risotto e sul suo maglione. Lui, siccome è gentile, continuava a mangiare come se nulla fosse: "Non ti preoccupare, è buonissimo lo stesso". E mi ha pure offerto il pranzo!
Last but not least, ieri sera al ristorante con Mike Delfino e altri due amici mi è venuto un dolore pazzesco allo stomaco. Credevo di morire. Siamo tornati a casa in fretta e furia, in qualche modo ho raggiunto il letto, poi sono rimasta lì per un bel pezzo a contorcermi dal dolore, in posizione fetale.
(Io): "Aiutoaiutoaiuto mi sembra come quando stavo per partorire".
(Mike): "Possibile?"
(Io): "Sìsìsì ti giuro sto malissimo".
(Mike si alza, prende un libro dalla libreria, si mette a sfogliarlo come se nulla fosse)
(Io): "Be' che fai?"
(Mike) "Ho preso il libro dei nomi, voglio essere pronto a qualunque evenienza".
(...)
Per fortuna stamani avevo un appuntamento dall'osteopata.
"Signora lei ha avuto una colica addominale, il tratto che unisce l'intestino digiuno, il mesentere e la valvola di Oddi, per non parlare del duodeno, qui è tutto compromesso".
"Compromesso come, scusi?"
"Per darle un'idea, è come se ci fosse passato sopra un Iveco Daily, ma ora la sistemo io. Poveretta, è già un miracolo che sia arrivata fin qui. Sa, i dolori delle coliche sono secondi per intensità solo a quelli del travaglio".
"Ah ecco infatti, mi sembrava".
"Signora e questo cos'è? Passino quei brutti lividi, la storia del mobiletto me l'ha spiegata, ma lei ha anche un versamento di liquido nel ginocchio. Si può sapere cos'altro ha combinato?"

Ecco. Io. Vorrei. Che. Voi. Mi. Diceste. Che. Non. Sono. L'unica.





giovedì 20 gennaio 2011

Gomitare gomitare, voglio solo gomitare

Avete presente quando la vita va più veloce di voi, e

Non riesco a tener dietro ai vostri spassosi commenti sulla presenza del Quaq. in casa Sarkozy per via dei numerosi imprevisti che di continuo mi tradiscono. Dunque mi chiedo, e vi chiedo: ma perché, proprio quest'anno che ci siamo tutti vaccinati contro l'influenza stagionale + H1N1, la sorte ci condanna a raccattare tutti i virus alternativi in circolazione? Voglio dire: è una punizione, forse siamo stati troppo presuntuosi nel ritenere che non ci saremmo ammalati?
L'altra sera, mentre partecipo a un meeting (aaah, che modo fico per dirlo) con i miei amici-vicini, mi squilla il telefono. È Mike Delfino. Superato il primo iniziale istante di fanciullesco stupore ("che c*@§o mi telefona a fare, visto che sono a 10 metri da casa?") rispondo.
"Gattòso" (il mio nuovo soprannome, ndr), "puoi venire in qua?" mi sibila Mike con aria da cospiratore.
30 secondi dopo apro la porta di casa e trovo la Pupa sdraiata sul divano al piano di sotto, avvolta in una coperta. Mike, al suo capezzale, le tiene la mano e mormora sconnesse parole di conforto. Nei suoi capelli d'angelo si stagliano inconfondibili tracce di... gòmito - sapete cosa intendo.
"Oh, nouououoh, Pupa. Sei stata male?"
(lei, piagnucolando) "Mamma, la mia amica Olivia ha paura di morire".
"E questa da dove ti viene?"
"Anch'io ho paura di morire".
"Amore, è solo un po' di gòmito. Adesso vedrai che ti pass..."
"Bluaaaargh!" (segue svomitazzata a spruzzo, di possente gittata. Converrete con me: è il peggior tipo).

Abbiamo passato, come è ovvio, una notte infame - e insonne: come non se ne vedevano da tempo. Mike ha dormito nel letto della Pupa, in stanza con il Pupo. È una soluzione che adottiamo quando qualcuno di noi, a rotazione, è malato.
"Vado in camera di contenimento", mi dice con aria rassegnata. Al mattino dopo il report è sempre infausto. "Il mio compagno di stanza fa casino", mi spiega ogni volta. A quanto pare - io non ho mai provato l'ebbrezza di dormire con lui - il Pupo ogni notte fa ad alta voce il reboot delle parole imparate fin lì. È come se installasse degli aggiornamenti sul pc. A intervalli regolari salta su: "Coccò, pla, mammà, papà, bujo, nudo, piò-piò, maa, baa". È ancora molto basic ma dobbiamo riconoscere che il numero dei vocaboli segue un trend di crescita costante. Entro il quarto trimestre 2011 gli analisti attendono la comparsa della parola "ciao".
A me, in compenso, con la Pupa è andata peggio. Ho cambiato federe e lenzuola 4 o 5 volte. Per quanto foderassi il posto-letto della piccola con asciugamani e telini, lei è sempre riuscita a gòmitare altrove. Anche addosso a me. Dormiva 20 minuti, poi si svegliava di soprassalto e "Bluaargh!", con conseguenti urla disperate. A un certo punto, a mezzanotte circa, ho dovuto farle la doccia (!). Quando non gomitava, mi interrogava. "Mamma, che giorno è oggi?". "Il 18... credo". "Anche tu sei stata male il 18 d'inverno?". "See". "Mamma, l'inverno è quasi finito?". "Pupa, dormi, percaritàdiddio". "Anche tu da 5 anni e mezzo sei stata male e hai gomitato?". "See. Ora dormi". E così via.
Proprio mentre meditavo di portarla al pronto soccorso, verso le 4, ha finalmente preso sonno. E io con lei, se non fosse che la mattina dopo... avevo già mal di stomaco. Per farvela breve il virus gomitillo, da noi ribattezzato Fast and furious, ha colpito nell'ordine la Pupa, me, Mike, il Pupo, la ragazza alla pari appena arrivata dall'Estonia, e stanotte... i miei genitori, accorsi nel frattempo per darci manforte. C'è di buono che dura un giorno, massimo un giorno e mezzo - il che non impedisce agli amici e parenti più scafati di trattarti come un monatto: ieri per 4 secondi netti è stata da noi la sorella di Mike Delfino, ma indossava una sciarpa-scafandro e ripeteva ossessivamente "Statemi lontano, statemi lontano, statemi lontano".
P.S. Alcuni di voi mi chiedono, anche in privato, come va con la nuova ragazza alla pari. Nome di battesimo Monika, dal Pupo ribattezzata "Anca" proprio come la parte del corpo, per ora sembra carina, a parte il fatto che ha contratto il virus e che al momento parla solo inglese. Va detto che la Pupa, sempre disponibile e amabile, ci aiuta molto con le traduzioni. Per esempio "Put the money" diventa "Puzza mani", e altre cose che presto vi dirò.
P.P.S. Mi hanno invitato, per sabato 22, alla trasmissione con Marco Pesatori su Radio2: si chiama Astrologica, va in onda dalle 17 alle 18, in questa puntata si parlerà di mamme&segni zodiacali. Mi farebbe tanto piacere se l'ascoltaste (poi, naturalmente, vi racconterò com'è andata).

venerdì 17 dicembre 2010

Come non scegliere la ragazza alla pari

Ci sono cose che magari uno dà per scontate, e invece
Sono stata malata! Donde - che meraviglia, la parola "donde" - il silenzio dei giorni scorsi.
Ora, a distanza di quasi quattro mesi dall'inizio della convivenza, e non avendone mai scritto prima, vorrei condividere con voi l'esperienza che abbiamo avuto fin qui con la nostra ragazza alla pari. Che peraltro lunedì torna a casa sua (per motivi suoi, famigliari). Mi piacerebbe che questo post fosse d'aiuto a chi magari sta pensando di prenderne una, perciò schematizzo.
Ragionevoli dubbi
Siete autorizzati a nutrire ragionevoli dubbi su una ragazza alla pari se:
- Alla festa di benvenuto che le organizzate in giardino assieme a 40 vicini/amici, lei passa tutto il tempo a flirtare con John, il 23enne ospite inglese della ragazza della mansarda 31, e non parla con nessun altro.
- Inghiotte 4 croissant al giorno, prepara torte usando ogni volta UN panetto di burro e poi le divora quasi interamente, si lamenta perché "in questa casa non c'è mai abbastanza cioccolato", ingrassa 5 chili in 4 mesi e poi sospira: "In Italia mangiate davvero troppo".
- Tenta di mettere zizzania tra: voi e vostra madre, voi e vostra suocera, voi e il vostro fidanzato, voi e i vostri figli, voi e il resto del mondo, con frasi apparentemente ingenue come: "È vero che a X non piace Y?". "Sapevi che tua figlia mi sputa in faccia?" (ovviamente sono bubbole. Però destabilizzano non poco).
- Dimentica il kit di cacciavite, chiave inglese, viti di plastica di vostro figlio in una teglia in forno. Poi prepara una torta e fonde i giochi nella teglia. Scoperta, dà la colpa a un amico di passaggio ("è stato lui a cuocere delle cose"). L'amico di passaggio, naturalmente, nega.
- Va a piangere dai vicini, i quali poi chiedono conto del suo strano comportamento ("Ok, Paola, ora dimmi la verità. In casa torturate quella povera ragazza?")
- Perde dopo 5 giorni il cellulare che le avete procurato tramite i vostri vicini/amici. "Me l'hanno rubato. È colpa dei ragazzi italiani, porci che pensano solo a mettere le mani addosso in discoteca". Non si dice dispiaciuta né intenzionata a ricomprarlo. Messa in seguito di fronte alle sue responsabilità ("Dovresti proprio riprenderglielo, o per lo meno offrire un risarcimento") scrive su Facebook la seguente frase: "E adesso devo anche pagare 40 euro per il cellulare che ho perso".
- In casa non fa niente tranne: fare partire di sua iniziativa una lavatrice - l'unica della sua carriera - di maglioni di lana col programma a 60 gradi e centrifuga a 1000 giri, con conseguente infeltrimento di due maglioni. Nuovi.
- In casa non fa niente tranne: stendere qualche lavatrice e piegare qualche panno. Non sempre. Una domenica mi chiede: "Devo stendere anche alla domenica? No, perché il contratto di noi, ragazze alla pari prevede che nei weekend siamo libere". È sconcertata perché a quel punto, per una volta in 4 mesi, mi innervosisco. Scrive su Facebook che sono cattiva.
- In casa non fa niente. Se vi fosse venuto il dubbio: c'è una tata peruviana che sgobba per 6 ore al giorno, io e Mike Delfino passiamo il tempo a raccattare ogni briciola lasciata in giro dai nostri figli, persino il Pupo lavora più di lei. Non riordina nemmeno i giochi dei bambini; se per sbaglio ne mette a letto uno, magari perché noi abbiamo fatto tardi al lavoro, butta i vestiti e il pannolino sporco per terra, e poi lo lascia lì.
- Fa docce di 30 minuti. Non pulisce il piatto doccia. Non pulisce il pavimento (che ha allagato). Lascia il tappetino per terra, fradicio, ed esce dal bagno. La tata peruviana, o noi, penseremo a ripulire. Quel che è più grave: lascia il rasoio nella doccia una, due... cinque volte. Ogni volta glielo facciamo notare: è pericoloso, ci vanno i bambini. Lei alza gli occhi al cielo e scrive su Facebook che siamo dei "pain in the ass".
- Le regaliamo ogni genere di guida per visitare la città di Milano. In 4 mesi va: al Duomo, al cimitero Monumentale e da McDonald's.
- Chatta 5-6 ore al giorno. Appena entro in casa, alle 19 o giù di lì, non le par vero di mollare i bambini e di inchiodarsi al computer. A quel punto faccio tutto da sola: li lavo, li preparo per andare a letto, dirimo le naturali controversie tra pupi (ci siamo capiti). Lei continua a chattare e scrive su Facebook che si annoia.
- Si alza alle 10, alle 11 o anche a mezzogiorno, poi torna a scrivere su Facebook che si annoia.
- Non torna a cena. Una, due... dieci volte. Senza avvisare. Noi prepariamo e apparecchiamo per lei, invano. Una notte non torna nemmeno a dormire. Si presenta il giorno dopo alle 13, dopo che l'abbiamo cercata al telefono - invano - per tutta la mattina: "Ma cooome, non avete ricevuto il mio messaggio?". Poi scrive su Facebook che nella vita le va tutto storto.
- Nostra ospite ovunque - Minitalia, pizzeria, ristorante, piscina, weekend a Treviso con visita a Venezia - tende in generale ad alzare gli occhi al cielo e a sospirare. A Treviso è sconcertata: manca la connessione internet. Pure in piscina è sconcertata: in Italia non ci sono i giochi e gli scivoli, la gente ci va per nuotare.
- Invitata alla cena di compleanno dei miei fratelli, sta seduta senza muovere un dito per tutto il tempo. Poi sospira e chiede di essere accompagnata in macchina in un locale alla moda in cui vuole incontrare altre ragazze alla pari.
- Non ringrazia per i regali che riceve.
- Usa, oltre che shampoo, creme e prodotti per l'igiene personale, anche la mia spazzola. Non toglie i capelli. Usa il profumo che mi ha regalato Mike Delfino. L'effetto è straniante.
- Non rifà il letto. La sua stanza è un porcile. Occasionalmente invitata a prendersene cura (tre, quattro volte in 4 mesi) sospira e alza gli occhi al cielo.
- È convinta che il mondo ce l'abbia con lei.
- Ce l'ha con la Pupa.
Ah, ora mi sento meglio
In generale io penso che valga la pena di cercare una ragazza proveniente da un altro Paese. Che sia magari anche meno viziata. Questa era di Berlino, la prossima sarà dell'Estonia. Scusate lo sfogo. E se qualcuno di voi sta pensando di prendere una au pair e vuole consigli più mirati, sono qua.






giovedì 11 novembre 2010

Buon compleanno, Pupo

Il gattino piccolo compie 2 anni, e

Per festeggiare degnamente, stamani all'alba (6.50 - non so quale sia il vostro concetto di "alba", ma comunque credo che ci capiamo) era in piedi. Oggi sarebbe toccato a Mike Delfino alzarsi (facciamo a turno per non stramazzare), ma al primo "Mammaaaaaaaa!" del pulcino caramellato mi ha svegliato carezzandomi la schiena e bofonchiando "Gfffs, porfmssare tu?"
(Io, togliendomi dalle orecchie i tappi di cera con cui tento invano, nottetempo, di isolarmi dal mondo): "Eh?Chec'è?Cosac'è?Oddio"
(Mike): "Gatto, per piacere, ti puoi alzare tu? Mi gioco il bonus".
Mike Delfino è convinto che viviamo in un Bingo.
Ora, io lo so che quando dice "Mi gioco il bonus" in realtà intende: "Ti prego, alzati tu questa mattina, anche se toccherebbe a me. Usami questa cortesia, proprio come io faccio con te nei giorni in cui quella stanca sei tu. In tali casi, luce dei miei occhi, non faticherai a ricordare che sono pronto a sollevarti amorevolmente, prodigo come sono di buoni sentimenti nei tuoi confronti, dalle tue incombenze. E mi offro volontario per qualsivoglia compito, compreso il levarmi da questo letto tiepido alle prime luci del mattino, per concedere a te, che sei la mia preponderante ragione di vita, una manciata di preziosi minuti di riposo in più".
Però stamattina ero un po' seccata, perché ieri sera sono andata a letto tardi, dopo una riunione di cohousing (che è il posto in cui vivo) e stanotte Mike è andato due volte in Stella Marina.
È da un po' che voglio raccontarvi della posizione della Stella Marina. Significa dormire supini, con gli arti estesi: gambe divaricate, braccia verso l'alto (sopra la testa) o di lato (in faccia a me). Come potete vedere da questo sito, chi assume nel sonno questa posizione è una persona serena, sicura di sé. Sono felice che Mike lo sia, soprattutto negli ultimi tempi: prima tendeva a dormire sul fianco - come fa la gente normale, diciamocelo. La Stella Marina, posizione degli eccentrici soddisfatti della propria vita, è una posizione rispettabile ma purtroppo aumenta la predisposizione a russare.
E così è. Mike diventa una segheria. Se non mi sveglia con una manata in faccia, mi trapana le orecchie al punto che mi sveglio nonostante i tappi. Stanotte poi era ostinato: cercavo di farlo rotolare sul fianco e lui restava fermo come un piombo, fisso, inchiodato al materasso. Ho dovuto spingere come una dannata per girarlo.
Secondo la credenza popolare, alcune donne usavano cucire una pallina da tennis nel retro del pigiama o della maglietta indossata dai mariti per dormire, in modo che se per sbaglio nel sonno questi si voltavano sulla schiena, trovandosi subito scomodi, tornavano immediatamente sul fianco. Mi sembra una roba perversa e cattivella, però.
In un film che mi ha fatto molto ridere (Un marito di troppo. Sarà nelle sale tra una settimana esatta) una donna indiana dice a un'amica: "Io per farlo smetterle gli dò un colpo secco con la mano, di taglio").
Io per ora non ho soluzioni. La Stella Marina a raccontarla di giorno mi diverte molto, ma di notte la detesto. In ogni caso oggi il Pupo piccolo ha effettivamente compiuto due anni e stasera lo festeggiamo rovinandolo di baci.

(Nella foto, io guardo con espressione demente/adorante il Pupo, qualche mese fa, a Minitalia)

lunedì 18 ottobre 2010

Essere mamma secondo Nek

Mi fanno male tutti i muscoli del collo, e
Oggi ho intervistato Nek. Domani mattina, Lory Del Santo. Figura tragica, la cui flirtologia estrema mi ispira sentimenti contrastanti. Presto condurrà un programma: "Missione: seduzione", per insegnare alle donne "come acquisire una marcia in più, superare i propri limiti, conquistare finalmente l'uomo dei sogni". Beata Lory, che a 52 anni, ho letto da qualche parte, tra le altre cose ha ancora voglia di spogliarsi nuda per fare un calco in gesso del suo corpo e venderlo (il calco, non il corpo) in beneficenza. Io che di anni ne ho 15 di meno e ho sempre fatto nuoto, quando esco dalla doccia lancio occhiate sospettose allo specchio e ogni volta giuro "Domani, piscina". Ho proprio voglia di chiederle cosa consiglierebbe a me, se partecipassi al suo programma.
Nek, invece, che è appena diventato papà, oggi - guardandomi dritto negli occhi con quei suoi occhi belli da far tremare le vene dei polsi - mi ha molto intenerito. "Voi donne avete una marcia in più, te lo dico pari". Che vuol dire "te lo dico pari", Nek? "Che te lo dico pane al pane, come se fossi mia sorella. Io non ce la farei mica, sai? Certo i pannolini li cambio, dò una mano, ma è mia moglie la donna d'acciaio. Questa cosa poi, che quando la bambina ha fame a lei zampillano i seni. Guarda: se non l'hai mai visto succedere non ci credi". Lo so, Nek, eccome se lo so. "Ah sei genitore anche tu? Ah come sono contento, ah che bella cosa, sai non avevo mica il coraggio di chiedertelo". Che gattino.
In una realtà parallela vive la mia cara amica Lisa/Elisa, tenutaria di questo bel blog, da cui mi permetto di raccogliere uno spunto. Suo figlio Tito, che ha l'età della Pupa, all'asilo (cioè alla materna, scusate è più forte di me) disegna usando quasi solo il nero, il blu e il marrone. Se proprio gli gira giusto e si sente solare e ottimista, butta lì un bel verde scuro. I suoi disegni sono così intitolati:
"Vortice"
"Uragano"
"Tito ucciso dal vortice"
"Tito ucciso dall'uragano"
"Tito portato via dal vortice"
"Il vortice che risucchia Tito"
"Tito Morto".
Come direbbe Nek, ben venga un bimbo che dice le cose pari. Voglio dire, che ha da temere la mia amica? Suo figlio non può certo peggiorare. La Pupa, invece, fa da sempre disegni come: "Io, la mamma, Bau (Mike Delfino, ndr) e il fratellino andiamo in vacanza". "La nostra bellissima casa nuova, in cui tutti i vicini sono amici". "Io amo la mamma". "Sole, mare, amore, felicità". "La bella spiaggia di Cagliari". "Come ci siamo divertiti tutti assieme quella volta". "La mia dolce nonnina". "Il nonno tiene in braccio il fratellino". "Ritratto della mia amata famiglia". "Grazie mamma perché mi vuoi così bene, anch’io te ne voglio". "Questo cuore gigante non riesce a contenere il mio amore".
I più trasgressivi portano titoli come "Topolino e la carta da buttare" e "Topolino e il cane che non voleva caccare". Capirai.
Ora. È chiaro che si tratta della classica bambina a 5 anni perfetta, che poi da adolescente si farà 27 piercing, diventerà una squatter e manderà una raccomandata con ricevuta di ritorno alla parrocchia per dire che rinuncia al battesimo.

mercoledì 15 settembre 2010

Amore di Pupo

Dovete tener conto che comunque sono pazza di lui
Evoluzione del linguaggio del Pupo: zero. Livello di tracotanza e arroganza: in crescita esponenziale. Grado di adorabilità: comunque, elevatissimo. Riporto un esempio di conversazione avvenuta stamane:
(Pupo, puntando il ditino, in tono interrogativo): "Llà?"
(Io, in tono condiscendente): "Piede. Sì, mi sono presa una storta e quindi porto una benda. Ricordi? Sono 10 giorni che mi chiedi la stessa cosa ogni mattina".
"Ahi! Ahi! Llà?"
"Avambraccio. Sì, qui è dove mi hai morso tu l'altro giorno, non fare il finto tonto. Devi smetterla con i dispetti. Sei un prepotente. Sappi una cosa: anche se
a) nel mio ruolo di genitore irreprensibile io non posso certo mollarti una mappina in testa,
b) tua sorella teoricamente potrebbe (io farei anche finta di non vedere, come i poliziotti corrotti), ma è troppo buona e non reagisce,
c) di sicuro prima o poi qualche altro bambino che te le ridà lo incontri. Perciò ti converrebbe smetterla, non credi?".
"Smack. Mcciuck. Mmuà".
"Ipocrita. È inutile che adesso tu venga a darmi i bacini, visto che fino a cinque minuti fa mi tiravi i capelli. Ok, li accetto, ma solo perché sei irresistibile. Vieni qua, porco, fatti baciare".
"LLà? Crà-crà?"
"No, ho detto porco, non rana. Ah, quello? Quello è l'attaccapanni. Ora, dovresti spiegarmi come fai a dire che assomiglia a una rana. Curioso, perché ho appena letto un post di Machedavvero e secondo sua figlia, che più o meno ha la tua età, l'attaccapanni sembra un cavallo".
"Llà?"
"Scopino del gabinetto. Non un oggetto particolarmente affascinante. Lascia stare. Lascia stare. LASCIA ST..." (segue colluttazione).
"Uaaaaaaaaaaaaah".
"Dai, piantala. Lo scopino del gabinetto deve stare al suo posto, ma non ce l'ho con te. Ti sto solo dicendo che va lasciato dov'era, tutto qua. Dai, giochiamo con qualcos'altro. Su, non fare così, non hai subìto nessun torto, smettila di piangere, amore vieni in braccio che ti faccio le coccole".
"Llà! Llà!"
"Sì, sì, in braccio. Vieni dalla mamma, patata. Ammappàlo, quanto pesi. Ma lo sai che pesi quasi come tua sorella? Sei proprio bello stagno. Vieni qua, piombino, che la mamma ti dà i bacin... ma che cos'è 'sta roba? Aiuto! Ma è saliva? Ma mi stai sbavando di proposito? Non ci posso credere! Pupo, questo è troppo, io ti assegno a un'altra famiglia!"
(indicando col ditino fuori dalla finestra): "Llà! Llà!"
"Sì, quella è la casa di Pietro. Ah, vuoi andare a vivere a casa di Pietro? Allora avevo ragione. Sei un porco, e anche un ingrato".
Si allontana, lasciandomi un'abbondante striscia di bava sulla maglietta. Va a prendere le scarpe e lotta per infilarsele da solo, mentre ripete tra sé e sé: "No, no!" scuotendo la testa. Ha 22 mesi. Cosa farà a 22 anni?

giovedì 9 settembre 2010

Scampoli d'estate


Non so come stanno le cose da voi, ma

C'è molto di crudele nell'estate che scappa. Uno ce la mette tutta per inventarsi ogni giorno qualcosa di nuovo e prolungare l'illusione, ma la rugiada sul prato è ogni mattino più tenace del mattino precedente. L'aria fresca ti morde e lascia il segno dei denti, ogni nuovo temporale ti rovescia addosso il terrore che sia davvero finita. I bambini per primi combattono per non arrendersi: si infilano da soli i sandali - e chissenefrega se sbagliano piede e misura - poi corrono fuori di casa con la maglietta troppo corta e quella pancia scoperta che preoccupa tanto le mamme. Il Pupo ieri pomeriggio ha pucciato i piedi in piscina con indosso le scarpe nuove che gli ha regalato la zia, poi sorpreso dalla strana sensazione - acqua freddissima, scarpe e calze zuppe - ha esclamato scuotendo la testa: "Ahi ahi, la pla". Pla è l'acqua, da "splash".
Se non diluvia, la sera prima di andare a letto bevono il lattino sdraiati sul prato. La Pupa, 5 anni, non molla il biberon perché desiderosa di sentirsi in comunione con suo fratello. Mi domando: se uno avesse figli a catena, il maggiore si arrenderebbe al bicchiere solo nel momento in cui anche l'ultimo nato lo fa?
In questi giorni sono a casa per via della storta a un piede. Dovrei tenerlo a riposo, anche se con i Pupi in giro è difficile. Anch'io non voglio che l'estate finisca, sogno di tornare in vacanza domani, di camminare a piedi nudi tutto l'anno. I bambini vivono un momento di grazia, stare con loro è uno spasso. Abbiamo trovato un sistema per mettere a letto in fretta la Pupa: l'addormentiamo col training autogeno (lei lo chiama "trenino autocico"). Avete mai provato? In tre minuti già russa.
Il Pupo ancora non parla propriamente, ma è il re delle onomatopee. Il verso dell'asino è una cosa, quello del cavallo un'altra. Lo sbuffo e il nitrito distano intere galassie. Il gabbiano è in assoluto la sua migliore interpretazione: a un "Ah! Ah!" acuto e stridente si accompagna il ritmico ondeggiare delle braccia. Anche questo mi fa venire in mente la spiaggia. Non voglio adattarmi ai nuovi ritmi, il che mi rende più distratta del solito. Ieri mattina sono entrata nella doccia con il cordless in mano. Parlavo al telefono con mia mamma e non so perché non mi è venuto in mente di interrompere la conversazione prima di buttarmi sotto il possente getto del nostro super, super soffione.

lunedì 30 agosto 2010

Voi, che vivete sicuri nelle vostre tiepide case

Il Pupo, la proprietà privata, le spiagge sarde
Per i Pupi è stata un'estate gloriosa: tre mesi di mare in tre diverse località. Sono tornati a casa ieri, floridi, felici e più tamarri che mai.
C'è il dettaglio che il Pupo è nato in un posto in cui è normale entrare e uscire dalle case altrui: dove abitiamo noi, le porte dei vicini sono sempre aperte. E così ha trasferito questo concetto anche in vacanza: appena arriva in spiaggia sceglie la famiglia più appetibile, che poi sarebbe quella con i giochi migliori, i sacchetti di patatine più grandi, i castelli più alti. Individua l'obiettivo, parte in quarta e va a farsi adottare. Credete che qualcuno lo cacci? Macché. Nessuno resiste al fascino dell'angelo biondo. Gli estranei fanno per il Pupo quello che nemmeno i suoi genitori: lo viziano, pendono dalle sue labbra, lasciano che distrugga a calci le più sofisticate piste di biglie. La Pupa, meno sfrontata e più consapevole, di solito lo manda avanti. In qualche modo il Pupo controlla che la scena sia sicura - come gli eroi dei thriller - poi manda un messaggio telepatico alla sorella, che a quel punto lo raggiunge.
Non pensiate che ai Pupi basti una famiglia per mattina. La permanenza massima registrata è 40 minuti. Poi si stufano, e cambiano ombrellone, il che lascia un senso di amaro disincanto e non troppo mascherata delusione nei genitori e fratelli affidatari, che si erano illusi di essere stati scelti per sempre.
Può essere che quest'estate li abbiate incontrati anche voi. Hanno avuto successo soprattutto al Poetto, la grandissima spiaggia di Cagliari, frequentata tendenzialmente da autoctoni scuri di capelli, tra cui era facile individuare uno sfacciato tronchetto di 90 centimetri con un casco di trucioli chiari. Col passare dei giorni il Pupo al Poetto è diventato come Marco Carta ad Amici: era tutto un "Aiò, Fabio, vedi che è arrivato il Pupo, guarda come è biondo". "Michela, guarda che bel piccioccheddu". "Eja, Nenè, ti ho detto che il Pupo è qui con me". Io e Mike Delfino abbiamo vissuto al traino, circondati d'affetto e di verità non sempre richieste - ma quanto pesa?, mannaggia quanto pesa, gli piace mangiare, eh?, il clima di Milano fa schifo - e, anche se stare soli era impossibile, di certo non ci siamo annoiati. L'ultimo giorno mi è spiaciuto non poter avvisare tutti che stavamo partendo. Ma su una spiaggia libera con centinaia di ombrelloni come fai? Dovresti noleggiare uno di quegli aerei con lo striscione pubblicitario che, specie in passato, sorvolavano il lungomare. L'estate sta finendo e il Pupo se ne va. Aiò.