Ospiti olandesi e copertine
Grazie al cielo sono guarita, anche se siamo reduci da un weekend molto lungo in compagnia di una famigliola olandese: il socio in affari di Mike Delfino è venuto a trovarci con sua moglie e due bimbe di tre e sei anni. Poteva andare peggio. Nei giorni precedenti al loro arrivo si sono susseguiti messaggi inquietanti, tipo:
(Mamma olandese) «È troppo se ci fermiamo per una settimana?»
(Mike Delfino) «...»
Alla fine hanno deciso di restare solo quattro giorni. La Pupa, 7 anni, era molto eccitata e, assieme, un po' preoccupata: «Mamma, ma io conosco solo poche parole in inglese. Cat, dog, le parti del corpo, i giorni della settimana, i numeri da uno a dieci». Invece il Pupo, 4 anni, non ha mostrato alcun segno di interesse, salvo poi cominciare a strapazzare le bambine un minuto dopo il loro ingresso in casa.
Il bello dei luoghi comuni Gli stereotipi esistono per poterli sconfessare. Per esempio, degli olandesi penseresti sulle prime che sono tipi spicci nei modi ed equilibrati nel tirar su i figli, i quali di conseguenza crescono in modo sportivo, senza troppe menate. Invece abbiamo trovato le nostre due piccole ospiti meose, viziatelle e pure fifone. Non si capiva se avessero più paura di Rocco o di Laccio, ma quel che è certo è che in quattro giorni hanno imparato ad alternare due frasi ricorrenti:
«Rrrrrocco, no!» (arrotando la "erre" in un modo che alla lunga è risultato insopportabile)
oppure
«Laccio, no!».
Alcune cose vere sugli olandesi Sono buone forchette. Solo a colazione, per dire, sono partiti quattro vasetti di marmellata e 21 yogurt. «È tutto talmente buono, qui in Italia», la frase-tipo. «Ci piace mangiare sano, e qui avete prodotti di qualità». Come contraddirli?
Gli olandesi dormono con la luce accesa. Passi le bambine (paura del buio?), ma gli adulti? Io credo che se la dimenticassero così, e basta.
Gli olandesi, come altri popoli del Nord, non soffrono il freddo e non usano il phon. Girano in canottiera anche quando fuori piove (cioè sempre). Giurano che da noi il clima è mite, specie se confrontato ai 7-8 gradi che hanno loro in questi giorni. Le bambine girano livide e intirizzite, a mio parere perdendo progressivamente il contatto con la realtà, e sgridando a casaccio il cane oppure il Pupo.
Gli olandesi mangiano molto (l'ho già detto, vero?). Dopo qualche ora di permanenza si auto-definiscono «gli svuota-frigo». Dopo aver spazzolato i loro piatti azzardano qualche timida forchettata in direzione dei nostri. I Pupi cominciano a guardarli con sospetto.
Per sfogare lo stress da sovraffollamento Ieri sera il Pupo mi comunica: «Mi voglio rilassare». Pretende un bagno caldo serale e poi che gli dia "la copeltina".
«Mamma, anche tu da piccola usavi la copeltina pel fale le tue cose?»
«Ehm... vediamo... mi pare di no».
«Ma anche tu facevi le tue cose, vero?»
«Ehm... sinceramente non mi ricordo». Poi, temendo di farlo sentire a disagio: «Ma forse sì. Sì, sì, certo, le facevo anch'io».
«Io mi stlofino, mi stlofino finché mi viene il pisello glasso. Poi uso le gilaffe e i leoni».
«In che senso usi le giraffe e i leoni?»
«Immagino i leoni che inseguono le gilaffe. E le inseguono... e le inseguono... finché mi viene il pisello glasso».
«Va bene Pupo, ti lascio tranquillo a fare le tue cose. Buonanotte.»
(Dall'altra parte della porta chiusa mi arriva ancora la sua voce attutita) «Anche tu usavi le gilaffe?».
La domanda della settimana è se anche i vostri figli usano le giraffe.
Ho traslocato su erounabravamamma.it
Vi aspetto!
lunedì 6 maggio 2013
giovedì 2 maggio 2013
Malanni
Il post più breve della storia
È per dire che sono malata. Lo specifico per rassicurare chi mi ha scritto in privato chiedendomi lumi. Niente di che, solo uno stupido virus che al momento mi dà febbre e mal di gola e che mi trascino da un po'. Tornerò a scrivere quando ne esco (ora non sarei brillante). Baci a tutti
È per dire che sono malata. Lo specifico per rassicurare chi mi ha scritto in privato chiedendomi lumi. Niente di che, solo uno stupido virus che al momento mi dà febbre e mal di gola e che mi trascino da un po'. Tornerò a scrivere quando ne esco (ora non sarei brillante). Baci a tutti
venerdì 19 aprile 2013
C'è maretta in famiglia
Del perché la Pupa vorrebbe che il Pupo vivesse altrove
I miei figli sono estremamente litigiosi. Non riesco a capire per quale motivo il limite temporale di un'esistenza senza conflitti, per loro, coincida con i 30 secondi (circa).
Prendete stamattina per esempio. Si sono alzati praticamente nello stesso momento e, scesi dal letto, si sono seduti sul parquet nel disimpegno davanti alle camere. Perché l'abbiano fatto lo ignoro, ma per mezzo minuto sono stati amabili, morbidi e assonnati nella prima luce del mattino:
(Con tono gentile) «Ceci, a te piacciono di più le Winz, le principesse o le Kitty?»
«Mmmh, fammi pensare... le principesse».
(Lui, scuotendo la testa e contemporaneamente il dito indice) «Nonnò. Sbagliato».
«Ma come può essere sbagliato un gusto? Cretino» (segue colluttazione).
A volte invece discutono Su questioni più esiziali. In questa fase della vita sono molto interessati all'origine delle cose e al mondo com'era una volta. La Pupa legge e rilegge un libro sui Fenici di quand'ero bambina, il Pupo è capace di spararsi 22 minuti di fila di vecchi documentari di Piero e Alberto Angela, recuperati su YouTube.
(Ieri sera, insolitamente complici) «Mamma, ti volevamo chiedere una cosa».
«Ditemi, amorini».
«Sappiamo che Adamo ed Eva erano i primi uomini».
«Giusto».
(Pupa) «Quello che non capiamo è come abbiano fatto a discendere».
«In che senso?»
(Pupo) «Come hanno fatto a moltiplicalsi».
Una storia vecchia come il mondo Come ho già detto, il Pupo mescola una stupefacente proprietà di linguaggio a una pessima pronuncia (questione di pigrizia).
«Beeeh, lui ha messo un seme...»
(Pupa) «Sì, lo sappiamo. Lui ha preso un seme dal pisello e l'ha messo nella pancia della mamma».
(Pupo, con tono scocciato) «E poi sono nati dei figli».
(Pupa, determinata) «Ma i figli sono fratelli, e non possono sposarsi tra loro. Sarebbe come se io sposassi Rocco».
«Ceci, ma io ti voglio sposare».
«Cretino» (segue colluttazione).
Una certa dose di mistero Dopo essere stati, non senza sforzo da parte mia, separati i Pupi sono ri-diventati pensosi. Poi la Pupa ha preso la parola:
«Mi è venuta un'idea».
«Dimmi».
«Lo chiederò al maestro di religione, anche se so già cosa mi dirà».
«Cosa ti dirà?»
«Che in questo problema c'è una certa dose di mistero» (ricordo che la Pupa ha 7 anni).
(Pupo, tirandole i capelli all'improvviso) «Ceci, sposami».
«Creeetino!».
E così hanno ricominciato a menarsi. Nuovamente separati, il tempo di asciugarsi le lacrime e la Pupa ha concluso: «Se mio fratello mi picchia altre 30 volte in un mese deve andare a vivere in un'altra casa, in un'altra famiglia». Lui ha pianto. «Ma non devi per forza andare a star male. Puoi anche andare a vivere dal re o dal presidente. Oppure a casa di Pisapia».
Domanda sinceramente interessata Ma anche voi, da piccoli, litigavate tanto con i vostri fratelli? E i vostri figli, come si comportano?
I miei figli sono estremamente litigiosi. Non riesco a capire per quale motivo il limite temporale di un'esistenza senza conflitti, per loro, coincida con i 30 secondi (circa).
Prendete stamattina per esempio. Si sono alzati praticamente nello stesso momento e, scesi dal letto, si sono seduti sul parquet nel disimpegno davanti alle camere. Perché l'abbiano fatto lo ignoro, ma per mezzo minuto sono stati amabili, morbidi e assonnati nella prima luce del mattino:
(Con tono gentile) «Ceci, a te piacciono di più le Winz, le principesse o le Kitty?»
«Mmmh, fammi pensare... le principesse».
(Lui, scuotendo la testa e contemporaneamente il dito indice) «Nonnò. Sbagliato».
«Ma come può essere sbagliato un gusto? Cretino» (segue colluttazione).
A volte invece discutono Su questioni più esiziali. In questa fase della vita sono molto interessati all'origine delle cose e al mondo com'era una volta. La Pupa legge e rilegge un libro sui Fenici di quand'ero bambina, il Pupo è capace di spararsi 22 minuti di fila di vecchi documentari di Piero e Alberto Angela, recuperati su YouTube.
(Ieri sera, insolitamente complici) «Mamma, ti volevamo chiedere una cosa».
«Ditemi, amorini».
«Sappiamo che Adamo ed Eva erano i primi uomini».
«Giusto».
(Pupa) «Quello che non capiamo è come abbiano fatto a discendere».
«In che senso?»
(Pupo) «Come hanno fatto a moltiplicalsi».
Una storia vecchia come il mondo Come ho già detto, il Pupo mescola una stupefacente proprietà di linguaggio a una pessima pronuncia (questione di pigrizia).
«Beeeh, lui ha messo un seme...»
(Pupa) «Sì, lo sappiamo. Lui ha preso un seme dal pisello e l'ha messo nella pancia della mamma».
(Pupo, con tono scocciato) «E poi sono nati dei figli».
(Pupa, determinata) «Ma i figli sono fratelli, e non possono sposarsi tra loro. Sarebbe come se io sposassi Rocco».
«Ceci, ma io ti voglio sposare».
«Cretino» (segue colluttazione).
Una certa dose di mistero Dopo essere stati, non senza sforzo da parte mia, separati i Pupi sono ri-diventati pensosi. Poi la Pupa ha preso la parola:
«Mi è venuta un'idea».
«Dimmi».
«Lo chiederò al maestro di religione, anche se so già cosa mi dirà».
«Cosa ti dirà?»
«Che in questo problema c'è una certa dose di mistero» (ricordo che la Pupa ha 7 anni).
(Pupo, tirandole i capelli all'improvviso) «Ceci, sposami».
«Creeetino!».
E così hanno ricominciato a menarsi. Nuovamente separati, il tempo di asciugarsi le lacrime e la Pupa ha concluso: «Se mio fratello mi picchia altre 30 volte in un mese deve andare a vivere in un'altra casa, in un'altra famiglia». Lui ha pianto. «Ma non devi per forza andare a star male. Puoi anche andare a vivere dal re o dal presidente. Oppure a casa di Pisapia».
Domanda sinceramente interessata Ma anche voi, da piccoli, litigavate tanto con i vostri fratelli? E i vostri figli, come si comportano?
Etichette:
conversazioni surreali,
fratelli,
incidenti di percorso,
le grandi domande
martedì 9 aprile 2013
Ero una donna libera prima di avere un cane
Del perché il cane è una tassa, ma porta allegria
(Io): «Pupo, ma sei ritardato? Non puoi sputare per terra e incitare il cane a bere il tuo sputo».
(Pupo) «Ma aveva sete».
(Pupa): «Ma sei sceeemo? Non puoi dargli il mio astuccio da mangiare. Vieni qua che adesso ti ammazzo».
(Pupo) «Ma deve falsi i denti».
Ho capito finalmente il significato profondo della raccomandazione «Tenere i medicinali fuori dalla portata dei bambini» l’altra sera, quando il Pupo mi si è parato davanti all’improvviso con una schiuma violacea attorno alle labbra. Aveva masticato (e subito dopo, sputato) il vermifugo di Laccio, il nostro cane. Nessun danno, per fortuna: tra l’altro la compressa è tarata per una bestia di sette kg e non per una di 19 kg. Prima di darmi della sconsiderata/irresponsabile, vi prego di notare che il medicinale in questione era riposto in un armadietto a un metro e 70 di altezza, e che per arrivarci il Pupo ha recuperato in dispensa una scaletta in alluminio; abbastanza leggera da riuscire a trascinarla, abbastanza oliata da aprirla con facilità. Nel caso in cui vi chiedeste dove fossi io per i tre minuti necessari a compiere il misfatto, la risposta è: in bagno.
Me-time, questo sconosciuto Scrivono di continuo i giornali femminili (tipo il mio) che nessuna donna dovrebbe rinunciare al suo sacrosanto me-time, il famoso «tempo per me» che include attività sollazzevoli e prettamente femminili tipo manicure, massaggi, aperitivi con le amiche, un'ora in piscina, una sessione di sci-alpinismo. Ebbene, il mio me-time ultimamente consiste nel portare il cane al parco la mattina, dopo aver lasciato a scuola la Pupa. Poiché piove sempre ho messo in auto stivali di gomma, uno dei quali squarciato sul retro, e una giacca da agricoltore sporca di fango e, forse, escrementi di provenienza non umana. Ero una donna libera prima di avere un cane potrebbe essere il titolo del mio prossimo libro. Se mi va bene, riesco a trascinare una delle mie amiche-mamme con me; prima andavamo al bar, ora invece a rotolarci tra gli sterpi incitando amabilmente i cani alla lotta, con espressioni gentili tipo «Daje, Laccio!» o «Non ti far fregare da quel bastardo!».
Indietro non si torna Rinchiudermi in bagno, dunque, è tornata a essere una strategia di sopravvivenza, proprio come quando i Pupi erano molto piccoli e bramavo 30 secondi di fila tutti per me. Non funziona un granché, in ogni caso, perché dopo pochi istanti da dietro la porta sento urla di bambino alternate al metodico raschiare delle unghiette. Tuttavia Laccio si fa ben volere e mi scopro a pensarlo con affetto nel corso della giornata. Il direttore del giornale per cui lavoro continua a ricordarmi: «Hai fatto una ca***ta». Altri amici, più morbidi, mi dicono: «È come avere un figlio». Ecco, forse questo è esagerato. Diciamo che come impegno - pratico ed emotivo - è circa un quarto di figlio, senza contare che d'estate lo puoi lasciare in pensione. Certo, non lo abbandonerei nell'area di servizio di Somaglia Est, ma non mi metterò a cercare apposta una vacanza adatta a lui (se lo faccio, sparatemi). Ecco, mentre scrivevo questo post mi è venuta la fortissima curiosità di sapere se voi il me-time ce l'avete, e se sì, come lo usate. C'è nella vostra vita qualcosa di sacrosanto, intoccabile, che riguarda solo voi e, soprattutto, che riuscite a fare?
(Io): «Pupo, ma sei ritardato? Non puoi sputare per terra e incitare il cane a bere il tuo sputo».
(Pupo) «Ma aveva sete».
(Pupa): «Ma sei sceeemo? Non puoi dargli il mio astuccio da mangiare. Vieni qua che adesso ti ammazzo».
(Pupo) «Ma deve falsi i denti».
Ho capito finalmente il significato profondo della raccomandazione «Tenere i medicinali fuori dalla portata dei bambini» l’altra sera, quando il Pupo mi si è parato davanti all’improvviso con una schiuma violacea attorno alle labbra. Aveva masticato (e subito dopo, sputato) il vermifugo di Laccio, il nostro cane. Nessun danno, per fortuna: tra l’altro la compressa è tarata per una bestia di sette kg e non per una di 19 kg. Prima di darmi della sconsiderata/irresponsabile, vi prego di notare che il medicinale in questione era riposto in un armadietto a un metro e 70 di altezza, e che per arrivarci il Pupo ha recuperato in dispensa una scaletta in alluminio; abbastanza leggera da riuscire a trascinarla, abbastanza oliata da aprirla con facilità. Nel caso in cui vi chiedeste dove fossi io per i tre minuti necessari a compiere il misfatto, la risposta è: in bagno.
Me-time, questo sconosciuto Scrivono di continuo i giornali femminili (tipo il mio) che nessuna donna dovrebbe rinunciare al suo sacrosanto me-time, il famoso «tempo per me» che include attività sollazzevoli e prettamente femminili tipo manicure, massaggi, aperitivi con le amiche, un'ora in piscina, una sessione di sci-alpinismo. Ebbene, il mio me-time ultimamente consiste nel portare il cane al parco la mattina, dopo aver lasciato a scuola la Pupa. Poiché piove sempre ho messo in auto stivali di gomma, uno dei quali squarciato sul retro, e una giacca da agricoltore sporca di fango e, forse, escrementi di provenienza non umana. Ero una donna libera prima di avere un cane potrebbe essere il titolo del mio prossimo libro. Se mi va bene, riesco a trascinare una delle mie amiche-mamme con me; prima andavamo al bar, ora invece a rotolarci tra gli sterpi incitando amabilmente i cani alla lotta, con espressioni gentili tipo «Daje, Laccio!» o «Non ti far fregare da quel bastardo!».
Indietro non si torna Rinchiudermi in bagno, dunque, è tornata a essere una strategia di sopravvivenza, proprio come quando i Pupi erano molto piccoli e bramavo 30 secondi di fila tutti per me. Non funziona un granché, in ogni caso, perché dopo pochi istanti da dietro la porta sento urla di bambino alternate al metodico raschiare delle unghiette. Tuttavia Laccio si fa ben volere e mi scopro a pensarlo con affetto nel corso della giornata. Il direttore del giornale per cui lavoro continua a ricordarmi: «Hai fatto una ca***ta». Altri amici, più morbidi, mi dicono: «È come avere un figlio». Ecco, forse questo è esagerato. Diciamo che come impegno - pratico ed emotivo - è circa un quarto di figlio, senza contare che d'estate lo puoi lasciare in pensione. Certo, non lo abbandonerei nell'area di servizio di Somaglia Est, ma non mi metterò a cercare apposta una vacanza adatta a lui (se lo faccio, sparatemi). Ecco, mentre scrivevo questo post mi è venuta la fortissima curiosità di sapere se voi il me-time ce l'avete, e se sì, come lo usate. C'è nella vostra vita qualcosa di sacrosanto, intoccabile, che riguarda solo voi e, soprattutto, che riuscite a fare?
Etichette:
cani e padroni di cani,
incidenti di percorso
venerdì 29 marzo 2013
Sopravvissuti e sopravviventi
E venne il giorno
Nelle ultime ore non sono stata quasi mai connessa e mi sono persa, nel post precedente, il commento agghiacciante della povera Matilde (con cui mi scuso per non essere stata pronta a raccogliere il suo sfogo; se ti fa piacere, Matilde, riscrivimi in privato). Va detto che ieri è stato il mio compleanno e ho dovuto festeggiarlo degnamente - a dire la verità non ho ancora finito.
Altri accadimenti
Va anche detto che Laccio, il nostro cane, è abbastanza impegnativo. Già al primo incontro, l'addestratrice ha messo le mani avanti. «È un cane di carattere». Se buono o cattivo, non l'ha specificato. Nel frattempo i giochi preferiti di Laccio, che ha compiuto quattro mesi sabato scorso, sono Mangia il Peluche» e Mangia il Libro», che consiste nel cercare e scovare i giochi e i libri dei Pupi per quanto accuratamente nascosti, mimarne lo smembramento, sorridere soddisfatto (giuro che sorride), a fine carneficina addormentarsi sfinito per lo sforzo. Grazie al cielo, il cancelletto Ikea che un tempo serviva a impedire capitomboli del Pupo fa ancora il suo porco dovere e impedisce alla bestia (scusate il gioco di parole) di venire di sopra a mangiarci anche i piedi del letto.
Invece sappiamo tutti che le liste Vanno molto di moda e soprattutto fanno sentire meglio, in fondo è fico tenere un elenco delle cose che dovremmo o vorremmo fare e poi cancellare una voce alla volta, sentendoci eroici perché siamo riusciti a compiere imprese titaniche tipo «fare doccia» o «comprare latte». Voi che ne pensate delle liste? Ne fate? Come le usate? Io come in tutte le cose della vita vado a momenti, un po' sì e un po' no. Mi ha invece stupito molto la Pupa, che ha quasi 8 anni, e poco prima dello scorso weekend - poco prima, in effetti, che Laccio irrompesse nelle nostre vite - ha compilato con puntiglio questa:
La Pupa è un curioso mix Di alto e basso, poesia e scienza, costruzione e distruzione. Ti incanta con le parole e un minuto dopo manda tutto in vacca. Ieri chiacchieravamo mentre lei era nella vasca da bagno:
«Mamma, vorrei tantissimo un fratellino».
«Te l'ho già detto, non dipende da me. Mi piacerebbe tanto e lo sai. Ma il fratellino viene solo se vuole venire».
«Cioè più che altro se Gesù ce lo vuole mandare, lui arriva?»
«Potremmo anche vederla così, sì».
«Allora propongo a Gesù: se mi mandi il fratellino io ti regalo tutta la mia collezione di gomme. Sai mamma, sono quasi 108».
«Wow!».
«Ma secondo te a Gesù può servire, una collezione di gomme? La farà anche lui in Paradiso? Ce l'avrà, una gomma a forma di Gesù?»
«Non lo so. È possibile. Ma se arrivasse un altro fratellino tu lo meneresti come meni quello che hai già?»
«Sì. Però all'inizio, quando è piccolo, pochissimo».
![]() |
| Party in casa con Pupi. |
Altri accadimenti
![]() |
| Laccio su poltrona Sacco. |
Invece sappiamo tutti che le liste Vanno molto di moda e soprattutto fanno sentire meglio, in fondo è fico tenere un elenco delle cose che dovremmo o vorremmo fare e poi cancellare una voce alla volta, sentendoci eroici perché siamo riusciti a compiere imprese titaniche tipo «fare doccia» o «comprare latte». Voi che ne pensate delle liste? Ne fate? Come le usate? Io come in tutte le cose della vita vado a momenti, un po' sì e un po' no. Mi ha invece stupito molto la Pupa, che ha quasi 8 anni, e poco prima dello scorso weekend - poco prima, in effetti, che Laccio irrompesse nelle nostre vite - ha compilato con puntiglio questa:
La Pupa è un curioso mix Di alto e basso, poesia e scienza, costruzione e distruzione. Ti incanta con le parole e un minuto dopo manda tutto in vacca. Ieri chiacchieravamo mentre lei era nella vasca da bagno:
«Mamma, vorrei tantissimo un fratellino».
«Te l'ho già detto, non dipende da me. Mi piacerebbe tanto e lo sai. Ma il fratellino viene solo se vuole venire».
«Cioè più che altro se Gesù ce lo vuole mandare, lui arriva?»
«Potremmo anche vederla così, sì».
«Allora propongo a Gesù: se mi mandi il fratellino io ti regalo tutta la mia collezione di gomme. Sai mamma, sono quasi 108».
«Wow!».
«Ma secondo te a Gesù può servire, una collezione di gomme? La farà anche lui in Paradiso? Ce l'avrà, una gomma a forma di Gesù?»
«Non lo so. È possibile. Ma se arrivasse un altro fratellino tu lo meneresti come meni quello che hai già?»
«Sì. Però all'inizio, quando è piccolo, pochissimo».
Etichette:
AUGURI,
fratelli,
gli annunci della Pupa,
le grandi domande,
perché fare figli,
sogni,
sorprese
martedì 19 marzo 2013
Cani e padroni di cani
Quel che si dice un acquisto d'impulso
Venerdì mattina, in un pigro automatismo, ho inoltrato a Mike Delfino un'email ricevuta dalla mia collega Sara. Diceva il testo, più o meno: «Regalo cuccioli di golden retriever. È urgente: se non trovano un padrone, i cuccioli verranno abbattuti la prossima settimana». Seguiva foto strappalacrime di meravigliosi cagnolini, che fissavano l'obbiettivo con l'inequivocabile espressione «Adottami-adottami».
Cinque minuti dopo Mi ha chiamato Mike Delfino, insolitamente sospiroso.
(Io): «Che c'è, Mike?»
(Lui): «Eeeh... è cheeeeh... i caaani...»
«Non mi starai dicendo che ne vuoi uno, vero?»
«Ma cosa succede se nessuno li prende? E se li uccidono?»
«Figurati se li uccidono, qualcun altro li adotterà».
«E se ne prendessimo uno da portare stasera a Treviso, a mia madre, come regalo di compleanno?»
«Non sarebbe meglio una borsetta o un profumo? Che cosa facciamo, poi, se non lo vuole?»
«Ma figurati se non lo vuole. Lei è sempre andata pazza per i cani. Se vuoi fare felice mia madre, regalale un cane».
Bufale In Rete, si sa, girano tante bufale. L'email sui golden retriever era una di queste - a quanto pare circola dal 2002, tipo una catena di Sant'Antonio. Mike Delfino, da sospiroso che era, è diventato sospirosissimo.
(Io): «E adesso cos'hai?»
(Lui): «Mi ero quasi abituato all'idea di un cane. Adesso provo a googlare "Regalo cucciolo a Milano"».
In 30 secondi di ricerche sono venute fuori centinaia di risultati.
«E se prendessimo questo? Dice: "Regalo per problemi familiari incrocio tra pastore tedesco e cane corso, microchippato e vaccinato, quattro mesi».
«Mi sembra tagliandatissimo. Ma quanto cresce?»
«Ah, boh. Qui dice che il cane corso da adulto pesa 50 chili».
«Perfetto».
Una reazione tiepida E così, alle 19 di un gelido venerdì sera, Mike Delfino è andato a ritirare il cane.
«Appena mi ha visto mi è saltato addosso, mi ha fatto un sacco di feste, quelli con cui viveva non li ha neanche degnati di uno sguardo», ha detto poco dopo, entrando in casa e rovesciandoci addosso un adorabile batuffolo di pelo (invero, il pelo è raso. Ma l'espressione "batuffolo di pelo" ha sempre il suo perché). I bambini l'hanno amato da subito: nella foto sopra vedete la Pupa impegnata a contorcersi dal ridere. La macchia sfocata sulla destra, invece, è il Pupo che fa un balletto per la gioia.
A Treviso, tre ore più tardi, nel vedere il cane la mamma di Mike Delfino si è emozionata come se le avessimo messo in mano un libro di statistica. Zero.
Siamo tornati a Milano Domenica sera, col nostro nuovo, inatteso canino nel bagagliaio. Appena messo piede in casa, Egli ha eletto a sua cuccia la rossa poltrona Sacco di Zanotta, peraltro un grande classico del design. Ora non la molla più e tende a ringhiare se gli dici di scendere. «Lo vedi? È molto intelligente, una bestia di gran gusto», ha commentato Mike Delfino.
Ora. Io non ho mai avuto cani. Sono sicura che siamo in grado di farlo sopravvivere, ma di qui al diventare dei padroni esperti ce ne corre. Stamattina Mike Delfino mi ha tempestato di telefonate (ma io ero in riunione e non me ne sono accorta) tra le 9.30 e le 10, lasciandomi anche un sacco di messaggi disperati: «Quando arriva Malù?» (la nostra tata, ndr). «Ma si può sapere perché Malù è in ritardo?». Un'ora dopo, finalmente, l'ho richiamato.
«Ma si può sapere perché eri così preoccupato per Malù? È stato male il Pupo?».
(Lui, con tono stizzito) «Secondo te con chi lo lasciavo, il cane? Secondo te esco e lui resta in casa da solo, poverino?»
(Io, ridendo come una pazza) «Ma non è un bambino! Gli animali possono anche badare a se stessi per un po'».
«Sicura?»
Stasera alle 18.30 viene da noi un'addestratrice, per il primo di una serie di cinque incontri. Diciamo che non vedo l'ora. Il mio obiettivo principale sarebbe insegnare al cane come fare la pipì fuori e non dentro casa, per esempio (accetto consigli).
Venerdì mattina, in un pigro automatismo, ho inoltrato a Mike Delfino un'email ricevuta dalla mia collega Sara. Diceva il testo, più o meno: «Regalo cuccioli di golden retriever. È urgente: se non trovano un padrone, i cuccioli verranno abbattuti la prossima settimana». Seguiva foto strappalacrime di meravigliosi cagnolini, che fissavano l'obbiettivo con l'inequivocabile espressione «Adottami-adottami».
Cinque minuti dopo Mi ha chiamato Mike Delfino, insolitamente sospiroso.
(Io): «Che c'è, Mike?»
(Lui): «Eeeh... è cheeeeh... i caaani...»
«Non mi starai dicendo che ne vuoi uno, vero?»
«Ma cosa succede se nessuno li prende? E se li uccidono?»
«Figurati se li uccidono, qualcun altro li adotterà».
«E se ne prendessimo uno da portare stasera a Treviso, a mia madre, come regalo di compleanno?»
«Non sarebbe meglio una borsetta o un profumo? Che cosa facciamo, poi, se non lo vuole?»
«Ma figurati se non lo vuole. Lei è sempre andata pazza per i cani. Se vuoi fare felice mia madre, regalale un cane».
Bufale In Rete, si sa, girano tante bufale. L'email sui golden retriever era una di queste - a quanto pare circola dal 2002, tipo una catena di Sant'Antonio. Mike Delfino, da sospiroso che era, è diventato sospirosissimo.
(Io): «E adesso cos'hai?»
(Lui): «Mi ero quasi abituato all'idea di un cane. Adesso provo a googlare "Regalo cucciolo a Milano"».
In 30 secondi di ricerche sono venute fuori centinaia di risultati.
«E se prendessimo questo? Dice: "Regalo per problemi familiari incrocio tra pastore tedesco e cane corso, microchippato e vaccinato, quattro mesi».
«Mi sembra tagliandatissimo. Ma quanto cresce?»
«Ah, boh. Qui dice che il cane corso da adulto pesa 50 chili».
«Perfetto».
Una reazione tiepida E così, alle 19 di un gelido venerdì sera, Mike Delfino è andato a ritirare il cane.
«Appena mi ha visto mi è saltato addosso, mi ha fatto un sacco di feste, quelli con cui viveva non li ha neanche degnati di uno sguardo», ha detto poco dopo, entrando in casa e rovesciandoci addosso un adorabile batuffolo di pelo (invero, il pelo è raso. Ma l'espressione "batuffolo di pelo" ha sempre il suo perché). I bambini l'hanno amato da subito: nella foto sopra vedete la Pupa impegnata a contorcersi dal ridere. La macchia sfocata sulla destra, invece, è il Pupo che fa un balletto per la gioia.
A Treviso, tre ore più tardi, nel vedere il cane la mamma di Mike Delfino si è emozionata come se le avessimo messo in mano un libro di statistica. Zero.
Siamo tornati a Milano Domenica sera, col nostro nuovo, inatteso canino nel bagagliaio. Appena messo piede in casa, Egli ha eletto a sua cuccia la rossa poltrona Sacco di Zanotta, peraltro un grande classico del design. Ora non la molla più e tende a ringhiare se gli dici di scendere. «Lo vedi? È molto intelligente, una bestia di gran gusto», ha commentato Mike Delfino.
Ora. Io non ho mai avuto cani. Sono sicura che siamo in grado di farlo sopravvivere, ma di qui al diventare dei padroni esperti ce ne corre. Stamattina Mike Delfino mi ha tempestato di telefonate (ma io ero in riunione e non me ne sono accorta) tra le 9.30 e le 10, lasciandomi anche un sacco di messaggi disperati: «Quando arriva Malù?» (la nostra tata, ndr). «Ma si può sapere perché Malù è in ritardo?». Un'ora dopo, finalmente, l'ho richiamato.
«Ma si può sapere perché eri così preoccupato per Malù? È stato male il Pupo?».
(Lui, con tono stizzito) «Secondo te con chi lo lasciavo, il cane? Secondo te esco e lui resta in casa da solo, poverino?»
(Io, ridendo come una pazza) «Ma non è un bambino! Gli animali possono anche badare a se stessi per un po'».
«Sicura?»
Stasera alle 18.30 viene da noi un'addestratrice, per il primo di una serie di cinque incontri. Diciamo che non vedo l'ora. Il mio obiettivo principale sarebbe insegnare al cane come fare la pipì fuori e non dentro casa, per esempio (accetto consigli).
Etichette:
incidenti di percorso,
sorprese,
svezzamento,
that's amore,
Vita nella casa-cantiere
venerdì 8 marzo 2013
Se le donne potessero parlare
Preparati per tempo alla battaglia più grande
La settimana scorsa ho pranzato a Roma con Serena Dandini. Aveva una grande urgenza di raccontarmi: «Sai, sono rimasta per mesi come ossessionata da un pensiero. Devo fare qualcosa devo fare qualcosa devo fare qualcosa, continuavo a ripetermi».
«Perché vedi, con la giusta rete di solidarietà molte donne avrebbero potuto salvarsi. Potrebbero salvarsi», mi ha ricordato. «Invece ancora facciamo finta di non vedere. In uno dei miei monologhi la madre di una delle vittime si giustifica, smarrita: "Avevamo il mostro in casa, e proprio non ce ne siamo accorti"».
Il fatto è che quel che dice questa madre non è mica vero. Perché di solito, chi sta attorno - alla donna abusata, al suo carnefice - se ne accorge. Benissimo. «Ma allora, se tutti sapevano, perché nessuno ha parlato?» si chiede (a ragione) una delle protagoniste dello spettacolo teatrale della Dandini, Ferite a morte, tentativo riuscito di ri-dare la parola alle vittime, e alle loro storie, attraverso il contributo volontario di attrici, cantanti, show-girl: da Paola Cortellesi a Lella Costa, da Geppi Cucciari a Ilaria D'Amico, da Ambra Angiolini a Elisa. Donne diverse in diverse città, un tour che si prolunga a grande richiesta, con teatri gremiti (anche) di uomini: «Poi spesso a fine spettacolo li trovi piegati in due al bar: mi dicono che hanno bisogno di bere qualcosa "per riprendersi". Loro», mi ha spiegato ridendo la Dandini.
Se in Italia, ogni due-tre giorni, una donna muore per mano di un uomo - spesso un marito, un padre, un amante, un ex compagno - è anche perché di fronte a un tentativo di denuncia c’è ancora chi dice: «Su, fai la brava, torna a casa». E l'epilogo drammatico è solo la punta di un iceberg fatto di violenze quotidiane, fisiche e psicologiche; di minacce e botte, che non è detto debbano sfociare in assassinio, ma davanti alle quali troppo spesso (quasi sempre?) noi che siamo nei paraggi tendiamo a voltare la testa dall'altra parte.
Quante ne conoscete, che potrebbero essere state abusate? Voi che siete donne, quante altre donne avete finto, per imbarazzo o perché non sapevate come affrontare l'argomento, di non vedere soffrire? Voi che siete uomini, quante di loro avete cercato di aiutare? Lo chiedo a voi e un po' anche a me stessa. Ieri sera avevo comprato cinque biglietti per lo spettacolo (il ricavato va in beneficenza), poi - sfiga - sono rimasta a casa per via della dannata influenza. Ma chi ci è andato al posto mio mi ha raccontato: le attrici sul palco avevano tutte abiti neri e le scarpe, solo le scarpe, rosse, un'immagine che ho trovato bellissima. Poi mi han detto che c'era pure il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia; ha patrocinato lo spettacolo e firmato una convenzione per mettere in rete le risorse del territorio contro la violenza sulle donne. Lo possiamo dire, che è un inizio? Solo un inizio, eh.
Spose in viaggio Una lettrice di questo blog si chiama Giulia e mi ha ricordato proprio stamattina la storia di Pippa Bacca, che avevo dimenticato. Pippa è morta in Turchia proprio cinque anni fa, violentata e strangolata dal camionista a cui aveva chiesto un passaggio, mentre attraversava in autostop undici Paesi colpiti da conflitti bellici, sempre con indosso un abito bianco. Il suo era un messaggio di pace e di innocenza, anche se all'epoca ricordo di aver pensato: «Poverina. Però, era un po' fuori di testa». Ora invece provo ad andare oltre. E mi chiedo: se tra qualche anno la Pupa venisse a raccontarmi di voler fare lo stesso, cosa le risponderei?
Ps: Ferite a morte, ora, è anche un libro. Dopo averlo letto ho detto alla Dandini: se avessi un'amica in difficoltà. Se non sapessi come aiutarla a trovare il coraggio. Se non riuscissi a farla parlare, ecco, io comincerei col regalarglielo.
| Pippa Bacca nel marzo 2008, mentre lava i piedi all’ostetrica Iljana a Sofia (Bulgaria) |
«Perché vedi, con la giusta rete di solidarietà molte donne avrebbero potuto salvarsi. Potrebbero salvarsi», mi ha ricordato. «Invece ancora facciamo finta di non vedere. In uno dei miei monologhi la madre di una delle vittime si giustifica, smarrita: "Avevamo il mostro in casa, e proprio non ce ne siamo accorti"».
Il fatto è che quel che dice questa madre non è mica vero. Perché di solito, chi sta attorno - alla donna abusata, al suo carnefice - se ne accorge. Benissimo. «Ma allora, se tutti sapevano, perché nessuno ha parlato?» si chiede (a ragione) una delle protagoniste dello spettacolo teatrale della Dandini, Ferite a morte, tentativo riuscito di ri-dare la parola alle vittime, e alle loro storie, attraverso il contributo volontario di attrici, cantanti, show-girl: da Paola Cortellesi a Lella Costa, da Geppi Cucciari a Ilaria D'Amico, da Ambra Angiolini a Elisa. Donne diverse in diverse città, un tour che si prolunga a grande richiesta, con teatri gremiti (anche) di uomini: «Poi spesso a fine spettacolo li trovi piegati in due al bar: mi dicono che hanno bisogno di bere qualcosa "per riprendersi". Loro», mi ha spiegato ridendo la Dandini.
Se in Italia, ogni due-tre giorni, una donna muore per mano di un uomo - spesso un marito, un padre, un amante, un ex compagno - è anche perché di fronte a un tentativo di denuncia c’è ancora chi dice: «Su, fai la brava, torna a casa». E l'epilogo drammatico è solo la punta di un iceberg fatto di violenze quotidiane, fisiche e psicologiche; di minacce e botte, che non è detto debbano sfociare in assassinio, ma davanti alle quali troppo spesso (quasi sempre?) noi che siamo nei paraggi tendiamo a voltare la testa dall'altra parte.
Quante ne conoscete, che potrebbero essere state abusate? Voi che siete donne, quante altre donne avete finto, per imbarazzo o perché non sapevate come affrontare l'argomento, di non vedere soffrire? Voi che siete uomini, quante di loro avete cercato di aiutare? Lo chiedo a voi e un po' anche a me stessa. Ieri sera avevo comprato cinque biglietti per lo spettacolo (il ricavato va in beneficenza), poi - sfiga - sono rimasta a casa per via della dannata influenza. Ma chi ci è andato al posto mio mi ha raccontato: le attrici sul palco avevano tutte abiti neri e le scarpe, solo le scarpe, rosse, un'immagine che ho trovato bellissima. Poi mi han detto che c'era pure il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia; ha patrocinato lo spettacolo e firmato una convenzione per mettere in rete le risorse del territorio contro la violenza sulle donne. Lo possiamo dire, che è un inizio? Solo un inizio, eh.
Spose in viaggio Una lettrice di questo blog si chiama Giulia e mi ha ricordato proprio stamattina la storia di Pippa Bacca, che avevo dimenticato. Pippa è morta in Turchia proprio cinque anni fa, violentata e strangolata dal camionista a cui aveva chiesto un passaggio, mentre attraversava in autostop undici Paesi colpiti da conflitti bellici, sempre con indosso un abito bianco. Il suo era un messaggio di pace e di innocenza, anche se all'epoca ricordo di aver pensato: «Poverina. Però, era un po' fuori di testa». Ora invece provo ad andare oltre. E mi chiedo: se tra qualche anno la Pupa venisse a raccontarmi di voler fare lo stesso, cosa le risponderei?
Ps: Ferite a morte, ora, è anche un libro. Dopo averlo letto ho detto alla Dandini: se avessi un'amica in difficoltà. Se non sapessi come aiutarla a trovare il coraggio. Se non riuscissi a farla parlare, ecco, io comincerei col regalarglielo.
Etichette:
bilanci,
incidenti di percorso,
le grandi domande
Iscriviti a:
Post (Atom)




