L'unica via di comunicazione è il pianto
Mentre la Pupa piccolissima è ben piazzata con la sua testina in basso, quasi pronta al decollo, io lo sono un po' meno. Da una settimana ho smesso di lavorare (nella foto, festa di arrivederci in redazione, con ghirlanda luminosa sul pancione) e in teoria avrei più tempo per fare tutto, ma il grave handicap della mancanza di sonno mi stordisce.
Di giorno il Pupo, che lunedì compie 5 anni, è un tenero batuffolo; di notte un bambino di Satana che sfugge a ogni controllo. L'ansia per l'Arrivo della Sorellina, da lui verbalizzata in modo piuttosto diretto («Mamma, ho sognato che avevi nella pancia un bebé di nome George come Curious George, era molto arrabbiato con me») trova sfogo nelle paure di mostri acquattati nel buio in ogni angolo di casa.
Confronto, confronto, confronto Io e Mike Delfino ci scervelliamo tra noi e, all'esterno, condividiamo il problema urbi et orbi. Anche i trasportatori della DHL e la primaria di Ostetricia dell'Ospedale Sacco sono a conoscenza del problema: nostro figlio non dorme. Mike Delfino per la stanchezza degenera e lancia minacce destinate a restare inevase: «Lo chiudo in camera sua e butto la chiave, lo faccio dormire in giardino, chiamo la polizia», io tengo botta con dispendiose e inutili alternative tipo Fiori di Bach. Stanotte è andata un po' meglio del solito: preliminarmente col Pupo abbiamo costruito una trappola per E.T., il suo principale nemico, con un campanello, un nastro, delle «puntite» (puntine) una trombetta e una biglia «per farlo scivolare dalle scale». Poi abbiamo disseminato tutto il piano di sopra di abat-jour e lucine anti-mostri, sembrava un camposanto ma mi sono ben guardata dal dirglielo.
The Call La prima chiamata è arrivata alle due di notte, un po' in ritardo sulla consueta tabella. La Pupa dormiva fuori casa e io sono andata a parlamentare col Pupo. Dopo 44 minuti di trattative («No, non vieni nel lettone. Ce la puoi fare da solo. Ognuno dorme nel suo letto. No, non ti posso fare mille coccole. Sì, cento sì, ma mille no. Se dormi ti regalo una... no, facciamo cinque macchinine nuove») lui, sfinito quanto me, mi ha chiesto: «Ma non potresti dormire almeno in questa stanza, nel letto della sorellina?». «Ti basterebbe a tranquillizzarti?». «Sì, mi basterebbe. Mi basta non essere in camera da solo». «Ma perché allora quando c'è la sorellina fai tanti capricci?». «Perché a volte il mio cervello non funziona».
Domani è un altro giorno E così abbiamo ronfato sereni fino alle otto del mattino. Naturalmente non posso prevedere come si evolverà la situazione e comincio a preoccuparmi un po': cosa succede se entro in travaglio dopo una notte insonne? Come al solito, accetto volentieri consigli e un po' mi rammarico perché, in tutto ciò, la mia attenzione nei confronti della Pupa piccolissima è ai minimi storici. Ogni tanto mi ricordo di lei perché mi prende a calci, stanotte deve averlo fatto con forza inconsueta perché mi sono svegliata sognando che all'improvviso fosse diventata podalica. Nelle ore diurne, in compenso, i Pupi sono amabili: giocano tantissimo a «scuola», Pupa insegnante e Pupo + compagni immaginari allievi, e poi con la pista dei treni, scagliando con forza vagoni di legno contro improvvisi ostacoli. «C'è un gorgoglio di auto da questa parte», sento commentare la Pupa. Credo voglia dire «ingorgo», ma mi godo la quiete e mi guardo bene dal correggerla.
Ho traslocato su erounabravamamma.it
Vi aspetto!
giovedì 7 novembre 2013
venerdì 25 ottobre 2013
settimana 32 e 33
Catechismo, che pasiùn (aka "cose di cui non abbiamo mai parlato")
Le sveglie notturne continuano; anche se durante il giorno il Pupo ha l'aria più serena («È già qualcosa», mi viene detto) con il buio tutta la critical mass dei suoi fantasmi cala sulla terra. Adesso gli piace molto tenermi stretta la mano nell'oscurità dolcemente violata dalle lucine che dovrebbero tranquillizzarlo, e tra le 2.38 e le 3.47 bisbigliarmi cose come «Mi sanguina il cuore a svegliarti, ma da solo non riesco proprio a dormire».
The last day Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro. Il direttore mi ha dedicato l'ultimo editoriale di Gioia. È stata molto affettuosa, mi ha commosso, se vi incuriosisce leggetelo e ditemi cosa ne pensate. Anche i colleghi mi riempiono di fiori, regali e affetto. Mi mancherà questo nostro carrozzone però sono anche molto stanca e spero che il Pupo, quando resterò a casa, si tranquillizzi un po' e riprenda a dormire, chessò, per più di tre ore di fila. La Pupa piccolissima è a quanto pare anche bassa-bassissima, la ginecologa una visita dopo l'altra distilla un po' di sano terrorismo psicologico: «È molto giù, guarda che la testa è già impegnata, guarda che rischi di farla per strada». Però siccome anche gli altri due Pupi erano messi così e sono nati tre giorni dopo il termine, io non mi preoccupo più di tanto e soprattutto mi rifiuto di indossare la pancera che lei caldeggia.
E forse quest'alba senza sole prevede comunque l'arrivo del giorno (cit). La Pupa sabato scorso ha cominciato il catechismo e gli scout (laici). Nulla da dire su questi ultimi, io li ho frequentati per vent'anni e mi sono sempre divertita come una pazza. Invece il catechismo ci ha sconvolto. Forse dovrei dire «mi ha sconvolto». Una delle insegnanti, essendo anche madre di un bambino che va a scuola con la Pupa, è pubblicamente nota per le sue posizioni, ehm, non esattamente progressiste (l'anno scorso disse a una mia amica, en passant: «Ma voi che avete in classe un bambinello rom, non avete paura che rubi la merenda ai vostri figli?».
In realtà son colpi al cuore che spalancano gli occhi Momento di outing: quand'ero veramente giovane ho avuto una storia d'amore con il sassofonista dei Quintorigo, che sto giusto ora ascoltando in cuffia. A più di dieci anni di distanza penso ancora che suonassero da Dio e che le loro canzoni avessero testi fantastici (vedi sopra) (se posso consigliarvi un album, è Rospo).
Yeah, let me sing you a song Al catechismo, sabato scorso, però non abbiamo parlato di musica. Dopo i cinque minuti di accoglienza iniziale hanno separato genitori e bambini. I bambini fuori, costretti a giocare a bandiera divisi in due squadre da 26 elementi ciascuna (!), si sono subito innervositi perché alcuni di loro non venivano mai chiamati. Noi adulti invece siamo stati disposti in cerchio in palestra. Eravamo in più di 70, c'era un'eco pazzesca e non si sentiva niente.
(Don G.): «Vi farò qualche domanda. Poi chi se la sente condivide, ma non è obbligatorio. Vorrei sapere come avete scelto il nome di vostro figlio».
(Papà X, poi rivelatosi il marito della Catechista anti-rom): «Cioè, noi nostro figlio l'abbiamo chiamato Nathan perché significa "Dio ha dato" e poi perché, cioè, io sono malato di Nathan Never, cioè, avete presente quello dei fumetti? Cioè, mia moglie lo sa benissimo».
Riti d'ingresso A un certo punto Don G. ci ha chiesto chi se la sentiva «di condividere il ricordo del sacro battesimo». Mentre tutti parlavano di elevazione verso Dio et similia a me sono venuti in mente i seguenti due episodi:
1. Battesimo Pupa: domenica di alluvione, gli invitati persi tra la cascina del prete e la chiesa fuori Milano pressoché irraggiungibile in tempi in cui nessuno possedeva il navigatore, casino, pioggia, fango, liti furibonde tra mogli e mariti, Pupa con 40 di febbre la sera stessa.
2. Battesimo Pupo: domenica di cielo sereno, Pupo come sotto Valium perché reduce dalla sesta malattia, prete gay che ci prova sfacciatamente con il mio fidanzato e nei ritagli di tempo rimprovera me perché non siamo sposati. Nessuno dei due ricordi è condivisibile pubblicamente, penso.
Finalmente, una domanda per me «Cosa vi aspettate per vostro figlio, e cosa invece proprio non vorreste, dal catechismo? Chi se la sente condivida», ha ribadito Don G. con un sorrisone. Ho alzato subito la mano: «Vorrei che fosse un percorso spirituale inclusivo e non esclusivo. Che tenesse conto della realtà che ci circonda, in cambiamento continuo, fluida, complessa. Che insegnasse ai nostri figli a non ripiegarsi sulle scelte di comodo. Che non si conformasse al perbenismo. Che insegnasse giustizia, verità, equità, solidarietà». «Per queste cose basta la festa della scuola» (!!!) mi ha contraddetto subito una mamma. «Io vorrei che li avvicinasse a Gesù, a Dio, alla Chiesa». Tante grazie, questo lo davo per scontato, altrimenti non si chiamerebbe catechismo. «Cioè, io invece spero che Nathan si diverta in oratorio come facevamo io e i miei amici da piccoli, cioè voglio dire, ne abbiamo fatte di cotte e di crude, Don G. se lo ricorda bene» (papà di Nathan). «Vorrei che i nostri figli diventassero veramente amici di Dio» (mamma Y). «Vorrei che imparassero il valore della preghiera e del sacrificio» (mamma Z). «Vorrei che andassero a Messa senza rompere le scatole» (voce non identificata).
Fiat voluntas sua Ecco, uscita da lì stavo quasi pensando di ritirare la Pupa ancora prima del secondo incontro. Poi lei a casa mi ha detto: «Mamma, è stato molto noioso, però diamogli un'altra occasione». Non so cosa fare e nemmeno cosa pensare: prima di sabato ero convinta che fosse giusto, pur non essendo io una cattolica praticante, dare alla Pupa gli strumenti e la conoscenza necessari a compiere le sue scelte con consapevolezza, quando sarà più grande. Adesso invece sono molto, molto perplessa. E voi?
Le sveglie notturne continuano; anche se durante il giorno il Pupo ha l'aria più serena («È già qualcosa», mi viene detto) con il buio tutta la critical mass dei suoi fantasmi cala sulla terra. Adesso gli piace molto tenermi stretta la mano nell'oscurità dolcemente violata dalle lucine che dovrebbero tranquillizzarlo, e tra le 2.38 e le 3.47 bisbigliarmi cose come «Mi sanguina il cuore a svegliarti, ma da solo non riesco proprio a dormire».
The last day Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro. Il direttore mi ha dedicato l'ultimo editoriale di Gioia. È stata molto affettuosa, mi ha commosso, se vi incuriosisce leggetelo e ditemi cosa ne pensate. Anche i colleghi mi riempiono di fiori, regali e affetto. Mi mancherà questo nostro carrozzone però sono anche molto stanca e spero che il Pupo, quando resterò a casa, si tranquillizzi un po' e riprenda a dormire, chessò, per più di tre ore di fila. La Pupa piccolissima è a quanto pare anche bassa-bassissima, la ginecologa una visita dopo l'altra distilla un po' di sano terrorismo psicologico: «È molto giù, guarda che la testa è già impegnata, guarda che rischi di farla per strada». Però siccome anche gli altri due Pupi erano messi così e sono nati tre giorni dopo il termine, io non mi preoccupo più di tanto e soprattutto mi rifiuto di indossare la pancera che lei caldeggia.
E forse quest'alba senza sole prevede comunque l'arrivo del giorno (cit). La Pupa sabato scorso ha cominciato il catechismo e gli scout (laici). Nulla da dire su questi ultimi, io li ho frequentati per vent'anni e mi sono sempre divertita come una pazza. Invece il catechismo ci ha sconvolto. Forse dovrei dire «mi ha sconvolto». Una delle insegnanti, essendo anche madre di un bambino che va a scuola con la Pupa, è pubblicamente nota per le sue posizioni, ehm, non esattamente progressiste (l'anno scorso disse a una mia amica, en passant: «Ma voi che avete in classe un bambinello rom, non avete paura che rubi la merenda ai vostri figli?».
In realtà son colpi al cuore che spalancano gli occhi Momento di outing: quand'ero veramente giovane ho avuto una storia d'amore con il sassofonista dei Quintorigo, che sto giusto ora ascoltando in cuffia. A più di dieci anni di distanza penso ancora che suonassero da Dio e che le loro canzoni avessero testi fantastici (vedi sopra) (se posso consigliarvi un album, è Rospo).
Yeah, let me sing you a song Al catechismo, sabato scorso, però non abbiamo parlato di musica. Dopo i cinque minuti di accoglienza iniziale hanno separato genitori e bambini. I bambini fuori, costretti a giocare a bandiera divisi in due squadre da 26 elementi ciascuna (!), si sono subito innervositi perché alcuni di loro non venivano mai chiamati. Noi adulti invece siamo stati disposti in cerchio in palestra. Eravamo in più di 70, c'era un'eco pazzesca e non si sentiva niente.
(Don G.): «Vi farò qualche domanda. Poi chi se la sente condivide, ma non è obbligatorio. Vorrei sapere come avete scelto il nome di vostro figlio».
(Papà X, poi rivelatosi il marito della Catechista anti-rom): «Cioè, noi nostro figlio l'abbiamo chiamato Nathan perché significa "Dio ha dato" e poi perché, cioè, io sono malato di Nathan Never, cioè, avete presente quello dei fumetti? Cioè, mia moglie lo sa benissimo».
Riti d'ingresso A un certo punto Don G. ci ha chiesto chi se la sentiva «di condividere il ricordo del sacro battesimo». Mentre tutti parlavano di elevazione verso Dio et similia a me sono venuti in mente i seguenti due episodi:
1. Battesimo Pupa: domenica di alluvione, gli invitati persi tra la cascina del prete e la chiesa fuori Milano pressoché irraggiungibile in tempi in cui nessuno possedeva il navigatore, casino, pioggia, fango, liti furibonde tra mogli e mariti, Pupa con 40 di febbre la sera stessa.
2. Battesimo Pupo: domenica di cielo sereno, Pupo come sotto Valium perché reduce dalla sesta malattia, prete gay che ci prova sfacciatamente con il mio fidanzato e nei ritagli di tempo rimprovera me perché non siamo sposati. Nessuno dei due ricordi è condivisibile pubblicamente, penso.
Finalmente, una domanda per me «Cosa vi aspettate per vostro figlio, e cosa invece proprio non vorreste, dal catechismo? Chi se la sente condivida», ha ribadito Don G. con un sorrisone. Ho alzato subito la mano: «Vorrei che fosse un percorso spirituale inclusivo e non esclusivo. Che tenesse conto della realtà che ci circonda, in cambiamento continuo, fluida, complessa. Che insegnasse ai nostri figli a non ripiegarsi sulle scelte di comodo. Che non si conformasse al perbenismo. Che insegnasse giustizia, verità, equità, solidarietà». «Per queste cose basta la festa della scuola» (!!!) mi ha contraddetto subito una mamma. «Io vorrei che li avvicinasse a Gesù, a Dio, alla Chiesa». Tante grazie, questo lo davo per scontato, altrimenti non si chiamerebbe catechismo. «Cioè, io invece spero che Nathan si diverta in oratorio come facevamo io e i miei amici da piccoli, cioè voglio dire, ne abbiamo fatte di cotte e di crude, Don G. se lo ricorda bene» (papà di Nathan). «Vorrei che i nostri figli diventassero veramente amici di Dio» (mamma Y). «Vorrei che imparassero il valore della preghiera e del sacrificio» (mamma Z). «Vorrei che andassero a Messa senza rompere le scatole» (voce non identificata).
Fiat voluntas sua Ecco, uscita da lì stavo quasi pensando di ritirare la Pupa ancora prima del secondo incontro. Poi lei a casa mi ha detto: «Mamma, è stato molto noioso, però diamogli un'altra occasione». Non so cosa fare e nemmeno cosa pensare: prima di sabato ero convinta che fosse giusto, pur non essendo io una cattolica praticante, dare alla Pupa gli strumenti e la conoscenza necessari a compiere le sue scelte con consapevolezza, quando sarà più grande. Adesso invece sono molto, molto perplessa. E voi?
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venerdì 11 ottobre 2013
31esima settimana
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«Sono un guarriere» |
Potrebbe sembrare che io abbia saltato una settimana, ma in realtà avevo inserito l'ultimo post poco prima dell'inizio della 30esima e scrivo invece questo alla fine della 31esima, perciò tecnicamente ci siamo. Il Pupo, quasi 5 anni, alza sempre l'asticella: due sere fa ha reso una dichiarazione spontanea che recitava testualmente, «Ho paura che quando nasce la sorellina poi voi non mi guardate più». Grandi applausi alla sua capacità di elaborazione, ah che bel lavoro stiamo facendo come genitori, seguono rassicurazioni varie, ah com'è bello che i nostri figli parlino apertamente dei loro problemi.
L'ora del demonio Il punto è che, purtroppo, le nostre notti si fanno progressivamente più difficili. Eravamo abituati a un bambino che - praticamente dalla nascita - dormiva da solo senza difficoltà, e quando lo racconto tutti a dire ringrazia Dio che fin qui è andata così bene, il che per qualche motivo risulta solo di parziale consolazione: adesso si sveglia anche tre, quattro volte di fila, con disperazione di Mike Delfino e soprattutto mia, poiché per un mix tra panzone e nervosismo fatico a riaddormentarmi, al punto di metterci anche un'ora ogni volta. Aggiungi che il bambino si sveglia preferibilmente a orari maledetti, tipo le 2.30 (ora in cui avvengono le invasioni aliene del nuovo sci-fi Oscure presenze) o, ancor peggio, le 3.07 (ora in cui si manifesta il demonio nel terribile L'evocazione, chi l'ha visto sa di cosa parlo), quindi se mi cade l'occhio sull'orologio oltre che essere nervosa mi spavento pure, e nel buio comincio a sussurrare a Mike Delfino frasi rassicuranti come «È la fine del mondo» oppure «È l'inizio di un film horror e noi non ce ne rendiamo conto, adesso arriverà qualcuno a rapirci i bambini e a portarmi via la nascitura dalla pancia».
Strategie di sopravvivenza A proposito di film horror, sono convinta di avere un cimitero indiano di 40 centimetri quadrati sepolto proprio davanti alla mia cucina a gas. L'altra sera mi sono scottata la coscia sinistra col brodo del risotto: l'ustione peggiore della mia vita, comprensiva di vesciche. Per fortuna (vi giro questo consiglio nel caso non lo sapeste) mi sono ricordata che in questi casi bisogna immergersi subito in acqua fredda, e così, tipo vacca nel Gange anche per via delle dimensioni, ho messo le chiappe a mollo nella vasca gelata per 15 minuti, evitando forse cicatrici permanenti - ma non uno choc termico. La mattina successiva invece, per una serie inspiegabile di congiunture sfavorevoli, ho fatto da arco voltaico - avevo i piedi nudi, le mani bagnate, eccetera - e ho preso la scossa più forte della mia vita mentre tentavo di accendere il gas.
Sulla sponda del fiume mi sono seduta, eccetera Subito dopo la scossa, ho pianto. Tra l'altro Mike Delfino era fuori col cane, proprio come la sera prima (quando mi sono scottata). Il Pupo per consolarmi è corso a prendere i suoi vecchi ciucci da un cassettino dei ricordi; la Pupa, più pragmatica, ha attivato una app dell'iPhone che si chiama MyBaby'sBeat e in tempo zero ha verificato, con le cuffie nelle orecchie, che il cuore di sua sorella battesse ancora. Visto che sì, ho chiamato al volo una mia amica medico che, ancora più pragmatica della Pupa, mi ha rassicurato: «Se non sei morta all'istante per un'aritmia, direi che tu e la Piccolissima state bene».
In tutto ciò, il Pupo Anche se ho finto di parlare d'altro, il nostro vero problema ora sono le notti insonni. Con l'avvicinarsi dell'evento-Piccolissima cresce la preoccupazione: cosa succederà quando dovrò allattarla? Aver capito che è il pancione a disturbarlo non aiuta a risolvere il problema, quel che conta davvero è che ora abbiamo circa 59 giorni per rimettere il Pupo in carreggiata, essendoci peraltro già giocati molte delle strategie consigliate: il bambino dorme con il suo pupazzo di riferimento (chiamato "il Ma"), a cui si è ora aggiunto un vice-pupazzino che ha superato l'apposito training scacciamostri; in camera c'è la lucina azzurra "contro le paure notturne", nel disimpegno c'è una vice-lucina gialla a far da sostegno, prima di addormentarlo gli leggiamo le sue storie preferite e gli facciamo tutte le coccole rasserenanti. L'altra notte Mike Delfino esasperato vaneggiava: «Ora basta, ci sta prendendo in giro, non può venire ogni dieci minuti a dire hopauramiscappalapipìhosetehofamevogliolamamma, se lo fa ancora io, che ho già perso la mia salute mentale, giuro che lo chiudo in camera a chiave, oppure lo metto in giardino come un nano, e ne riparliamo domattina». La privazione del sonno, si sa, fa scherzi strani, resto in trepida attesa di preziosi consigli (che possibilmente non siano «Aspetta qualche anno e vedrai che passa»), perché, come disse Forrest Gump dopo aver attraversato gli Stati Uniti di corsa, arrivata a questo punto «Sono un po' stanchina».
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venerdì 27 settembre 2013
30esima settimana
Il vicino di banchetto è albanese
Oggi a pranzo una lettrice di questo blog mi ha minacciato: «Guai a te se metti online quel che ti sto raccontando», perciò non lo faccio. Però una cosa posso dirla, mi anche ha sgridato perché scrivo troppo di rado. Dunque, sappiate che il 25 di ottobre o giù di lì vado in maternità e spero di poter essere più assidua. L'altra sera, intanto, ho riso perché dopo anni 4 (quattro) d'assenza è rientrata in casa la culla in giunco che ciclicamente una mia collega carissima mi presta per ospitare i corpi dei miei figli quando sono microscopici. Quasi all'istante il Pupo è uscito di testa e ha cominciato a compiere gesti inconsulti persino per uno scollegato come lui, tipo andare a sbattere negli stipiti delle porte come farebbe una mosca impazzita contro i vetri. Dopo qualche minuto di esitazione abbiamo capito che era scioccato per quel primo segno tangibile dell'arrivo di una creatura più minuscola di lui.
È tutto vero Invece l'altroieri, durante il nostro giorno settimanale di solidarietà (=cassa integrazione a rotazione), ho potuto portare il Pupo alla sua prima lezione di judo. Davanti al portone del palazzo che ospita la scuola ci saranno state 30 persone, tra bambini e mamme, queste ultime essendo un nugolo di pseudofighe alquanto insolito per la zona (periferia nord di Milano). Al che ho pensato, forse il judo attira le ex-ragazze bene, depilate e stivalate e taccate manco stessero accompagnando i figli alla cresima. Subito dopo ho pensato, ma perché siamo qua fuori in trenta ad aspettare su quaranta centimetri quadrati di marciapiede? E quasi all'istante, una in italiano raffinato dice: «Oh cos'è, ma non risponde nessuno al citofono?»
(Madre 2, la più vicina alla porta) «Non so cosa dirvi, io ho schiacciato, ma qui dove c'è scritto "Segreteria Judo" non risponde nessuno».
(Io): «Scusa se mi intrometto, hai provato a schiacciare quello sotto, dove c'è scritto "Saletta palestra"?»
(Madre 2): «Eh, non ti credere che non ci ho pensato, ma è inutile che suono. Tanto sono due cognomi: "Saletta" e "Palestra"».
Le cose stanno sfuggendomi di mano Io non lo so se è perché sono miei, e sappiamo che ogni scarrafone eccetera, ma i Pupi mi fanno molto ridere, e un po' mi inquietano.
Primissima frase pronunciata dalla Pupa stamani alle 7.31, appena sveglia, non «Ciao», non «Buongiorno», non «Ho sonno», ma, con voce cristallina: «Mamma, mio fratello mi ha detto che una volta una signora ha avuto una bambina, e che questa bambina appena nata ha avuto anche lei un figlio, quando aveva zero anni. È vero?»
(Pupo, intercettando al volo la conversazione): «È vero. Quella bambina aveva già gli ovetti, sia nell'ovaio destro che nell'ovaio sinistro».
(Io): «Bambini, da dove vi vengono queste informazioni?»
(Pupo, quasi 5 anni): «L'ho letto sul giornale».
(Pupa): «Non ci credo, dì la verità. L'avrai visto nel dvd Il meraviglioso viaggio della vita».
Fuga di cervelli (qui si ripropone un antico tema) Il judo, comunque, al Pupo è piaciuto molto. Al di là del telone che separa la palestra dagli spogliatoi l'ho sentito non so quante volte pronunciare la frase: «Maestra, avversario atterrato». Io invece non potevo far altro che ciucciarmi, in area spogliatoi, le conversazioni brillanti tra genitori.
(Tipa stivalata): «Allora come sono andati i primi giorni di scuola di tuo figlio?»
(Tipo tamarro): «Abbastanza bene ma ora chiedo che gli cambiano la classe». (cosa facilissima peraltro, ndr)
(Lei): «E perché?»
(Lui, abbassando la voce): «Perché il suo vicino di banchetto... eeeeh... è albanese».
Ora io con la panza che avanza sto diventando un po' come i malati terminali o le persone molto anziane: dico esattamente quel che penso e nell'istante esatto in cui lo penso. Allora, ho paura che prima o poi finirò col prenderle da qualcuno, e vorrei chiedervi un consiglio su come evitarlo. È abbastanza urgente, perché peggioro di giorno in giorno. Grazie.
Oggi a pranzo una lettrice di questo blog mi ha minacciato: «Guai a te se metti online quel che ti sto raccontando», perciò non lo faccio. Però una cosa posso dirla, mi anche ha sgridato perché scrivo troppo di rado. Dunque, sappiate che il 25 di ottobre o giù di lì vado in maternità e spero di poter essere più assidua. L'altra sera, intanto, ho riso perché dopo anni 4 (quattro) d'assenza è rientrata in casa la culla in giunco che ciclicamente una mia collega carissima mi presta per ospitare i corpi dei miei figli quando sono microscopici. Quasi all'istante il Pupo è uscito di testa e ha cominciato a compiere gesti inconsulti persino per uno scollegato come lui, tipo andare a sbattere negli stipiti delle porte come farebbe una mosca impazzita contro i vetri. Dopo qualche minuto di esitazione abbiamo capito che era scioccato per quel primo segno tangibile dell'arrivo di una creatura più minuscola di lui.
È tutto vero Invece l'altroieri, durante il nostro giorno settimanale di solidarietà (=cassa integrazione a rotazione), ho potuto portare il Pupo alla sua prima lezione di judo. Davanti al portone del palazzo che ospita la scuola ci saranno state 30 persone, tra bambini e mamme, queste ultime essendo un nugolo di pseudofighe alquanto insolito per la zona (periferia nord di Milano). Al che ho pensato, forse il judo attira le ex-ragazze bene, depilate e stivalate e taccate manco stessero accompagnando i figli alla cresima. Subito dopo ho pensato, ma perché siamo qua fuori in trenta ad aspettare su quaranta centimetri quadrati di marciapiede? E quasi all'istante, una in italiano raffinato dice: «Oh cos'è, ma non risponde nessuno al citofono?»
(Madre 2, la più vicina alla porta) «Non so cosa dirvi, io ho schiacciato, ma qui dove c'è scritto "Segreteria Judo" non risponde nessuno».
(Io): «Scusa se mi intrometto, hai provato a schiacciare quello sotto, dove c'è scritto "Saletta palestra"?»
(Madre 2): «Eh, non ti credere che non ci ho pensato, ma è inutile che suono. Tanto sono due cognomi: "Saletta" e "Palestra"».
Le cose stanno sfuggendomi di mano Io non lo so se è perché sono miei, e sappiamo che ogni scarrafone eccetera, ma i Pupi mi fanno molto ridere, e un po' mi inquietano.
Primissima frase pronunciata dalla Pupa stamani alle 7.31, appena sveglia, non «Ciao», non «Buongiorno», non «Ho sonno», ma, con voce cristallina: «Mamma, mio fratello mi ha detto che una volta una signora ha avuto una bambina, e che questa bambina appena nata ha avuto anche lei un figlio, quando aveva zero anni. È vero?»
(Pupo, intercettando al volo la conversazione): «È vero. Quella bambina aveva già gli ovetti, sia nell'ovaio destro che nell'ovaio sinistro».
(Io): «Bambini, da dove vi vengono queste informazioni?»
(Pupo, quasi 5 anni): «L'ho letto sul giornale».
(Pupa): «Non ci credo, dì la verità. L'avrai visto nel dvd Il meraviglioso viaggio della vita».
il Pupo è quello coi calzoni neri. |
(Tipa stivalata): «Allora come sono andati i primi giorni di scuola di tuo figlio?»
(Tipo tamarro): «Abbastanza bene ma ora chiedo che gli cambiano la classe». (cosa facilissima peraltro, ndr)
(Lei): «E perché?»
(Lui, abbassando la voce): «Perché il suo vicino di banchetto... eeeeh... è albanese».
Ora io con la panza che avanza sto diventando un po' come i malati terminali o le persone molto anziane: dico esattamente quel che penso e nell'istante esatto in cui lo penso. Allora, ho paura che prima o poi finirò col prenderle da qualcuno, e vorrei chiedervi un consiglio su come evitarlo. È abbastanza urgente, perché peggioro di giorno in giorno. Grazie.
giovedì 12 settembre 2013
Primo giorno
I matti, senza la patente per camminare
Se c'è una cosa che vorrei fare nella vita è intervistare Francesco De Gregori. L'ho incontrato a Roma di recente e mi ha colpito: era molto alto e con le spalle molto dritte, ben più di quanto mi aspettassi (entrambe le cose).
Quesiti esistenziali Qui sul blog come avrete capito fatico a venirci, ho il tempo orribilmente rosicchiato, fatemi un po' il tifo che ne ho tanto bisogno. Il Pupo è tornato a scuola e con nostra somma gioia la Maestra Cattiva di cui ho già parlato in passato è emigrata verso altri lidi, io nel frattempo mi sento scema per averci messo tanto (=mesi) a capire che lui, con lei, proprio non stava bene; mi ci è voluto che cominciasse a mordere e picchiare sua sorella, che avesse incubi notturni ricorrenti, che si facesse la pipì addosso anche di giorno, come un bimbo di due anni quando invece ne aveva quattro e mezzo. Domanda: come si contrasta il senso di colpa? Voi ci riuscite? Vi viene naturale o è una competenza che avete sviluppato negli anni?
Il favoloso mondo della Pupa La Pupa invece adora la scuola e la scuola adora lei. Salvo rari capricci, abita come Amélie un pianeta incantato e benevolo. Ieri, per dire, sul passante ferroviario (una specie di treno urbano che c'è a Milano) ha descritto a un cieco tutto quel che vedeva. E a chiudere gli occhi, nelle sue parole riuscivi a sentirci i colori. Prendetevi un minuto e 20 secondi per riguardarvi la scena. È totalmente priva di malizie, ieri molto matter-of-factly ha spiegato a suo fratello che tentava per dispetto di strapparle le mutande: «Se teniamo il popis» (=l'organo genitale femminile, ndr) «così nascosto e protetto, sarà perché è importante, non credi?».
Quando si correva per rabbia o per amore (cit. De Gregori & mamma Pellona). Se davvero c'è una correlazione tra la vita endouterina e quella fuori dal grembo materno, la Piccolissima è destinata a esser vispa. Per esempio, quando ritiene che stia dormendo troppo profondamente mi sveglia a calci. Ma poiché di recente ho visto un agghiacciante horror in cui alle 3.07 di ogni notte succedevano le cose più turpi, se mi sveglio in mezzo al buio non ho neanche il coraggio di guardare che ore sono (e se fossero proprio le 3.07?) perciò non saprei dirvi quanto dormo e quanto sto sveglia. Da insonne, come tutti, mi faccio mille domande. Chi mi presterà la carrozzina? Quella volta, dalla pedicure cinese, avrò preso l'epatite C? È possibile, per una madre in cova, influenzare con la forza del pensiero il carattere del bambino? Sull'argomento, qui in redazione è sorto un dibattito a cui vi invito a partecipare. Se aveste la bacchetta magica e poteste scegliere, preferireste una figlia geniale ma "solo" mediamente carina, oppure vorreste che il Cielo le desse in dono intelligenza nella norma e sfacciata bellezza?
Se c'è una cosa che vorrei fare nella vita è intervistare Francesco De Gregori. L'ho incontrato a Roma di recente e mi ha colpito: era molto alto e con le spalle molto dritte, ben più di quanto mi aspettassi (entrambe le cose).
Quesiti esistenziali Qui sul blog come avrete capito fatico a venirci, ho il tempo orribilmente rosicchiato, fatemi un po' il tifo che ne ho tanto bisogno. Il Pupo è tornato a scuola e con nostra somma gioia la Maestra Cattiva di cui ho già parlato in passato è emigrata verso altri lidi, io nel frattempo mi sento scema per averci messo tanto (=mesi) a capire che lui, con lei, proprio non stava bene; mi ci è voluto che cominciasse a mordere e picchiare sua sorella, che avesse incubi notturni ricorrenti, che si facesse la pipì addosso anche di giorno, come un bimbo di due anni quando invece ne aveva quattro e mezzo. Domanda: come si contrasta il senso di colpa? Voi ci riuscite? Vi viene naturale o è una competenza che avete sviluppato negli anni?
Il favoloso mondo della Pupa La Pupa invece adora la scuola e la scuola adora lei. Salvo rari capricci, abita come Amélie un pianeta incantato e benevolo. Ieri, per dire, sul passante ferroviario (una specie di treno urbano che c'è a Milano) ha descritto a un cieco tutto quel che vedeva. E a chiudere gli occhi, nelle sue parole riuscivi a sentirci i colori. Prendetevi un minuto e 20 secondi per riguardarvi la scena. È totalmente priva di malizie, ieri molto matter-of-factly ha spiegato a suo fratello che tentava per dispetto di strapparle le mutande: «Se teniamo il popis» (=l'organo genitale femminile, ndr) «così nascosto e protetto, sarà perché è importante, non credi?».
Quando si correva per rabbia o per amore (cit. De Gregori & mamma Pellona). Se davvero c'è una correlazione tra la vita endouterina e quella fuori dal grembo materno, la Piccolissima è destinata a esser vispa. Per esempio, quando ritiene che stia dormendo troppo profondamente mi sveglia a calci. Ma poiché di recente ho visto un agghiacciante horror in cui alle 3.07 di ogni notte succedevano le cose più turpi, se mi sveglio in mezzo al buio non ho neanche il coraggio di guardare che ore sono (e se fossero proprio le 3.07?) perciò non saprei dirvi quanto dormo e quanto sto sveglia. Da insonne, come tutti, mi faccio mille domande. Chi mi presterà la carrozzina? Quella volta, dalla pedicure cinese, avrò preso l'epatite C? È possibile, per una madre in cova, influenzare con la forza del pensiero il carattere del bambino? Sull'argomento, qui in redazione è sorto un dibattito a cui vi invito a partecipare. Se aveste la bacchetta magica e poteste scegliere, preferireste una figlia geniale ma "solo" mediamente carina, oppure vorreste che il Cielo le desse in dono intelligenza nella norma e sfacciata bellezza?
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venerdì 30 agosto 2013
Back to school?
Ancora una volta, ho fallito
Mi sono appena ricordata che, quando lavoravo a Mtv, gli stagisti venivano chiamati "intern" - non che questo cambiasse qualcosa rispetto alle paghe da fame e agli orari lunghissimi. I Pupi, 4 e 8 anni, quest'estate li ho messi a lavorare nelle cave di marmo di Carrara. Compenso molto basso ma almeno rientriamo dei costi vivi di mantenimento; in più, purché non superasse una certa dimensione, potevano portarsi a casa la sera un pezzettino di marmo ciascuno, da utilizzare per giocare a "campana" o al "mondo" (il marmo sbriciolato funziona anche come gessetto, cfr. il naso della Pupa in foto).
La sindrome settembrina è parente stretta dell'umor nero È ciò che scrive la mia arguta collega Ilaria Solari su Gioia, il giornale per cui lavoro. Il pezzo in realtà lo leggerete la prossima settimana, ma posso darvi qualche spunto in anteprima: «Il mio lunedì è il tunnel lungo 340 giorni, al netto delle ferie, tutto in salita, che si prepara a inghiottirmi al ritorno delle vacanze». In effetti manca pochissimo alla riapertura delle scuole e al «castello di carte degli impegni sportivi, sociali, con lo strascico di passaggi, lavaggi, levatacce mattutine e corse a perdifiato».
Addio alle vacanze, dunque E, a quanto pare, ai loro privilegi: «Niente più kimono da tirare a lucido, borsoni fetenti, accappatoi fradici. E soprattutto: niente più calcio nel weekend». Mentre leggevo queste righe sono stata colta da un misto di inadeguatezza e sincero stupore. Perché, mi sono chiesta - e vi chiedo - certe cose, a me, non vengono nemmeno in mente? Non sarei mai riuscita a scrivere un articolo come quello della mia amica. Cioè: come tutte le mamme (e un discreto numero di papà) i bambini io li accompagno in piscina e dal pediatra, li iscrivo a danza, giocodanza, giocoleria e pianoforte, organizzo gli incastri su chi li porta e chi li va a prendere, ma...
Faccio quello che a voi non viene concesso (cit.) «Ogni cosa che accade mi piace», cantava Morgan. Parlandone con una collega, ho capito che tendo ad attraversare la vita con inconsapevolezza. «È perché non ti fai stressare, tu», mi ha detto lei (non ho capito se era un complimento). Tipo, quelle che la mia amica chiama «estenuanti transazioni in libreria» e descrive come un inferno, per me sono piacevoli passeggiate tra scaffali pieni di romanzi. Non temo nemmeno «dell'arsenale di cancelleria, da consegnare il primo giorno sull'unghia». Anzi, mi sono appena resa conto di aver fallito nuovamente il classico Appuntamento di Ogni Estate: prenotare entro fine luglio i libri scolastici (in questo caso, della Pupa). Ma voi ve lo ricordate sempre? Se sì, che trucchi usate?
Non mi piace la musica drammatica, preferisco il vento
So già che la cartolaia mi sgriderà, proprio come l'anno scorso:
«Signooora, ma cooome ha fatto a dimenticarsi».
«Non lo so proprio. Mi scusi».
«Adeeesso è un problema, come facciamo?».
(Io, annuendo lievemente come quei peluche che alcuni anni fa si piazzavano sulle cappelliere delle auto): «Eh».
(Lei, scuotendo la testa con vigore) «Eeeh, cooosa? Signooora, se tutti facessero come lei qui andremmo a rotoli».
«Non so cosa dirle se non che mi dispiace moltissimo».
«Guardi, siccome per caso avevo l'elenco con il numero degli alunni di ogni classe, li avevo già presi del numero giusto. Tenga, ecco i suoi. Mi raccomando, l'anno prossimo si ricordi».
Effettuato lo scontro si riparano i danni Nel frattempo, domani Mike Delfino andrà al mare a recuperare i gattini, cioè i Pupi. Nell'arco dell'intera estate, il Pupo è riuscito a prendere solo un pesce lungo circa un centimetro e mezzo, grazie al mio aiuto, col retino: lo vedete nella foto sopra. Il suo intento era liberarlo dopo averlo mostrato agli amici della spiaggia. Sono andata a prendere un caffè e al ritorno l'ho trovato esanime sul fondo del secchiello. «Pupo, ma com'è possibile? Un attimo fa stava benissimo».
«Prima l'ho preso per mostlarlo a un bambino, e forse l'ho abbracciato un po' troppo forte».
Giochi senza frontiere Micro-bilancio dell'estate fin qui: i Pupi, in vacanza assieme, hanno litigato tutti i giorni, più volte al giorno. Gli unici momenti di quiet durante il sonno (anzi, il Pupo che è diventato molto pauroso tendeva a dormire sopra sua sorella, abbracciandola
come quel disgraziato di un pesce). Il Pupo ha sviluppato se possibile
un carattere ancora più deciso che in passato, e se gli girano i cinque
minuti dice frasi minacciose, tipo: «Mamma, te la pagherò».
«Cosa vuol dire "te la pagherò"? Intendi "Me la pagherai?"»
«No, è come dico io. Te la pagherò con tutti i miei soldi. Così impari». Gli unici verso cui mostra grande rispetto (sconfinante in timore reverenziale) sono i maschi over 10, tipo il figlio di un mio amico che si chiama Lucas Pavel, dal Pupo ribattezzato "Luca Spaven". Peccato che dopo cinque minuti questi bambini più grandi, come è fisiologico, lo mandino a stendere.
Piccoli stagisti operosi. |
La sindrome settembrina è parente stretta dell'umor nero È ciò che scrive la mia arguta collega Ilaria Solari su Gioia, il giornale per cui lavoro. Il pezzo in realtà lo leggerete la prossima settimana, ma posso darvi qualche spunto in anteprima: «Il mio lunedì è il tunnel lungo 340 giorni, al netto delle ferie, tutto in salita, che si prepara a inghiottirmi al ritorno delle vacanze». In effetti manca pochissimo alla riapertura delle scuole e al «castello di carte degli impegni sportivi, sociali, con lo strascico di passaggi, lavaggi, levatacce mattutine e corse a perdifiato».
Addio alle vacanze, dunque E, a quanto pare, ai loro privilegi: «Niente più kimono da tirare a lucido, borsoni fetenti, accappatoi fradici. E soprattutto: niente più calcio nel weekend». Mentre leggevo queste righe sono stata colta da un misto di inadeguatezza e sincero stupore. Perché, mi sono chiesta - e vi chiedo - certe cose, a me, non vengono nemmeno in mente? Non sarei mai riuscita a scrivere un articolo come quello della mia amica. Cioè: come tutte le mamme (e un discreto numero di papà) i bambini io li accompagno in piscina e dal pediatra, li iscrivo a danza, giocodanza, giocoleria e pianoforte, organizzo gli incastri su chi li porta e chi li va a prendere, ma...
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I primi successi |
Non mi piace la musica drammatica, preferisco il vento
So già che la cartolaia mi sgriderà, proprio come l'anno scorso:
«Signooora, ma cooome ha fatto a dimenticarsi».
«Non lo so proprio. Mi scusi».
«Adeeesso è un problema, come facciamo?».
(Io, annuendo lievemente come quei peluche che alcuni anni fa si piazzavano sulle cappelliere delle auto): «Eh».
(Lei, scuotendo la testa con vigore) «Eeeh, cooosa? Signooora, se tutti facessero come lei qui andremmo a rotoli».
«Non so cosa dirle se non che mi dispiace moltissimo».
«Guardi, siccome per caso avevo l'elenco con il numero degli alunni di ogni classe, li avevo già presi del numero giusto. Tenga, ecco i suoi. Mi raccomando, l'anno prossimo si ricordi».
Effettuato lo scontro si riparano i danni Nel frattempo, domani Mike Delfino andrà al mare a recuperare i gattini, cioè i Pupi. Nell'arco dell'intera estate, il Pupo è riuscito a prendere solo un pesce lungo circa un centimetro e mezzo, grazie al mio aiuto, col retino: lo vedete nella foto sopra. Il suo intento era liberarlo dopo averlo mostrato agli amici della spiaggia. Sono andata a prendere un caffè e al ritorno l'ho trovato esanime sul fondo del secchiello. «Pupo, ma com'è possibile? Un attimo fa stava benissimo».
«Prima l'ho preso per mostlarlo a un bambino, e forse l'ho abbracciato un po' troppo forte».
Tranquilli passatempi |
«Cosa vuol dire "te la pagherò"? Intendi "Me la pagherai?"»
«No, è come dico io. Te la pagherò con tutti i miei soldi. Così impari». Gli unici verso cui mostra grande rispetto (sconfinante in timore reverenziale) sono i maschi over 10, tipo il figlio di un mio amico che si chiama Lucas Pavel, dal Pupo ribattezzato "Luca Spaven". Peccato che dopo cinque minuti questi bambini più grandi, come è fisiologico, lo mandino a stendere.
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giovedì 15 agosto 2013
Frrancia, Frrancia, Frrancia (ancora sullo scambio casa)
Là, dove vive la
Gente Segreta
In quest'ultimo
tratto di pigra estate, una manciata di giorni prima di tornare al lavoro, combatto a fronti alterni con il sonno e l'insonnia. Reduce da una
vacanza nella Loira traggo una provvisoria conclusione: forse non
sarei in grado, come sogno da tempo, di abitare in una casetta
indipendente con un giardino tutto mio. Perché ogni volta che
laggiù, circondata dai boschi, mi svegliavo di notte, con diabolica precisione tra le 2 e le 2.30, per far pipì –
si sa che le donne incinte, eccetera – cominciavo a immaginarmi mostri e ladri acquattati in un
angolo buio, pronti ad attaccarci.
Queste sono balle. |
Cadute di stile Ciò detto: il nostro quinto scambio casa è andato molto bene. I loiresi sono persone a modo, civili, affabili. In cambio della nostra casa-cantiere milanese (ancora non ho finito di capire cosa ci vengano a fare, i turisti stranieri, d'estate nella mia città) ci hanno offerto una graziosa villotta nascosta nel verde. A parte i mobili di casa, con tutta evidenza scelti grazie al metodo Braille, e i regali di benvenuto - una discutibile bottiglia di bianco frizzantino che in Italia avremmo definito pumante e un fiasco di rosso prodotto attorno al 1812 - per il resto esperienza indimenticabile.
Ragionevoli dubbi Quando sei in vacanza e passi tante ore con i tuoi figli hai occasione di accorgerti che stanno diventando grandi: le loro domande cambiano, si fanno più complesse e articolate, le riflessioni profonde, sempre più sofisticate. Tipo:
(Ovunque) «Perché i francesi, che hanno inventato il bidet, poi a casa non ce l'hanno?».
(Durante una gita in campagna, immersi nella quiete e nel silenzio) «Dove vive la Gente Segreta?».
(Durante una gita in campagna/2) «Mi sa che siamo finiti in un dicolo cieco, non credi?».
(Al museo di Storia Naturale) «Mai visto tanti animali impanati tutti assieme, e tu?».
(In vari luoghi) «Posso fale un lutto e una puzzetta contempolaneamente?».
Nuove passioni Come è, come non è, la Loira è piena di castelli. I castelli sono pieni di fossati, i fossati sono pieni di carpe. Il Pupo, 4 anni e mezzo, le ha osservate a lungo prima di annunciare ufficialmente che avrebbe voluto imparare a pescare. Durante la vacanza ha guardato una ventina di coinvolgenti tutorial intitolati «Trota a lago», «La pesca con la granata finisce male», «Catture sul Tevere», «L'esca giusta per il salmerino», «Vertical jigging, spinning e traina».
Bilanci Danni procurati da noi ai francesi: 1. rotte due (su quattro) fibbiette di plastica per sigillare il coperchio della Jacuzzi in giardino. D'altro canto oggi come oggi possedere una Jacuzzi è da sboroni, e qualcuno provi a contraddirmi in questa sede se ha il coraggio. 2. Bevuta (e non rimpiazzata) molta Perrier, con gran godimento di papille mie e della Pupa (i maschi di casa non apprezzano l'acqua frizzante).
Danni procurati dai francesi a noi: 1. schiantato uno stendibiancheria, a proposito del quale ci hannno lasciato un enigmatico biglietto con scritto «It's very sick». 2. Stranamente esaurita una luce al neon sotto i pensili della cucina 3. Dispersa la vaschetta riponi-formaggio che stava dentro al frigorifero. 4. Trovate tracce di origine organica non meglio definita sulle mie lenzuola di lusso (quelle in raso color porpora che mi regalò 15 anni fa il mio coinquilino). In compenso ci hanno lasciato in omaggio una frusta elettrica nuova di pacca, che effettivamente in casa mancava.
Il mistero delle cose E la pesca? Vi chiederete forse, se avete letto attentamente fin qua. Ebbene, tornati a Milano e prima di scendere in Liguria ci siamo procurati il necessaire: uno starter kit con canna+amo a 5,90 euro, più un retino telescopico con secchiello a due vani separati tipo "explore", antiestetiche ciabatte di gomma antiscivolo. Il Pupo, in assenza di suo padre che sta facendo un trasloco di lavoro, mi costringe ad acrobazie di svariate ore sugli scogli. «Guarda quella, è incinta. È pazza», è il commento più frequente (e più gentile) che mi sento rivolgere. Del resto mia madre e mio padre si rifiutano di supportarmi in alcun modo. Il massimo del sostegno per loro è pronunciare le frasi: «Digli di scendere», «Digli che si fa male», «Digli che andiamo a casa». Di pesci non ne abbiamo visto mezzo, finora, ma il Pupo ha imparato a pescare i granchi con le mani (inutile perciò anche il retino), a staccare le patelle dagli scogli prendendole a sassate, a fissare minaccioso i pomodori marini sperando che, preda del terrore, gli si consegnino spontaneamente.
E ora, la madre di tutte le domande Mentre il Pupo si allena a pronunciare la "erre", piazzandosi davanti allo specchio e scandendo «Frrancia, Frrancia, Frrancia», io ripenso alle mie estati infantili. La mia madeleine: ore interminabili passate a costruire castelli di sabbia, a scavare buche e tunnel, a giocare con le biglie di plastica. I miei figli disdegnano questo tipo di attività: piuttosto giocano - però senza palette né rastrelli - con i sassolini in riva al mare, e poi fanno il bagno, si tirano la sabbia, si tirano la sabbia, si tirano la sabbia. Del resto, nel capanno del Lido che frequentiamo giacciono intoccati, dimenticati, sacchi pieni di giochi per bambini. Possibile che siano passati di moda? Gli under 10 che conoscete ne fanno uso? Ho pensato che magari dipende anche dalla latitudine. Noi per dire al mare andiamo a Marinella di Carrara, diciamo per capirci all'inizio della Versilia, quella povera però.
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