We were born sick Nei giorni già densi che precedono le festività il precario menage maraonide è funestato da continue ricadute della Piccolissima, la quale nel mese di dicembre ha frequentato il nido per un totale di sei giorni, uno in più di quel che ci permetterebbe di usufruire della quota scontata del 50% causa malattia. La graziosa cialtrona passa dunque con disinvoltura da un malanno all'altro. «Possiamo a questo punto ragionevolmente sostenere che mia figlia è cagionevole, doc?» ho chiesto stamani alle 8.07 al pediatra. «In effetti», mi ha risposto lui con voce cavernosa (come ho già scritto, nutro il forte sospetto che risponda dal cesso alle chiamate dei genitori preoccupati).
Every sunday's getting more bleak Nell'inverno del nostro malcontento la Piccolissima si è svegliata ieri mattina con la febbre a 39 e un muco appiccicoso che le aveva - scusate il dettaglio - cancellato i lineamenti del volto. Da mesi in famiglia noi adulti si esce solo alternati, dovendo uno dei due restare a casa a badare alla figliola colante. I ratti maggiori non se ne curano ma continuano imperterriti nelle loro attività di disturbo della quiete.
I'll tell you my sins Incapaci di comprendere con esattezza di quali peccati siamo chiamati a rispondere, teniamo botta come possiamo. Gli incastri vita-lavoro si fanno via via più complessi. Io perdo progressivamente il senno anche grazie alle chat di mamme su Whatsapp, donde provengono notizie contrastanti sulle feste scolastiche e i compiti da eseguire. Nel casino ho ciccato l'orario della festa del Pupo: per la prima volta nella nostra carriera da genitori io e Mike Delfino siamo arrivati in ritardo alla recita natalizia.
Only then I am human Quindici minuti ci sono stati fatali. Siamo arrivati ultimi, quando i bambini di tutte le prime erano già sciamati dalla palestra in cui avevano intrecciato canti melodiosi fino in classe, dove avevano cominciato ad azzannare fette di pandoro e addobbi. «Mamma», la frase che non avrei mai voluto sentire, «Non siete venuti alla recita», mi ha detto il mio cucciolo-miele vestito da angioletto. Quaranta paia di occhi si sono posati su di noi.
And she's buying a stairway to Heaven Per consolarmi la rappresentante di classe mi ha intasato lo smartphone di improbabili video in cui il Pupo è un puntino sfuocato. «Tuo figlio se lo ricorderà per tutta la vita», mi ha detto un'altra mamma. Il giorno dopo mi ha chiamato un'amica, infuriata con l'ex marito. «Paola, so che non ci crederai. Quel colpevole idiota mi ha fatto tardare alla festa di Natale della scuola. Mi ha detto un'ora per l'altra, sono arrivata ed era già tutto finito. Una cosa, ti giuro, da vigliacchi. La bambina stava malissimo. Non mi sono mai sentita così miserabile». «Neanch'io», le ho risposto, e non sapevo cos'altro aggiungere.
Gonna put my pink dress on Nei momenti di difficoltà il maraonide si distingue per la sua capacità di reagire. Anche se questa volta persino mia madre, in genere indulgente e comprensiva, mi ha blandamente insultato per la mia inettitudine, mi sono sforzata di fingere che nulla fosse successo e il giorno dopo mi sono presentata alla recita della Pupa con inutile anticipo e un velo di rossetto sulle labbra. Per risarcimento ho fatto prelevare il Pupo dalla sua classe e ci ho portato pure lui. «Facciamo che vale come fosse la mia?» mi ha chiesto. «Paola, grazie al cielo oggi ce l'hai fatta», mi ha salutato la maestra di matematica. «Abbiamo saputo che ieri hai sbagliato orario». Quel che si dice una fama meritata.
One day baby we'll be old Ora ditemi per piacere che almeno una volta è successo anche a voi. Se non questo, almeno qualcosa di simile. Svelatemi qualcosa che io possa un giorno raccontare ai miei figli per riderne con loro.
And think of all the stories we could have told Sono tuttavia fortunata perché laddove un altro uomo mi avrebbe crocifisso, Mike Delfino ha incassato signorilmente e mi ha detestato in silenzio per un paio di minuti al massimo. I ratti maggiori hanno altrettanto fortunatamente ereditato il mio senso dell'umorismo: sono bambini spiritosi, abituati a drammatizzare solo eventi vacui e inessenziali. Non posso proprio lamentarmi di loro, se non per un dettaglio che ho inquadrato solo di recente: da una certa ora in poi, si deteriorano. Diciamo che dalle 19 perdono tono, vanno fuori controllo. Diventano insopportabili mucillagini, si fanno miagolanti e meosi (questo è un aggettivo che abbiamo inventato in famiglia, penso renda l'idea). Mentre scrivo questo post, al piano di sopra dorme il sonno dei giusti il Pelloni, primogenito della mia carissima Pellona, un santo di sei anni e mezzo insospettabilmente diventato amico del Pupo. Stasera io e Mike Delfino li guardavamo giocare e mentre lui infilava una serie di «Sì, certo», «Grazie mille», «Volentieri», «D'accordo», abbiamo pensato di aver sbagliato qualcosa nell'educare i nostri figli. Il punto è che non abbiamo mica capito cosa.
Soundtrack: Take me to church
Stairway to heaven
4th and vine
One day/Reckoning song
Ho traslocato su erounabravamamma.it
Vi aspetto!
lunedì 22 dicembre 2014
mercoledì 10 dicembre 2014
Ricorrenze
«E tu chi sei?» domandò il Bruco. […] Intimidita,
Alice rispose: «Io – a questo punto quasi non lo so più, signore – o
meglio, so chi ero stamattina quando mi sono alzata, ma da allora credo
di essere cambiata più di una volta».
Tomorrow's gaining speed on you Stamani è arrivata in camera nostra la Pupa, morbida e stropicciata di sonno. «Sono le 8.08, mamma, lo sai?» ha pigolato con i segni del lenzuolo in faccia. Diciassette minuti dopo, maledicendo la sveglia che non era suonata, ho trascinato fuori casa i due ratti maggiori. Io sotto il cappotto indossavo un pile quasi nero, dei jeans macchiati, i fantasmini al posto delle calze. «Siamo arrivati giusti giusti», ha trillato il Pupo con la sua esse da Jovanotti alle 8.39, entrando disinvolto a scuola dal cancello della vergogna. «Non proprio, Pupo», gli ho urlato firmando il registro dei ritardi davanti agli occhi giudicanti della commessa, ma lui era già scomparso in fondo al corridoio.
And love, love will be my strongest weapon Dopo aver lasciato i ratti maggiori, sono tornata a casa in tempo per guardare la Piccolissima cominciare la sua giornata. Assieme a Mike Delfino ho aperto la porta della sua stanza che era inondata di sole, proprio come il giorno in cui è nata. Lei se ne stava sdraiata nel lettino sveglia, tranquilla. Si era messa il ciuccio in bocca da sola, e si guardava le mani. Poi ci ha visto e ha sorriso.
Make it all okay Pensavo di recente che negli ultimi mesi la Piccolissima ha triplicato il suo peso, ed è cresciuta in altezza di 30 centimetri. Cose che nella vita non le succederanno più. Poi pensavo che ha molti capelli, quasi solo in cima alla testa: sembra un misto tra Fonzie e Rihanna. E poi: cammina, ma solo attaccata ai muri. Scivola insomma felice e prudente lungo la vita, cercando di continuo un punto d'appoggio. Passa tanti minuti ad attaccare e staccare magneti dal frigo: speriamo tutti che, a differenza dei ratti maggiori, sia una persona contemplativa. Mangia volentieri zuppa di cipolla, sogliola, lenticchie. Dice «Am, am» quando qualcosa le piace molto, fa un chiaro «Prrr» quando non gradisce più. Strappa di continuo i peli al cane, poi gli infila la manina in bocca come farebbe un circense mettendo la testa tra le fauci di un leone. Lui resta immobile e si lascia strappare le tonsille mentre scuote perplesso la coda, spennellandole il volto.
Not again, not today Una volta quand'ero incintissima della Pupa, dieci anni fa, nel backstage del concerto dei R.E.M., ho avuto la fortuna di incontrare Michael Stipe. Lui mi ha posato una mano con le dita piene di cerotti bianchi - gli servivano per non farsi male mentre suonava - sul pancione. L'ha lasciata un po' lì. Era calda. Poi mi ha fissato e mi ha detto: «Have a good delivery». Mentre l'avevo davanti ho pensato, come sarebbe bello essere sempre guardata così da un uomo.
Forgiveness is the only hope I hold La Piccolissima nel frattempo chiama «mamma» le piastrelle della cucina, i suoi giochi, il padre, i fratelli. Io per ora sono il suo mondo. Da due giorni ha la febbre e il naso che cola, ma non lo sa. Questa settimana non andrà all'asilo, ma non lo sa. Dipende da me, da noi, in tutto; però non sa neanche questo. Stasera dopo cena le abbiamo messo davanti una torta con la sua prima candelina. L'ha guardata con scarso interesse, era stanca, aveva la febbre. Poi ha tentato un sorriso. Oggi il mio amore piccolissimo e grandissimo compie un anno, e nemmeno se lo immagina.
Soundtrack C'è in effetti un bellissimo album dei R.E.M. del 2004, si intitola Around the sun. Ascoltatelo tutto per piacere, specie The final straw. Poi pensate a Michael Stipe su quel palco, con i cerotti bianchi attorno alle dita.
Tomorrow's gaining speed on you Stamani è arrivata in camera nostra la Pupa, morbida e stropicciata di sonno. «Sono le 8.08, mamma, lo sai?» ha pigolato con i segni del lenzuolo in faccia. Diciassette minuti dopo, maledicendo la sveglia che non era suonata, ho trascinato fuori casa i due ratti maggiori. Io sotto il cappotto indossavo un pile quasi nero, dei jeans macchiati, i fantasmini al posto delle calze. «Siamo arrivati giusti giusti», ha trillato il Pupo con la sua esse da Jovanotti alle 8.39, entrando disinvolto a scuola dal cancello della vergogna. «Non proprio, Pupo», gli ho urlato firmando il registro dei ritardi davanti agli occhi giudicanti della commessa, ma lui era già scomparso in fondo al corridoio.
And love, love will be my strongest weapon Dopo aver lasciato i ratti maggiori, sono tornata a casa in tempo per guardare la Piccolissima cominciare la sua giornata. Assieme a Mike Delfino ho aperto la porta della sua stanza che era inondata di sole, proprio come il giorno in cui è nata. Lei se ne stava sdraiata nel lettino sveglia, tranquilla. Si era messa il ciuccio in bocca da sola, e si guardava le mani. Poi ci ha visto e ha sorriso.
Make it all okay Pensavo di recente che negli ultimi mesi la Piccolissima ha triplicato il suo peso, ed è cresciuta in altezza di 30 centimetri. Cose che nella vita non le succederanno più. Poi pensavo che ha molti capelli, quasi solo in cima alla testa: sembra un misto tra Fonzie e Rihanna. E poi: cammina, ma solo attaccata ai muri. Scivola insomma felice e prudente lungo la vita, cercando di continuo un punto d'appoggio. Passa tanti minuti ad attaccare e staccare magneti dal frigo: speriamo tutti che, a differenza dei ratti maggiori, sia una persona contemplativa. Mangia volentieri zuppa di cipolla, sogliola, lenticchie. Dice «Am, am» quando qualcosa le piace molto, fa un chiaro «Prrr» quando non gradisce più. Strappa di continuo i peli al cane, poi gli infila la manina in bocca come farebbe un circense mettendo la testa tra le fauci di un leone. Lui resta immobile e si lascia strappare le tonsille mentre scuote perplesso la coda, spennellandole il volto.
Not again, not today Una volta quand'ero incintissima della Pupa, dieci anni fa, nel backstage del concerto dei R.E.M., ho avuto la fortuna di incontrare Michael Stipe. Lui mi ha posato una mano con le dita piene di cerotti bianchi - gli servivano per non farsi male mentre suonava - sul pancione. L'ha lasciata un po' lì. Era calda. Poi mi ha fissato e mi ha detto: «Have a good delivery». Mentre l'avevo davanti ho pensato, come sarebbe bello essere sempre guardata così da un uomo.
Forgiveness is the only hope I hold La Piccolissima nel frattempo chiama «mamma» le piastrelle della cucina, i suoi giochi, il padre, i fratelli. Io per ora sono il suo mondo. Da due giorni ha la febbre e il naso che cola, ma non lo sa. Questa settimana non andrà all'asilo, ma non lo sa. Dipende da me, da noi, in tutto; però non sa neanche questo. Stasera dopo cena le abbiamo messo davanti una torta con la sua prima candelina. L'ha guardata con scarso interesse, era stanca, aveva la febbre. Poi ha tentato un sorriso. Oggi il mio amore piccolissimo e grandissimo compie un anno, e nemmeno se lo immagina.
Soundtrack C'è in effetti un bellissimo album dei R.E.M. del 2004, si intitola Around the sun. Ascoltatelo tutto per piacere, specie The final straw. Poi pensate a Michael Stipe su quel palco, con i cerotti bianchi attorno alle dita.
lunedì 24 novembre 2014
Il progresso che cancella l'anima dei luoghi
Chiedo tu cambi tutta la mia vita, ora
Stamattina Tiziano Ferro ha presentato il suo nuovo album - che poi è un lussuoso «best of» con una manciata di inediti - nell'altrettanto lussuoso cortile del palazzo del centro di proprietà di una nota maison di moda. Fuori, nella vetrina dello showroom, ho visto un vestitino da bambina da 1300 euro. Dentro il cortile invece era pieno di limoni (gli alberi) con tanto di limoni (i frutti) sui rami. Ho pensato strano però, a fine novembre, a Milano. Poi ho guardato in su e ho visto che a proteggere il cortile c'era un soffitto di cristallo che rendeva l'aria mite, più che accettabile pure per un manipolo di giornalisti selvaggi come me e i miei colleghi del mondo della musica.
E so che serve tempo, non lo nego Mentre Tiziano Ferro ci raccontava le sue canzoni, le sue storie sentimentali e il suo sconcerto nell'apprendere che i dischi non si vendono più come una volta, ho riflettuto su quei - quanti saranno stati? 150, 200? - metri quadrati di cristallo agganciato a possenti tiranti d'acciaio perché non precipitasse. Certo era più pulito dei vetri di casa mia, il che a cascata mi ha portato a immaginare pazienti lavavetri acrobati che per serbarne il lindore mettono a rischio le proprie vite - l'ultimo, a San Francisco, è caduto due giorni fa dall'undicesimo piano, miracolosamente salvandosi. Ecco, allora vorrei sapere voi cosa ne pensate di quella lastra di vetro, messa lì al fine di separarci dal cielo e di permettere l'esistenza dei limoni sui rami, a fine novembre, a Milano.
L'amore va veloce e tu stai indietro Ciò detto, Tiziano Ferro ha scritto molte belle canzoni, alcune vicine al capolavoro, è un bravo cristo, ha sofferto, e non ce l'ho con lui. Ce l'ho piuttosto con chi continua a offrirmi compensi ridicoli perché io scriva post sponsorizzati. Ce l'ho con chi mi spinge in metropolitana per entrare per primo nel vagone, ce l'ho con chi sputa per strada - e no, non sono solo stranieri. Ce l'ho col tempo che non basta mai e con le persone che al tempo non danno valore, con chi non riesce a darmi un appuntamento preciso e rimanda le interviste quattro, cinque, sei volte come se fosse del tutto irrilevante. Intanto lunedì prossimo devo consegnare il mio libro e dire che mi sento molto compressa è dir poco.
Un bene più segreto sfugge all'uomo Dall'universo della Piccolissima arrivano frattanto notizie contrastanti. Alla vigilia del suo primo compleanno sto tentando di darle il latte vaccino, nel biberon. Del mio non restano che poche gocce e in più sono esausta. L'altra sera sono riuscita a fregarla mentre dormiva. Ha ciucciato nel sonno e prima di capire che non quella non era la tetta si era già scolata 120 ml. Ieri sera invece l'ha bevuto da cosciente, e con gusto. Credevo con ciò di aver scollinato ma stamani alla vista del bibe mi ha regalato le sue migliori pernacchie. Poiché ho resettato le precedenti esperienze e non ricordo nulla, eccomi qua: accetto consigli. Come si fa?
La vertigine non è paura di cadere Sapevate che anche i Duran Duran hanno inciso la loro versione di Perfect day? Non è spregevole ma preferisco di gran lunga l'originale.
Quanto al mio giorno perfetto, è stato proprio l'altroieri. Mi sono sdraiata a letto al buio tra i Ratti Maggiori mentre il loro Trovastelle proiettava costellazioni sul soffitto. Ero frantumata dalla stanchezza. Il Ratto col favore delle tenebre mi ha afferrato la mano e poi ha sospirato: «Mamma, come è bello stare con te». La Ratta, già nel dormiveglia, ha aggiunto con voce sognante: «Sì, mamma, davvero. È meraviglioso». Non c'era nessuna lastra di vetro tra noi. Nessun riparo da tenere ossessivamente pulito, ma pioggia che cade, vita che scorre.
Soundtrack: Indietro
Stamattina Tiziano Ferro ha presentato il suo nuovo album - che poi è un lussuoso «best of» con una manciata di inediti - nell'altrettanto lussuoso cortile del palazzo del centro di proprietà di una nota maison di moda. Fuori, nella vetrina dello showroom, ho visto un vestitino da bambina da 1300 euro. Dentro il cortile invece era pieno di limoni (gli alberi) con tanto di limoni (i frutti) sui rami. Ho pensato strano però, a fine novembre, a Milano. Poi ho guardato in su e ho visto che a proteggere il cortile c'era un soffitto di cristallo che rendeva l'aria mite, più che accettabile pure per un manipolo di giornalisti selvaggi come me e i miei colleghi del mondo della musica.
E so che serve tempo, non lo nego Mentre Tiziano Ferro ci raccontava le sue canzoni, le sue storie sentimentali e il suo sconcerto nell'apprendere che i dischi non si vendono più come una volta, ho riflettuto su quei - quanti saranno stati? 150, 200? - metri quadrati di cristallo agganciato a possenti tiranti d'acciaio perché non precipitasse. Certo era più pulito dei vetri di casa mia, il che a cascata mi ha portato a immaginare pazienti lavavetri acrobati che per serbarne il lindore mettono a rischio le proprie vite - l'ultimo, a San Francisco, è caduto due giorni fa dall'undicesimo piano, miracolosamente salvandosi. Ecco, allora vorrei sapere voi cosa ne pensate di quella lastra di vetro, messa lì al fine di separarci dal cielo e di permettere l'esistenza dei limoni sui rami, a fine novembre, a Milano.
L'amore va veloce e tu stai indietro Ciò detto, Tiziano Ferro ha scritto molte belle canzoni, alcune vicine al capolavoro, è un bravo cristo, ha sofferto, e non ce l'ho con lui. Ce l'ho piuttosto con chi continua a offrirmi compensi ridicoli perché io scriva post sponsorizzati. Ce l'ho con chi mi spinge in metropolitana per entrare per primo nel vagone, ce l'ho con chi sputa per strada - e no, non sono solo stranieri. Ce l'ho col tempo che non basta mai e con le persone che al tempo non danno valore, con chi non riesce a darmi un appuntamento preciso e rimanda le interviste quattro, cinque, sei volte come se fosse del tutto irrilevante. Intanto lunedì prossimo devo consegnare il mio libro e dire che mi sento molto compressa è dir poco.
Un bene più segreto sfugge all'uomo Dall'universo della Piccolissima arrivano frattanto notizie contrastanti. Alla vigilia del suo primo compleanno sto tentando di darle il latte vaccino, nel biberon. Del mio non restano che poche gocce e in più sono esausta. L'altra sera sono riuscita a fregarla mentre dormiva. Ha ciucciato nel sonno e prima di capire che non quella non era la tetta si era già scolata 120 ml. Ieri sera invece l'ha bevuto da cosciente, e con gusto. Credevo con ciò di aver scollinato ma stamani alla vista del bibe mi ha regalato le sue migliori pernacchie. Poiché ho resettato le precedenti esperienze e non ricordo nulla, eccomi qua: accetto consigli. Come si fa?
La vertigine non è paura di cadere Sapevate che anche i Duran Duran hanno inciso la loro versione di Perfect day? Non è spregevole ma preferisco di gran lunga l'originale.
Quanto al mio giorno perfetto, è stato proprio l'altroieri. Mi sono sdraiata a letto al buio tra i Ratti Maggiori mentre il loro Trovastelle proiettava costellazioni sul soffitto. Ero frantumata dalla stanchezza. Il Ratto col favore delle tenebre mi ha afferrato la mano e poi ha sospirato: «Mamma, come è bello stare con te». La Ratta, già nel dormiveglia, ha aggiunto con voce sognante: «Sì, mamma, davvero. È meraviglioso». Non c'era nessuna lastra di vetro tra noi. Nessun riparo da tenere ossessivamente pulito, ma pioggia che cade, vita che scorre.
Soundtrack: Indietro
martedì 11 novembre 2014
Tanti auguri, miele
My darling one is turning 6
Sei anni fa come oggi, quasi esattamente a quest'ora, in tutta fretta nasceva il mio Pupo, colui che più adoro e più mi fa impazzire. Il Pupo, il cui nome significa «uomo forte», sempre impegnato a dimostrare che è vero. Il bambino che ha una casa occupata nel cuore, sotto assedio perenne, senza requie, il Pupo, il mio Pupo: un costante brivido sotto la pelle. «Sei bellissimo» gli ripetono (troppo) spesso, al punto che mi chiedo che effetto gli faccia. Il Pupo prima ti ama e poi ti ammazza. Ti riempie di baci e ti spara. Chissà sotto quale cielo, con precisione, è venuto al mondo, cosa lo spinge a scappare da sé stesso e poi invariabilmente tornare, a essere assieme fuoco, terra e vento - a essere eroe e vigliacco, coraggioso e pusillanime, saggissimo e stolto.
Oh love of mine Difficile che al Pupo ne vada dritta una. Difficile che non gli caschi un gioco, che non provochi una lite, che non rompa per sbaglio un vetro, che non si tagli un ginocchio o almeno un pantalone. Che a scuola, in prima elementare, non sia sua la prima nota sul diario. Che in giardino davanti a casa non tolga la terra dai vasi facendosi sgridare dai vicini, che non perseguiti i lombrichi portandoli via da una pozza per spostarli in un'altra, qualche metro più in là. Che non si faccia sorprendere con le mani nel vasetto della nutella, che non rubi una fetta di torta per portarla di nascosto al suo amico del cuore. Il Pupo è Pierino, Pierino è il Pupo. O il lupo.
Would you condescend to help me Il Pupo è anche quello che ha paura del buio, e di E.T.; che ti prega di fargli «mille coccole, e poi ancora mille» per traghettarlo in un sonno senza mostri. Che la notte chiama «mamma» con una vocina da piccolissimo, e di giorno si cambia chiuso in bagno, da solo, perché già da mesi non vuole più farsi vedere nudo. Il Pupo è paterno. O materno. Accudisce i piccoli come fossero una cosa delicata e preziosa. Quando si dimentica di dover fare il duro è dolce e morbido. Quando si lascia baciare sul collo e ride della sua risata argentina, mi suonano in testa mille campane. Quando gli chiedo qual è il suo preferito dei mille soprannomi che gli ho dato, mi guarda e mi sussurra: «miele». Auguri Pupo, mia croce, mia delizia.
Sei anni fa come oggi, quasi esattamente a quest'ora, in tutta fretta nasceva il mio Pupo, colui che più adoro e più mi fa impazzire. Il Pupo, il cui nome significa «uomo forte», sempre impegnato a dimostrare che è vero. Il bambino che ha una casa occupata nel cuore, sotto assedio perenne, senza requie, il Pupo, il mio Pupo: un costante brivido sotto la pelle. «Sei bellissimo» gli ripetono (troppo) spesso, al punto che mi chiedo che effetto gli faccia. Il Pupo prima ti ama e poi ti ammazza. Ti riempie di baci e ti spara. Chissà sotto quale cielo, con precisione, è venuto al mondo, cosa lo spinge a scappare da sé stesso e poi invariabilmente tornare, a essere assieme fuoco, terra e vento - a essere eroe e vigliacco, coraggioso e pusillanime, saggissimo e stolto.
Oh love of mine Difficile che al Pupo ne vada dritta una. Difficile che non gli caschi un gioco, che non provochi una lite, che non rompa per sbaglio un vetro, che non si tagli un ginocchio o almeno un pantalone. Che a scuola, in prima elementare, non sia sua la prima nota sul diario. Che in giardino davanti a casa non tolga la terra dai vasi facendosi sgridare dai vicini, che non perseguiti i lombrichi portandoli via da una pozza per spostarli in un'altra, qualche metro più in là. Che non si faccia sorprendere con le mani nel vasetto della nutella, che non rubi una fetta di torta per portarla di nascosto al suo amico del cuore. Il Pupo è Pierino, Pierino è il Pupo. O il lupo.
Would you condescend to help me Il Pupo è anche quello che ha paura del buio, e di E.T.; che ti prega di fargli «mille coccole, e poi ancora mille» per traghettarlo in un sonno senza mostri. Che la notte chiama «mamma» con una vocina da piccolissimo, e di giorno si cambia chiuso in bagno, da solo, perché già da mesi non vuole più farsi vedere nudo. Il Pupo è paterno. O materno. Accudisce i piccoli come fossero una cosa delicata e preziosa. Quando si dimentica di dover fare il duro è dolce e morbido. Quando si lascia baciare sul collo e ride della sua risata argentina, mi suonano in testa mille campane. Quando gli chiedo qual è il suo preferito dei mille soprannomi che gli ho dato, mi guarda e mi sussurra: «miele». Auguri Pupo, mia croce, mia delizia.
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that's amore
mercoledì 5 novembre 2014
Trenta giorni all'alba
Dovete fare pensieri dolci e meravigliosi
Mi è piaciuto che questo inizio d'autunno sia stato a conti fatti fin qui così clemente. Mi piace però anche il vento che oggi agita le foglie degli alberi in giardino e rende i bambini elettrici. Per finire il libro che sto scrivendo di recente mi capita di alzarmi alle 5.40, subito dopo la poppata mattutina della Piccolissima, anziché tornare a letto a rotolarmi e imprecare nel tentativo di riprendere sonno. Così ho osservato l'alba più spesso di quanto mi sia mai capitato prima. Molti scrittori che ho intervistato per lavoro negli anni, in effetti, mi hanno ripetuto che è proprio in quel momento sospeso tra la notte e il giorno che riusciamo a volare alti; è in quell'ora assieme magica e tragica che ancora possiamo sentire quel prurito sulle spalle nel punto dove un tempo avevamo un paio di ali.
Nessun uomo bianco è così astuto Da cogliere di sorpresa i pellerossa senza imbrogliare. Pensavo che quelle raccontate dai famosi scrittori fossero fregnacce e invece ho capito che se ho una probabilità su cento di riuscire, un giorno, a campare di libri, quella probabilità risiede per me nell'arrivare in anticipo sulla giornata; evitando, nei limiti del possibile, di farmela rotolare addosso come uno schiacciasassi implacabile che non ho modo di schivare.
Quando il primo bambino rise per la prima volta Nel frattempo i miei figli permangono in modalità casino, il che non aiuta la mia concentrazione. Sono lieta di verificare giorno dopo giorno che hanno in questo preso da me, tutti e tre, e amplificano con la crescita il fare caciarone ma tenace tipico dei Maraonidi. Il Maraone non entra, irrompe. Il Maraone non cammina, corre. Non si stanca, si sfinisce. Non mangia, si abbotta. Non discute, ma massacra l'avversario. Non sorride, si contorce a terra dalle risate fino a svenire. È in fondo una specie di Chuck Norris, però di origini ciociare.
Tutti i bambini crescono, meno uno Avere in casa tre Maraonidi di statura compresa tra i 70 e i 130 centimetri è un bello sbattimento persino per la Maraonide-madre, che avendoli generati e geneticamente influenzati ben sa di che pasta sono fatti. All'asilo nido della Piccolissima l'ultimo report la descrive «ottimamente inserita, simpatica, decisa, ostinata; per ottenere quel che vuole strilla a più non posso finché non l'ottiene». Tra gli altri achievements della Pupa ci sono la risata sforzata a comando (con tono gutturale), il ripetere «mamma» con voce bassissima e rauca, tipo E.T., il segnalare l'appetito con una serie di «am, am, am» progressivi espressi a decibel che aumentano esponenzialmente.
Oh, perché non puoi restare così per sempre? I Pupi grandi sono molto affezionati alla sorella. Le affibbiano ogni genere di soprannome e lei risponde a tutti. La chiamano «corpo» perché soprattutto da nuda somiglia a un compatto tronchetto della felicità. Oppure Bobona, Small Boboni, Sbomballoni, e ultimamente anche Small Farloni che non vuol dire niente ma fa ridere. «Dov'è tua sorella?». «Sta farlonando sotto il tavolo». «Che combina Boboni?». «Ha dato ancora il suo Plasmon al cane». Laccio ha capito come gira il fumo e si fa trattare come una bambola di pezza in cambio di doni gastronomici: il Pupo lo chiama «lo spazzino» perché quando a tavola non gli piace qualcosa è sufficiente farlo scivolare a terra con discrezione; qualcuno, nel giro di pochi istanti, arriverà a farlo sparire. Se mi fate una lista dei soprannomi più buffi in voga nelle vostre famiglie ve ne sarò grata.
Soundtrack: Se avete capito le citazioni (penso di sì, eh) allora sapete anche cosa andare a (ri)ascoltare.
Mi è piaciuto che questo inizio d'autunno sia stato a conti fatti fin qui così clemente. Mi piace però anche il vento che oggi agita le foglie degli alberi in giardino e rende i bambini elettrici. Per finire il libro che sto scrivendo di recente mi capita di alzarmi alle 5.40, subito dopo la poppata mattutina della Piccolissima, anziché tornare a letto a rotolarmi e imprecare nel tentativo di riprendere sonno. Così ho osservato l'alba più spesso di quanto mi sia mai capitato prima. Molti scrittori che ho intervistato per lavoro negli anni, in effetti, mi hanno ripetuto che è proprio in quel momento sospeso tra la notte e il giorno che riusciamo a volare alti; è in quell'ora assieme magica e tragica che ancora possiamo sentire quel prurito sulle spalle nel punto dove un tempo avevamo un paio di ali.
Nessun uomo bianco è così astuto Da cogliere di sorpresa i pellerossa senza imbrogliare. Pensavo che quelle raccontate dai famosi scrittori fossero fregnacce e invece ho capito che se ho una probabilità su cento di riuscire, un giorno, a campare di libri, quella probabilità risiede per me nell'arrivare in anticipo sulla giornata; evitando, nei limiti del possibile, di farmela rotolare addosso come uno schiacciasassi implacabile che non ho modo di schivare.
Quando il primo bambino rise per la prima volta Nel frattempo i miei figli permangono in modalità casino, il che non aiuta la mia concentrazione. Sono lieta di verificare giorno dopo giorno che hanno in questo preso da me, tutti e tre, e amplificano con la crescita il fare caciarone ma tenace tipico dei Maraonidi. Il Maraone non entra, irrompe. Il Maraone non cammina, corre. Non si stanca, si sfinisce. Non mangia, si abbotta. Non discute, ma massacra l'avversario. Non sorride, si contorce a terra dalle risate fino a svenire. È in fondo una specie di Chuck Norris, però di origini ciociare.
Tutti i bambini crescono, meno uno Avere in casa tre Maraonidi di statura compresa tra i 70 e i 130 centimetri è un bello sbattimento persino per la Maraonide-madre, che avendoli generati e geneticamente influenzati ben sa di che pasta sono fatti. All'asilo nido della Piccolissima l'ultimo report la descrive «ottimamente inserita, simpatica, decisa, ostinata; per ottenere quel che vuole strilla a più non posso finché non l'ottiene». Tra gli altri achievements della Pupa ci sono la risata sforzata a comando (con tono gutturale), il ripetere «mamma» con voce bassissima e rauca, tipo E.T., il segnalare l'appetito con una serie di «am, am, am» progressivi espressi a decibel che aumentano esponenzialmente.
Oh, perché non puoi restare così per sempre? I Pupi grandi sono molto affezionati alla sorella. Le affibbiano ogni genere di soprannome e lei risponde a tutti. La chiamano «corpo» perché soprattutto da nuda somiglia a un compatto tronchetto della felicità. Oppure Bobona, Small Boboni, Sbomballoni, e ultimamente anche Small Farloni che non vuol dire niente ma fa ridere. «Dov'è tua sorella?». «Sta farlonando sotto il tavolo». «Che combina Boboni?». «Ha dato ancora il suo Plasmon al cane». Laccio ha capito come gira il fumo e si fa trattare come una bambola di pezza in cambio di doni gastronomici: il Pupo lo chiama «lo spazzino» perché quando a tavola non gli piace qualcosa è sufficiente farlo scivolare a terra con discrezione; qualcuno, nel giro di pochi istanti, arriverà a farlo sparire. Se mi fate una lista dei soprannomi più buffi in voga nelle vostre famiglie ve ne sarò grata.
Soundtrack: Se avete capito le citazioni (penso di sì, eh) allora sapete anche cosa andare a (ri)ascoltare.
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giovedì 23 ottobre 2014
I bambini e l'autunno
Ditemi, dunque
Vorrei sapere chi ha inventato l'espressione «mali di stagione». I mali di stagione sono come la frutta di stagione? Ad ogni buon conto a Milano fino all'altro ieri c'erano 25 gradi e nonostante questo la Piccolissima si è beccata tre forme virali in un mese (tra cui la sesta malattia).
«Paola, è il caldo. C'è troppo caldo» mi ripete sempre un mio amico, maestro di yoga.
«È il nido. Sai, questi bambini che vengono al nido e si sputazzano addosso... mangiano gli stessi giochi...» (state attenti: questo mi fa molto ridere. La frase non è, chessò, «bevono dallo stesso bicchiere», ma «mangiano gli stessi giochi». Che in effetti è vero). Segue considerazione finale: «Cosa vuoi, Mamma, non puoi aspettarti nulla di diverso» (questo me l'ha detto la maestra dell'asilo. Solo le maestre e gli operatori sanitari ti chiamano «mamma». Io ogni volta resto sconcertata per qualche istante, e mi viene il dubbio di avere avuto altri figli senza accorgermene).
Tous le mêmes La mia pediatra di riferimento, la dottoressa ZiaBubu, è tanto brava da essere sempre impegnata. L'ultima volta, due settimane fa, quando l'ho chiamata mi ha detto che aveva posto a novembre. «Ma mia figlia è malata adesso». Naturalmente la Piccolissima si ammala sempre di venerdì. Il nostro pediatra di base, ex chitarrista degli Stormy Six, ex aspirante cohouser, appassionato velista, è uno di cui mi fido. Però per avere un suo parere bisogna chiamarlo la mattina tra le 8 e le 9, prima che vada in studio. Spesso lo trovo occupato, poi a quell'ora sto portando bambini a scuola e cani in giro e perdo l'occasione. Anche quando lo becco sono sempre un po' a disagio perché ho la sensazione che mi stia rispondendo dal cesso. Comunque l'ultima volta non sono riuscita a parlargli e con la ZiaBubu irraggiungibile e il weekend che incombeva mi sono sentita in dovere di procurarmi un nuovo medico. Un simile gesto sa sempre di tradimento, ma comunque ne avevo proprio bisogno. La mia amica C. nel parlarmi di lui mi ha spiegato che è il dottore di riferimento della Comunità ebraica di Milano. Ho detto solo «ah» perché non sapevo come commentare la notizia. Lei mi ha visto incerta e allora ha specificato: «Sai, gli ebrei sono gente seria. Sanno quel che fanno. E poi, hanno un sacco di figli. Dunque il loro medico dev'essere per forza bravo». Ho detto ancora: «ah».
Et que j'aime trop les blablablas Il dottore in questione mi ha ricevuto la sera stessa di venerdì, alle 19.30. «Oggi finisco presto», ha precisato quando, un'oretta più tardi, ci siamo salutati. «Ma le mie figlie sono grandi, non hanno più tanto bisogno di me». È un uomo preciso, coscienzioso e non mi ha chiamato «mamma». La Piccolissima aveva la solita inutile forma virale ma niente alle orecchie e niente nei polmoni. Il dottore mi ha consigliato di farle osservare dopo ogni malanno un periodo di convalescenza e di lavarle il naso sì, ma con acqua tiepida. Ecco due cose su cui non avevo mai riflettuto, a testimonianza del fatto che anche una mamma-pro ha sempre qualcosa da imparare.
Dis-moi merci Dovete sapere che il sistema immunitario dei miei Pupi grandi è molto wow. Sarà l'omeopatia? L'alimentazione? La vita attiva? Il riposo adeguato? Una gran botta di c...? Sta di fatto che l'anno scorso non hanno perso un giorno di scuola. Tuttavia l'altro giorno il Pupo, proprio lui! ci ha tradito. «Buongiorno, qui è l'elementare XY. Dovete venire a prendere... il bambino. O la bambina. Cos'è, maschio o femmina? Ha la febbre». «Ho un maschio e una femmina. Dev'essere lei a dirmi quale dei due». «Eeeh, aspett... È il Pupo. È il Pupo». «Cos...?». «Clic». Benedicendo l'usuale accuratezza ed empatia di cui sono capaci le commesse della nostra scuola, Mike Delfino è partito in quarta per andare a salvare la sua adorata progenie. Stavo giusto finendo di dire alla mia collega: «Oh, per fortuna che per una volta ci è andato lui», quando mi è squillato il telefono. (Mike Delfino, con voce grave): «Sono io. Sono qui con il bambino. Ora che si fa?». «Non so, intanto magari puoi dirmi come sta». «Eeeh... gli provo la febbre?». «Magari. E poi mi richiami». (Due minuti dopo, con voce catacombale): «Sono sempre io. Ha 37.8. È alta. E ora che si fa?». «Se ha anche, tiro a indovinare, mal di gola e brividi, e se la temperatura sale, ma soprattutto: se lui si lamenta, tra un po' puoi dargli della tachipirina». «Eh, già. Ma dove la vado a pescare la tachipirina?».
Vous les hommes êtes tous les mêmes Nel breve istante di esitazione intercorso tra quella domanda e la mia risposta, mi è venuta in mente una pubblicità di qualche anno fa, di cui però ho solo un vago ricordo. Magari voi potete aiutarmi. «Ehi, mi hai sentito? Si può sapere dove la trovo, questa tachipirina?».
«In freezer. Devi guardare in freezer. È lì che teniamo i medicinali. E non, come qualcuno potrebbe pensare, nell'armadietto in bagno».
Soundtrack: Tous le mêmes
Vorrei sapere chi ha inventato l'espressione «mali di stagione». I mali di stagione sono come la frutta di stagione? Ad ogni buon conto a Milano fino all'altro ieri c'erano 25 gradi e nonostante questo la Piccolissima si è beccata tre forme virali in un mese (tra cui la sesta malattia).
«Paola, è il caldo. C'è troppo caldo» mi ripete sempre un mio amico, maestro di yoga.
«È il nido. Sai, questi bambini che vengono al nido e si sputazzano addosso... mangiano gli stessi giochi...» (state attenti: questo mi fa molto ridere. La frase non è, chessò, «bevono dallo stesso bicchiere», ma «mangiano gli stessi giochi». Che in effetti è vero). Segue considerazione finale: «Cosa vuoi, Mamma, non puoi aspettarti nulla di diverso» (questo me l'ha detto la maestra dell'asilo. Solo le maestre e gli operatori sanitari ti chiamano «mamma». Io ogni volta resto sconcertata per qualche istante, e mi viene il dubbio di avere avuto altri figli senza accorgermene).
Tous le mêmes La mia pediatra di riferimento, la dottoressa ZiaBubu, è tanto brava da essere sempre impegnata. L'ultima volta, due settimane fa, quando l'ho chiamata mi ha detto che aveva posto a novembre. «Ma mia figlia è malata adesso». Naturalmente la Piccolissima si ammala sempre di venerdì. Il nostro pediatra di base, ex chitarrista degli Stormy Six, ex aspirante cohouser, appassionato velista, è uno di cui mi fido. Però per avere un suo parere bisogna chiamarlo la mattina tra le 8 e le 9, prima che vada in studio. Spesso lo trovo occupato, poi a quell'ora sto portando bambini a scuola e cani in giro e perdo l'occasione. Anche quando lo becco sono sempre un po' a disagio perché ho la sensazione che mi stia rispondendo dal cesso. Comunque l'ultima volta non sono riuscita a parlargli e con la ZiaBubu irraggiungibile e il weekend che incombeva mi sono sentita in dovere di procurarmi un nuovo medico. Un simile gesto sa sempre di tradimento, ma comunque ne avevo proprio bisogno. La mia amica C. nel parlarmi di lui mi ha spiegato che è il dottore di riferimento della Comunità ebraica di Milano. Ho detto solo «ah» perché non sapevo come commentare la notizia. Lei mi ha visto incerta e allora ha specificato: «Sai, gli ebrei sono gente seria. Sanno quel che fanno. E poi, hanno un sacco di figli. Dunque il loro medico dev'essere per forza bravo». Ho detto ancora: «ah».
Et que j'aime trop les blablablas Il dottore in questione mi ha ricevuto la sera stessa di venerdì, alle 19.30. «Oggi finisco presto», ha precisato quando, un'oretta più tardi, ci siamo salutati. «Ma le mie figlie sono grandi, non hanno più tanto bisogno di me». È un uomo preciso, coscienzioso e non mi ha chiamato «mamma». La Piccolissima aveva la solita inutile forma virale ma niente alle orecchie e niente nei polmoni. Il dottore mi ha consigliato di farle osservare dopo ogni malanno un periodo di convalescenza e di lavarle il naso sì, ma con acqua tiepida. Ecco due cose su cui non avevo mai riflettuto, a testimonianza del fatto che anche una mamma-pro ha sempre qualcosa da imparare.
Dis-moi merci Dovete sapere che il sistema immunitario dei miei Pupi grandi è molto wow. Sarà l'omeopatia? L'alimentazione? La vita attiva? Il riposo adeguato? Una gran botta di c...? Sta di fatto che l'anno scorso non hanno perso un giorno di scuola. Tuttavia l'altro giorno il Pupo, proprio lui! ci ha tradito. «Buongiorno, qui è l'elementare XY. Dovete venire a prendere... il bambino. O la bambina. Cos'è, maschio o femmina? Ha la febbre». «Ho un maschio e una femmina. Dev'essere lei a dirmi quale dei due». «Eeeh, aspett... È il Pupo. È il Pupo». «Cos...?». «Clic». Benedicendo l'usuale accuratezza ed empatia di cui sono capaci le commesse della nostra scuola, Mike Delfino è partito in quarta per andare a salvare la sua adorata progenie. Stavo giusto finendo di dire alla mia collega: «Oh, per fortuna che per una volta ci è andato lui», quando mi è squillato il telefono. (Mike Delfino, con voce grave): «Sono io. Sono qui con il bambino. Ora che si fa?». «Non so, intanto magari puoi dirmi come sta». «Eeeh... gli provo la febbre?». «Magari. E poi mi richiami». (Due minuti dopo, con voce catacombale): «Sono sempre io. Ha 37.8. È alta. E ora che si fa?». «Se ha anche, tiro a indovinare, mal di gola e brividi, e se la temperatura sale, ma soprattutto: se lui si lamenta, tra un po' puoi dargli della tachipirina». «Eh, già. Ma dove la vado a pescare la tachipirina?».
Vous les hommes êtes tous les mêmes Nel breve istante di esitazione intercorso tra quella domanda e la mia risposta, mi è venuta in mente una pubblicità di qualche anno fa, di cui però ho solo un vago ricordo. Magari voi potete aiutarmi. «Ehi, mi hai sentito? Si può sapere dove la trovo, questa tachipirina?».
«In freezer. Devi guardare in freezer. È lì che teniamo i medicinali. E non, come qualcuno potrebbe pensare, nell'armadietto in bagno».
Soundtrack: Tous le mêmes
giovedì 9 ottobre 2014
Buoni propositi (o occasioni sprecate)
Cadono le bombe sopra i tetti
Non hai un risotto da seguire perché non si attacchi alla pentola, un articolo di giornale da leggere, o addirittura un libro - visto che è con quello in mano, che ami farti vedere in giro?
Non potresti più proficuamente dedicarti al cambio di stagione, giacché l'autunno, è evidente, ci si insinua tra le lenzuola e negli armadi e anche i più coriacei tra noi hanno dovuto arrendersi alle calze e alle scarpe chiuse?
Esplodono le granate nelle case
Che ne diresti, in alternativa, di iscriverti a un corso? Ma stavolta devi andarci per davvero, eh. Non come quella volta che hai pagato in anticipo per tutto l'anno e poi, delle dodici lezioni di cucina creativa, ne hai frequentate solo due (o tre).
Potresti senza troppo sforzo osare l'orto sul terrazzo: su internet ci sono un sacco di tutorial che spiegano come fare. Se invece la pigrizia avesse la meglio su di te, ricordati che a due isolati da casa organizzano un bel cineforum. Al bar dell'angolo troverai i volantini. Non costa neanche tanto, e in programmazione ci sono i film dell'anno scorso, quelli che hai perso perché la mamma era malata/ti è nato un figlio/hai fatto troppi straordinari al lavoro.
Tutte le nostre paure e debolezze le butteremo via
Senza contare quel che ti è rimasto indietro. Settimane fa hai giurato che avresti mandato al tuo amico una lettera vera, di carta, proprio come si faceva una volta, ma non hai ancora trovato una mezz'ora libera per scriverla.
Avevi anche promesso a tua sorella, ricordi? che l'avresti aiutata a cambiare il box doccia. È una faticaccia ma, almeno, quando vai a trovarla ti prepara una crostata da sballo. Ci mette un po' troppo burro ma che diavolo: la mangi così di rado che certo non ti ucciderà.
Potresti imparare a nuotare. O a sciare. Potresti passare un weekend al mare e goderti la luce morbida del tramonto di metà pomeriggio. È arrivato il momento di ritinteggiare la cucina. Di mettere a posto la bicicletta. Di prendere le lenzuola nuove per il letto, allegre e colorate proprio come le sognavi. Di fare il pane a mano/di comprare il pane, per sfizio, per una volta, nel negozio più buono e più caro del quartiere.
Aspetteremo una nuova stagione
Tra l'altro, te lo devo proprio chiedere: su cosa stai vigilando esattamente? Quale micro-porzione di mondo temi vada in pezzi, se tu non sarai lì a montare la tua silenziosa guardia, come un cane fedele? Ti dò una notizia: non c'è proprio niente da guardare. Nessuno cambierà idea grazie al tuo contributo. Ci sono invece, piuttosto, tantissime cose che rimandi da tempo. Troppo tempo. È una vergogna, ti ripeti di continuo, ma in concreto non fai nulla per cambiare la situazione. Consiglio mio: perché non te le scrivi su un foglio queste cose e poi, a cominciare dalla prima, non provi a realizzarle?
Vai a correre. Vai a teatro. Regalati un giro di shopping. Non perdere l'inaugurazione di quella mostra. Impara a produrre la birra artigianale. Cara sentinella in piedi, non ci credo che non hai nient'altro da fare. La vita è breve. Il tempo non si ferma. Se proprio te ne stai lì con le mani in mano, prova a guardare questo video. Ma soprattutto: non costringere tuo figlio/tuo nipote a seguirti, quando partecipi alle tue inutili veglie silenziose. È solo un bambino. Hai mai pensato che potrebbe essere omosessuale? Non glielo auguro, eh. Poveretto. Con una madre, un padre, uno zio, un nonno come te, quanta fatica farebbe.
Soundtrack: Estate #1107
Non hai un risotto da seguire perché non si attacchi alla pentola, un articolo di giornale da leggere, o addirittura un libro - visto che è con quello in mano, che ami farti vedere in giro?
Non potresti più proficuamente dedicarti al cambio di stagione, giacché l'autunno, è evidente, ci si insinua tra le lenzuola e negli armadi e anche i più coriacei tra noi hanno dovuto arrendersi alle calze e alle scarpe chiuse?
Esplodono le granate nelle case
Che ne diresti, in alternativa, di iscriverti a un corso? Ma stavolta devi andarci per davvero, eh. Non come quella volta che hai pagato in anticipo per tutto l'anno e poi, delle dodici lezioni di cucina creativa, ne hai frequentate solo due (o tre).
Potresti senza troppo sforzo osare l'orto sul terrazzo: su internet ci sono un sacco di tutorial che spiegano come fare. Se invece la pigrizia avesse la meglio su di te, ricordati che a due isolati da casa organizzano un bel cineforum. Al bar dell'angolo troverai i volantini. Non costa neanche tanto, e in programmazione ci sono i film dell'anno scorso, quelli che hai perso perché la mamma era malata/ti è nato un figlio/hai fatto troppi straordinari al lavoro.
Tutte le nostre paure e debolezze le butteremo via
Senza contare quel che ti è rimasto indietro. Settimane fa hai giurato che avresti mandato al tuo amico una lettera vera, di carta, proprio come si faceva una volta, ma non hai ancora trovato una mezz'ora libera per scriverla.
Avevi anche promesso a tua sorella, ricordi? che l'avresti aiutata a cambiare il box doccia. È una faticaccia ma, almeno, quando vai a trovarla ti prepara una crostata da sballo. Ci mette un po' troppo burro ma che diavolo: la mangi così di rado che certo non ti ucciderà.
Potresti imparare a nuotare. O a sciare. Potresti passare un weekend al mare e goderti la luce morbida del tramonto di metà pomeriggio. È arrivato il momento di ritinteggiare la cucina. Di mettere a posto la bicicletta. Di prendere le lenzuola nuove per il letto, allegre e colorate proprio come le sognavi. Di fare il pane a mano/di comprare il pane, per sfizio, per una volta, nel negozio più buono e più caro del quartiere.
Aspetteremo una nuova stagione
Tra l'altro, te lo devo proprio chiedere: su cosa stai vigilando esattamente? Quale micro-porzione di mondo temi vada in pezzi, se tu non sarai lì a montare la tua silenziosa guardia, come un cane fedele? Ti dò una notizia: non c'è proprio niente da guardare. Nessuno cambierà idea grazie al tuo contributo. Ci sono invece, piuttosto, tantissime cose che rimandi da tempo. Troppo tempo. È una vergogna, ti ripeti di continuo, ma in concreto non fai nulla per cambiare la situazione. Consiglio mio: perché non te le scrivi su un foglio queste cose e poi, a cominciare dalla prima, non provi a realizzarle?
Vai a correre. Vai a teatro. Regalati un giro di shopping. Non perdere l'inaugurazione di quella mostra. Impara a produrre la birra artigianale. Cara sentinella in piedi, non ci credo che non hai nient'altro da fare. La vita è breve. Il tempo non si ferma. Se proprio te ne stai lì con le mani in mano, prova a guardare questo video. Ma soprattutto: non costringere tuo figlio/tuo nipote a seguirti, quando partecipi alle tue inutili veglie silenziose. È solo un bambino. Hai mai pensato che potrebbe essere omosessuale? Non glielo auguro, eh. Poveretto. Con una madre, un padre, uno zio, un nonno come te, quanta fatica farebbe.
Soundtrack: Estate #1107
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