Il Pupo, la proprietà privata, le spiagge sarde
Per i Pupi è stata un'estate gloriosa: tre mesi di mare in tre diverse località. Sono tornati a casa ieri, floridi, felici e più tamarri che mai.
C'è il dettaglio che il Pupo è nato in un posto in cui è normale entrare e uscire dalle case altrui: dove abitiamo noi, le porte dei vicini sono sempre aperte. E così ha trasferito questo concetto anche in vacanza: appena arriva in spiaggia sceglie la famiglia più appetibile, che poi sarebbe quella con i giochi migliori, i sacchetti di patatine più grandi, i castelli più alti. Individua l'obiettivo, parte in quarta e va a farsi adottare. Credete che qualcuno lo cacci? Macché. Nessuno resiste al fascino dell'angelo biondo. Gli estranei fanno per il Pupo quello che nemmeno i suoi genitori: lo viziano, pendono dalle sue labbra, lasciano che distrugga a calci le più sofisticate piste di biglie. La Pupa, meno sfrontata e più consapevole, di solito lo manda avanti. In qualche modo il Pupo controlla che la scena sia sicura - come gli eroi dei thriller - poi manda un messaggio telepatico alla sorella, che a quel punto lo raggiunge.
Non pensiate che ai Pupi basti una famiglia per mattina. La permanenza massima registrata è 40 minuti. Poi si stufano, e cambiano ombrellone, il che lascia un senso di amaro disincanto e non troppo mascherata delusione nei genitori e fratelli affidatari, che si erano illusi di essere stati scelti per sempre.
Può essere che quest'estate li abbiate incontrati anche voi. Hanno avuto successo soprattutto al Poetto, la grandissima spiaggia di Cagliari, frequentata tendenzialmente da autoctoni scuri di capelli, tra cui era facile individuare uno sfacciato tronchetto di 90 centimetri con un casco di trucioli chiari. Col passare dei giorni il Pupo al Poetto è diventato come Marco Carta ad Amici: era tutto un "Aiò, Fabio, vedi che è arrivato il Pupo, guarda come è biondo". "Michela, guarda che bel piccioccheddu". "Eja, Nenè, ti ho detto che il Pupo è qui con me". Io e Mike Delfino abbiamo vissuto al traino, circondati d'affetto e di verità non sempre richieste - ma quanto pesa?, mannaggia quanto pesa, gli piace mangiare, eh?, il clima di Milano fa schifo - e, anche se stare soli era impossibile, di certo non ci siamo annoiati. L'ultimo giorno mi è spiaciuto non poter avvisare tutti che stavamo partendo. Ma su una spiaggia libera con centinaia di ombrelloni come fai? Dovresti noleggiare uno di quegli aerei con lo striscione pubblicitario che, specie in passato, sorvolavano il lungomare. L'estate sta finendo e il Pupo se ne va. Aiò.
Ho traslocato su erounabravamamma.it
Vi aspetto!
lunedì 30 agosto 2010
Insonnia

Non so se avete mai sofferto di sindrome da rientro (io sì)
Bentornati!
Mentre i due principali esponenti della banda Chiappini (nella foto) ancora se la spassano in spiaggia, io e Mike Delfino siamo operativi ormai da Ferragosto - anche se il lavoro è ripartito piano piano, e anche se ci siamo regalati una vacanza di tre giorni ad Amsterdam da soli. Sempre più di frequente mi coglie il seguente pensiero, che avverto l'urgenza di condividere con voi:
saprei come impiegare utilmente il tempo anche se non dovessi andare in ufficio tutti i giorni.
Non sto dicendo che non vorrei lavorare in assoluto. Il mio sogno è quello di affrancarmi dalle preoccupazioni di natura economica per:
1. dedicarmi a un progetto che ho in mente da tempo
2. passare più tempo a casa coi bambini, e
3. scrivere un romanzo.
Ci pensavo ieri sera, domenica, rotolandomi insonne nel letto assalita dai più cupi e vari interrogativi, che mi rimbalzavano in testa in loop: perché non dormo? Forse ho una malattia terminale? Da fuori non si vede, anzi sembro abbastanza in forma, ma magari all'interno i miei organi stanno collassando? Perché in Olanda amano tanto le saune miste? Il mio editore prima o poi fallirà? Dove ho messo le vecchie foto di famiglia affidatemi da mio zio per passarle allo scanner? Perché non ho mai fatto un corso di autoipnosi? Perché gli uomini si addormentano nell'istante esatto in cui poggiano la testa sul cuscino? So che c'è qualcosa che dovrei ricordarmi e che invece sto dimenticando, ma cosa?
Ora spero di tornare ad assumere sembianze vagamente umane entro mercoledì, data in cui finalmente i Pupi rientrano alla base (a brevissimo un post sulle loro avventure cagliaritane).
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venerdì 30 luglio 2010
Buone vacanze!
Se arrivo viva a stasera parto, e
Sono felice di annunciarvi che in teoria salto sul treno delle sette di stasera per andare in Liguria a recuperare i Pupi e traslarli, domani pomeriggio, in Sardegna. Stiamo via due settimane: io, Mike Delfino, il Pupo e la Pupa. Vi penserò diffusamente (non vi conosco di persona e fatico a immaginarvi una a una) con affetto. Sono contenta di avervi incontrato e che vi faccia così tanto piacere venirmi a trovare. Un abbraccio a tutte/i e continuate a essere gentili come avete fatto fin qui! Ci ri-leggiamo verso fine agosto: io torno il 16 ma poi faccio una piccola pausa dal blog.
Ps non vedo l'ora di andare al mercato del pesce di Cagliari dove i Pupi impazziranno a furia di schiacciare gli occhi ai pesci sui banchetti, io fingerò di sgridarli ma dentro di me riderò come una pazza
Pps da settembre avremo una ragazza alla pari, poi vi racconto l'odissea per trovarla!
A presto!
erounabravamamma
Sono felice di annunciarvi che in teoria salto sul treno delle sette di stasera per andare in Liguria a recuperare i Pupi e traslarli, domani pomeriggio, in Sardegna. Stiamo via due settimane: io, Mike Delfino, il Pupo e la Pupa. Vi penserò diffusamente (non vi conosco di persona e fatico a immaginarvi una a una) con affetto. Sono contenta di avervi incontrato e che vi faccia così tanto piacere venirmi a trovare. Un abbraccio a tutte/i e continuate a essere gentili come avete fatto fin qui! Ci ri-leggiamo verso fine agosto: io torno il 16 ma poi faccio una piccola pausa dal blog.
Ps non vedo l'ora di andare al mercato del pesce di Cagliari dove i Pupi impazziranno a furia di schiacciare gli occhi ai pesci sui banchetti, io fingerò di sgridarli ma dentro di me riderò come una pazza
Pps da settembre avremo una ragazza alla pari, poi vi racconto l'odissea per trovarla!
A presto!
erounabravamamma
mercoledì 21 luglio 2010
Una mi fa: non voglio soffrire
Continua la saga degli homeless di Forte dei Marmi, e intanto
Da quando Elisabetta Gregoraci è diventata mamma avverto, come tutte voi, un senso di identificazione profonda con le sue vicende e gli orribili disagi che ha vissuto a partire dal sequestro dello yacht Force Blue, lo scorso 21 maggio, per una vicenda di contrabbando ed evasione fiscale. Ricorderete le urla disperate di Elisabetta: "Il piccolo Nathan Falco non è più sereno, sente la mancanza della sua cameretta bianca, dei suoi spazi, che lo hanno protetto fin dai primi giorni".
Alcuni avevano pensato di organizzare una colletta per il povero bambino, altri hanno lanciato su Facebook la campagna "dona anche tu 1 euro per ricomprare lo yacht a Briatore", anche se proprio nelle ultime ore si è scoperto che Flavio, consorte e pupo - anche noti come "gli homeless di Forte dei Marmi" - hanno trovato riparo sul Force Blue One, una barchetta di poche decine di metri che può parzialmente lenire il loro dolore.
Elisabetta mi è venuta in mente anche perché nei giorni scorsi ho visto sulle solite riviste di gossip le sue foto: niente più pancia, forma perfetta, con la provocatoria didascalia "Non faccio mai ginnastica, solo un po' di yoga e di yogurt", e ho pensato che del resto ci sarà pure un motivo se lei ha trovato un bravo marito come Briatore e noi invece no. E poi, mi è venuta in mente perché ha scelto di partorire col cesareo, proprio come quella ragazza che, incinta al sesto mese, l'altro giorno mi ha detto: "Lo faccio anch'io, perché non voglio soffrire".
Che in effetti il cesareo lì per lì non lo senti, solo la vaga impressione che qualcuno ti stia frugando nella pancia ma - mi dice chi ci è passata - nei giorni successivi qualche problemuccio te lo dà. E i bimbi che vengono al mondo col parto naturale respirano meglio, da subito.
E... la ragazza dell'altro giorno mi ha fatto impressione soprattutto perché dopo il "non voglio soffrire" mi ha anche spiegato che dopo il cesareo sei - scusate - più o meno una verginella, se capite cosa intendo, mentre una che da lì fa passare un bambino diventa "certamente meno interessante" (parole sue) per il compagno/marito.
Ecco un elemento che non avevo mai considerato. Vedi che non si finisce mai di imparare? Ma voi, a questo ci avevate mai pensato? E la Gregoraci? Chissà.
Da quando Elisabetta Gregoraci è diventata mamma avverto, come tutte voi, un senso di identificazione profonda con le sue vicende e gli orribili disagi che ha vissuto a partire dal sequestro dello yacht Force Blue, lo scorso 21 maggio, per una vicenda di contrabbando ed evasione fiscale. Ricorderete le urla disperate di Elisabetta: "Il piccolo Nathan Falco non è più sereno, sente la mancanza della sua cameretta bianca, dei suoi spazi, che lo hanno protetto fin dai primi giorni".
Alcuni avevano pensato di organizzare una colletta per il povero bambino, altri hanno lanciato su Facebook la campagna "dona anche tu 1 euro per ricomprare lo yacht a Briatore", anche se proprio nelle ultime ore si è scoperto che Flavio, consorte e pupo - anche noti come "gli homeless di Forte dei Marmi" - hanno trovato riparo sul Force Blue One, una barchetta di poche decine di metri che può parzialmente lenire il loro dolore.
Elisabetta mi è venuta in mente anche perché nei giorni scorsi ho visto sulle solite riviste di gossip le sue foto: niente più pancia, forma perfetta, con la provocatoria didascalia "Non faccio mai ginnastica, solo un po' di yoga e di yogurt", e ho pensato che del resto ci sarà pure un motivo se lei ha trovato un bravo marito come Briatore e noi invece no. E poi, mi è venuta in mente perché ha scelto di partorire col cesareo, proprio come quella ragazza che, incinta al sesto mese, l'altro giorno mi ha detto: "Lo faccio anch'io, perché non voglio soffrire".
Che in effetti il cesareo lì per lì non lo senti, solo la vaga impressione che qualcuno ti stia frugando nella pancia ma - mi dice chi ci è passata - nei giorni successivi qualche problemuccio te lo dà. E i bimbi che vengono al mondo col parto naturale respirano meglio, da subito.
E... la ragazza dell'altro giorno mi ha fatto impressione soprattutto perché dopo il "non voglio soffrire" mi ha anche spiegato che dopo il cesareo sei - scusate - più o meno una verginella, se capite cosa intendo, mentre una che da lì fa passare un bambino diventa "certamente meno interessante" (parole sue) per il compagno/marito.
Ecco un elemento che non avevo mai considerato. Vedi che non si finisce mai di imparare? Ma voi, a questo ci avevate mai pensato? E la Gregoraci? Chissà.
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martedì 13 luglio 2010
Innocenti evasioni
Il Pupo è un piccolo Ricucci
Mi corre il gradito obbligo di annunziare i nomi delle vincitrici dell'ultimo concorso: sono BisMama 2.0 e Kia, ovvero la trentesima partecipante, anche detta "dinoccolata discinetica" (leggetevi il suo commento). Mentre le prego di fornirmi via mail il loro indirizzo per spedire a ciascuna una copia di Tutto quello che so della vita l'ho imparato da Sex and the City, vi chiedo: secondo voi sto organizzando troppi concorsi? Vi sto viziando? V'infastidisce questa messe inattesa di regali che vi piovono addosso? Rispondete sinceramente.
Nel frattempo continua la mia estate da demi-single: i Pupi in vacanza con corredo di nonni e tate, e io che faccio la spola tra la città godereccia e (nel weekend) il faticoso mare.
Come sappiamo, i pupi piccoli cambiano molto velocemente. I miei, di più: ogni volta che li rivedo ho il sospetto che me li abbiano scambiati in culla. La Pupa per esempio, da impertinente e capricciosa porcella è diventata una personcina garbata e consapevole. A 5 anni all'improvviso si veste e si sveste da sola, si piega le magliette, sparecchia per sé e per il Pupo, lo lava sotto la doccia e quando ha finito gli dice: "Ora stai fermo che ti devo mettere la crema sul corpo". Trenta secondi dopo, un po' delusa e con un gigantesco sbroffo di Nivea nel palmo della mano: "Mamma, però il corpo del fratellino finisce subito".
Ha modi da adulta che a tratti sconcertano - per esempio a tavola, l'altro giorno, ha fatto "pat pat" sulla spalla al Pupo e gli ha chiesto: "Allora, quand'è che mi metti il pisellino dentro e mi fai fare un bambino?". I miei son rimasti con le posate a mezz'aria.
(Se vi state chiedendo cos'ha risposto suo fratello, si è limitato a dire "Lela". A 19 mesi il suo vocabolario è ancora assai limitato. Però credo che sia un trilingue occulto).
Per contro, il Pupo conserva la sua natura di irresistibile tenia. Appena mi vede, scoppia a piangere di default. Non quando me ne vado - quello sarebbe anche normale - ma nell'istante esatto in cui varco la soglia di casa salutandolo con un sorriso. "Ciao amorino, mi sei mancato". "Uaaargh!".
Va da sé che non sopporta che mi allontani: "Amorino, vado in bagno". "Uaaargh!". "Amorino, la mamma si mette il costume". "Uaaargh!". "Am...". "Uaaargh!". Ma è talmente coccolone, e distribuisce in giro (a capocchia. Anche al postino) una tale quantità di baci e carezze che gli si perdona tutto.
Quel che davvero mi preoccupa sono le sue doti motorie. Con quel corpaccione, probabilmente crede di avere 4 anni, e si comporta di conseguenza. Di recente abbiamo notato che aveva preso la strana abitudine di raccattare per casa tutti i pupazzi che trovava, per poi buttarli nel lettino da campeggio, trasformandone il fondo in una rovente foresta di peluche. Perché lo fa? Ci chiedevamo sottraendoglieli nottetempo.
Poi, un mattino alle 5.27, la risposta.
"Lela".
(Io, che in vacanza dormo in camera con lui): "Pupo, mannaggia, dormi, è l'alba".
"Allà".
"Te possino".
"Mamma?"
"Sì, sono io. Dormi, giustocielo".
Come in 50 volte il primo bacio, al Pupo si cancella la memoria ogni giorno.
(In tono sorpreso ed entusiasta) "Mamma! Mamma!"
(Io) "Bleuuurgh".
Ho pensato: fingo di dormire, si arrenderà, è già successo. Ed è in quel momento che ho capito a cosa servivano tutti quei pupazzi. Il genio del male ha improvvisato una montagnola usando un topone, un bambolotto informe e un orsetto pure un po' sdrucciolevole, c'è salito sopra e poi, con un'elegante sforbiciata, ha lanciato il cuore (e anche un'altra cosa che comincia per "cu") oltre l'ostacolo. Hop! In un attimo, e per una volta senza farsi male, era fuori dal lettino. E addosso a me.
Ora. Ditemi. Voi. Cosa. Fareste. Al. Posto. Mio.
(Grazie)
Mi corre il gradito obbligo di annunziare i nomi delle vincitrici dell'ultimo concorso: sono BisMama 2.0 e Kia, ovvero la trentesima partecipante, anche detta "dinoccolata discinetica" (leggetevi il suo commento). Mentre le prego di fornirmi via mail il loro indirizzo per spedire a ciascuna una copia di Tutto quello che so della vita l'ho imparato da Sex and the City, vi chiedo: secondo voi sto organizzando troppi concorsi? Vi sto viziando? V'infastidisce questa messe inattesa di regali che vi piovono addosso? Rispondete sinceramente.
Nel frattempo continua la mia estate da demi-single: i Pupi in vacanza con corredo di nonni e tate, e io che faccio la spola tra la città godereccia e (nel weekend) il faticoso mare.
Come sappiamo, i pupi piccoli cambiano molto velocemente. I miei, di più: ogni volta che li rivedo ho il sospetto che me li abbiano scambiati in culla. La Pupa per esempio, da impertinente e capricciosa porcella è diventata una personcina garbata e consapevole. A 5 anni all'improvviso si veste e si sveste da sola, si piega le magliette, sparecchia per sé e per il Pupo, lo lava sotto la doccia e quando ha finito gli dice: "Ora stai fermo che ti devo mettere la crema sul corpo". Trenta secondi dopo, un po' delusa e con un gigantesco sbroffo di Nivea nel palmo della mano: "Mamma, però il corpo del fratellino finisce subito".
Ha modi da adulta che a tratti sconcertano - per esempio a tavola, l'altro giorno, ha fatto "pat pat" sulla spalla al Pupo e gli ha chiesto: "Allora, quand'è che mi metti il pisellino dentro e mi fai fare un bambino?". I miei son rimasti con le posate a mezz'aria.
(Se vi state chiedendo cos'ha risposto suo fratello, si è limitato a dire "Lela". A 19 mesi il suo vocabolario è ancora assai limitato. Però credo che sia un trilingue occulto).
Per contro, il Pupo conserva la sua natura di irresistibile tenia. Appena mi vede, scoppia a piangere di default. Non quando me ne vado - quello sarebbe anche normale - ma nell'istante esatto in cui varco la soglia di casa salutandolo con un sorriso. "Ciao amorino, mi sei mancato". "Uaaargh!".
Va da sé che non sopporta che mi allontani: "Amorino, vado in bagno". "Uaaargh!". "Amorino, la mamma si mette il costume". "Uaaargh!". "Am...". "Uaaargh!". Ma è talmente coccolone, e distribuisce in giro (a capocchia. Anche al postino) una tale quantità di baci e carezze che gli si perdona tutto.
Quel che davvero mi preoccupa sono le sue doti motorie. Con quel corpaccione, probabilmente crede di avere 4 anni, e si comporta di conseguenza. Di recente abbiamo notato che aveva preso la strana abitudine di raccattare per casa tutti i pupazzi che trovava, per poi buttarli nel lettino da campeggio, trasformandone il fondo in una rovente foresta di peluche. Perché lo fa? Ci chiedevamo sottraendoglieli nottetempo.
Poi, un mattino alle 5.27, la risposta.
"Lela".
(Io, che in vacanza dormo in camera con lui): "Pupo, mannaggia, dormi, è l'alba".
"Allà".
"Te possino".
"Mamma?"
"Sì, sono io. Dormi, giustocielo".
Come in 50 volte il primo bacio, al Pupo si cancella la memoria ogni giorno.
(In tono sorpreso ed entusiasta) "Mamma! Mamma!"
(Io) "Bleuuurgh".
Ho pensato: fingo di dormire, si arrenderà, è già successo. Ed è in quel momento che ho capito a cosa servivano tutti quei pupazzi. Il genio del male ha improvvisato una montagnola usando un topone, un bambolotto informe e un orsetto pure un po' sdrucciolevole, c'è salito sopra e poi, con un'elegante sforbiciata, ha lanciato il cuore (e anche un'altra cosa che comincia per "cu") oltre l'ostacolo. Hop! In un attimo, e per una volta senza farsi male, era fuori dal lettino. E addosso a me.
Ora. Ditemi. Voi. Cosa. Fareste. Al. Posto. Mio.
(Grazie)
martedì 6 luglio 2010
Incidenti domestici
E' facile smettere di mangiarsi le unghie se sai come farlo
Mentre ieri sera la portiera della Punto di mia madre mi si chiudeva contemporaneamente su tempia e ginocchio - coloro che fabbricano questo tipo di auto non tengono affatto conto delle persone distratte come me - tra un'imprecazione e l'altra ho avuto modo di riflettere sul fatto che da qualche parte, in effetti, mia figlia deve pur aver preso. Nella sua breve e vivace vita ha inanellato un numero impressionante di incidenti, al punto da creare un suo archivio personale in cui li classifica per gravità:
- il "Tino" (una quisquilia, un'inezia, magari un graffietto)
- il "Brucio" (già più serio, può essere un'ustione ma anche un ginocchio sbucciato per bene)
- il "Male" (qui l'entità del danno, non serve spiegarlo, è significativa).
Nel leggere il resoconto dei vostri incidenti di bambine mi sono intenerita e poi mi sono chiesta: ma anche adesso, che più o meno siete tutte adulte, andate avanti a farvi male? Io sì. Io potrei essere una perfetta contro-testimonial di quella - geniale e terribile - pubblicità progresso in cui una donna con l'occhio nero dice "E' stato il tappo dello spumante"; in foto verrei uguale con l'unica differenza che per me sarebbe davvero colpa del sughero.
E' che le cose mi vengono addosso. Mi capitava soprattutto quando allattavo e giravo per casa di notte: ero piena di lividi, soprattutto sulle gambe. Ma in fondo non ho mai smesso di ferirmi involontariamente. Gli oggetti di uso domestico sono miei nemici: riesco pure a schiacciarmi un dito aprendo quei cancelletti di sicurezza per impedire ai bambini di ruzzolare dalle scale.
E a parte la botta di ieri sera, su tempia e ginocchio sinistri, perché ora mi fa male anche il lato destro del cranio? Non riesco a spiegarmelo. Qualcuno mi picchia nel sonno, durante la notte? Chi mi ha tagliato l'alluce del piede? Un vetro in spiaggia? Il pianale ribassato dell'autobus? Il tappo della bottiglia di birra che mi pare, non ne sono sicura, di aver pestato per sbaglio qualche giorno fa? Come ho fatto a sbucciarmi il gomito? Quanto spendo in arnica, cerotti, penicillina ogni anno? Come sono riuscita, l'altra sera, a cadere sulle scale in salita? Non si cade in discesa, di solito? Perché il mio ginocchio destro ora produce uno strano scricchiolio/fruscio, un po' come se ci fosse dentro dell'acqua? Sono tutte domande destinate a restare senza risposta.
Ma voi, crescendo, siete migliorate? Avete altri aneddoti da raccontare sul tema? Siete mai riuscite a smettere di mangiarvi le unghie, e se sì come? Rispondete con onestà e vincerete - luglio è un mese generoso, e in più il mio editore insiste - altre due copie del mio nuovo libro, Tutto quello che so della vita l'ho imparato da Sex and The City.
Avete tempo fino al fine settimana!
E sul finire di questo post, il risultato del concorso precedente: vince Pollywantsacracker, grazie al solito sorteggio casuale e casereccio. Poi rileggendo il suo commento mi sono detta che se lo merita, perché ha avuto il coraggio di chiamare Quaquetc. il mio pupazzo preferito.
P.S. Se ne trovo degli altri, li rimetto in palio.
Mentre ieri sera la portiera della Punto di mia madre mi si chiudeva contemporaneamente su tempia e ginocchio - coloro che fabbricano questo tipo di auto non tengono affatto conto delle persone distratte come me - tra un'imprecazione e l'altra ho avuto modo di riflettere sul fatto che da qualche parte, in effetti, mia figlia deve pur aver preso. Nella sua breve e vivace vita ha inanellato un numero impressionante di incidenti, al punto da creare un suo archivio personale in cui li classifica per gravità:
- il "Tino" (una quisquilia, un'inezia, magari un graffietto)
- il "Brucio" (già più serio, può essere un'ustione ma anche un ginocchio sbucciato per bene)
- il "Male" (qui l'entità del danno, non serve spiegarlo, è significativa).
Nel leggere il resoconto dei vostri incidenti di bambine mi sono intenerita e poi mi sono chiesta: ma anche adesso, che più o meno siete tutte adulte, andate avanti a farvi male? Io sì. Io potrei essere una perfetta contro-testimonial di quella - geniale e terribile - pubblicità progresso in cui una donna con l'occhio nero dice "E' stato il tappo dello spumante"; in foto verrei uguale con l'unica differenza che per me sarebbe davvero colpa del sughero.
E' che le cose mi vengono addosso. Mi capitava soprattutto quando allattavo e giravo per casa di notte: ero piena di lividi, soprattutto sulle gambe. Ma in fondo non ho mai smesso di ferirmi involontariamente. Gli oggetti di uso domestico sono miei nemici: riesco pure a schiacciarmi un dito aprendo quei cancelletti di sicurezza per impedire ai bambini di ruzzolare dalle scale.
E a parte la botta di ieri sera, su tempia e ginocchio sinistri, perché ora mi fa male anche il lato destro del cranio? Non riesco a spiegarmelo. Qualcuno mi picchia nel sonno, durante la notte? Chi mi ha tagliato l'alluce del piede? Un vetro in spiaggia? Il pianale ribassato dell'autobus? Il tappo della bottiglia di birra che mi pare, non ne sono sicura, di aver pestato per sbaglio qualche giorno fa? Come ho fatto a sbucciarmi il gomito? Quanto spendo in arnica, cerotti, penicillina ogni anno? Come sono riuscita, l'altra sera, a cadere sulle scale in salita? Non si cade in discesa, di solito? Perché il mio ginocchio destro ora produce uno strano scricchiolio/fruscio, un po' come se ci fosse dentro dell'acqua? Sono tutte domande destinate a restare senza risposta.
Ma voi, crescendo, siete migliorate? Avete altri aneddoti da raccontare sul tema? Siete mai riuscite a smettere di mangiarvi le unghie, e se sì come? Rispondete con onestà e vincerete - luglio è un mese generoso, e in più il mio editore insiste - altre due copie del mio nuovo libro, Tutto quello che so della vita l'ho imparato da Sex and The City.
Avete tempo fino al fine settimana!
E sul finire di questo post, il risultato del concorso precedente: vince Pollywantsacracker, grazie al solito sorteggio casuale e casereccio. Poi rileggendo il suo commento mi sono detta che se lo merita, perché ha avuto il coraggio di chiamare Quaquetc. il mio pupazzo preferito.
P.S. Se ne trovo degli altri, li rimetto in palio.
mercoledì 30 giugno 2010
Do you remember Quaquerello?
I Pupi, i punti, i pupazzi
Bentornate! Ci
oè, lo so che sono andata via io, ma insomma mi siete mancate. La settimana scorsa siamo stati in vacanza a Grado. Non so se la conoscete: è una cittadina bellissima, una microscopica Venezia medievale, con la pineta e il mare che scende piano piano, che non te ne accorgi e in un attimo sei in Slovenia. E i ristorantini di poche pretese in cui i bimbi possono biascicare calamari e sardoni fritti e poi pucciarli nell'acqua del bicchiere senza che nessun maitre compaia scandalizzato alle loro spalle. E le biciclette coi seggiolini porta-pupi montati di default. E le interminabili piste ciclabili prive di insidie - eccezion fatta per l'occasionale, invisibile radice che prendi in pieno e che ti fa saltare la bicicletta e un paio di anelli della spina dorsale. E soprattutto quel tipo di spiaggia di sabbia senza pericoli, in cui puoi lasciare i bambini a giocare tranquillamente da soli - diciamo anche per 30, 40 secondi consecutivi.
Ma mentre in questo momento, almeno a Milano, impazza la caldazza, vi sarete ben rese conto che fino a pochi giorni fa il clima era - come dire - fresco. Quando siamo arrivati a Grado c'erano 14 gradi, e la bora, e pioveva. Il primo giorno ci siamo rifugiati nella locale piscina termale coperta, un'accogliente vascone di acqua caldissima (dove scommetto che tutti i bambini, compresi i miei, fanno la pipì. Altrimenti non si spiegherebbe il fatto che ogni tanto, all'improvviso, interrompono giochi e tuffi e restano per qualche secondo fermi immobili, dritti come fusi, a fissare il vuoto con aria distante).
Il secondo (e, per fortuna, ultimo) giorno di maltempo Mike Delfino si alza presto per accudire i Pupi. In teoria mi toccherebbe in sorte di dormire un po' di più, ma mi sveglio a un urlo straziante: "Uahhhhhh! Uahhhhhh!". Tipo antifurto, però più acuto e persistente. Roba che ci si aspetterebbe dal Pupo di 19 mesi: e invece è la Pupa. Mike Delfino irrompe nella stanza sbattendo contro qualunque mobile possibile e sparandomi in faccia 120 watt di luce, tipo lager. C'è la Pupa, in braccio a lui: piange, e zampilla.
Zampilla? E' sangue quel che le sgorga copioso dalla fronte, impiastrandole capelli e pigiama, rosso scuro e apparentemente inarrestabile? Cosa sta succedendo? Mike Delfino in un lampo di genio a un certo punto la tampona con la spugnetta dei piatti. Però pare che la bambina stia svenendo. Pare che io stia svenendo. Non so come montiamo tutti in macchina e in pochi minuti arriviamo alla guardia medica di Grado - molto ben segnalata a onor del vero - io e la Pupa in pigiama, il Pupo in pannolino e t-shirt, Mike Delfino in canottiera e ciabatte.
Due ambulanzieri misericordiosi, vedendomi: "Vai in quella stanza in fondo".
Io: "Ma siamo turiste. Dobbiamo andare dalla guardia turistica".
Loro: "Vai. In. Quella. Stanza. Che. E'. Meglio".
Medico di turno della guardia non turistica, infilandosi i guanti di lattice: "Signora la bambina è sempre rimasta vigile non ha perso conoscenza è reattiva non ha vomitato non ha nausea? Aspetti che intanto dò un'occhiatina al taglio. E' piccolo. Stia tranquilla. Non è niente. Wow, a chi è venuto in mente di metterci la spugnetta per i piatti?"
A quel punto è iniziato a tremarmi il labbrino come quando ti viene da piangere per il sollievo dopo una forte emozione. Mi han detto, "Per carità si sieda, si sieda. Se per lei va bene medichiamo la bimba subito dopo la signora che è dentro in questo momento, se invece non se la sente di aspettare faccio uscire la signora e le dò la precedenza". Mi è venuto ancora di più da piangere: negli ospedali affollati delle grandi città queste premure non sono la norma. Abbiamo aspettato, e comunque nel giro di 15 minuti eravamo fuori di lì. La Pupa con un punto in fronte, il primo della sua vita.
"Mamma, tu da cinque anni l'hai avuto un punto?" mi ha chiesto la Pupa, sempre amante dei confronti.
"No, ma a quattordici anni me ne hanno dati dieci su una mano perché mi aveva morso il gatto."
"Mamma, lo capisci che sono stata fortunata?"
"In che senso?"
"Se il Pulce" (il Pupo, ndr) "non mi avrebbe abbracciato da dietro, non avrei perso l'equilibrio e non avrei sbattuto contro la fpigola del tavolo, che poi era un po' tondo e non troppo fpigoloso."
"Appunto. E non sarebbe stato meglio?"
"No, perché il Pulce mi ha fatto capire che potevo farmi male sul serio. E invece no."
Abbiamo passato i giorni successivi a cercare di evitare di bagnare la ferita, l'ideale durante una vacanza al mare. La Pupa aveva un cerotto più grande di lei, gli occhioni più buoni del solito e nel complesso si è comportata benissimo. Ieri le abbiamo tolto il punto e spero che non le resti il segno.
Ma nel frattempo: do you remember Quaquerello? Il meraviglioso pupazzo che allieta la vita dei Pupi e la nostra con i suoi canti sbarazzini e assieme misteriosi - nel senso che è impossibile decifrare quel che dice? Ne avevo parlato qui. E compare anche nel disegno che vedete, accanto alla Pupa e alla sua mamma (cioè io).
Ebbene, con grande emozione posso finalmente dirvi che il mio caro amico Gibar ne ha scovato un esemplare al mercatino. Lo cercavo da mesi (ne approfitto per ringraziare le lettrici di questo blog che hanno partecipato alla caccia) per regalarlo a una di voi! Naturalmente devo indire un concorso: per partecipare è sufficiente che mi lasciate un commento in cui mi spiegate
a) perché vorreste vincere Quaquerello e
b) che cosa vi fa stare davvero bene nella vita.
Io per esempio ora sto bene perché i bambini sono ri-partiti oggi per il mare con i nonni e la tata, e per tutto luglio - weekend esclusi - farò vita da single scavezzacollo.
Bentornate! Ci
oè, lo so che sono andata via io, ma insomma mi siete mancate. La settimana scorsa siamo stati in vacanza a Grado. Non so se la conoscete: è una cittadina bellissima, una microscopica Venezia medievale, con la pineta e il mare che scende piano piano, che non te ne accorgi e in un attimo sei in Slovenia. E i ristorantini di poche pretese in cui i bimbi possono biascicare calamari e sardoni fritti e poi pucciarli nell'acqua del bicchiere senza che nessun maitre compaia scandalizzato alle loro spalle. E le biciclette coi seggiolini porta-pupi montati di default. E le interminabili piste ciclabili prive di insidie - eccezion fatta per l'occasionale, invisibile radice che prendi in pieno e che ti fa saltare la bicicletta e un paio di anelli della spina dorsale. E soprattutto quel tipo di spiaggia di sabbia senza pericoli, in cui puoi lasciare i bambini a giocare tranquillamente da soli - diciamo anche per 30, 40 secondi consecutivi.Ma mentre in questo momento, almeno a Milano, impazza la caldazza, vi sarete ben rese conto che fino a pochi giorni fa il clima era - come dire - fresco. Quando siamo arrivati a Grado c'erano 14 gradi, e la bora, e pioveva. Il primo giorno ci siamo rifugiati nella locale piscina termale coperta, un'accogliente vascone di acqua caldissima (dove scommetto che tutti i bambini, compresi i miei, fanno la pipì. Altrimenti non si spiegherebbe il fatto che ogni tanto, all'improvviso, interrompono giochi e tuffi e restano per qualche secondo fermi immobili, dritti come fusi, a fissare il vuoto con aria distante).
Il secondo (e, per fortuna, ultimo) giorno di maltempo Mike Delfino si alza presto per accudire i Pupi. In teoria mi toccherebbe in sorte di dormire un po' di più, ma mi sveglio a un urlo straziante: "Uahhhhhh! Uahhhhhh!". Tipo antifurto, però più acuto e persistente. Roba che ci si aspetterebbe dal Pupo di 19 mesi: e invece è la Pupa. Mike Delfino irrompe nella stanza sbattendo contro qualunque mobile possibile e sparandomi in faccia 120 watt di luce, tipo lager. C'è la Pupa, in braccio a lui: piange, e zampilla.
Zampilla? E' sangue quel che le sgorga copioso dalla fronte, impiastrandole capelli e pigiama, rosso scuro e apparentemente inarrestabile? Cosa sta succedendo? Mike Delfino in un lampo di genio a un certo punto la tampona con la spugnetta dei piatti. Però pare che la bambina stia svenendo. Pare che io stia svenendo. Non so come montiamo tutti in macchina e in pochi minuti arriviamo alla guardia medica di Grado - molto ben segnalata a onor del vero - io e la Pupa in pigiama, il Pupo in pannolino e t-shirt, Mike Delfino in canottiera e ciabatte.
Due ambulanzieri misericordiosi, vedendomi: "Vai in quella stanza in fondo".
Io: "Ma siamo turiste. Dobbiamo andare dalla guardia turistica".
Loro: "Vai. In. Quella. Stanza. Che. E'. Meglio".
Medico di turno della guardia non turistica, infilandosi i guanti di lattice: "Signora la bambina è sempre rimasta vigile non ha perso conoscenza è reattiva non ha vomitato non ha nausea? Aspetti che intanto dò un'occhiatina al taglio. E' piccolo. Stia tranquilla. Non è niente. Wow, a chi è venuto in mente di metterci la spugnetta per i piatti?"
A quel punto è iniziato a tremarmi il labbrino come quando ti viene da piangere per il sollievo dopo una forte emozione. Mi han detto, "Per carità si sieda, si sieda. Se per lei va bene medichiamo la bimba subito dopo la signora che è dentro in questo momento, se invece non se la sente di aspettare faccio uscire la signora e le dò la precedenza". Mi è venuto ancora di più da piangere: negli ospedali affollati delle grandi città queste premure non sono la norma. Abbiamo aspettato, e comunque nel giro di 15 minuti eravamo fuori di lì. La Pupa con un punto in fronte, il primo della sua vita.
"Mamma, tu da cinque anni l'hai avuto un punto?" mi ha chiesto la Pupa, sempre amante dei confronti.
"No, ma a quattordici anni me ne hanno dati dieci su una mano perché mi aveva morso il gatto."
"Mamma, lo capisci che sono stata fortunata?"
"In che senso?"
"Se il Pulce" (il Pupo, ndr) "non mi avrebbe abbracciato da dietro, non avrei perso l'equilibrio e non avrei sbattuto contro la fpigola del tavolo, che poi era un po' tondo e non troppo fpigoloso."
"Appunto. E non sarebbe stato meglio?"
"No, perché il Pulce mi ha fatto capire che potevo farmi male sul serio. E invece no."
Abbiamo passato i giorni successivi a cercare di evitare di bagnare la ferita, l'ideale durante una vacanza al mare. La Pupa aveva un cerotto più grande di lei, gli occhioni più buoni del solito e nel complesso si è comportata benissimo. Ieri le abbiamo tolto il punto e spero che non le resti il segno.
Ma nel frattempo: do you remember Quaquerello? Il meraviglioso pupazzo che allieta la vita dei Pupi e la nostra con i suoi canti sbarazzini e assieme misteriosi - nel senso che è impossibile decifrare quel che dice? Ne avevo parlato qui. E compare anche nel disegno che vedete, accanto alla Pupa e alla sua mamma (cioè io).
Ebbene, con grande emozione posso finalmente dirvi che il mio caro amico Gibar ne ha scovato un esemplare al mercatino. Lo cercavo da mesi (ne approfitto per ringraziare le lettrici di questo blog che hanno partecipato alla caccia) per regalarlo a una di voi! Naturalmente devo indire un concorso: per partecipare è sufficiente che mi lasciate un commento in cui mi spiegate
a) perché vorreste vincere Quaquerello e
b) che cosa vi fa stare davvero bene nella vita.
Io per esempio ora sto bene perché i bambini sono ri-partiti oggi per il mare con i nonni e la tata, e per tutto luglio - weekend esclusi - farò vita da single scavezzacollo.
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