Come vanno veramente le cose nei giornali
Non so quanti di voi leggano su Grazia la rubrica chiamata "riunione di redazione", in cui appunto si racconta cosa succede durante le riunioni. A noi di Gioia fa sorridere perché è altamente improbabile, senza nulla togliere ai cari colleghi che lavorano lì (alcuni li conosciamo personalmente e gli vogliamo anche bene). Ecco un sunto di quel che si dice da noi un mercoledì pomeriggio qualunque (in questo caso, l'ultimo).
(Collega S, l'unico maschio tra i giornalisti, rivolto a tre di noi casualmente vestite di nero): "Cominciamo la riunione con le vedove nere. Qui sembra di essere a Orgosolo"
(Collega E) "Comunque, in Shame Fassbender che interpreta il malato di sesso è un grande. Vedrete che intervista"
(Collega F) "Mi han detto che non è messo male lì sotto, vero? E soprattutto che in certe scene si vede tutto"
(Vicedir) "È molto magro e questo aiuta l'illusione ottica"
(Collega F) "È pure bassino, vero? Credo che anche questo conti"
(Collega E) "Che ne dite se portiamo qualche personaggio al cinema a vedere Shame, e gli chiediamo di commentarlo per noi? Tipo Pierfrancesco Favino, è uno che ha sempre cose interessanti da dire"
(Collega S) "E poi Favino è un nome perfetto, in un caso come questo"
(Collega G) "Questo non è un radiatore, questo è un soffione boracifero"
(Collega E) "E se ci portassimo uno come lo scrittore C, al cinema a vedere Shame?"
(Io) "Lo scrittore C tacchina la collega L da quando lei l'ha intervistato e, per salutarlo, gli ha dato un bacino sulla guancia. A quello gli è partito l'embolo e da allora non la molla"
(Collega L) "Vorrei mantenere l'amicizia con lo scrittore C possibilmente senza darla via"
(Direttore) "Si può sapere perché non abbiamo intervistato la Fornero quando ha pianto?"
(Collega S) "Sapete se per caso la Ferilli vuole adottare un figlio da sola?"
(Collega F) "Non sono propriamente la biografa della Ferilli"
(Collega I) "Nessuno vuole intervistare la povera Caprioli? La povera Caprioli sta finalmente prendendo spazio in Tutti pazzi per amore"
(Direttore) "Io sono impazzita per la serie tv Trono di spade. È quella fatta meglio".
(Collega I) "Sangue, elfi e sodomia a go go. Mio figlio di 11 anni ne ha viste due scene e si è messo a piangere"
(Direttore) "Però è fatta benissimo, ti dico"
(Collega F) "Come si chiama quell'attrice? Perché non mi ricordo mai le cose?"
(Collega I) "Perché hai il cervello troppo grosso. Secondo studi americani recenti, le cose rimbalzano contro le pareti del cervello"
(Io) "Allora lo intervistiamo Tiziano Ferro, oppure no?"
(Direttore) "Sì ma dopo che ha fatto Vanity Fair ci deve dire qualcosa di grosso, un vero scoop. Tipo che ha lasciato il suo compagno, o che è incinto".
(Collega I, leggendo un sms appena ricevuto) "Questi mi invitano da Giletti. Io in tv da Giletti non ci vado. Mando una controfigura, come Penelope Cruz che usa la sorella"
(Direttore, buttando l'occhio su un'email) "Mi scrive un lettore di Capo d'Orlando per farci i complimenti e per lamentarsi che nella sua edicola espongono male Gioia. Segnatevelo: mazzo di rose rosse al lettore di Capo d'Orlando"
(Vicedir) "Sempre meglio di quello che ci scriveva per chiederci se gli mandavamo le foto in alta risoluzione delle modelle in intimo o con gonne alte max 4 centimetri"
(Direttore) "Non gli abbiamo mai risposto, vero?"
(Collega F) "Secondo me il problema è che ultimamente in questa redazione ridiamo poco"
Ho traslocato su erounabravamamma.it
Vi aspetto!
martedì 20 dicembre 2011
martedì 13 dicembre 2011
Una vita senza cervello
A volte, cioè spesso, confondo persino il nome dei Pupi"Maraons, hai il cappello al contrario, ti si vede l'etichetta" (collega). "Maraone, se dimentica il badge un altro giorno non la faccio più entrare in azienda" (custode della Hearst). "Mamma del Pupo, di chi sono queste chiavi della macchina? Cerchiamo di non fare come l'altra volta che poi un bambino se le mette in tasca e le troviamo nel suo letto all'ora della nanna" (bidella). "Paola, come fai a vivere senza cervello?" (madre).
Questo nasce come un post di servizio per insegnare a me stessa- e possibilmente pure a voi - come fare a non dimenticare più le cose. Ho appena finito di leggere un libro che in questo senso è estremamente motivante: si intitola Checklist, l'autore è un chirurgo illuminato che mi piace moltissimo. In breve Atul Gawande - si chiama così - spiega che "per fare andare meglio le cose" la condizione necessaria e sufficiente è quella di fare liste attente e meditate di tutti gli impegni/obiettivi/procedure da adottare durante lo svolgimento degli incarichi quotidiani. Secondo Gawande le liste sono fon-da-men-ta-li anche per evitare disastri aerei ed errori che, in sala operatoria, portano alla morte del paziente.
A me, per esempio, basterebbe ricordare dove ho messo le fotocopie che dovevo fare per la classe della Pupa. Ho appena finito di scrivere un messaggio alla maestra dicendo che mi cospargo il capo di cenere e che di solito non perdo le cose. Le ho scritto: "Mi dia per punizione da fare cinquecento fotocopie in ogni formato possibile, anche a colori".
Poi ieri ho perso una medicina che dovevo prendere assolutamente e ho dovuto discutere con il farmacista che non voleva ridarmela uguale perché la ricetta era già timbrata. La settimana scorsa non so più dove ho cacciato il carnet dei biglietti, sono salita sul tram senza (prima volta in un anno) e ovviamente ho preso la multa. Sono solo 51,50 euro se pago entro 60 giorni, ma probabilmente dimenticherò di farlo.
Nel ponte dell'Immacolata siamo stati a Venezia con i Pupi, grazie allo scambio casa. Siamo finiti nell'appartamento delizioso di una famiglia deliziosa che nel frattempo è venuta a Milano a stare a casa nostra. Ha funzionato tutto benissimo, tranne che quando siamo tornati sul fondo dell'acquario c'erano due dita di cibo decomposto, e i pesci erano torpidi e quasi immobili per l'indigestione. Altro piccolo dettaglio è che io ho dimenticato di lasciare le chiavi di questa famiglia sotto lo zerbino - come mi avevano chiesto - e le ho date invece alla proprietaria di un locale lì vicino, da cui le avevo recuperate all'arrivo. Peccato che quando poi loro sono arrivati a casa il locale fosse chiuso.
Venezia con i bambini è meravigliosa e massacrante. Temevamo che il Pupo, vista la sua vivacità, finisse "a canale". Si è invece limitato a cadere in una fontana nell'elegante negozio Olivetti di piazza San Marco, un bene del FAI. La signora all'ingresso ci aveva avvertito: "Ah, sapeste quanti bambini sono finiti lì dentro!" (mentre lo diceva ho pensato: ma taci un po', menasfiga). Per una volta, tra l'altro, il Pupo non è neanche caduto apposta facendo il giullare. Si era semplicemente distratto ascoltando rapito l'audioguida (la intravedete nella foto) che spiegava nel dettaglio come il grande progettista Carlo Scarpa avesse immaginato spazi, luci, marmi e legni di altissima qualità architettonica. Per un bambino di tre anni, evidentemente un racconto irresistibile.
PS vi sarei molto grata se mi raccontaste le vostre strategie per non dimenticare. Oppure qualche aneddoto consolante/solidale su cose che avete dimenticato.
martedì 6 dicembre 2011
L'uomo più forte del mondo

Panem et circenses
Ieri sera i Pupi hanno fatto il tagliando dalla dottoressa ZiaBubu. È emerso che stanno entrambi molto bene. Hanno risposto a tutte le domande con competenza e creatività, per esempio il Pupo ha detto che si lava i denti con il frentifricio e che per strada, in macchina, c'era molto fraffico; che i suoi piatti preferiti sono arance e insalata e che lo svago che più ama è correre come una lippa sul suo uovopattino.
"Tuo figlio, nel parlare, ha una sciatteria straordinaria: da un lato c'è la ricchezza di vocaboli, e pensa che gli ho sentito pure usare un congiuntivo, dall'altro questa pronuncia assolutamente casuale", mi ha detto la dottoressa. "È come se avesse messo la lingua in uno shaker o fosse appena immigrato dall'Armenia", ho risposto io, e lei: "Vuoi sapere una cosa? Non sentirai mai una femmina di tre anni parlare così, questa è proprio una roba da maschi. La perdono crescendo, quando cominciano a competere con altri maschi per ottenere la supremazia nel branco e stritolare l'avversario".
Bene. Per il resto la Pupa ha dichiarato di aver perso il terzo dentino, di divertirsi a scuola anche se non ricordava nemmeno il nome di un compagno, di adorare il maestro Enzo e il laboratorio di sicomotricità. All'esame obiettivo è risultata di altezza normale e peso un po' più basso della media, mentre il Pupo sfonda verso l'alto entrambe le tabelle. Del resto, da domenica è convinto di essere l'uomo più forte del mondo. Ebbene, lo confesso, siamo andati al circo: non lo facevo da quand'ero bambina e credo che non ripeterò l'esperienza per un altro trentennio, ma domenica mattina il fascino decadente e un po' perverso di quel mondo di finti gladiatori e pagliacci tristi ci ha attirato in maniera irresistibile. Un po' come quando mangi quei biscotti troppo dolci, ricoperti di cioccolato scadente, e dici "Ok, questo è l'ultimo, ora la smetto, poi per una settimana solo semi di lino, quinoa e seitan" e intanto te ne cacci in bocca un altro.
L'attrazione principale era l'uomo "più forte del mondo", un tizio alto, sulla sessantina, che sotto la ciccia conservava qualche traccia dei muscoli di un tempo, e a un certo punto si è messo una catena attorno al torace mostrando al pubblico che riusciva a spezzarla con la sola forza dei pettorali. Posto che per tutti i presenti di età superiore ai 4 anni è parso subito chiaro che la catena in questione fosse di liquirizia, sono due notti che il Pupo si sveglia a intervalli regolari e ci chiama per farci assistere al suo spettacolo. "Sssono l'uomo più forte del mondo!", ridacchia contento. Poi si rimette subito a dormire - noi, non proprio.
P.s. L'illustrazione qui sopra è di una mia amica che secondo me fa lavori molto belli. Se vi va, date un'occhiata al suo sito.
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venerdì 2 dicembre 2011
Indirizzi sbagliati
A volte pensi che. E invece poi
Mi scuso con i lettori per aver rimosso il post precedente - quello sulla scuola del Pupo - ma il tema è delicato, oltre che in continua evoluzione. Stamani una maestra allarmata ha fermato Mike Delfino - noi è da inizio settimana che chiediamo un colloquio - per dirgli che avevano bisogno di parlarci urgentemente. Mi sono scapicollata da loro e ci sono rimasta un'ora. Loro sono sconvolte perché qualche buontempone è andato a spifferare che noi stavamo "indagando" su di loro. Ho risposto che noi siamo sconvolti perché qualcuno è venuto a raccontarci cose non belle su come gestiscono i bambini. All'inizio è stato tutto un ping-pong di "Siamo sconvolte", "No, noi siamo sconvolti", poi abbiamo cominciato a parlarci davvero e a capire di più. Non entro qui nei dettagli, mi prendo ancora del tempo, ma in estrema sintesi questa vicenda mi ha ricordato che contestualizzare è importante. Anzi fondamentale.
Per esempio venendo al lavoro, quand'ero già sul tram, mi sono accorta che Mike Delfino mi aveva elegantemente sfilato dal portafoglio il carnet di biglietti, senza avvisarmi. Tempo due fermate e c'erano già i controllori, "Prego: 51 euro e 50 se paga entro 60 giorni", mi ha detto con un mezzo ghigno uno di loro, al che gli ho risposto: "Prego di che? E io cosa dovrei fare, dirle grazie?". Be', lui se n'è rimasto zitto. Questo mi ha consolato, assieme al fatto che sul verbale il tizio ha scritto un indirizzo clamorosamente sbagliato. La parte teenager di me sogna che per questo motivo la multa, a casa, non arrivi mai. La mia parte razionale ripete come un mantra: nella vita ci sono cose molto più gravi, ricordati di contestualizzare.
Una sera, un paio di settimane fa, sono stata anche raggirata su internet da un gruppo di criminali che gestiscono una società chiamata Italia Programmi. Volevo guardare in streaming una puntata di Casalinghe disperate e mi hanno mandato su un sito dove si diceva: scarica Adobe Acrobat Reader gratuitamente per vedere il telefilm. Come una polla ho compilato diligentemente il modulo in cui non si faceva alcun riferimento a denaro, poi ho cominciato ricevere email da questi signori che pretendono di avere da me 8 euro al mese, pagamento in anticipo, per due anni. Ho scoperto che 4.000 persone si sono rivolte all'Aduc per denunciare la truffa e che la Procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta. All'inizio ci sono rimasta malissimo, poi ho aperto la fattura con la richiesta di soldi che mi hanno mandato e mi sono messa a ridere. In un impeto di creatività quella sera sul modulo avevo scritto, letteralmente: Paola Maraone, via Sassssaaa 111, 21212 Roma. Mi mandassero pure raccomandate con ingiunzioni di pagamento a quell'indirizzo, e vediamo chi gli risponde.
Mi scuso con i lettori per aver rimosso il post precedente - quello sulla scuola del Pupo - ma il tema è delicato, oltre che in continua evoluzione. Stamani una maestra allarmata ha fermato Mike Delfino - noi è da inizio settimana che chiediamo un colloquio - per dirgli che avevano bisogno di parlarci urgentemente. Mi sono scapicollata da loro e ci sono rimasta un'ora. Loro sono sconvolte perché qualche buontempone è andato a spifferare che noi stavamo "indagando" su di loro. Ho risposto che noi siamo sconvolti perché qualcuno è venuto a raccontarci cose non belle su come gestiscono i bambini. All'inizio è stato tutto un ping-pong di "Siamo sconvolte", "No, noi siamo sconvolti", poi abbiamo cominciato a parlarci davvero e a capire di più. Non entro qui nei dettagli, mi prendo ancora del tempo, ma in estrema sintesi questa vicenda mi ha ricordato che contestualizzare è importante. Anzi fondamentale.
Per esempio venendo al lavoro, quand'ero già sul tram, mi sono accorta che Mike Delfino mi aveva elegantemente sfilato dal portafoglio il carnet di biglietti, senza avvisarmi. Tempo due fermate e c'erano già i controllori, "Prego: 51 euro e 50 se paga entro 60 giorni", mi ha detto con un mezzo ghigno uno di loro, al che gli ho risposto: "Prego di che? E io cosa dovrei fare, dirle grazie?". Be', lui se n'è rimasto zitto. Questo mi ha consolato, assieme al fatto che sul verbale il tizio ha scritto un indirizzo clamorosamente sbagliato. La parte teenager di me sogna che per questo motivo la multa, a casa, non arrivi mai. La mia parte razionale ripete come un mantra: nella vita ci sono cose molto più gravi, ricordati di contestualizzare.
Una sera, un paio di settimane fa, sono stata anche raggirata su internet da un gruppo di criminali che gestiscono una società chiamata Italia Programmi. Volevo guardare in streaming una puntata di Casalinghe disperate e mi hanno mandato su un sito dove si diceva: scarica Adobe Acrobat Reader gratuitamente per vedere il telefilm. Come una polla ho compilato diligentemente il modulo in cui non si faceva alcun riferimento a denaro, poi ho cominciato ricevere email da questi signori che pretendono di avere da me 8 euro al mese, pagamento in anticipo, per due anni. Ho scoperto che 4.000 persone si sono rivolte all'Aduc per denunciare la truffa e che la Procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta. All'inizio ci sono rimasta malissimo, poi ho aperto la fattura con la richiesta di soldi che mi hanno mandato e mi sono messa a ridere. In un impeto di creatività quella sera sul modulo avevo scritto, letteralmente: Paola Maraone, via Sassssaaa 111, 21212 Roma. Mi mandassero pure raccomandate con ingiunzioni di pagamento a quell'indirizzo, e vediamo chi gli risponde.
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mercoledì 23 novembre 2011
Sono una cucù sono una cucù sono una cucù
In questo caso veramente mi interesserebbe un parere spassionato
Il Pupo ieri alla scuola materna giocando ha spinto un bambino - il povero Lorenfo - il quale è scivolato e si è spaccato un labbro. È stato sgridato, ha pianto, ci ha pure raccontato che a pranzo le maestre gli avevano negato "l'acqua, perché ero stato brutto con Lorenfo". Oddio, la privazione dell'acqua più che un castigo è una forma di tortura, abbiamo pensato. Stamani Mike Delfino col capo cosparso di cenere ha chiesto chiarimenti e la verità è venuta a galla: a tavola, sovreccitato e adrenalinico per l'incidente con il suo amichetto, come sempre accade ha dato il peggio di sé e ha cominciato a voler bere da tutti i bicchieri dei suoi compagni fin quando le maestre han detto stop. In tutto ciò mi fa ridere Mike Delfino che prima del colloquio era agitatissimo: se ai tre anni del Pupo siamo messi così, chissà a quindici.
Mi fa meno ridere invece la mia mamacita, la tata peruviana con noi da sei anni, quella che ho assunto - regolarizzato - aiutato a ricongiungersi con i quattro figli - seguito in ogni necessità. Mamacita ha fatto venire dal Perù, quindici giorni fa, una giovane nipote del tutto inetta, che mi ha portato in casa per mostrarle come si lavora e che, oltre a non parlare una parola di italiano, ha in più modi evidenziato la sua incapacità a fare alcunché. Per esempio cercava di pulire il piano della cucina con uno Scottex asciutto, e vi assicuro che non sto scherzando. Ebbene ieri incontro mamacita che mi dice:
"Pensavo di andarmene. Ho trovato lavoro da una signora, quattro ore al giorno" (da me ne fa sei). "In cambio, ti lascio mia nipote, così tu l'assumi".
"Ma, mamacita, io conosco te, i bambini ti sono affezionati, ti ho lasciato la mia casa, ci troviamo bene, tua nipote non sa fare niente e non parla neanche l'italiano".
"Lo so, è un po' lenta, infatti l'altra signora non la vuole".
"Ah, bene, certo, ho capito, e quindi perché dovrei prenderla io?"
"Perché tu ci aiuti".
Ora, a quel punto mi sono cadute le braccia. Perché mamacita mi considera così gonza? Perché dovrei prendere in casa una che l'altro giorno si è messa ad accarezzare i cuscini del divano - immagino credesse di pulirli - con un fazzoletto di seta? Ovviamente non manca il risvolto-psicodramma: la nipote inetta ha lasciato in Perù una figlia di due anni, che spera di far venire in Italia al più presto, cioè quando avrà trovato lavoro e sarà in grado di mantenerla. Ma io dico: uno per trovare lavoro non dovrebbe prima imparare a lavorare? Cosa devo fare? Nella mia infinita gonzaggine mi è venuto in mente di dire a mamacita: ok, ora tu fai un addestramento di un mese (tutto dicembre) alla tua nipotina, poi da gennaio me la molli - anche se io, ricordiamolo, non la voglio - e vai dall'altra signora. La quale nel frattempo dovrebbe essere così gentile da aspettare.
E ora suggeritemi, vi prego, una strategia.
Il Pupo ieri alla scuola materna giocando ha spinto un bambino - il povero Lorenfo - il quale è scivolato e si è spaccato un labbro. È stato sgridato, ha pianto, ci ha pure raccontato che a pranzo le maestre gli avevano negato "l'acqua, perché ero stato brutto con Lorenfo". Oddio, la privazione dell'acqua più che un castigo è una forma di tortura, abbiamo pensato. Stamani Mike Delfino col capo cosparso di cenere ha chiesto chiarimenti e la verità è venuta a galla: a tavola, sovreccitato e adrenalinico per l'incidente con il suo amichetto, come sempre accade ha dato il peggio di sé e ha cominciato a voler bere da tutti i bicchieri dei suoi compagni fin quando le maestre han detto stop. In tutto ciò mi fa ridere Mike Delfino che prima del colloquio era agitatissimo: se ai tre anni del Pupo siamo messi così, chissà a quindici.
Mi fa meno ridere invece la mia mamacita, la tata peruviana con noi da sei anni, quella che ho assunto - regolarizzato - aiutato a ricongiungersi con i quattro figli - seguito in ogni necessità. Mamacita ha fatto venire dal Perù, quindici giorni fa, una giovane nipote del tutto inetta, che mi ha portato in casa per mostrarle come si lavora e che, oltre a non parlare una parola di italiano, ha in più modi evidenziato la sua incapacità a fare alcunché. Per esempio cercava di pulire il piano della cucina con uno Scottex asciutto, e vi assicuro che non sto scherzando. Ebbene ieri incontro mamacita che mi dice:
"Pensavo di andarmene. Ho trovato lavoro da una signora, quattro ore al giorno" (da me ne fa sei). "In cambio, ti lascio mia nipote, così tu l'assumi".
"Ma, mamacita, io conosco te, i bambini ti sono affezionati, ti ho lasciato la mia casa, ci troviamo bene, tua nipote non sa fare niente e non parla neanche l'italiano".
"Lo so, è un po' lenta, infatti l'altra signora non la vuole".
"Ah, bene, certo, ho capito, e quindi perché dovrei prenderla io?"
"Perché tu ci aiuti".
Ora, a quel punto mi sono cadute le braccia. Perché mamacita mi considera così gonza? Perché dovrei prendere in casa una che l'altro giorno si è messa ad accarezzare i cuscini del divano - immagino credesse di pulirli - con un fazzoletto di seta? Ovviamente non manca il risvolto-psicodramma: la nipote inetta ha lasciato in Perù una figlia di due anni, che spera di far venire in Italia al più presto, cioè quando avrà trovato lavoro e sarà in grado di mantenerla. Ma io dico: uno per trovare lavoro non dovrebbe prima imparare a lavorare? Cosa devo fare? Nella mia infinita gonzaggine mi è venuto in mente di dire a mamacita: ok, ora tu fai un addestramento di un mese (tutto dicembre) alla tua nipotina, poi da gennaio me la molli - anche se io, ricordiamolo, non la voglio - e vai dall'altra signora. La quale nel frattempo dovrebbe essere così gentile da aspettare.
E ora suggeritemi, vi prego, una strategia.
lunedì 21 novembre 2011
Settimana di molti malanni, pochi balocchi, pensieri sparsi
Come Quando Fuori Piove
Vi ricordate quel trucchetto che si insegnava ai bambini per tenere a mente i semi delle carte da gioco, Cuori Quadri Fiori Picche? Mi è venuto in mente stamattina, mentre nuotavo. A ogni bracciata è un po' come quando sei in auto e fai andare il tergicristalli, un attimo dopo il vetro è di nuovo bagnato: lo stesso avviene ogni volta che immergi la mano in acqua, ruoti la spalla, fai forza coi bicipiti, sfrutti lo scivolo e ti sposti in avanti di qualche centimetro. Il nuoto è uno sport rassicurante perché sempre uguale a se stesso, almeno per me, e infatti mi rifiuto pure di comprarmi quegli aggeggi per sentire la musica in acqua, preferisco annoiarmi. Che poi prima di entrare ci metto ogni volta almeno cinque minuti, mi accoccolo sul bordo della vasca con le gambe incrociate, penso che vorrei essere già dentro ma esito, mi dò della smidollata e della vigliacca, mi rammarico di non essere mia figlia che si butta senza esitazioni, poi mi rammarico di non essermi iscritta ad acquagym ché l'acqua di quella vasca è più calda, poi mi ricordo che l'acquagym mi fa schifo ed è questo il motivo per cui non mi sono iscritta, infine mi chiedo perché gli altri ci riescano, a buttarsi, e io invece no, allora immergo le dita dei piedi, inutile e stupida mossa di transizione, rabbrividisco, disprezzo i nuotatori aggressivi che schiaffeggiano l'acqua schizzandomi e formulo pensieri cattivi nei loro confronti, poi dico a me stessa: dai, buttati, dopo la prima vasca sarà tutto finito, sarai già oltre, libera da questa orribile esitazione. E in effetti è così: nei metri che seguono il tuffo mi sento come se stessi strisciando sul ghiaccio, allora vado veloce veloce e quando tocco la sponda dall'altra parte il Grande Freddo è già passato. Anche se le prime dieci vasche sono un tedio insopportabile, durante le successive tutto acquista un senso, arrivo a quaranta che vorrei farne ancora ma l'orologio mi dice che è ora di andare.
Mentre nuoto penso: al lavoro che mi aspetta, agli amici che non ci sono più, ai progetti ancora da realizzare, ai sogni interrotti, a mia nonna e alle imprecazioni in pugliese, alle prossime vacanze, all'iscrizione al sito di Scambiocasa che non ho mai usato e chissà se prima o poi ce la faccio, a una tizia che mi ha mandato una mail sull'homeschooling, mica in Germania ma dalle parti di Trento; a Fabio Volo che mi propone un'intervista al telefono, dannazione, mentre vorrei incontrarlo di persona; al fatto che uscita di qui avrò fame, alla Pupa che la settimana scorsa ha avuto la gastroenterite e alle notti di sonno interrotto, al Pupo che stamattina mentre mi cambiavo si è messo a ridacchiare compiaciuto perché è riuscito a sbirciarmi senza reggiseno e io mi chiedo: possibile che i maschi già a tre anni pensino a queste cose? E la risposta è, evidentemente sì.
Mi sento fortunata ad avere quest'area di decompressione e mi è venuta la curiosità di sapere qual è la vostra, e che pensieri ci infilate.
Vi ricordate quel trucchetto che si insegnava ai bambini per tenere a mente i semi delle carte da gioco, Cuori Quadri Fiori Picche? Mi è venuto in mente stamattina, mentre nuotavo. A ogni bracciata è un po' come quando sei in auto e fai andare il tergicristalli, un attimo dopo il vetro è di nuovo bagnato: lo stesso avviene ogni volta che immergi la mano in acqua, ruoti la spalla, fai forza coi bicipiti, sfrutti lo scivolo e ti sposti in avanti di qualche centimetro. Il nuoto è uno sport rassicurante perché sempre uguale a se stesso, almeno per me, e infatti mi rifiuto pure di comprarmi quegli aggeggi per sentire la musica in acqua, preferisco annoiarmi. Che poi prima di entrare ci metto ogni volta almeno cinque minuti, mi accoccolo sul bordo della vasca con le gambe incrociate, penso che vorrei essere già dentro ma esito, mi dò della smidollata e della vigliacca, mi rammarico di non essere mia figlia che si butta senza esitazioni, poi mi rammarico di non essermi iscritta ad acquagym ché l'acqua di quella vasca è più calda, poi mi ricordo che l'acquagym mi fa schifo ed è questo il motivo per cui non mi sono iscritta, infine mi chiedo perché gli altri ci riescano, a buttarsi, e io invece no, allora immergo le dita dei piedi, inutile e stupida mossa di transizione, rabbrividisco, disprezzo i nuotatori aggressivi che schiaffeggiano l'acqua schizzandomi e formulo pensieri cattivi nei loro confronti, poi dico a me stessa: dai, buttati, dopo la prima vasca sarà tutto finito, sarai già oltre, libera da questa orribile esitazione. E in effetti è così: nei metri che seguono il tuffo mi sento come se stessi strisciando sul ghiaccio, allora vado veloce veloce e quando tocco la sponda dall'altra parte il Grande Freddo è già passato. Anche se le prime dieci vasche sono un tedio insopportabile, durante le successive tutto acquista un senso, arrivo a quaranta che vorrei farne ancora ma l'orologio mi dice che è ora di andare.
Mentre nuoto penso: al lavoro che mi aspetta, agli amici che non ci sono più, ai progetti ancora da realizzare, ai sogni interrotti, a mia nonna e alle imprecazioni in pugliese, alle prossime vacanze, all'iscrizione al sito di Scambiocasa che non ho mai usato e chissà se prima o poi ce la faccio, a una tizia che mi ha mandato una mail sull'homeschooling, mica in Germania ma dalle parti di Trento; a Fabio Volo che mi propone un'intervista al telefono, dannazione, mentre vorrei incontrarlo di persona; al fatto che uscita di qui avrò fame, alla Pupa che la settimana scorsa ha avuto la gastroenterite e alle notti di sonno interrotto, al Pupo che stamattina mentre mi cambiavo si è messo a ridacchiare compiaciuto perché è riuscito a sbirciarmi senza reggiseno e io mi chiedo: possibile che i maschi già a tre anni pensino a queste cose? E la risposta è, evidentemente sì.
Mi sento fortunata ad avere quest'area di decompressione e mi è venuta la curiosità di sapere qual è la vostra, e che pensieri ci infilate.
venerdì 11 novembre 2011
Scuola: primo colloquio
Gli ittici si comportano bene, mia figlia a quanto pare, non sempre
A casa, nell'acquario, mi pare ci sia ormai un certo equilibrio. I pesci chiamati Sofia e Mosè sono grassi proprio come i gatti di mia madre (che si chiamano anch'essi Sofia e Mosè). Il pesce cieco è piccolo perché mangia meno degli altri, però sopravvive. Uno dei sei è particolarmente molesto, dà piccoli colpi con le labbra - avranno le labbra, i pesci? - agli altri con l'unico scopo di dare fastidio, ma al momento non si segnalano incidenti di rilievo.
A scuola, primo colloquio con gli insegnanti: mia figlia è stata benevolmente declassata da "bambina straordinaria", come appariva nei primissimi giorni, a "bambina positiva". A inficiare la valutazione non già il rendimento scolastico, che come dimostrano i voti è perfetto, quanto il comportamento.
(Maestra Rosanna) "Signora, sua figlia è simpaticissima, si prodiga con tutti, sta bene con i maschi e con le femmine, coi cinesi e con gli arabi..."
(Io) "Però?"
(Lei) "Però cosa?"
(Io) "A una tale sequenza di elogi di solito segue la mazzata".
(Lei) "Nooo, è che..."
(Io) "Coraggio".
(Lei) "Ok. A proprio voler sottolineare una cosa, c'è che non sta mai zitta".
"Ah".
"A me piacciono le bambine chiacchierone, non mi fraintenda. È che lei parte a macchinetta e ha sempre una storia da raccontare su tutto, perciò a volte mi diventa difficile occuparmi degli altri 18 bambini".
"Beh..."
"Poi ha sempre mille iniziative".
"Carino, no?"
"Sì. Diciamo che non riesce a finire un'attività, e subito ne vuol cominciare un'altra. Funziona così: di solito raduna un manipolo di seguaci, cinque o sei bambini disposti a seguire le sue orme, e li coinvolge".
"Una trascinatrice".
"Per esempio ieri all'intervallo si è messa in testa che doveva creare un calendario. Con tutti i giorni e i mesi dell'anno. Si è messa a frantumare il maestro Enzo chiedendogli di continuo: 'Ma dopo febbraio cosa c'è? Quanti mesi ha gennaio? Dopo il sabato viene la domenica?', cose così".
"Riesco a immaginare la scena".
"I suoi schiavi, cioè, i suoi scribi si erano presi un mese a testa ed erano chini sui fogli a riempirli di numeri del Demonio, ha presente? Tutti scritti al contrario e infarciti di strani simboli. Ma dopo un po'... sua figlia..."
"Non mi tenga sulle spine. Che ha fatto?"
"Si è rotta le scatole, ha mollato tutto ed è andata a fare un puzzle. E i discepoli erano lì smarriti, in attesa di istruzioni".
"Capisco".
"Poi dopo l'intervallo la vedo con la testa accasciata sul banco. 'Pupa', le dico, 'ora che c'è?'. E lei mi risponde: 'sono distrutta. Quel calendario mi ha ucciso'."
P.S. Oggi, invece, il Pupo compie 3 anni.
A casa, nell'acquario, mi pare ci sia ormai un certo equilibrio. I pesci chiamati Sofia e Mosè sono grassi proprio come i gatti di mia madre (che si chiamano anch'essi Sofia e Mosè). Il pesce cieco è piccolo perché mangia meno degli altri, però sopravvive. Uno dei sei è particolarmente molesto, dà piccoli colpi con le labbra - avranno le labbra, i pesci? - agli altri con l'unico scopo di dare fastidio, ma al momento non si segnalano incidenti di rilievo.
A scuola, primo colloquio con gli insegnanti: mia figlia è stata benevolmente declassata da "bambina straordinaria", come appariva nei primissimi giorni, a "bambina positiva". A inficiare la valutazione non già il rendimento scolastico, che come dimostrano i voti è perfetto, quanto il comportamento.
(Maestra Rosanna) "Signora, sua figlia è simpaticissima, si prodiga con tutti, sta bene con i maschi e con le femmine, coi cinesi e con gli arabi..."
(Io) "Però?"
(Lei) "Però cosa?"
(Io) "A una tale sequenza di elogi di solito segue la mazzata".
(Lei) "Nooo, è che..."
(Io) "Coraggio".
(Lei) "Ok. A proprio voler sottolineare una cosa, c'è che non sta mai zitta".
"Ah".
"A me piacciono le bambine chiacchierone, non mi fraintenda. È che lei parte a macchinetta e ha sempre una storia da raccontare su tutto, perciò a volte mi diventa difficile occuparmi degli altri 18 bambini".
"Beh..."
"Poi ha sempre mille iniziative".
"Carino, no?"
"Sì. Diciamo che non riesce a finire un'attività, e subito ne vuol cominciare un'altra. Funziona così: di solito raduna un manipolo di seguaci, cinque o sei bambini disposti a seguire le sue orme, e li coinvolge".
"Una trascinatrice".
"Per esempio ieri all'intervallo si è messa in testa che doveva creare un calendario. Con tutti i giorni e i mesi dell'anno. Si è messa a frantumare il maestro Enzo chiedendogli di continuo: 'Ma dopo febbraio cosa c'è? Quanti mesi ha gennaio? Dopo il sabato viene la domenica?', cose così".
"Riesco a immaginare la scena".
"I suoi schiavi, cioè, i suoi scribi si erano presi un mese a testa ed erano chini sui fogli a riempirli di numeri del Demonio, ha presente? Tutti scritti al contrario e infarciti di strani simboli. Ma dopo un po'... sua figlia..."
"Non mi tenga sulle spine. Che ha fatto?"
"Si è rotta le scatole, ha mollato tutto ed è andata a fare un puzzle. E i discepoli erano lì smarriti, in attesa di istruzioni".
"Capisco".
"Poi dopo l'intervallo la vedo con la testa accasciata sul banco. 'Pupa', le dico, 'ora che c'è?'. E lei mi risponde: 'sono distrutta. Quel calendario mi ha ucciso'."
P.S. Oggi, invece, il Pupo compie 3 anni.
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