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Vi aspetto!

mercoledì 23 gennaio 2013

Le domande dei bambini

i Pupi malaticci ingannano il tempo
E c'è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti
L'altro giorno il Pupo mi ha fatto una domanda struggente: «Mamma, ma io diventelò adulto?». In questo periodo, in effetti, è molto interessato al tema del tempo che passa, alle azioni che si svolgono nel passato e nel futuro: da un lato prova a immaginare quel che sarà della sua vita e, dall'altro lato, a ricostruire quel che è già accaduto. Ciò non avviene sempre in modo coerente - volesse il cielo, ha solo quattro anni. E infatti un'altra domanda-tormentone di questi giorni è: «Mamma, ma quand'elo lagazzo io andavo a esplolale il Klakatoa? Elo un vulcanogiolo?» (="Krakatoa" e "vulcanologo", ndr).
Le interazioni con sua sorella sono altrettanto vivaci.
(Pupa): «Ma proprio non puoi imparare a dire la erre? Errrre errrre errre? Prova: "erre". Errrrre».
(Pupo): «Elle».
(Pupa): «Bravo. Vedi che se vuoi ci riesci?»
(Io): «Ma lascialo stare, perché devi correggerlo a tutti i costi?».
(Pupa): «Per vedere l'effetto che fa. Certo poi magari impara la erre e dimentica la elle. E si mette a dire runa, ratte, retto al posto di luna, latte, letto. Così tutti finalmente capiranno che mio fratello è pazzo».
Quesiti esistenziali È interessante notare come, una volta individuato un tema di loro interesse, i Pupi vi si accaniscano continuando a tornarci sopra per settimane, fino all'esaurimento (del quesito, e nostro). Mi piacerebbe possedere le risorse per aprire un call center dedicato alle loro domande (e pure a quelle degli altri bambini).
Top 3 delle ultime Frequently Asked Questions dei Pupi:
1. Sulla trascendenza
(Pupa): «Se Dio esiste, perché io non l'ho mai visto?»
(Pupo): «Chi è Dio?»
«Il papà di Ge... Geeeeh...»
«Dìcilo tu».
«Eddai, che lo sai».
«Geppetto».
 2. La pazienza del giardiniere
(Pupo): «Mamma, ma dove hanno la bocca le piante?»
(Io): «In che senso, amorino?»
«Hai detto: "Ola dò da bele alle piante"». 
 3. Up, patriots, to arms
(Pupa): «Mamma, perché sono nell'inno d'Italia?»
(Io): «Cosa stai dicendo, cucciolo?»
(Pupa): «Cantano: "Dell'elmo di Scipio Cecilia la testa". E indovina un po' come mi chiamo io, mamma?»
(Interviene il Pupo): «Elmo».
A proposito di domande dei bambini È appena uscito un libro interessante sul tema. Si intitola Come glielo spiego, e lo trovate qui. Se poi vorrete condividere sul blog alcune domande buffe dei vostri figli, ne sarò molto lieta. Fanno bene all'umore - e anche al raffreddore, che mi sta devastando.

giovedì 17 gennaio 2013

Viaggio in Scozia con bambini/2

Awakenings (risvegli)
All'inizio delle Highlands
La nostra casa, da fuori

Capita che certe giornate comincino in salita. A parte Blogger (la piattaforma che ospita questo blog) che mi fa impazzire - a proposito, se avete nuove segnalazioni sul tema "non riesco a inserire un commento" vi prego di scrivermi qui - a volte le difficoltà sono causate da chi ti dovrebbe aiutare, tipo... vediamo... il tuo compagno di vita.
Per esempio, Mike Delfino si è dimenticato di avvisarmi che ieri un nostro vicino, la cui famiglia è decimata dall'influenza, ci aveva chiesto se potevamo accompagnargli la figlia a scuola. Ho appreso della povera bambina dimenticata stamani alle ore 8.49, quando mi è squillato il cellulare:
«Paola?»
«Sì, ciao Riccardo, che c'è?»
«No, scusa se ti disturbo... è che è un po' tardi, ho visto che non siete passati, però non ti preoccupare, adesso vesto il piccolo anche se ha 41.2 di febbre e cerco di accompagnare la grande a scuola».
Tralascio il seguito E aggiungo solo che per portare l'innocente in aula prima del 2014 - senza far uscire di casa il suo fratellino malato - ho dovuto chiedere la macchina in prestito a un altro vicino, svegliandolo: per lui le 8.49 equivalgono all'alba. E aveva in effetti l'aria di chi vorrebbe ucciderti, quando è uscito sulla soglia del suo appartamento brandendo le chiavi dell'auto come fossero un pugnale.
La Terra, ai confini
Intanto, gli scambi casa Offrono vortici di possibilità. Stimolano desideri. Inducono bisogni. Per la prossima estate abbiamo ricevuto una proposta dalle isole Faroe, un posto magico che ha più o meno questo aspetto e che non mi sarebbe mai venuto in mente di visitare se qualcuno non mi avesse invitato. Ma poi anche Londra, Parigi, Bordeaux, e una casa di campagna vicino a Barcellona "con un campo da tennis privato" (peccato che nessuno di noi giochi a tennis).
Dalla Scozia, frattanto, tutto tace Pertanto presumo che non abbiamo fatto troppi danni. Ero un po' in ansia perché i nostri scambisti scozzesi, quanto a ordine e pulizia, soffrono di OCD (disturbi ossessivo-compulsivi). Per intenderci, questa è gente che mette il cibo in dispensa in ordine alfabetico, gli asciugamani allineati e le t-shirt disposte per colore. Però carini, eh? Ché altrimenti, se non lo fossero, nemmeno scambierebbero casa.
A conti fatti, l'ultimo viaggio è andato molto bene. Ho solo avvertito una vaga inquietudine perché eravamo un po' isolati e una notte all'1.35 il telefono di casa è suonato più volte. Sapete come si dice in questi casi: sono i ladri che chiamano per controllare se c'è qualcuno. Conoscete anche il potere delle paranoie notturne: io e il valoroso Mike Delfino ce la siamo fatta addosso. Abbiamo deciso a quel punto di inserire l'allarme, che la mattina dopo, molto presto (ben prima delle 8.49) è suonato facendo venire un infarto pure ai Pupi. Volete sapere chi era l'intruso? La colf, che ovviamente non sapeva dell'allarme né aveva il codice per disattivarlo. Così abbiamo dovuto chiamare gli scozzesi in Italia per chiederlo a loro. Svegliandoli. Curiosità: voi quanto dormite, e come? Vi svegliate stanchi o riposati? Perché da queste parti, a ben pensarci, ultimamente proprio sonni tranquilli non ne abbiamo fatti.


martedì 8 gennaio 2013

Viaggio in Scozia con bambini/1

No, per me la guida a destra non è un problema
Buon anno, bentornati e bentornata anche a me. Siamo fortunosamente rientrati ieri notte dopo una vacanza di otto giorni in Scozia, sempre con Scambiocasa - questa faccenda sta diventando, per certi versi, una droga.
veduta dalla cucina di casa nostra (con tentativo di sole)
Della serie, «certo che so farlo» La Scozia, intanto, proprio come vuole lo stereotipo, è una zona estremamente piovosa e disseminata di castelli abitati da fantasmi. Non fidatevi di chi vi dice che non esistono. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che il secondo giorno di vacanza, avendo io deciso per sfidare Mike Delfino di mettermi personalmente al volante dell'auto scozzese - un carcassone largo circa 6 metri, per sovrannumero con il cambio automatico e l'orrida guida a destra - una forza invisibile mi abbia attratto irresistibilmente fino a farmi sbattere con la ruota anteriore sinistra contro il marciapiede. So solo che un istante prima percorrevo tranquilla la carreggiata vantandomi di aver subito preso confidenza con il nuovo mezzo, e un istante dopo... buum!
Qui tira aria di polemica Dopo l'urto Mike Delfino, da vero gentleman nonché compagno innamorato, ha subito solidarizzato con me sforzandosi di non farmi pesare la cosa.
(Con voce lievemente alterata): «Lo vedi che non sai guidare? Te l'avevo detto di lasciar perdere, adesso così hai rotto la macchina».
(Io, scuotendo la testa): «Cosa vuol dire "hai rotto la macchina", che frase è? Intanto è colpa della macchina, che è troppo larga. E poi che senso ha che tu mi accusi così davanti ai bambini, non mi devi maltrattare sempre».
«Ma chi ti accusa, chi ti maltratta. È che il botto l'hanno sentito fino in Irlanda del Nord, anzi guarda, l'hanno preso per un attentato dell'Ira».
«Piantala, che esagerato. Scendi e guarda. Vedrai che non è successo proprio niente».
(Pupa, dal sedile posteriore, ovvero 20 metri più indietro, con voce tremula): «È grave? È successo qualcosa di grave?»
(Mike Delfino, sceso dall'auto): «Perfetto. Hai polverizzato il copertone. E adesso qui chi ci aiuta?»
(Io, scendendo a mia volta): «Guarda che non siamo nel Ghibli e nemmeno in terza corsia sulla tangenziale, ma in una tranquilla zona residenziale a Dumfries, Galloway, a 500 metri, anzi, a un terzo di miglio da casa. E questa, checché tu ne dica, è solo una gomma bucata. Ne usciremo brillantemente».
Il solito tempismo Come abbiamo scoperto poco dopo, in Scozia tenere in auto la ruota di scorta è considerato un vezzo da fanciulline. I fieri discendenti degli Highlander non hanno bisogno di questo. Ergo, per paradossale che sembri, il nostro carcassone è stato come prima mossa trainato dal carro attrezzi fino a casa. Un tizio alla guida del mezzo di soccorso, per quanto con la bocca piena di patate - dimenticatevi l'inglese di Oxford - ci ha spiegato che, essendo il 31 dicembre pomeriggio, tutte le autofficine erano chiuse.
«Mi spiace. Se solo aveste fatto l'incidente mezz'ora fa... Purtroppo, adesso, dovete aspettare il 3 gennaio».

«Perché, cosa succede il 2? In fondo è un mercoledì, mica domenica».
«Il 2 lo usiamo per riprenderci dai postumi della sbornia di Hogmanay, che è come qui chiamiamo il Capodanno».
Abbiamo atteso, dunque, e ancora atteso Per ingannare il tempo, il primo gennaio - unico giorno di sole su otto di vacanza - abbiamo costretto i bambini a marciare in tondo nelle foreste circostanti casa nostra, avvistando innumerevoli pecore e passando attraverso un gregge di mucche. È andato tutto bene e loro sono stati eroici, camminando per ore (quasi) senza lamentarsi, salvo quando il Pupo è caduto a faccia in giù nel fango e poi, nel tentativo di salvarsi, ha perso uno stivale cominciando subito a significare il suo disappunto:
«Mamma, le sabbie mobili! Sto molendo nelle sabbie mobili e tu, mamma, tu non fai niente pel salvalmi!».
Dopo aver valutato se valeva la pena di estrarre dal guano un essere tanto pericolosamente simile a suo padre, siamo riusciti in qualche modo a tornare a casa.
(Ore 18, mentre spogliavo in cortile le creature di sabbia): «Bambini, quanto vi siete divertiti oggi da 1 a 10?»
(Pupa): «Infinito». (Pupo): «Milialdi».
Cinque minuti dopo, dormivano.
Poiché questo è un reportage a puntate Mi fermo qui e vi chiedo intanto come sono andate le vostre vacanze... mi piacerebbe sapere se vi siete mossi da casa o se avete cercato di riposarvi, se qualche inconveniente ha funestato i vostri giorni (da un lato spero di no, dall'altro sarebbe divertente leggerlo), se il giorno di Natale è stato un incubo o una riunione familiare deliziosa e armonica. Noi il 25 eravamo tutti malati, ma questa è un'altra storia.

Ps: Il vincitore del concorso del post precedente è Papongi, che riceverà il libro promesso.
Pps: quanti di voi hanno problemi a postare commenti sul blog da device tipo iPhone, iPad o nuovi Mac? Fatevi avanti, ve ne prego. Sono terrorizzata perché ho già ricevuto un paio di segnalazioni in tal senso. Qualcuno sa aiutarmi? 



venerdì 21 dicembre 2012

Che poi, il mondo non è finito

Forse a questo punto è il caso di svegliare i bambini
(Mike Delfino, l'altra sera a letto, attorno alle 23.30): «Ehi, lo senti anche tu questo tremore?»
(Io): «In effetti, sì. È come un movimento ondulatorio/sussultorio, vero?»
«Proprio così. Lo senti? In fondo, sui piedi. Parte dal basso e poi va su».
«Come nella canzone di Jovanotti?»
«Non scherzare, questo è il terremoto! Senti, è inconfondibile. Una vibrazione sorda e costante. Che si fa?»
«Lasciami capire che cos'è. Restiamo in ascolto».
«Ma in che senso, capire cos'è? È chiaramente il terremoto. Oddio. Vuoi dire che i Maya avevano ragione?»
«Non so. Fuori mi sembra tutto tranquillo. I nostri vicini si sarebbero preoccupati, ci sarebbe qualcuno in strada».
«E invece no! Perché stanno tutti dormendo. Ed è in questo momento che il terremoto fa più vittime! Ma tu guarda sul telefonino, vedi se il popolo di Twitter, sempre vigile, ha postato qualcosa».
(Io, smanettando furiosamente): «Niente. Nessuna notizia. Strano».
(Lui, con voce cupa): «Eppure la scossa continua. Forse è il caso di svegliare i bambini».
(Io, alzandomi dal letto): «Mi fai fare una prova? Puoi toglierti da lì?»
«Come togliermi? Cos'hai in mente?»
«Vorrei tentare di spostare il nostro instabilissimo, da te amatissimo letto di design, contro il muro. Mi pare sia scostato di qualche centimetro, vedi? Da cui il terremoto. Se invece io lo spingo contro la parete... nnngh... ecco. Prova a sdraiarti di nuovo. La terra non trema più, vero?»
Del resto Mike Delfino è molto popolare e ben noto per i suoi falsi allarmi. Quando d'estate vede un incendio sul fianco della montagna dall'altra parte della valle chiama sempre il 118, ottenendo invariabilmente due tipi di risposte: «Sì, grazie, ce l'hanno già segnalato in quattrocento», oppure «Guardi che quello è un contadino che brucia le stoppie».
Un'altra sua prerogativa è avvisare la polizia per la presenza di valigie o borse sospette in luoghi pubblici. In genere poi resta sul luogo del delitto fino all'arrivo delle forze dell'ordine e si fa volentieri interrogare, pur sapendo che rischia la vita. Vero esempio di cittadino ligio al dovere e strabordante di senso civico, tra i suoi avvistamenti più famosi figurano un trolley della spesa lasciato da una signora al parco giochi e (giusto l'altroieri) una valigetta portacomputer dimenticata da un genitore alla scuola materna del Pupo.
Peraltro, a Dio piacendo La mia amica Cristina mi ha detto: «Stamattina Sofia si è svegliata e la sua prima frase è stata: "Oh, no. Il mondo non è finito. Quindi devo fare i compiti di matematica"». In effetti siamo ancora tutti qua. Ma voi (siate sinceri) eravate preoccupati?
E ora, un consiglio last minute La Pupa ha chiesto a Babbo Natale sette gomme da cancellare, il Pupo quarantasette diversi costosissimi giocattoli dal nome incomprensibile. Come faccio a riportare un po' di equità? Cosa regalereste a un maschio di 4 e una femmina di 7? A chi mi dà l'idea migliore spedisco a casa un libro che ho scritto (anche) io, proprio in tema profezie/fine del mondo. E tanti auguri a tutti...




venerdì 14 dicembre 2012

Chiuso per neve

Non è un Paese normale
(Ieri, alla scuola materna del Pupo, la maestra): «Allora, cara mamma del Pupo, domani se nevica forse non veniamo».
(Io): «Ma in che senso, forse non venite? E se la scuola è chiusa, io che faccio? Mica posso chiamare al lavoro per dire "Scusate, visto che nevica me ne sto a casa"».
«Sai, il Grande Problema è che molte colleghe sono di Fuorimilano, e da lì se nevica è Veramente Molto Difficile raggiungere La Città. Del resto, considera pure che io l'anno scorso ci ho messo 26 ore ad arrivare a scuola: 26 ore per percorrere due chilometri».
«Ma scusa, la festa di Natale in programma per domani? E i bambini vestiti da angioletti, le decorazioni preparate con il pepe misto in grani e la cannella, i pandori, i coccòrn
«Eeeh, la festa di Natale... la festa di Natale magari la spostiamo a gennaio. Guarda, tu fai così: domattina se nevica chiami la scuola, e senti se siamo aperti. Però la festa in ogni caso te la escludo. Te la escludo perché è un vero caos, molte colleghe sono di Fuorimilano... insomma, hai capito.»
«...»
E così stamattina ci siamo armati di natalizia pazienza E abbiamo cominciato a chiamare a intervalli regolari la scuola del Pupo.
Ore 8.00: «Materna XY, buongiorno?»
«Vorremmo sapere se siete aperti.»
«Veramente non ci hanno ancora detto niente. Le educatrici non sono arrivate e la funzionaria non c'è. Provi a richiamare tra un po'».
Ore 8.15 (dopo svariati tentativi, perché il telefono era sempre occupato): «Materna XY, buongiorno?»
«Vorremmo sapere se siete aperti».
«Veramente non ci hanno ancora detto niente. Sono arrivate solo due educatrici e la funzionaria sta cercando di capire. Provi a richiamare tra un po'».
Ore 8.25: «Materna XY, buongiorno?»
«Vorremmo sapere se siete aperti».
«Veramente non ci hanno ancora detto niente...»
«Mi faccia indovinare: provo a richiamare tra un po'?»
Ore 8.34, aka il verdetto «Vorremmo sapere se siete aperti».
«Abbiamo organizzato una classe, sì, ma abbiamo disposizione di accogliere solo i bambini del prescuola. Il suo lo frequenta?»
«Certo che sì! Posso portarlo?»
«Sì ma deve arrivare entro le 8.45, orario limite del prescuola».
«Non ce la farò mai, c'è neve ovunque, siamo a piedi, non siamo così vicini».
«Se non altro ci provi».
(Ore 8.51, io e Mike Delfino, con Pupo in spalla e infarto in corso) «È permesso?»
«Niente da fare. Abbiamo organizzato una classe, sì, ma abbiamo disposizione di accogliere solo i bambini del prescuola. L'orario limite è scaduto».
«Ma voi ci avete dato il permesso di venire solo alle 8.34! Non avevamo il tempo fisico di arrivare prima!».
È seguito dibattito Al termine del quale, dopo aver parlato con la segretaria della funzionaria, tutte le educatrici (tre) presenti, le commesse, lo spazzino che buttava il sale sul marciapiede, altre mamme, alle ore 9.16 la responsabile scolastica ha pronunciato la seguente frase:
«Signora, abbiamo mandato indietro altri genitori. Lei ha ragione, siamo stati noi a darle il permesso di venire solo alle 8.34. Però se lei abita troppo lontano per essere qui in 11 minuti non è neanche colpa mia.»
«Ma lo capisce che è un paradosso?»
«Perfettamente».
«E dunque, visto che ho ragione e questo è un paradosso, il Pupo può fermarsi?»
«Ho dovuto mandare via altri genitori».
«Non voglio passare davanti a nessuno, solo ricordarle che è stata lei a dirmi di venire».
«Ha ragione, però ho avuto delle disposizioni».
«Ma come fa a dirmi contemporaneamente che ho ragione e che devo andarmene?».
«Ha ragione».
«Aaagh! Ho ragione in che senso? Lascio il Pupo oppure no?»
(Voltandosi dall'altra parte, a capo chino) «Ok, lo lasci».



giovedì 6 dicembre 2012

Domani nella battaglia pensa a me

Paola Maraone con una promessa del pop.
Peccato per la faccia da scema mentale
Che siano tempi difficili lo sappiamo tutti e per carità, ci mancherebbe, guai a fare storie, saresti un ingrato. Vi confesso però che domenica sera, terza domenica di fila lavorata, l'idea di attraversare Milano per spingermi fino a un triste studio tv nella parte della città in cui la nebbia è più fitta - anziché starmene a casa a pirlare con i miei figli e con Mike Delfino, a preparare i coccorn caldi, eccetera - mi ha depresso non poco. Anche se dall'altra parte c'era lui, neopapà non so decidere se più improbabile o adorabile, che mi ha fatto ridere tutto il tempo e alla fine dell'intervista (la trovate lunedì su Gioia) mi ha detto: «Ehi, ce la facciamo una fotina assieme?»
Il piccolo di casa, frattanto Ha preso a tossire con un curioso ihn, ihn. La lieve malattia lo rende oltremodo nervoso e irriverente. Ieri sera io e Mike Delfino siamo andati a un concerto lasciando i bambini nelle sapienti mani di due figlie della maestra della Pupa (= meglio di così non si può). Dopo averle palpugnate e rese psicologicamente schiave per un paio d'ore, egli non si capacitava del fatto di dover andare a letto.
(Io, al ritorno) «Allora, com'è andata?»
(Figlia 1) «La Pupa, bravissima».
(Figlia 2) «Ma il Pupo proprio non voleva saperne di dormire».
«Abbiamo insistito un po', lui allora si è messo a fare il gioco della capra e dei cavoli con sé stesso e col Ma: si spostava dal suo letto al vostro, ma poi diceva "ho dimenticato il pupazzo nell'altra stanza", tornava a prenderlo, e ricominciava».
«Alla fine si è chetato, non prima di avermi detto: te sei blutta. Te, non vieni più a falmi da baby sittel».
«Era furibondo. Tanto più che sua sorella gli ha dato subito contro: "Non si dice te, si dice tu"».
Adda passà a nuttata Da giorni il folle tossitore si presenta ondeggiando a un lato del letto - che è sempre il mio lato del letto. Io in genere sto facendo sogni bellissimi che prevedono la presenza contemporanea mia e di Robbie Williams o Jovanotti o simili (deformazione professionale). Ogni volta mi viene un mezzo infarto perché questa creatura alta un metro e dieci mi si spalma contro e all'improvviso mi alita all'orecchio frasi romantiche come: «Mi sono fatto la pipì addosso».
A proposito della pipì - ve lo chiedo perché so di essere nel luogo giusto - secondo voi come devo comportarmi con il Pupo? Di giorno vive senza pannolino da quando aveva due anni, di notte invece se non glielo metto si bagna. Se glielo metto, al mattino lo trovo asciutto. In buona sostanza, di notte non ha ancora (o non vuole avere) il pieno controllo della vescica. Oltre a ciò si diverte a prendermi in giro. Che fare, dunque? Lasciare che si bagni finché non impara? Aspettare che passi l'inverno, poi agire? Grazie per un consiglio.
Ps: per non salutarvi su un argomento poco elegante come la pipì, vorrei segnalarvi questo libro dedicato a un altro annoso tema. Si intitola Alice e il ciuccio, secondo me è delizioso - nel vero senso della parola - e se vi interessa, potete trovarlo qui.

giovedì 29 novembre 2012

Mi sono nascosta ancora vicino all'acqua gazata

Se il Pupo nel buio si stringe a me
Siamo diventati tutti fanatici del nascondino. Ve lo consiglio: è terapeutico. Dopo una frenetica giornata fuori, in pochi minuti ti rilassa e ti spegne il cervello. Noi ne abbiamo previsto due varianti: una in cui giochiamo chiusi in dispensa e una in cui, invece, ci si nasconde in tutta la casa. Pur essendo la dispensa uno spazio ristretto, una piccola stanza per giunta affollata di oggetti, questa variante presenta i suoi vantaggi. Il primo dei quali è che la Pupa non se la fa addosso per la paura. Il secondo è che, quando tocca a lei stare sotto, il Pupo mi salta in braccio nel buio, poi comincia a baciarmi sul collo e mi sussurra: «Mamma, ti amo. Adesso nascondimi». L'oscurità gli trasmette l'ardore che a volte alla luce gli manca.
Capitano, qua e là, dei problemi logistici Perché il Pupo si imbizzarrisce random, e quando tocca a lui contare non sai mai se si fermerà a venti, a otto, a quattordici, a quattro. Perciò, sei lì che nemmeno hai cominciato a valutare in quale angolo schiaffarti ed eccolo già lì a brancicarti con le manine, a dire: «Mamma, ti ho preso! Perché ti sei nascosta ancora vicino all'acqua gazata?».  Di tanto in tanto, pretende di far giocare anche il Ma (il ratto di peluche da cui non si separa mai), salvo poi arrabbiarsi con lui perché non sa contare.
Alla scuola materna le maestre del Pupo Ieri, in un colloquio durato un'ora intera, per fortuna nessun riferimento all'utilizzo del biberon. Ci hanno detto in sostanza che il bambino è vivace e intelligente - e noi: oh, davvero? - ma, a tratti, indisciplinato e provocatorio.
(Maestra): «Per esempio, si mette le scarpe e la giacca al contrario pur di uscire al più presto a giocare. Se perde una scarpa in giardino non si preoccupa, ma continua tranquillo le sue attività. Per fermarsi all'improvviso, mentre sta correndo, si butta in ginocchio e buca i pantaloni».
(Io): «Sì, lo so. Mi ha spiegato che è il suo modo di frenare».
(Maestra): «A tavola frega con nonchalance la frutta dai piattini dei compagni».
(Io): «Ma loro vorrebbero mangiarla?».
«No, è quella avanzata».
«Ah».
(Maestra): «A tavola vostro figlio a volte toglie le scarpe e si siede a gambe incrociate, come se stesse facendo yoga».
(Io): «La schiena però la tiene dritta?».
«Drittissima».
«Bene, nello yoga questo è fondamentale».
(Maestra, sospirando): «Insomma, questo bambino non rispetta La Regola».
(Io): «Temo che abbia preso da me. Per esempio, dove lavoro io, all'entrata, dovrei passare il badge per il rilevamento delle presenze, ma non lo faccio».
«Perché, scusi?»
«Così, senza motivo. È questo il bello. Però, come vede, per il resto ho una vita abbastanza normale».
Tutto dipende (da che punto guardi il mondo) E stamattina, già che c'ero, colloquio con la maestra della Pupa. In pasticceria.
(Maestra): «Sua figlia è troppo forte. Stavamo studiando sce, sci, schie, scie e lei ha scritto: "Mi piacciono moltissimo gli sceriffi coi baffi". E poi: "Adoro nuotare in piscina sulla schiena della mamma". Sente com'è armonioso e creativo l'alternarsi dello sci e dello sce
(Io): «Ne sono felice. A proposito, ieri a scuola ha perso una scarpa, una ballerina viola. Mi aiuta a recuperarla?».
«Certo. Mi raccomando, a Natale niente regali a noi insegnanti. Ah, è arrivato il finanziamento del Coni per l'educazione motoria. Ora che mi viene in mente, le interessano le arance biologiche? Ha visto che belle, le foto della marcia dei diritti dell'Unicef? Come sta quel fenomeno di suo figlio?»
«Bene, però mi hanno detto che ha qualche problema con La Regola. Fa cose gravissime, tipo rubare la frutta avanzata dai piatti degli altri».
(Lei, prendendo senza farsi vedere un biscottino dal tavolo del vicino): «Uhm. Gravissimo. Vuole un altro bigné?».
Questa è un po' sottile ma so che la capirete Ieri sera cercavo di mettere a letto il Pupo, argomento su cui temo mi toccherà scrivere presto un altro post. Abbiamo discusso parecchio, mi sono quasi arrabbiata, lui si è a sua volta seccato e roteando su sé stesso tipo Ken Shiro mi ha guardato minaccioso e muovendo le braccia tipo marionetta mi ha detto: «Mamma. Se non la smetti ti dò un colpo di carattere».
A questo punto mi piacerebbe tanto sapere da voi a) cosa fate per rilassarvi assieme ai vostri figli e b) cosa pensate (se pensate qualcosa) di un bambino che non si preoccupa di correre in giardino senza scarpe.